Archivi del mese: ottobre 2018

O CI CREDI OPPURE…

            C’ERA UNA VOLTA IN UN PAESE NEANCHE TANTO LONTANO…

 

Ciao Gigi, nei giorni scorsi mi sei venuto in mente a proposito di una storia. Mi hanno raccontato una storia, sì!

C’era una volta in un paese neanche tanto lontano un alpinista e una montagna. L’alpinista era uno di quelli bravi. Coraggioso. Fisicamente forte e, come si dice, in possesso di una buona tecnica.

Aveva scalato una quantità di montagne, alcune in situazioni delicate, spesso difficili.

Girovagando per monti aveva affinato una sorta di fede nel Creatore.

Dalle vette ammirava estasiato il sorgere del sole, laggiù, lontano, dove l’altezza incurva l’orizzonte. La natura possente in cui si muoveva l’aveva convinto, nel tempo, lui scettico, dell’esistenza di Dio. Insomma, un brav’uomo.

Ti dicevo, Aveva scalato tutte le montagne, ma gliene mancava una, la più grande, la più bella, la più difficile. Ho chiesto al narratore quale nome avesse la montagna,  ma senza ottenere risposta.

L’aveva studiata per mesi e scrutandone i punti deboli intravvide una linea di salita. Poi un giorno partì. Di mattina presto, ancora con il buio. La pila frontale sistemata sul casco rischiarava appena i suoi passi sul ghiacciaio.

Per tutto il giorno salì la montagna nonsocomesichiama…

Non raggiunse la cima. Decise quindi di bivaccare in parete e riprendere l’arrampicata l’indomani. Ma nella notte il tempo cambiò. Si alzò un vento impetuoso e una furiosa, immensa tempesta di neve avvolse la montagna.

Rapidamente si trasformò tutto in una lastra di ghiaccio. Gli eventi precipitarono rapidamente e l’uomo si sentì perduto. Doveva scendere e in fretta. Sapeva che in quelle condizioni non sarebbe sopravvissuto alla furia della tempesta. Sapeva che la discesa era rischiosissima, ma non vi erano altre soluzioni.

Trattenendo la corda tra le mani, ormai diventata di ghiaccio per l’infuriare della tempesta, scese per ore, nel buio, con estrema difficoltà.

Improvvisamente perse l’appiglio e precipitò in fondo all’abisso. Vide tutta la sua vita scorrerle davanti e in quei lunghi interminabili istanti gridò sopra il frastuono del vento: “Signore, Signore, salvami!”.

Lo fermò uno strappo terribile. Da qualche parte, lassù, in alto, la corda si era impigliata, Chissà, come, chissà dove.

Ma subito realizzò di essere sospeso nel vuoto. Tentò invano più volte con ogni mezzo, pencolando, di trovare una via d’uscita.

Inutilmente. Disperato, raccolte le ultime forze, implorò ancora: “Signore, salvami!”.

Udì distintamente una voce: “Dimmi cosa posso ancora fare per te?”. “Signore, salvami”.

“Vuoi davvero salvarti? Prendi il coltello che hai nello zaino, taglia la corda e sarai salvo”.

Il pover’uomo, stremato, pensò che quello non era il momento di perdere la testa. Così serrò le mani intorno ala corda e aspettò in mezzo alla bufera.

Fatto giorno i soccorritori salirono ai piedi della montagna. Lo trovarono appeso alla corda, un pezzo informe, di ghiaccio.

Un soccorritore commentava: “Non si può morire così, non si può!”.

Non si era accorto che la corda, impigliandosi, l’aveva trattenuto a soli due metri dal suolo. Bastava tagliarla. Si sarebbe salvato.

Sai la cosa strana di questa storia qual è? Il nome della montagna. Non lo sapevano o non hanno voluto dirmelo. Dopo molto tempo, dietro soave insistenza, uno di loro mi svelò il nome della montagna: FEDE

                                                                         (Albino Taeggi)

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QUESTA E’ BELLA

 

        ANCHE IL SIGNORE PUO’ RIPENSARCI… E CAMBIARE IDEA!

 Si racconta che un giorno, il Signore, nel suo paradiso, venne a visitare la grande sala dove erano riuniti tutti i beati. Era uno spettacolo meraviglioso, persino per il Signore che ne aveva visti tanti di altri.C’era gente di tutte le razze, vestita di abiti multicolori. La conversazione si svolgeva rumorosamente e scoppiavano risate da tutte le parti. Nessuno sembrava annoiarsi.Alcuni diedero il benvenuto al Signore, come se si trattasse di un nuovo arrivato, dando così la prova di non riconoscerlo nemmeno.Il Signore cominciò ad inquietarsi, ad  indispettirsi e pensò tra sé e sé che le condizioni di ammissione al paradiso non erano abbastanza rigorose, andavano cambiate.Con la sua possente voce che può incutere paura al tuono, fece tacere l’immensa folla ed annunciò che un suo Angelo avrebbe fatto un controllo con la lettura dei comandamenti.L’Angelo prese le tavole della legge e lesse ad alta voce il primo comandamento. Il Signore chiese a coloro che avessero disobbedito a questo comandamento di alzare la mano. Furono parecchi a farlo perché era impossibile mentire davanti al Signore.Il primo gruppo venne così spedito a casa del diavolo che aveva il suo salone di ricevimento non molto lontano da lì.Alla lettura del secondo comandamento, il Signore vide partire un altro contingente che aveva un’aria piuttosto pietosa.Alla lettura del terzo comandamento i beati (magari soltanto di nome…) sapevano già cosa fare. Non si presero neppure più la pena di alzare la mano e si diressero dritti dritti a casa del diavolo.E così alla lettura del quarto e quinto comandamento.Alla lettura del sesto comandamento si vide un innumerevole contingente abbandonare il Cielo per recarsi nella sala di ricevimento del diavolo.Fu a questo punto che il Signore alzò gli occhi e vide che nell’immensa sala non c’era più nessuno, tranne un signore distinto e ben messo che ostentava un beato sorriso di trionfo.Il Signore allora esclamò: ”Come è vuoto e noioso questo posto, senza tutte quelle voci e quelle risate!”. Si rigirò verso il suo Angelo e gli comandò di richiamare tutti i beati che erano stati trovati in fallo; cosa che l’Angelo fece immediatamente per mezzo di una tromba speciale.Nella grande sala piena nuovamente di tanta  gente rumorosa e allegra, uno solo non era affatto felice. Era quel signore ben messo e distinto che non aveva più sulle labbra quel sorriso trionfante.In realtà era seccato e scocciato di constatare che quelli che avevano commesso delle colpe avevano diritto agli stessi riguardi e al medesimo trattamento di lui che aveva sempre osservato la legge alla lettera.Egli allori si isolò, tutto imbronciato, in un angolo del salone di ricevimento.Qualche tempo dopo, i beati notarono quell’uomo troppo ben messo e che aveva un’aria profondamente infelice. Decisero allora di proporgli di unirsi anche lui ai festeggiamenti… “Dopo tutto – dicevano tra loro – quest’uomo non dovrebbe essere punito per il semplice fatto di non aver commesso dei peccati. Mica è un crimine non commettere dei peccati!”.Dopo essersi fatto un po’ pregare (il cielo, del resto, è proprio il posto giusto per questo) l’uomo distinto si arrese di buona grazia (anche per questo il Cielo è luogo propizio) e raggiunse gli altri. E là si smarrì insieme a tutti gli altri beati, magari non troppo ben messi, ma sicuramente molto felici.

                                                                         (Julien Mercure, Università di Ottawa)

—————————————————————————————————————————————–http://www.gigiavanti.com

 

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