Archivi del mese: gennaio 2018

DIVAGAZIONI…

INTUIZIONI…. E TEMPI DI REALIZZAZIONE (ovvero della convenienza di vivere il “presente”, il “qui ed ora”)

 

                            (divagazioni ad uso professionale per consulenti familiari… e non)

 

   In una delle sue simpatiche ed impreviste incursioni in casa, il parroco (Don Maurizio Mirilli) della parrocchia a cui appartengo ( Santissimo Sacramento a Tor de’ Schiavi a Roma) parlava in termini di “intuizioni” relative ad iniziative pastorali che avrebbero piano piano preso piede e concretezza.

   Ciò ha indirizzato il mio “pensare” al rapporto tra “intuizione” e “tempo di realizzazione” ed ha immediatamente sconfinato nell’oltre tempo… del quale, non avendo nessuno esperienza diretta, si può pensare solamente e con estrema cautela in termini analogici.

   E’ così che mi è venuto da pensare che “quando” (termine improprio per l’area dell’oltre tempo!) Dio ebbe l’intuizione di creare il mondo e successivamente di farsi Egli stesso Uomo, si trovò alle prese con il problema della realizzazione di tale intuizione… Fu così, forse, che, giocoforza, nacque (creò) il tempo.

   Possibile dedurre, quindi,  che l’intuizione sta alla sua realizzazione come l’eternità sta al tempo. E ciò suscita delle considerazioni sul tempo tali da poterlo definire come una sorta di eternità diluita nel giorno dopo giorno, una sorta di eternità somministrata con il contagocce e così via, fino ad arrivare a far dire a S.C. Lewis (autore di un gradevole libretto dal titolo LE LETTERE DI BERLICCHE, dove si narra di un diavolo anziano che insegna al nipotino a “tentare” l’uomo in maniera intelligente in modo da farlo comunque cadere in trappola) che “il presente è l’unico punto di contatto tra l’eternità e il tempo”.

  Ed argomenta più o meno così, il diavolo anziano: se tu distrai l’uomo dal presente facendolo rammaricare del passato o facendolo preoccupare del futuro, lo indebolisci, lo snervi così da renderlo vulnerabile per  tutte le tipologie di peccati…(i sette peccati capitali).

   Ne consegue la necessità psico – spirituale (per non cadere in tentazione) di vivere il “presente”, minuto per minuto, di avere una sorta di venerazione per il qui ed ora delle relazioni  umane (quali che esse siano, professionali o non).

   L’invito a “vivere il qui ed ora” diventa così una sorta di indicazione operativa (e non di rado terapeutica) per non cadere nelle trappole della rammarico o della nostalgia per il passato o nelle sabbie mobili dell’ansia e della troppa preoccupazione per  il futuro.

  Rammarico ed ansia tolgono ossigeno al presente e minano il benessere esistenziale.  Ecco una splendida poesia che ce lo sintetizza.

 

                                  IO SONO

Mi rammaricavo

del mio passato

e temevo il mio futuro

quando, improvvisamente

il mio Signore parlò:

Il mio nome è IO SONO.

Fece una pausa. Io attesi.

Poi continuò:

Se tu vivi del passato

con i suoi errori

e i suoi dispiaceri

vivi nel dolore.

Io non sono nel passato.

Il mio nome non è IO ERO

Se tu vivi del futuro,

con i suoi problemi

e le sue paure,

vivi nel dolore.

Il non sono nel futuro.

Il mio nome non è IO SARO’.

Se tu vivi questo momento,

vivi nella pace. Io sono nel presente. Il mio nome è IO SONO.

                                                                    (Helen Mallicoat)    

 

SE TORNASSI A VIVERE…

Qualcuno mi ha chiesto giorni fa se potendo rinascere

avrei vissuto la vita in maniera diversa.

Lì per lì ho risposto di no,  poi ho ripensato un po’ su e…

Potendo rivivere la mia vita, avrei parlato di meno

e ascoltato di più.

Non avrei rinunciato ad invitare a cena gli amici

soltanto perché il mio tappeto aveva qualche macchia

e la fodera del divano era stinta.

Avrei trovato il tempo di ascoltare il nonno

quando rievocava gli anni della sua giovinezza.

Non avrei mai preteso, in un giorno d’estate,

che i finestrini della macchina fossero alzati

perché avevo appena fatta la messa in piega.

Non avrei lasciato che la candela a forma di rosa

si sciogliesse, dimenticata, nello sgabuzzino.

L’avrei consumata io, a forza di accenderla.

Mi sarei stesa sul prato con i bambini,

senza badare alle macchie d’erba sui vestiti.

Avrei pianto e riso di meno guardando la televisione

e di più osservando la vita.

