Archivi del mese: dicembre 2020

SORPRESA PER IL 2021…”Le nuvole passano, il cielo rimane”.

                             Mei de Carli Indri, QUESTIONI DI CU(O)RE Al tempo del covid 19

 (OdV “Centro per la Formazione e la Consulenza della Coppia e della Famiglia”, via Giovanni Pascoli, 51/a – Rovigo)

   Non appena ricevuto in dono il libro di Mei de Carli Indri, QUESTIONI DI CU(O)RE Al tempo del Covid 19,  da consulente familiare della prima ora quale sono, ho subìto la tentazione di iniziarne sùbito la lettura.

   Ed è stato proprio il gioco di parole ricorrente nella “narrazione” della Mei ad avere nutrito la mia curiosità nel proseguire nella lettura.

   Anche perché con lei ho condiviso varie occasioni di collaborazione essendo stata mia formatrice alla SICOF  di Roma, (Scuola Italiana Consulenza Familiare).

   Ma i giochi di parole non sono certo l’unico strumento investito dalla Mei, anche in chiave didattica, per consulenti familiari, ma si accompagnano a metafore, aforismi, paradossi, neologismi e inglesismi, etimologia delle parole (un esempio: andare alla “radice” delle parole può favorire nel cliente – utente di “radicare” il misterioso passaggio dal malessere ad un possibile benessere), soffice ironia e autoironia, “entrate” a sorpresa nell’inconscio per stimolarne “l’uscita” del bello presente in esso (Jung)…

    Il contenuto poderoso del testo (oltre 200 pagine), insomma, e le  cospicue e pertinenti citazioni di testi e brani hanno la magia della bambole matriosca, nel senso che aprono via via nuovi ed inaspettati scenari, sempre diversi, tutti convergenti però verso l’unico fine, quello  di suggerire al consulente familiare (o a chi volesse provare l’esperienza dell’offrire aiuto efficace a chi chiede aiuto) un uso appropriato della relazione consulenziale.

  E’ così che riferimenti a mitologia, filosofia, letteratura, arte, poesia, canzoni, psico – politica e spiritualità incarnata diventano alimento succoso e ricco per vivere l’esperienza della relazione consulenziale nel “qui ed ora”.

   Anche perché questo impegno fatto di ascolto empatico professionale dell’altro può essere facilitato  dall’uso di “storielle” scritte dall’autrice lungo il corso di questi anni.

  Insomma che dire? Un libro per buongustai.  Un libro “regale”… da offrire come “regalo” a chi sente la vocazione di essere di aiuto a chi chiede aiuto.

   Come ha fatto l’autrice che, con la modalità soave del suo narrare ha “saputo” regalare, magari a sua “insaputa”, alcuni pezzi del suo vissuto personale con sobrietà, umiltà e delicatezza lasciando totale libertà al lettore di usufruirne per diventare a sua volta regalo di serenità.

   Ed in conclusione  riporto questa dolcissima dichiarazione di intenti della Mei (consulente familiare e psicoterapeuta):

“Vorrei spianare la ruga che hai tra le sopracciglia, ma non esiste lifting per una ferita del cuore. Posso solo baciarla… senza farti vedere la mia” . (Mei Indri de Carli)

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Il libro può essere richiesto via e.mail a.    cfdrovigo@gmail.com che provvederà all’invio.

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Con un po’ di anticipo

                                           COMMENTO OMILETICO

                                    (Domenica 3 gennaio: Gv. 1, 1 – 18)

“Nomen omen” si dice. Il significato di “nomen omen” risale agli antichi romani secondo i quali nel nome delle persone era  indicato il loro stesso destino.  

   Anche nel  pensiero biblico il nome rappresenta e significa l’essere stesso nella sua singolarità, nella sua essenza totale, nella sua individualità concreta, nella sua personalissima identità e nella sua missione esistenziale.

   E’ misteriosamente bello constatare come la liturgia della Chiesa ci inviti oggi a celebrare il nome di Gesù (l’onomastico) proponendo il celebre brano con cui l’evangelista Giovanni da inizio al suo vangelo.

   E’ bello constatarlo perché nei 18 versetti offerti alla lettura è contenuto, in mirabile sintesi, tutto il vangelo, tutta la dinamica della storia della salvezza.

