Talvolta nelle omelie domenicali si sentono citate espressioni sulle quali riflettere… Questa è di Pico della Mirandola: “LA FILOSOFIA CERCA LA VERITÀ’. LA TEOLOGIA TROVA LA VERITÀ’, LA FEDE POSSIEDE LA VERITÀ’..
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Il bicchiere c’è comunque … mezzo vuoto o mezzo pieno!
ANTIDOTO IMMUNOTERAPICO CONTRO IL VIRUS DELLA FRETTA GIUDICANTE
C’era una volta un contadino cinese, era molto povero, per vivere lavorava duramente la terra con l’aiuto di suo figlio, ma possedeva il grande dono della saggezza.
Un giorno il figlio gli disse: “Padre, che disgrazia, il nostro cavallo è scappato dalla stalla”.
“Perché la chiami disgrazia?” rispose il padre… “Aspettiamo e vediamo cosa succederà nel tempo”!
Qualche giorno dopo il cavallo ritornò portando con sé una mandria di cavalli selvatici.
“Padre, che fortuna”! Esclamò questa volta il ragazzo.
“Perché la chiami fortuna!” rispose il padre… “Aspettiamo e vediamo cosa succederà nel tempo”!
Qualche giorno dopo il giovane, nel tentativo di addomesticare uno dei cavalli, venne disarcionato e cadde al suolo fratturandosi una gamba.
“Padre, che disgrazia, mi soni fratturato una gamba”.
Ma anche questa volta il padre sentenziò: “Perché la chiami disgrazia? Aspettiamo e vediamo cosa succederà nel tempo”.
Ma il ragazzo, per nulla convinto delle sagge parole del padre, continuava a lamentarsi nel suo letto.
Qualche tempo dopo, passarono nel villaggio gli inviati del re con il compito di reclutare i giovani da inviare in guerra. Anche la casa del giovane contadino venne visitata dai soldati del re, ma quando trovarono il giovane a letto, con la gamba immobilizzata, lo lasciarono stare per proseguire il loro cammino.
Qualche tempo dopo scoppiò la guerra e molti giovano morirono sul campo di battaglia, ma il giovane si salvò a causa della sua gamba immobilizzata.
Fu così che il giovane capì che non bisogna mai dare per scontate né la disgrazia né la fortuna, ma che bisogna dare tempo al tempo per vedere cosa è bene e cosa è male.
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QUALCUNO HA SEMPRE DA RIDIRE PER QUALCOSA
ANTIDOTO contro L’ INCLINAZIONE AL GIUDIZIO
Il rosso disse al blù: “Amico mio, come è possibile che tu non preghi gioiosamente come mè?”.
Il blù disse in risposta: “O rosso, sapresti dirmi perché non preghi mai così appassionatamente come me?”.
Al verde disse il giallo: “Perché mai, amico mio, quando preghi non ti inginocchi e non ti inchini mai?”.
Il verde disse al giallo: “E questo lo chiami pregare? Non è proprio il modo appropriato!”.
Poi vennero l’arancio e l’indaco con diversi modi vecchi e nuovi di pregare… sui quali avevano tutti qualcosa da ridire!
Il povero violetto impallidì per lo spavento suscitato da questo cicaleccio reciprocamente accusatorio.
Per tutti, infatti, era un mistero in quale maniera egli pregasse.
“O colori – intervenne allora DIO – ciascuno di voi è mio, perché senza la mia luce nessuno di voi potrebbe brillare così.
Pregate, dunque, come vi suggerisce il colore che siete, e non cessate mai di splendere.
Ho bisogno, tanto bisogno delle vostre differenze per costruire il mio arcobaleno”.
(Dalla rivista SE VUOI delle Apostoline di Castelgandolfo.)
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A VOLTE SI HA PAURA DI CIO’ CHE SI DESIDERA… e viceversa.
IL MAGO DELLE PAURE
C’era una volta, una volta sola, in uno dei paesi del nostro mondo, un uomo che tutti chiamavano il Mago delle Paure.
Bisogna sapere, prima di proseguire, che tutte le donne, tutti gli uomini e tutti i bambini di questo paese erano tormentati da innumerevoli paure.