Avrei condiviso maggiormente le responsabilità

di mio marito.

Mi sarei messa a letto quando stavo male,

invece di andare febbricitante al lavoro,

quasi che, mancando io, il mondo si sarebbe fermato.

Invece di non vedere l’ora che finissero i nove mesi

di gravidanza, ne avrei amato ogni attimo,

consapevole del fatto che la stupenda cosa

che mi viveva dentro era la mia unica occasione

di collaborare con Dio

alla realizzazione di un miracolo. (Erma Bombeck)

 

 

 

 

Segnalo, a questo punto,  un libro che, letto senza fretta, non farà certamente “perdere tempo”:

            Jon Kabat – Zinn,  VIVERE MOMENTO PER MOMENTO (Corbaccio)

 

   Mi piace anche segnalare (perdonabile… conflitto d’interessi?) una Scuola di Formazione (SICOF, Scuola Italiana Consulenti Familiari) che, dalla sua fondazione ad opera di Padre Luciano Cupia e Rosalba Fanelli negli anni settanta (O.M.I.) ) ed oggi diretta dalla dott.ssa Marina Piccialuti presso Il Centro LA FAMIGLIA di Via della Pigna 13/A, il cui presidente è Padre Alfredo Feretti (O.M.I.) che ha fatto e fa dell’attenzione a vivere il “qui ed ora” uno dei fiori all’occhiello della sua filosofia di base. L’altro fiore all’occhiello è quello dell’ascolto professionale.

   E’ stato anche curato, anni or sono, dagli operatori della Scuola e del Consultorio un libro (oggi esaurito) dal titolo significativo, A SCUOLA DI BENESSERE.

   Come dire che il benessere esistenziale si fonda, soprattutto,  sulla capacità di  “vivere ogni relazione nell’ascolto nel qui ed ora” delle persone sofferenti di malessere esistenziale.

   Giovevole ricordare che il mondo si divide in due categorie di persone, quella di chi chiede aiuto e quella di chi offre aiuto… ma entrambe le persone di queste due categorie hanno i medesimi bisogni.

   Il bisogno principe rimane quello del capire e dell’essere capiti ed è proprio  grazie alla soddisfazione di tale reciproco bisogno che ci fa sentire amati, che ci da benessere… nel qui ed ora.

   Senza dire, paradossalmente parlando, che si può amare o sentirsi amati nonostante non tutto si riesca a capire.

   Dio stesso ci ama pur non capendo come, avendoci creati intelligenti ed amanti a somiglianza Sua, ci comportiamo da deficienti (nel senso etimologico della parola) arrivando sino a perdonarci.

   E qui siamo nel pieno del mistero… senza il quale “non si capirebbe niente” scriveva Alessandro Pronzato.

   E “chi non accetta il mistero”, scriveva Einstein, “non è degno di vivere”.

                                                                                                                                         (Gigi Avanti)

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http://www.gigiavanti.com   

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Divagazioni…

NEI PANNI… DI GESU NELL’INTERVALLO TRA VENERDI’ POMERIGGIO E DOMENICA NOTTE…

 