   Sembra di poter notare che così come il nome di Gesù contiene tutto il suo essere e il suo agire, il suo destino, la sua missione,  allo stesso modo il l’incipit del vangelo di Giovanni contiene tutto il vangelo.

  Rimane allora da porci una domanda: cosa può insegnare a noi oggi tutto questo? E per rispondere a questa domanda si può partire, ad esempio,  con l’immaginare la difficoltà dell’evangelista Giovanni alle prese con il problema di testimoniare e di trasmettere il messaggio evangelico usando categorie e generi letterari diversi dalla cultura ebraica.

   Una difficoltà che il messaggio evangelico incontra ogni qual volta deve incarnarsi in culture diverse e che i “missionari” di ogni tempo continuano ad incontrare.

   E l’evangelista supera questa difficoltà ribadendo più volte e insistendo su di un fatto incontrovertibile, quello di essere stato testimone oculare di tutta la dinamica della storia della salvezza rivelata compiutamente in Gesù, testimone oculare di eventi pensati dall’eternità dal Padre e portati a compimento concretamente nello scorcio di tempo davanti ai suoi occhi.

   La qual cosa comporta, per noi oggi che non siamo stati testimoni oculari come Giovanni, di poter e saper essere testimoni fidandosi ciecamente di chi ci assicura, con il suggello della propria vita, di esserlo stato.

   Questa è la dinamica della trasmissione della fede da una generazione all’altra. Questa è la lezione da ricavare e da apprendere da questo brano di vangelo.

   Ma questa trasmissione della fede fatica a prender vita ed a  realizzarsi se chi afferma di credere offre una testimonianza poco credibile e poco affascinante.  

   Soprattutto al giorno d’oggi che l’uomo si trova sovente portato a questa desolata lamentazione: “Non so più a chi credere”.

   In genere si è portati a credere a chi testimonia con la vita, la verità affermata a parole e  lo fa, paradossalmente parlando, a scapito della sua medesima vita.

   Che poi questa trasmissione della testimonianza di fede sortisca o meno effetti immediati di conversione, questo attiene al mistero complessivo delle cose di Dio, sulle quali è prudente non investigare troppo. Meglio essere buongustai di mistero che affannati cercatori di spiegazioni.

   Non ci si scoraggi, pertanto, quando ci si sente dire da Gesù: “Anche quando avrete fatto tutto, ricordatevi che siete sempre dei servi inutili”, che per chi ha la coda di paglia ed è ipersensibile agli epiteti, la traduzione di “servi inutili” può essere ammorbidita con quella di “semplici servi”, che è più rispettoso e veritiero, ma ugualmente efficace e incoraggiante all’umiltà del servizio di testimonianza. 

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PENSIAMOCI SU’…

TUTTA COLPA DEGLI ALTRI… TUTTA COLPA TUA….

             (né l’una, né l’altra…. consapevolezza)

“Provo un senso di rabbia contro tutto e contro tutti, un senso di oppressione. E’ da quando sono nato che subisco ingiustizie e umiliazioni. Chiedo giustizia e che mi sia reso quanto mi è stato tolto e che vengano riconosciuti gli errori commessi nei miei confronti. Infatti…

Amavo il sole e la vita: fui accecato e rinchiuso.

Amavo una donna: fui da lei tradito e umiliato dal suo lui.

Amavo la libertà di pensiero: fui catechizzato.

Amavo la comprensione: fui respinto.

Amavo il rispetto: fui offeso.

Amavo la spontaneità: fui deriso.

Amavo l’allegria: fui biasimato.

Amavo donare: fui frainteso.

Amavo il mio corpo: fui svergognato.

Amavo la mia anima: fui lapidato.

Amavo me stesso: fui spersonalizzato.”

Ora fai bene attenzione. Nulla ti può essere reso  perché nessuno ti ha tolto nulla. Quel senso di oppressione che avverti è il peso delle “tue” colpe. Sei colpevole per aver odiato l’uomo e per esserti ribellato alle sue leggi”:

Colpevole per non esserti assoggettato alle leggi

Colpevole per non aver saputo rinunciare alla donna proibita e ucciso il tuo rivale.