Paure molto antiche, uscite dal fondo dell’umanità, quando gli uomini non conoscevano ancora il sorriso, l’abbandono, la fiducia e l’amore. Paure più recenti, uscite dall’infanzia di ciascuno, quando l’incomprensibile della realtà va a urtare contro l’innocenza di uno sguardo, lo stupore di una parola, la meraviglia di un gesto o l’esaurirsi di un sorriso.
Comunque di certo, ognuno, non appena sentiva parlare del Mago delle Paure, non esitava ad intraprendere un lungo viaggio per incontrarlo, sperando così di far sparire e sopprimere le paure che portava nel suo corpo e nella sua testa.
Nessuno sapeva come si svolgesse l’incontro. In quelli che tornavano dal viaggio, c’era molto pudore nel condividere quello che avevano vissuto.
Un giorno un bambino rivelò il segreto del Mago delle Paure. Quello che disse parve così semplice, così incredibilmente semplice, che nessuno gli credette.
“E’ venuto verso di me”, raccontò, “ha preso le mie mani nelle sue e mi ha sussurrato: “Dietro ogni paura c’è un desiderio”. C’è sempre un desiderio sotto ogni paura, per quanto piccola o terrificante essa sia!
C’è sempre un desiderio, sappilo”.
Aveva la bocca vicinissima al mio orecchio e sapeva di pan pepato”. Confermò il bambino, il che fece sorridere quelli che ascoltavano.
“Mi ha anche detto: “Passiamo la vita a nascondere i nostri desideri ed è per questo che ci sono tante paure nel mondo.
Il mio lavoro, e il mio solo segreto, è di permettere a ciascuno di osar ritrovare, do osar ascoltare e di osar rispettare il desiderio che c’è sotto ognuna delle sue paure”.
“Allora ognuno tra noi può diventare un Mago delle Paure”. Certo, è possibile, se ognuno si impegna a scoprire il desiderio che ha in sé, coperto da ciascuna della sue paure! Sì, ognuno di noi può scoprire, dire o proporre i propri desideri, alla sola condizione, però, di accettare che non siano sempre esauditi… Ciascuno deve imparare la differenza tra un desiderio e la sua realizzazione. (Da PARLARE, CAPIRE, COMUNICARE di Jacques Salomè – LDC)
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CI RISIAMO…..
SEMPRE IN MERITO A OMOFOBIA, OMOPERPLESSITA’…
La mia “perplessità” relativamente al merito della questione della “legge contro la omofobia” sta nel fatto del ricorso allo strumento legislativo come strumento privilegiato da adottare per formare “coscienze e sensibilità civili”.
E’ un principio filosofico ed etico universalmente riconosciuto che sia la coscienza a formare la legge e non viceversa.
Inoltre avrei da eccepire qualcosa anche circa il fatto di concepire una legge con la dinamica del “contro”. Se, come pare assodato dal punto di vista filosofico che la legge deve essere veicolo di valori, mi chiedo se sia concettualmente da considerarsi “valore” la dinamica del “contro” quanto si pensa possa essere considerato negativo, brutto, male, da combattere…
Ricordo, per inciso, che voler arrestare il male andandogli contro crea un corto circuito filosofico ed etico discutibile e rischioso.
Scriveva San Giovanni Paolo II: “Lasciate che l’errore si distrugga da solo”. Tutto qua. Mi preoccuperebbe e dispiacerebbe, sul piano culturale, che questo “strumento” legale previsto per sanzionare comportamenti discriminatori e persecutori finisca poi per sanzionare anche opinioni ed emozioni personali entrando a gamba tesa nel sacrario delle coscienze.
Anche perchè la legge che sanziona “comportamenti discriminatori e/o persecutori” del simile da parte del proprio simile, quale che sia l’opinione o il sentire che li anima, già esiste (e la saggia CEI lo ribadisce).
Mi piace allegare questo scritto di mia figlia Chiara all’ età di 13 anni.