Non appena spirato, ad anima libera, ho rivisto in un attimo il film della mia vita mentre una sarabanda di emozioni e di pensieri (da uomo o da Dio… non li so distinguere)  gli  faceva come da colonna sonora. Gioia e contentezza perché tutto era finito bene, come voleva il Padre (del cui Spirito ero pieno anch’io) e perché non avevo deluso la Madre (alla quale ho sempre ubbidito) . Gioia piena e un convincimento, quello che era andato tutto bene per aver saputo “resistere” alle tentazioni che mi potevano distogliere dalla mia missione. Quelle del deserto le conoscete, ma altre due ve le confido ora. La prima fu quella della “vanità” in quel pranzo di nozze a Cana quando, su provocazione della mia mamma, fui indotto a trasformare l’acqua in vino. Fu lì che mi guadagnai, per qualcuno. la fama di taumaturgo e questo mi avrebbe potuto far montare la testa e aprirmi  una carriera…. Resistetti a questa tentazione perché già avevo in mente che nella cena dell’ultimo giovedì della mia vita avrei trasformato quel vino in sangue e questo avrebbe inferto un brutto colpo alla mia fama e alla mia immagine… Resistetti quindi e presi tempo. Anche ieri sera, giovedì. non più a pranzo ma a cena, si riaffacciò la tentazione di non perdere la faccia, di non deturpare l’immagine che si aveva di me. di non deludere le aspettative… e resistetti, anzi “respinsi” questa tentazione e, grazie al mio Spirito, finìi per rovinare la cena a tutti quanti (e certamente anche a Giuda). Non è di buon gusto, lo so, nel bel mezzo di una cena tra amici mettersi a parlare di tradimento, di pane che viene offerto dicendo che è carne e di vino che viene offerto dicendo che è sangue (e mi commuove ancora ricordare che abbiate mangiato e bevuto senza fare una piega e senza porre obiezioni o cercare spiegazioni…)  e mettersi a lavare i piedi. Lo ammetto, ho esagerato, ma non l’ho fatto per eccentricità, ma per amore… e l’amore prevede l’imprevedibile. Anche perché non avevo alternativa per farvi accettare (che è altro da capire…) che “eucaristia” e “amore fraterno”  vanno a braccetto,  anche se soltanto il primo è diventato, per ora, sacramento.  Non avevo alternativa e mi è andata bene. Mi dispiace solo di avervi rovinato la festa… (cosa che non era successa a Cana)  ma era soltanto per prepararvene una come Dio comanda… A proposito, pensandoci bene,  mi rendo conto che tutto è andato bene (secondo le Scritture) perché ho saputo “respingere” (e non solo passivamente “resistere”) la tentazione principe di tutte, quella di vivere pensando solo a me stesso e come se non dovessi mai morire… (anche in considerazione del fatto che fare miracoli così clamorosi mi avrebbe  reso la vita facile). Ma io non ero venuto per questo, ero venuto proprio per voi, per morire… per voi, anche se come Dio avrei potuto bipassare questa passaggio tragico che mi è costata sangue. Ed è quindi questo che vi vorrei ribadire durante l’ intervallo che mi separa dalla la mia risurrezione: cercate di respingere con immediatezza la tentazione madre, quella di vivere come se non doveste mai morire. Vivete pensando che vi toccherà morire. Non abbiate paura né della morte, né del morire… perché il bello deve ancora venire e il vostro futuro è al sicuro. Io ne sono la prova… e avevo dato già segnali lampanti del mio potere sulla morte quando “rianimai” il mio amico Lazzaro e quella fanciulla ( e dico “rianimare” e non “risorgere”… perché la “risurrezione” comporta la sparizione del cadavere dalla tomba…).  E se quando dico “morte” , vi viene spontaneo  “toccare ferro” o “incrociare” le dita toccate quello dei chiodi della mia croce sulla quale mi avete inchiodato… Quei chiodi portano fortuna . A presto .   (Gigi Avanti)  

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storielle ebraiche (1)

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EDUCARE SI’… MA COME?

LA METAMORFOSI DELL’ADOLESCENZA

(ovvero, una dritta per chi ha difficoltà a lasciar andare i figli)

 

   In molte tribù degli indiani d’America i ragazzi,  raggiunta l’età della pubertà, vengono sottoposti ad una serie di prove iniziatiche, quali dormire fuori dalla loro tenda lontani dalla famiglia, abituarsi a sopportare la fame, la sete, il sonno, imparare a costruirsi delle armi vere come archi e frecce, cucire scarpe e vestiti con pelli d’animali da loro stessi catturati, sottoporsi a lunghi momenti di istruzione da parte degli anziani.

   Si racconta che durante una di queste iniziazioni, gli anziani che dovevano vegliare sui giovani si erano stancati e si erano addormentati.

   Allora uno dei giovani lì distesi cominciò a pulirsi le unghie adoperando un bastone invece del suo grattatesta.  Ad un tratto esclamò: “Guardate, mi crescono delle penne sotto le unghie”. Alcuni suoi compagni fecero lo stesso e presto tutti lo imitarono.

   E videro spuntarsi addosso delle penne, che crescevano fino a diventare ali. “Cosa diventerai?” si chiedevano reciprocamente. Uno disse: “Diventerò un’anatra selvatica e tu?”. “Io diventerò un’oca”. Un altro volle diventare anche lui un’anatra selvatica, altri due vollero invece diventare gru.

   L’istruttore  non disse nulla. Ma quando finirono per emettere non più parole, ma gridi, pensò: “Bene, farò così anch’io, sarò l’aquila”.

   Allora molti degli abitanti del villaggio che stavano fuori nei pressi della sacra tenda, cominciarono a sentire un gran rumore e dall’apertura del fumo videro uscire prima una grossa anatra selvatica, poi delle oche, poi ancora delle gru…. ed  infine un’aquila.

   Alcuni abitanti del villaggio, compreso qualche genitore, si misero a gettare secchi d’acqua gridando: “Tornate indietro, vi state trasfigurando”.

   Ma essi volarono via.                 (C. Castaneda)  

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E intanto la vita scorre… felice!