Colpevole per non aver riconosciuto il bene più prezioso dell’uomo: la ragione.

Colpevole per non aver compreso ed aver peccato di superbia.

Colpevole per aver cercato accondiscendenza ed esserti creduto degno maggior rispetto.

Colpevole per non aver imparato a riconoscere e controllare la tua intimità.

Colpevole per aver reagito con ironica semplicità e con presunzione.

Colpevole per aver dato amore solo a chi ti ricambiava amore.

Colpevole per non esserti assoggettato ai “costumi” degli altri.

Colpevole per esserti eletto come unico depositario di verità.

Colpevole per esserti posto al centro dell’universo.”

“Quel senso di oppressione che ora ti prende per te stesso, può svanire attraverso la consapevolezza della tua interiorità, dove avviene la lotta tra bene e male, tra paure e desideri. Certe paure infatti si vestono di rabbia accusatoria e nascondono sottili desideri negativi. Riconosci la tua tenebra ed essa svanirà. Riconosci il male presente in te, ma senza trattenerlo. Se il tuo animo percepisce  questo male come un pesante fardello, potrà anche percepire la possibilità di percorrere la strada della consapevolezza consistente nel trasformare quel male in bene.

Questo comporta però umiltà e sincerità. Soltanto la rinuncia alla follia e alla ignoranza può aprire le porte al tuo divenire.

Soltanto la rinuncia alla accuse (i primi undici punti) e alle autoaccuse (i secondi undici punti) può aprire la via alla consapevolezza di poter essere, senza vergognarsene, accusato e accusatore, oppresso e oppressore, innocente e colpevole…

Le sofferenze dell’uomo null’altro sono che il disconoscimento del male che egli trattiene entro se stesso.

La serenità null’altro è che la consapevolezza di questo male… senza volontà di trattenerlo. Ad esempio…..

Perché non ammetti che avresti voluto essere padrone del mondo?

Perché non ammetti che avresti voluto fare per sempre tua la donna e sottrarre a lui quel potere conquistato a fatica?

Perché non ammetti che avresti voluto tu catechizzare gli altri secondo il tuo punto di vista?

Perché non ammetti che era la tua esigenza quella di sentirti amato e compreso?

Perché non ammetti che avresti voluto trovarti su di un trono ed avere degna riverenza dai tuoi sudditi?

Perché non ammetti che avresti voluto che nessuno ti ostacolasse?

Perché non ammetti che l’allegria ti serviva per sfuggire ai dolori e alle responsabilità?

Perché non ammetti che volevi godere della riconoscenza degli altri?

Perché non ammetti che il tuo era un compiacimento bell’e buono?

Perché non ammetti di non aver fatto nulla per conoscerti veramente?

Perché non ammetti che avresti voluto fare solamente ciò che ti risultava gradito?”

Tratto da L’ANIMA, L’UOMO E IL VIAGGIO SENZA RITORNO di Giandomenico Fiandri (ed.  L. Reverdito, 1986) e rielaborata sinteticissimamente da Gigi Avanti.

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Quando non si dorme…

La brezza d’un silenzio soave

squarcia il buio della notte

e nell’anima sento sussurrar:

“Caro Dio, ma chi ti capisce!”

“E chi ti ha mai chiesto di capirmi?”

 “Hai ragione, chiedo scusa”.

“Lo vedi che mi hai capito?”

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QUALCHE LIBRO dal 1970 in poi

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DI BUFALA IN BUFALA si va alla malora!

                                                 LA BUFALA DELLA “morale laica”…

   Carlo Sgorlon scriveva: “La morale laica è come un voler piantar chiodi in una parete di fango”. Da qui parto per una breve considerazione relativa a quanto mi capita di sentir dire da qualcuno nei vari dibattiti.

   Sento dire ogni tanto da qualcuno: “Uno in privato può fare quello che vuole, basta che non valichi il confine della legalità e incorra nel penale”. Mi chiedo, essendo l’uomo un “animale relazionale”, quale possa essere il confine tra comportamento “privato” e comportamento “pubblico”.

   Ma mi chiedo ancor più appassionatamente come possa essere, filosoficamente parlando (filosofia morale),  e come possa conciliarsi il fatto che un comportamento, come abortire, sia legalmente lecito (quindi penalmente irrilevante), pur essendo oggettivamente un comportamento omicida.

