Archivi del mese: aprile 2021

OMAGGIO A CARLO VOLPINI (già responsabile mondiale con la moglie Maria Carla dell’Equipe Notre Dame)

   CARLO, quanto mi mancheranno i tuoi saluti sorridenti quando ci si trovava in Consultorio! Quanto mi mancherà la sottile e intelligente ironia espressa ogni volta con profondi inchini e con la complicità fraterna di Ottavio con le parole: “La mia testa sotto i vostri piedi… e vi potete anche muovere!”.

   Mi mancherà tutto questo, ma paradossalmente parlando, lo rivedrò continuamente proiettato a colori sullo schermo della mia memoria e saranno i colori della commozione, della gioia, del dolore, della contentezza, del rimpianto, della nostalgia, del sorriso, del lamento e della danza… in un mix di emozioni a cui non farò mai mancare la mia orazione per la tua Maria Carla e per tutte quelle persone che sono in quel mare agitato e salato e amaro del dolore, un’orazione di grazie a Dio che ci ha fatto godere della tua vita spesa per la causa del suo Regno e una orazione di richiesta di sostegno per non soccombere alla tentazione dello sconforto.

   Quando ti aggirerai incuriosito per i viottoli del Paradiso vedi di rintracciare padre Luciano, padre Gianni, i Masellis…e tutti quelli che hai avuto come colleghi amici di Consultorio, vedi di rintracciarli ed abbracciali a nome mio e nostro chiedendo a tutti una preghiera per la nostra salvezza.

   Dimenticavo, vedi di rintracciare anche la mia Chiara…. E il mio cuore, gonfio, si ferma qui… ADDIO CARLO.

                                                                              (il tuo amico Gigi)

“Di che sei vivo, fratello nostro,

dimmi che la morte è stata vinta!

E sulla tenebra del nostro lutto

risplenda luminosa la speranza.

No, non sei morto, fratello;

vivi nel Signore che è vita:

sì, lo crediamo,

lo ha detto Lui che da morte è risorto.

Solo per un poco ci lasci in pianto;

questa nostra vita è come un soffio:

ma tu ci attendi oltre la tomba,

ci attendi nella luce del Signore.

Dimmi che la fede ti ha salvato;

che la sua parola non t’ha deluso;

dì che il dolore è solo via:

la meta è il Signore, gioia pura.”

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UN PO’ DI SOLLIEVO…

                    PASTICCINI… PARADOSSALI

“Se è pace che vuoi, cerca di cambiare te stesso,

non gli altri. E’ più facile proteggersi i piedi

con delle pantofole piuttosto che ricoprire

di tappeti tutta la terra”. (De Mello)

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari.

E fui contento perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei.

E stetti zitto perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,

e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,

ed io non dissi niente,

perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me, e non c’era

rimasto nessuno a protezione”. (Bertolt Brecht)

                                                              IL DILEMMA

   Un pastore pascolava le sue pecore, quando un tale che passava di lì gli disse. “Che bel gregge avete! Permettete che vi faccia duna domanda?”. “Certamente”, rispose il pastore. “Quanta strada  percorrono ogni giorno le vostre pecore, secondo voi?”. “Quali, le bianche o le nere?”. “Le bianche”. “Beh, le bianche fanno circa sei kilometri al giorno”. “E le nere?”. “Anche loro”. “E quanta erba mangiano al giorno, secondo voi?”. “Quali, le bianche o le nere?”. “Le bianche”. “Beh, le bianche consumano circa due Kili di erba al giorno”. “E le nere?”. “Anche loro”. “E quanta lana pensate che forniscano in un anno?”. “Quali, le bianche o le nere?”. “Beh, penso che le bianche forniscano tre kili di lana all’anno al momento della tosatura”. “E le nere?”. “Anche loro”.

   Il tizio era perplesso. “Posso chiedervi perché mai avete la strana abitudine di  dividere le pecore in bianche e nere tutte le volte che rispondete alla mia domanda?”. “Ecco – replicò il pastore – è normale. Le bianche sono mie”. “Ah, e le nere?”. “Anche loro”,  ribatté il pastore.

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SENZA TITOLO

         PER NON “DANNARSI” L’ANIMA … NEL VOLERLA SALVARE!

    Siccome continua questo periodo di reciproca lontananza fisica ma non spirituale, ho pensato di offrire una riflessione che mi è saltata in mente spontaneamente senza che mi sforzassi  più di tanto per trovare l’argomento.

   Mi è venuta in mente considerando quanto possa essere stato fiaccato in questi ultimi tempi l’impegno di testimonianza per la causa del Regno di Dio… che è l’unica Causa per la quale spendere energie, sentimenti e vita intera … considerato il fatto che Dio stesso, in Gesù Cristo, ha speso tutto per noi e che per noi credenti, quindi, “il futuro è al sicuro” in barba a tutte le preoccupazioni e sofferenze del quotidiano.

   La conferma di questo sussulto di “speranza certa” del buon esito del futuro è data proprio dall’evento unico della Risurrezione di Gesù Cristo… recentemente ricordata e celebrata.