LA PORTA DELLA FELICITA’   (“Di tanto in tanto dovremmo smettere di cercare la felicità e limitarci  ad essere felici”)

La cosa incredibile incominciò quando Giacomo aveva sei anni. Un giorno di ottobre trotterellava per una via sconosciuta. Sulla destra la strada era fiancheggiata da un lungo muro bianchissimo. Improvvisamente al centro del muro vide che c’era una porta verde con una maniglia dorata. La porta aveva un’aria invitante. Sembrava dicesse: “Aprimi, entra”. Giacomo esitò un istante. Tirò dritto fischiettando ancora un po’ fino alla fine del muro. Travolto da un desiderio intenso tornò indietro all’improvviso. Spalancò la porta ed entrò.

Si trovò di colpo nel giardino più incantevole che avesse mai immaginato. Anche l’aria era cambiata di colpo. Non era più quella triste e pesante della città. Aleggiava in essa un profumo esaltante, che dava una sensazione di leggerezza, di felicità e di benessere. E nei colori c’era qualcosa di magico che li rendeva incredibilmente vividi, perfetti, luminosi. Giacomo sentiva di respirare la felicità. Giacomo non si era mai sentito così bene. Giacomo trovò anche dei meravigliosi compagni di giochi. che gli volevano bene.

Poi, all’improvviso, arrivò una donna vestita di scuro che mostrò a Giacomo un grande libro. Lo prese a sfogliare indicando al bambino le pagine. Sbalordito, Giacomo vide nel libro la sua storia, finché si trovò sotto gli occhi se stesso esitante davanti alla porta verde nel lungo muro bianco. Giacomo fece per voltare pagina, ma la donna glielo impedì. Sentì affievolirsi  le voci dei compagni di gioco che gridavano: “Torna da noi. Torna presto da noi!” e si ritrovò nella larga strada grigia. Nel muro, malinconico e screpolato, non c’era più nessuna porta. Cercò ancora quella porta, ma per quanto vagabondasse non riusciva più a trovare il muro bianco con la porta verde.

Dieci anni dopo, Giacomo era diventato uno studente modello, diligente e impegnato. Una mattina, mentre si affrettava verso la scuola, si trovò davanti all’improvviso il lungo muro bianco e la porta verde che dava sul giardino incantato. L’aveva tanto cercata… Ma non pensò neppure per un istante ad entrare. Era preoccupato solo di non arrivare a scuola in ritardo. “Tornerò di pomeriggio”, pensò. Ma non la trovò più.

Non vide più la porta verde fino a 22 anni. Proprio il giorno in cui doveva sostenere l’esame più importante dell’università. Guidava la sua piccola automobile con molto nervosismo, sbirciando spesso l’orologio. Ad un certo punto, dopo aver svoltato  un angolo se la trovò improvvisamente davanti. La porta verde, con la sua dolce sensazione di qualcosa di indimenticabile e ancora raggiungibile. Giacomo arrestò l’auto, combattuto tra due opposte volontà: entrare nel giardino o affrettarsi per dare il suo esame. Tentennò un attimo,  poi scrollò le spalle e ripartì. Si laureò e cominciò una brillante carriera di avvocato. Giacomo rivide altre due volte la porta verde e  il muro bianco.

La prima volta stava correndo all’appuntamento con la ragazza che sarebbe diventata sua moglie. Quella sera non poteva certo pensare a due pantere… La seconda volta, dopo altri due anni ancora, la porta gli si presentò livida sotto la luce dei fari dell’automobile. Ma proprio quella sera aveva un incontro importantissimo con un noto personaggio politico che gli aveva promesso un posto sicuro nel suo partito. E non si fermò.

Passarono altri anni. La nostalgia del giardino incantato si faceva sempre più forte. Giacomo rimpiangeva le volte che non aveva avuto il coraggio di fermarsi ed entrare nella porta verde. “La prossima volta entrerò di sicuro…La prossima volta, qualunque cosa accada, mi fermerò…”, continuava a ripetere. Voleva a tutti i costi risentire l’aria pura, la dolcezza, la tenerezza del giardino e dei suoi abitanti.

Girava e girava per la città. Ogni volta che intravvedeva un muro bianco, il suo cuore raddoppiava i battiti. Ormai viveva soltanto per ritrovare quella porta verde. Ma non la ritrovò più. 

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C’e’ orazione e orazione…

                                   ORAZIONE DI RECUPERO

 Eterno Padre, ti chiedo di essere perdonato per tutte quelle volte

 che ti ho fatto perdere tempo

 inoltrandoti preghiere inopportune.  Non tenerne conto.

 Tieni conto, invece, di tutte quelle che sono in linea con i disegni misteriosi

 della tua santa e misericordiosa volontà… ma affrettati ad esaudirle.

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MEMORIA … d’amore

Maria e Gigi 1968

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8 gennaio 2018 · 10:45