IPOTESI VINCENTE
“Tanto si sa, nella lotta tra il bene e il male vince sempre il bene. Io mi schiero dalla parte del bene, ma non combatto con le armi, bensì con l’astuzia delle parole. Non faccio come nei cartoni animati dove il bene, combattendo contro il male, uccide e distrugge anche lui e si chiama bene soltanto perché vi fanno parte i protagonisti della storia che devono salvare il mondo ad ogni costo e devono essere a tutti i costi bravi.No, io non faccio così. Al male basta fargli un sorriso e si scioglie, perché non sopporta la felicità. Quindi per vincere la battaglia basterebbe organizzare una festa, piena di canti e di balli e piena di bambini e il male, soltanto a vederla, cadrebbe a terra vinto”.
(CHIARA AVANTI, da un tema in classe a 13 anni)
(Chiara apre serenamente gli occhi al Cielo l’8 settembre 2017 a soli 41 anni lasciando cinque figli e un enorme vuoto)
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VANGELO del 7 giugno (commento)
COMMENTO OMILETICO del 7 giugno 2020 (Gv. 3, 16 – 18)
BENEDIZIONE INIZIALE:
Nel prepararci a celebrare l’eucaristia di oggi predisponiamo i nostri animi e le nostre anime al sentimento di riconoscenza profonda verso la santa Trinità che ha tutto organizzato per la nostra salvezza.
MEDITAZIONE:
Per meditare sul brano di vangelo di oggi è opportuno prendere le mosse un po’ da lontano, mettendo in risalto il contesto dell’intero capitolo tre scritto da Giovanni.
Può accadere, infatti, a chi è alla ricerca della verità, quello che è accaduto a Nicodemo; può accadere cioè che oltre a dover fare i conti con una certa ansia interiore si debba fare i conti anche con ostacoli esterni (Nicodemo infatti cerca Gesù di nascosto per paura di essere scoperto dai suoi colleghi farisei).
Il colloquio tra Gesù e Nicodemo si rifà ad un principio elementare e fondamentale della scienza della comunicazione, il principio secondo il quale sia il trasmittente che il ricevente siano in possesso del medesimo codice, pena l’incomprensione.
Infatti, il brano di oggi riporta subito l’incomprensione tra Gesù e Nicodemo. A Nicodemo che inizia a parlare con una sviolinata (sincera e veritiera ben inteso) nei confronti di Gesù: “Nessuno può fare questi segni che tu fai se Dio non è con lui”, Gesù risponde alzando immediatamente il livello del discorso: “Se uno non è nato dall’alto, non può vedere il regno di Dio”.
E qui la comunicazione si inceppa subito: “Come può un uomo nascere se è vecchio? Può forse una seconda volta entrare nel grembo di sua madre e nascere”?
Proprio questa patetica, ma appassionata obiezione di Nicodemo, offre a Gesù l’occasione di fornirgli il codice per apprendere e comprendere la sua catechesi: il codice della dimensione spirituale del tutto.
E va ricordato subito che Nicodemo aveva sì esperienza della dimensione spirituale della vita, ma condizionata e magari ostacolata, paradossalmente, dalla dimensione legalistica. E Gesù verrà proprio a porre la legge (completarla) nel suo alveo naturale che è proprio quello spirituale, a darle un’anima appunto.
Da quel momento in poi, l’uomo alla ricerca della verità, potrà e dovrà ripensare i suoi metodi di ricerca, dovrà passare, cioè, dall’ uso razionale dell’intelligenza al suo uso più congeniale, cioè a quello spirituale. Anche la psicologia parla oggi di intelligenza spirituale.
Per cogliere il messaggio di Gesù occorre elevarsi al suo livello ed è necessario e conveniente rinunciare di buon grado a fare i collezionisti di prove e spiegazioni solamente razionali, per diventare buongustai di mistero.
“Vi sono misteri nei quali bisogna avere il coraggio di gettarsi, per toccarne il fondo, come ci gettiamo nell’acqua certi che essa si aprirà sotto di noi. (…) . Non ti è mai parso che vi siano delle cose alle quali bisogna prima credere, per poterle capire?” (Jan Dobraczynski nel romanzo LE LETTERE DI NICODEMO).