   Mi sono domandato: “Quali possono essere i convincimenti profondi dell’anima capaci di non farci soccombere alle insidie e  tentazioni della stanchezza, dello scoramento, del tirare i remi in barca?”

   La risposta a questa domanda ci viene dallo stesso Gesù. Legando insieme, infatti, alcune sue espressioni  prese qua e là dal vangelo si riesce ad ottenere una sorta di “vademecum” per chi volesse continuare nell’impegno di testimonianza cristiana senza cedere ad alcuna tentazione.

   Questo “vademecum” non è da prendere alla leggera, alla stregua di  un pio suggerimento, ma va preso come un vero e proprio programma di vita spirituale… soprattutto quando, essendo tutti sulla stessa barca e soffrendo tutti il mal di mare (angoscia di morte) a causa della tempesta che infuria, non ci rimane altro che svegliare Gesù che se ne dorme beatamente… e magari ascoltarlo, e ascoltarlo sul serio, però.

   E’ infatti lui, appena svegliato, a zittire le urla scomposte del mare tempestoso e ad arrestare la silente corrosione dell’anima operata dall’angoscia.

   Ecco le cinque espressioni di Gesù da ascoltare e da prendere alla lettera. Tra l’altro, prendendo alla lettera tali soavi imperativi spirituali,  si evita anche il rischio opposto a quello della pigrizia o inattività, quello, paradossalmente parlando, della troppa agitazione o del troppo zelo nell’impegno di testimonianza… del troppo “dannarsi l’anima” con la buona intenzione di “salvarla”. Le buone intenzioni infatti vanno sempre accompagnate dalle buone maniere

   Ecco le cinque espressioni da leggere con spirituale attenzione, come se le stessimo ascoltando in diretta da Gesù stesso… adesso che ha placato la tempesta e curato l’angoscia…

 “Cercate prima di tutto il Regno di Dio e il resto vi verrà dato in aggiunta…”

   … ma ricordatevi che…

 “Senza di Me non potete fare niente…”

   e se proprio siete decisi a imparare come fare…

 Imparate da Me che sono mite e umile di cuore…

   consapevoli però che il titolare di tutto è il Mio e vostro Padre, per cui ricordate che…

 “Nessuno può venire a Me se il Padre Mio che è nei cieli non lo attira…”

   da cui sgorga dalla vostra anima l’orazione prioritaria…infatti

 “Ogni cosa che chiederete al Padre Mio in nome Mio, Egli ve la darà…”

   Vale la pena, a questo punto, di non dedicare troppo tempo ad orazioni lamentose o tormentate (sebbene anche queste trovino accoglienza presso il Cuore misericordioso di Dio), ma di avere chiaro in mente che la cosa  più gradita a Dio e pertanto da chiedere a Lui (quinta espressione) è proprio quella contenuta nella prima espressione e cioè la dilatazione degli spazi del Suo Regno.  E così il cerchio si chiude.

   Un dettaglio da non trascurare riguarda la questione del modo ottimale di offrire questa testimonianza, anche in considerazione del fatto che sovente le buone intenzioni, se non sono accompagnate da buone conoscenze finiscono per dare risultati discutibili. L’antico motto che “Il bene occorre compierlo bene” non va mai dimenticato.

   Perché non provare, ad esempio,  ad applicare questo motto al comandamento principe lasciato da Gesù e che può a buona ragione essere considerato come il primo “bene da compiere”e da  “compiere bene”?

   Paradossalmente parlando, si potrebbe arrivare a dire che “amare il prossimo”  supponga di doverlo fare bene… Non potrebbe essere  che farlo bene consista proprio nell’essere prima di tutto amabili?

   Essere amabili facilita al proprio prossimo di amare il prossimo proprio. E’ un cortocircuito di divina magia spirituale!  “Ama il tuo prossimo… come te stesso” diventa allora “Sii amabile per te stesso”.

   Se si è amabili per se stessi lo si sarà anche per gli altri. Ed anche qui il cerchio si chiude. Illuminante, a tal proposito, questo aneddoto di Santa Teresa di Calcutta:

“Alcune persone vennero a trovarmi a Calcutta e prima di partire mi pregarono: – ci dica qualcosa che ci aiuti a vivere meglio – .

E io dissi loro: – Sorridetevi a vicenda, sorridete a vostra moglie, a vostro marito, ai vostri figli, sorridetevi a vicenda; poco importa chi sia quello a cui sorridete; questo vi aiuterà a vivere meglio e a crescere nell’amore reciproco -.

Allora uno di quelli mi domandò: – Lei è sposata? -. –Sì, risposi, e qualche volta trovo difficile sorridere a Lui. Ed è vero. Anche Gesù può essere molto esigente ed è proprio quando Egli è così esigente che è molto bello rispondergli con un grande sorriso”.

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PER CONTRASTARE IL FRASTUONO DEL NARCISISMO IDEOLOGICO…

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Che sorpresa!

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