Archivi del mese: febbraio 2014

“Ha aperto serenamente gli occhi al cielo”

;Con queste parole padre Alfredo Feretti, confratello di Padre Luciano Cupia,  ci ha comunicato stamane il volo al cielo del nostro amico padre Luciano Cupia (30 luglio 1927 – 26 febbraio 2014).

 Ed io, che, insieme a Maria donatami in sposa da Dio e successivamente anche in modo diverso con i nostri figli, lo abbiamo da tanti  anni tallonato, affiancato e seguito, sovente col fiatone, sui sentieri del Regno di Dio, desidero liberare una confidenza relativa a quanto succede nella mia anima all’accader di certi fatti.  Talvolta risuonano tra le pareti dell’anima, quasi a voler danzare fra loro in modo suadente, alcune espressioni di Gesù sparse quale e là nel vangelo. Ed allora accade alla mia anima di rimanere stupita, quasi estasiata, nella contemplazione di tale danza… Un esempio, in ricordo amico fraterno, di padre Luciano.

“Cercate prima di tutto il Regno di Dio e il resto vi verrà dato in sovrappiù… ma sappiate che… senza di me non potete fare niente… e se volete fare qualcosa… imparate da me che sono mite e umile di cuore… non dimenticando che… nessuno può venire a me se il Padre mio che è nei cieli non lo attira, ma anche convinti nel profondo dell’anima che  ogni cosa che chiederete al Padre mio in nome mio Egli ve la darà”.

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AMICIZIA E AMORE…

Ai miei carissimi amici “permanenti” o “intermittenti” , comunque sempre carissimi sottopongo questa “riflessione” di Paolo Crepet dal libro suo ELOGIO DELL’AMICIZIA:
“Il bello dell’amicizia – che anche in questo caso si distingue dall’amore – è che non ha bisogno di contatto fisico. Non la si deve alimentare con i sensi, ma è sufficiente il ricordo, il pensiero. L’amicizia è come una meravigliosa pianta grassa: è quasi completamente autonoma, ha bisogno di poca acqua e di poche cure, vive in una solitudine nella quale si organizza da sè l’esistenza, non vuole essere abbandonata, ma nemmeno ossessionata dal suo curatore. L’amore invece si avvicina più a una pianta di basilico che abbisogna di molta acqua, di attenzioni continue, altrimenti si impermalosisce, perde il suo magnifico profumo, accartoccia le foglie, si avvizzisce”.

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LA PORTA DELLA FELICITA’….. (che bello!)

LA PORTA DELLA FELICITA’   (“Di tanto in tanto dovremmo smettere di cercare la felicità e limitarci ad essere felici” – Geppy -)

La cosa incredibile incominciò quando Giacomo aveva sei anni. Un giorno di ottobre trotterellava per una via sconosciuta. Sulla destra la strada era fiancheggiata da un lungo muro bianchissimo. Improvvisamente al centro del muro vide che c’era una porta verde con una maniglia dorata. La porta aveva un’aria invitante. Sembrava dicesse: “Aprimi, entra”. Giacomo esitò un istante. Tirò dritto fischiettando ancora un po’fino alla fine del muro. Travolto da un desiderio intenso tornò indietro all’improvviso. Spalancò la porta ed entrò.

Si trovò di colpo nel giardino più incantevole che avesse mai immaginato. Anche l’aria era cambiata di colpo. Non era più quella triste e pesante della città. Aleggiava in essa un profumo esaltante, che dava una sensazione di leggerezza, di felicità e di benessere. E nei colori c’era qualcosa di magico che li rendeva incredibilmente vividi, perfetti, luminosi. Giacomo sentiva di respirare la felicità. Giacomo non si era mai sentito così bene. Giacomo trovò anche dei meravigliosi compagni di giochi. che gli volevano bene.

Poi, all’improvviso, arrivò una donna vestita di scuro che mostrò a Giacomo un grande libro. Lo prese a sfogliare indicando al bambino le pagine. Sbalordito Giacomo vide nel libro la sua storia, finché si trovò sotto gli occhi se stesso esitante davanti alla porta verde nel lungo muro bianco. Giacomo fece per voltare pagina, ma la donna glielo impedì. Sentì affievolirsi  le voci dei compagni di gioco che gridavano: “Torna da noi. Torna presto da noi!” e si ritrovò nella larga strada grigia. Nel muro, malinconico e screpolato, non c’era più nessuna porta. Cercò ancora quella porta, ma per quanto vagabondasse non riusciva più a trovare il muro bianco con la porta verde.

Dieci anni dopo, Giacomo era diventato uno studente modello, diligente e impegnato. Una mattina, mentre si affrettava verso la scuola, si trovò davanti all’improvviso il lungo muro bianco e la porta verde che dava sul giardino incantato. L’aveva tanto cercata… Ma non pensò neppure per un istante ad entrare. Era preoccupato solo di non arrivare a scuola in ritardo. “Tornerò di pomeriggio”, pensò. Ma non la trovò più.

Non vide più la porta verde fino a 22 anni. Proprio il giorno in cui doveva sostenere l’esame più importante dell’università. Guidava la sua piccola automobile con molto nervosismo, sbirciando spesso l’orologio. Ad un certo punto, dopo aver svoltato  un angolo se la trovò improvvisamente davanti. La porta verde, con la sua dolce sensazione di qualcosa di indimenticabile e ancora raggiungibile. Giacomo arrestò l’auto, combattuto tra due opposte volontà: entrare nel giardino o affrettarsi per dare il suo esame. Tentennò un attimo,  poi scrollò le spalle e ripartì. Si laureò e cominciò una brillante carriera di avvocato. Giacomo rivide altre tre volte la porta verde e  il muro bianco.

La prima volta stava correndo all’appuntamento con la ragazza che sarebbe diventata sua moglie. Quella sera non poteva certo pensare a due pantere… La seconda volta, dopo altri due anni ancora, la porta gli si presentò livida sotto la luce dei fari dell’automobile. Ma proprio quella sera aveva un incontro importantissimo con un noto personaggio politico che gli aveva promesso un posto sicuro nel suo partito. E non si fermò.

Passarono altri anni. La nostalgia del giardino incantato si faceva sempre più forte. Giacomo rimpiangeva le volte che non aveva avuto il coraggio di fermarsi ed entrare nella porta verde. “La prossima volta entrerò di sicuro…La prossima volta, qualunque cosa accada, mi fermerò…”, continuava a ripetere. Voleva a tutti i costi risentire l’aria pura, la dolcezza, la tenerezza del giardino e dei suoi abitanti.

Girava e girava per la città. Ogni volta che intravvedeva un muro bianco, il suo cuore raddoppiava i battiti. Ormai viveva soltanto per ritrovare quella porta verde. Ma non la ritrovò più

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