E’ come se Gesù avesse detto a Nicodemo: “Se vuoi avere la prova che io sono il Messia… devi crederci”. Una vera rivoluzione della dinamica del pensare. La medesima dinamica che renderà possibile il miracolo. Sarà infatti la fede a stanare il miracolo e non questo a suscitare la fede. La medesima dinamica che farà dire paradossalmente a sant’Agostino: “Non mi cercheresti se non mi avessi già provato”.
In conclusione, un cenno alla festa liturgica di oggi che prevede la celebrazione del “trio divino”, cioè il festeggiamento di tutto il comparto divino e cioè il festeggiamento riconoscente della Santissima Trinità.
La Sua presenza nel brano è attestata dalla decisa affermazione di Gesù: “Noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo visto, ma voi non accogliete la nostra testimonianza”.
E quale è questa testimonianza? Quella sulla quale poggia tutta la storia della salvezza, portata avanti dalla Trinità in perfetta unità d’intenti: “Dio infatti non mandò il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.
E’ bello e confortante constatare la Trinità al completo (in seno alla quale non va dimenticata la presenza della Vergine Madre… come ebbe modo di rivelare Ella stessa nella apparizione del 12 aprile 1947 alle Tre Fontane a Roma) impegnata dall’ eternità a rendere possibile questo incredibile mistero della storia integrale della salvezza dell’umanità.
PREGHIERA DEI FEDELI:
Ti preghiamo, o Signore, per Papa Francesco perché non si stanchi mai di darci l’esempio di testimoniare al mondo la determinazione di collaborare con la Trinità alla storia della salvezza.
Ascoltaci, o Signore.
Ti preghiamo, o Signore, per Vescovi, Sacerdoti, Diaconi, Religiose e Religiosi affinché non temano le insidie e le difficoltà tese a loro dal Maligno che vuole ostacolare la volontà della Trinità mirante alla nostra salvezza.
Ascoltaci, o Signore.
Ti preghiamo, o Signore, per il fedeli laici tentennanti o angosciati per la ricerca della Verità, affinché, con la tua grazia, sappiano fare il salto di fede nelle braccia della verità.
Ascoltaci, o Signore.
Ti preghiamo, o Signore, per l’uomo d’oggi dibattuto e confuso tra mille opinioni, false suggestioni affinché il suo desiderio di verità approdi alla quiete dell’anima e alla pace del cuore.
Ascoltaci, o Signore.
BENEDIZIONE FINALE
Nutriti dalla Parola e dal Corpo e Sangue di Cristo confidiamo nella potenza salvifica della Trinità al completo, per proseguire con sollecitudine e gioia nel percorso verso la salvezza.
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Meglio ascoltare con calma… piuttosto che leggere con attenzione!
DIO IN CARRIERA…
(ovvero quando e perchè la carriera di Dio diventa strategia educativa dell’umanità)
Proprio così, anche Dio ha fatto carriera, almeno ragionando con categorie e schemi umani e pertanto antropomorficamente proiettive e al netto del grosso limite del linguaggio umano.
Tutto ebbe inizio quando, paradossalmente parlando, non esisteva ancora un inizio…; tutto ebbe inizio quando L’Eterno (cioè il “nunc”…l’essere, il presente e basta) ebbe la fantasia di creare il Tempo (cioè il “nunc fluens” … il presente che fluisce, il divenire).
Da qui l’essere cominciò a diluirsi, a snodarsi in un divenire fatto di secondi, minuti, ore, giorni, mesi, anni, decenni, secoli, millenni tutti già ordinatamente presenti e messi in fila, uno rigorosamente dietro l’altro, in quel nucleo originario (In principio era il Verbo…).
E da qui ebbe inizio anche la carriera di Dio alle prese con il problema dell’educazione “religiosa” dell’umanità. Ai primi uomini (anche Lui era alle prime armi…) si presentò (rivelò) semplicemente come Creatore consegnando alla coppia fresca di creato i fondamentali per una vita decente e saggia.
