Archivi del mese: maggio 2016

UNA VENTATA DI…aria fresca

                                                   V A R I E   per amici molto diversi…

 

“Se è pace che vuoi, cerca di cambiare te stesso, non gli altri. E’ più facileproteggersi i piedi con delle pantofole che ricoprire di tappeti tutta la terra”.(De Mello)

 

“Se l’aver mangiato un frutto ha rovinato l’umanità, la salvezza sarà nell’atteggiamento contrario: nel guardare un frutto senza mangiarlo”. (Weil)

 “Cosa succederebbe se scoprissi che il mio stesso nemico si trova all’interno di me stesso,

che sono io pertanto ad avere bisogno dell’elemosina della mia amabilità, che sono io il nemico da amare?” (Jung)

“Che cosa è Dio” domanda il bambino. La madre lo stringe fra le braccia e gli chiede:“Che cosa provi?” “Ti voglio bene”  risponde il bambino”. “Ecco, Dio è questo!” (Kieslowski)

“Per un pipistrello il paradiso è pieno di pipistrelli”.

 

 

                                PERDONAMI, SIGNORE…

 

 

Perdonami Signorese durante la vita

mi sono dato troppo da fare per piantare grossi tronchi,

per costruire grandi edifici.Perdonami se ho gridato

per  farmi ascoltare da tutti,se ho calcolato con precisione

ogni cosa per non sbagliare…Fammi capire, finalmente,

che da un piccolo seme nasce un grande albero,

che solo costruendo sulla roccia dura

può sorgere un grande edificio.Fammi capace di ascoltare

il silenzio che fa crescere le fogliee lentamente dipinge i fiori

con i colori del cielo.

  (Giovanni Ferrotti da “LA PAROLA E IL SILENZIO” – Ed. Gabrieli)

 

 

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ARRIVEDERCI AD-DIO MARINA…

“Ha aperto serenamente gli occhi al cielo” ha fatto scrivere don Carlino sul manifesto che ne annunciava la scomparsa a soli 59 anni, tanti dei quali spesi per la causa del Regno di Dio nella diocesi di Albano e altrove a favore della realtà della famiglia ed anche nella società civile dove lavorava come assistente sociale. Poche parole per condividere questo momento perchè tante sono affogate nell’oceano del dolore… che sicuramente Dio pescherà quanto prima…Questa l’orazione durante la messe esequiale:

TI CHIEDIAMO, O SIGNORE, IN QUESTO MOMENTO DI GRANDE DOLORE, LA FORZA DI PERSEVERARE NEL NOSTRO IMPEGNO DI SERVIZIO ALLA TUA CHIESA NEL SETTORE DELLA REALTA’ DELLA FAMIGLIA E TI PROMETTIAMO DI CONTINUARE A SVOLGERLO AVENDO COME ESEMPIO LA NOSTRA AMATISSIMA SORELLA MARINA CHE TU HAI VOLUTO, TROPPO PRESO SECONDO NOI, INSIEME A TE. UN ESEMPIO DI DISPONIBILITA’, DI GENEROSITA’, DI SOAVITA’, DI INTELLIGENZA, DI AMABILITA’,  DI DISCREZIONE, DI SORRISO,  DI AMORE.ED ORA CHE E’ NEL GREMBO DELLA TRINITA’ TI CHIEDIAMO DI ASCOLTARE LE PREGHIERE CHE CERTAMENTE ELLA TI RIVOLGERA’ PER NOI”.MARINA CECCHINI, anni 59.

 

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MATERNITA’

MATERNITA’ (canto d’amore di una giovane mamma)

 

E’ la festa della mamma… non so come si festeggia la festa della mamma dalla parte della mamma. Devo ammettere che mi sento un po’ smarrita in questo ruolo … come inizio mi ha chiesto tanto.

Le emozioni si accavallano dentro di me come onde in un mare d’inverno quando schiaffeggiano l’aria, ma stranamente non fanno rumore… poi bastano piccole cose perché il silenzio si evolva in musica.

Basta guardare il sorriso di Angela Maria quando è rapita dai sogni, il suo viso angelico e la beatitudine veste la mia anima, la sua piccola mano che afferrando la mia nel tentativo di sorreggerla quasi a dirmi “mamma ci sono io”, che il mio spirito si nutre di coraggio.

che i suoi occhi, dal colore ancora indefinito, fissano i miei nel mentre beve il latte che il mio cuore si apre al mistero, basta che lei con la sua innocenza si abbandoni fiduciosa alle mie braccia, che la mia mente dice sì alla vita, poi quando lei si placa delle bizze di bimba e si mette in ascolto nel mentre le sussurro il Padre Nostro all’orecchio, la mia mendicante fede, come un’ancora, tiene i miei piedi saldi e lo sguardo proteso e tutto il mio essere esulta di grazia e riconoscenza per il dono della maternità, per il dono di Angela Maria.  (Annamaria Riillo)

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A PROPOSITO DI LAVORO E TENEREZZA…

PER UNA CULTURA DELLA TENEREZZA

 

Potrebbe sembrare forzato l’accostamento del tema della tenerezza nei rapporti al tema del lavoro, ma non è così perché il cosiddetto “mal di relazione” che affligge l’uomo d’oggi tocca anche il mondo del lavoro,

Esiste infatti il mal di denti, il mal di testa ed esiste anche il “mal di relazione” arrivato oggi a livelli di vera e propria patologia sociale, E, come avviene per molti mali, ha molte cause o concause. Tra esse la tendenza della “cultura” d’oggi al fare più che al contemplare, una cultura frettolosa e indaffarata, una cultura più incline alla tecnica che all’etica per cui se si è capaci di fare una cosa se me deduce che è lecito farla, una cultura improntata all’emozionale più che al razionale e più incline al razionale nudo e crudo  che non al soprarazionale…

Tutto questo ha portato e porta a vivere le relazioni interpersonali a singhiozzo, in una perenne oscillazione tra impulsi di varia natura che finiscono per condurre allo stress.

Come poter uscire da questo circolo vizioso di un male che alimenta stesso. Non ci sono ricette magiche, ma è possibile un suggerimento di base: vivere il qui ed ora del rapporto con la persona che si incontra nella consapevolezza che proprio “tempo e spazio” sono le due dimensioni imprescindibili dell’esistenza umana, credenti o meno che si sia.

Ed allora, paradossalmente parlando,. si potrebbe dire che non è di  per sé il lavoro a risolvere il problema dei rapporti interpersonali, ma è come si vivono i rapporti interpersonali eventualmente a risolvere il problema del lavoro (e qui i vari sindacalisti dei lavoratori e dei datori di lavoro potrebbero mettersi a riflettere)… così come “non è il matrimonio a rendere felice chi si sposa, ma é chi si sposa a fare felice il suo matrimonio” ed anche “non è il vino che ubriaca, ma è l’uomo che si ubriaca”.

Questo per dire che lo stare bene o male nei rapporti interpersonali dipende in prima battuta da come la persona si relaziona con l’altra persona nel qui ed ora del suo esistere. E questa è “tenerezza” che nulla a che fare con il tenerume.

 Una cultura del genere a buona ragione si può chiamare “cultura delle buone relazioni”. A cominciare dalla buona relazione con se stessi che ci mette al riparo da attacchi nostalgici relativi al passato e ad incursioni di angoscia relativi al futuro,

In fondo in fondo non c’è alternativa a questa modalità esistenziale che a buona ragione potrebbe anche chiamarsi “ecologia relazionale”….

                                                                               (Gigi Avanti, consulente familiare)

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