  All’anima della morale laica!

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LEGGENDO COSTANZA MIRIANO

                           QUALCHE AFORISMA NUTRIENTE… per dopodomani… da leggere oggi.

“Un gesto d’amore ha un valore enorme che risuona nell’eternità”. (Costanza Miriano)

“Davanti alla sofferenza non si parla. Si abbraccia, si prega, si offre una mano se è possibile”. (Costanza Miriano)

“Il momento preciso della storia, il luogo preciso del pianeta in cui Dio ci ha messo, questo e non un altro,adesso e non prima né dopo, è l’unico punto dell’universo in cui noi incontriamo Dio, l’unico, perché siamo qui, adesso.  (Costanza Miriano)

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Quanto ci manchi Chiara…

Dolore crescente, preghiera straziante. Dolore straziante, preghiera crescente…

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CON CALMA…

                 

LA PIETRA PREZIOSA

Durante uno dei suoi viaggi un monaco aveva trovato  una pietra preziosa e l’aveva conservata. Un giorno incontrò un altro viaggiatore che, quando il monaco aprì la borsa per dividere con lui le provviste, vide il gioiello e chiese al monaco di darglielo.

Senza esitare il monaco consegnò la pietra al viandante che se ne andò al colmo della gioia per l’inatteso regalo: il valore della pietra era, infatti, tale da garantirgli una vita agiata per il resto dei suoi anni.

Dopo pochi giorni l’uomo ritornò a cercare il monaco e trovatolo, gli restituì la gemma supplicandolo: “Ti prego, dammi qualcosa di più prezioso di questa pietra, che pure deve essere di grande valore. Dammi ciò che ti ha permesso di donarmela”.

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ABRAMO E L’ANGELO DELLA MORTE

Abramo, oramai vecchissimo, era seduto su una stuoia nella sua tenda di capotribù, quando vide sulla pista del deserto  un angelo venirgli incontro.

Ma quando l’angelo gli si fu avvicinato, Abramo ebbe un sussulto. Non era l’angelo della vita, ma era l’angelo della morte.

Appena gli fu di fronte, Abramo si fece coraggio e disse: “Angelo della morte ho una domanda da farti: io sono amico di Dio, hai mai visti un amico desiderare la morte dell’amico”?

L’angelo rispose: “Sono io a farti una domanda: hai mai visto un innamorato rifiutare l’incontro con la persona amata”?

Allora Abramo disse: “Angelo della morte, prendimi”.

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VALE PER OGNI OGGI

                                                               BEATITUDINI PER OGGI

                                                                (ma anche per dopodomani)

1) Beati quelli che sanno ridere di se stessi, non finiranno mai di divertirsi.

2) Beati quelli che sanno distinguere una montagna da un ciottolo, eviteranno molti fastidi.

3) Beati quelli che sanno riposare e dormire senza trovare scuse, diventeranno saggi.

4) Beati quelli che sanno ascoltare e tacere, impareranno cose nuove.

5) Beati quelli che sono abbastanza intelligenti per non prendersi troppo sul serio, saranno

    apprezzati dai loro vicini.

6) Beati quelli che sono attenti alle richieste degli altri senza sentirsi indispensabili, saranno

    dispensatori di gioia.

7) Beati sarete voi se saprete guardare seriamente le cose piccole e tranquillamente quelle

     importanti, andrete lontano nella vita.

8) Beati voi se saprete apprezzare un sorriso e dimenticare uno sgarbo, il vostro cammino sarà

     pieno di sole.

9) Beati voi se saprete interpretare sempre con benevolenza gli atteggiamenti degli altri anche

     contro le apparenze.

10) Beati quelli che pensano prima di agire e che pregano prima di pensare, eviteranno tante

       stupidaggini.

11) Beati voi se sorriderete di voi stessi, svanirà come un miraggio il maggiore ostacolo della vita.

12) Beati voi quando non raccogliete le ingiurie e neppure le lodi, i sentieri della luce si apriranno

       al vostro sguardo.

13) Beati soprattutto voi che saprete riconoscere il Signore in tutti cloro che vi incontrano, avete

       trovato la vera gioia e la vera speranza.

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