Il Creatore si limitò a dare ad Adamo ed Eva due semplicissime ed elementari regole di vita: operare e fare il bene ed evitare assolutamente di fare e commettere il male.
Il Creatore non dette molte indicazioni applicative per queste due semplici regolette, perché ebbe estrema fiducia nella intelligenza della sua creatura. E sappiamo come è andata a finire. E’ andata a finire che, cedendo alla subdola insinuazione dello specialista del male, la creatura credette che si potesse fare anche il male… a condizione di farlo bene, magari senza dare troppo nell’ occhio al Creatore.
“ Originale” come idea! Così ebbe inizio… l’inizio della fine che continuerà disastrosamente fino alla fine dei secoli.
Ad un certo punto il Creatore si dovette rendere conto che due regole erano poche, troppo poche e fu allora che decise di salire al secondo livello di carriera presentandosi alla sua creatura non solo come Dio Creatore, ma anche come Dio Legislatore.
Le due regolette vennero così spalmate e precisate nei dieci regole essenziali, i comandamenti appunto. Siamo all’ epoca di Mosè. Ma sembrò non bastare ancora…
La carriera dell’Eterno che iniziò con il rivelarsi come Creatore e poi come Dio, finì con l’ arrivare al suo livello più alto. Dal cuore dell’Eterno venne enucleandosi la rivelazione estrema dell’essenza del suo essere Creatore e Dio, venne raggiunto il livello ultimo della carriera, quello della paternità.
Il Dio Creatore, il Dio Legislatore si rivelò come Dio Padre, il Padre… Ed è qui che prese vita, nel tempo, la stupenda avventura della Sua Incarnazione (E il Verbo si fece Carne).
Una avventura curata nei suoi minimi particolari, con un estremo rispetto per la libertà di tutti i soggetti umani a diverso titolo chiamati in causa.
E il mistero si espande in luminosità oscurando la lucidità del pensare, scompigliando i sentimenti del cuore ed abbagliando i medesimi sensi dell’anima.
Mi chiedo, allora, cosa si possa imparare noi oggi, nel suo insieme, da questa strategia educativa dell’umanità operata dal Creatore Dio Padre: forse imparare a comportarci come Lui quando siamo alle prese con i problemi educativi? Forse imparare a chiedergli di darci una mano visto che già siamo nelle Sue mani, anziché cadere nelle sabbie mobili della delusione e dello sconforto? Forse imparare a metterci bene in testa che l’arroganza di crederci dei padreterni è l’anticamera dell’ateismo pratico? E magari ficcarci bene in testa che quand’ anche si diventasse padri, si rimane sempre figli perchè ontologicamente si nasce tali. O forse semplicemente di imparare a convincerci di avere pazienza, quando le cose non vanno come vorremmo noi, perché “i suoi tempi non sono i nostri”?
Oppure semplicemente e, in sintesi, di imparare a fidarci di Lui in tutto e per tutto e basta? Fidarci di Lui a fondo perduto senza tentennamenti e sospetti? Sperare che tutto alla fine andrà comunque bene perché il futuro è al sicuro? Amarlo (e amare i propri simili) con tutte le nostre forze, con tutto il nostro cuore e con tutta la nostra l’anima?
Tutto qua, sembra, e sembra anche paradossale e curioso sottolineare che quello che dobbiamo o dovremmo imparare, cioè ad avere fede, speranza e carità, avvenga per dono Suo. Come dire che se l’umanità intende raggiungere il traguardo massimo della carriera non può che avere sempre presente la linea di partenza… come fanno gli atleti del canottaggio che raggiungono il traguardo proprio perché non perdono di vista da dove sono partiti.
Curioso e rassicurante che si debba imparare ad aver fede, speranza e carità grazie al dono che Lui ci fa, gratuitamente, di queste tre virtù. Il curioso cerchio della salvezza che si chiude.
Cerchio che ebbe inizio con Adamo ed Eva con due semplici regole di vita, diventate poi dieci con Mosè per confluire in una sola regola con Gesù: amare.
A questo punto non ci resta che scegliere da che parte stare, perché, come dirà Sant’Agostino: “Ogni uomo è un Adamo, ogni uomo è un Cristo”.
Scegliere, cioè se mettersi dalla parte dei cercatori di spiegazioni o da quella di buongustai del mistero. La posta in gioco è grossa: credere o non credere, arrendersi a Dio o stare in tensione se farlo o meno.
“Vi sono misteri nei quali bisogna avere il coraggio di gettarsi, per toccarne il fondo, come ci gettiamo nell’acqua certi che essa si aprirà sotto di noi. (…) . Non ti è mai parso che vi siano delle cose alle quali bisogna prima credere, per poterle capire?”. (Jan Dobraczynski, LE LETTERE DI NICODEMO)
Credere è comunque un dono da non lasciarci scappare: “Se Dio non c’è ed io non ho creduto in Lui, ho perso poco. Ma se Dio c’è e voi non avete creduto in Lui, avete perso tutto”. (Blaise Pascal, 1623 – 1662)
In sintesi: il Creatore Dio Padre ci ha creati a sua immagine e somiglianza e ciò vuol dire che dentro di noi c’è un po’ di Lui:
- Come Creatore ci ha donato di essere “ creativi”… e nulla più!
- Come Dio ci ha donato il nostro “io”… ma guai a metterci davanti la lettera D!
- Come Padre ci ha donato di essere “padri”… ma non padreterni!
Aggiungo questa ultima considerazione riguardo all’ uso pedagogico della carriera strategico – educativa di Dio. E’ una considerazione che mi è rimbalzata a galla dagli abissi della memoria come fanno gli gnocchi in ebollizione che balzano in superficie inviando il messaggio che sono pronti all’ uso.
La carriera strategico – pedagogica di Dio non è certamente autoreferenziale, ma soavemente e decisamente sbilanciata a totale favore dell’umanità.
Ed attingo, a questo proposito, a quanto scritto da Sant’ Ignazio di Antiochia: “Si educa molto con quello che si dice, ancor più con quel che si fa, ma molto di più con quel che si è”. (S. Ignazio di Antiochia, 35 – 107 d.C.)
Quindi, il “dire”, il “fare”, “l’ essere” diventano i verbi, quindi le azioni di ogni strategia educativa. Il “dire” evoca l’insegnamento, la spiegazione, l’ammonimento, il ragionamento, la catechesi (senza ossessione o accanimento), il “fare” indica l’esempio, l’esempio coerente (senza ostentazione tediosa), “l’essere” indica la presenza più silente che loquace…
Il tutto in sapiente successione di fasi o in contemporaneità, a seconda delle situazioni. E già che ci siamo, ecco la considerazione conclusiva riassunta con “Parola” (il dire di Dio), “Carne” (il fare di Dio) “Pane” (l’essere di Dio).
E’ per questo che l’Eucaristia assurge a fonte e culmine (fons et culmen) di tutto. E’ nell’ Eucaristia che termina la carriera di Dio. Ed è dall’ Eucaristia che può iniziare la nostra per assimilarci a Lui.
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Che bello!
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Distanziamento sociale e poi?
“Un giorno, camminando in montagna ho visto da lontano una bestia, avvicinandomi mi sono accorto che era un uomo, giungendo di fronte a lui ho visto che era mio fratello”.
“Il maestro amava la gente comune e sospettava di tutti coloro che emergevano sugli altri ed erano ammirati per la loro santità.
Un giorno, a un discepolo che gli chiedeva consigli sulla donna da sposare, rispose: “Per un buon matrimonio cerca di non sposare una santa”. Allibito, il discepolo gli chiese: “Perché mai?”. Il maestro, sorridendo, replicò: “Perché è la via certa per fare di te stesso un martire”.
(Il consiglio vale anche per non sposare un “sant’ uomo”)
“Liberaci, o Signore, dalla sciocche devozioni dei santi dalla faccia triste”
“Il nostro mondo, da viverci, amare, santificarci non è dato da neutre teorie o da eventi storici o da fenomeni della natura, ma è dato dalla presenza di quegli inauditi centri di vita che sono i volti, volti da guardare, da rispettare, da accarezzare…”
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