Archivi del mese: settembre 2012

C’ERA UNA VOLTA L’AMORE… (anonimo brasiliano da rivista VITA FAMILIARE di Brescia)

L’Amore abitava in una casa pavimentata di stelle e adornata di sole. Un giorno l’Amore pensò ad una casa più bella. Che strana idea quella dell’Amore! E fece la terra e, sulla terra, ecco fece la carne e nella carne ispirò la vita  e, nella vita, impresse l’immagine della sua somiglianza. E la chiamò: uomo. E, dentro l’uomo, nel suo cuore, l’Amore costruì la sua casa: piccola, ma palpitante, inquieta, insoddisfatta come l’Amore. E l’Amore andò ad abitare nel cuore dell’uomo e ci entrò tutto là dentro perchè il cuore dell’uomo è fatto d’infinito. Ma un giorno l’uomo ebbe invidia dell’Amore, voleva impossessarsi della casa dell’Amore, la voleva soltanto e tutta per sè, voleva per sè la felicità dell’Amore, come se l’Amore potesse vivere da solo. E l’Amore fu scacciato dal cuore dell’uomo. L’uomo allora cominciò a riempire il suo cuore, lo riempì di tutte le ricchezze della terra, ma era ancora vuoto. L’uomo, triste, si procurò il cibo col sudore della fronte, ma era sempre affamato e restava con il cuore terribilmente vuoto.  Un giorno l’uomo… decise di condividere il suo cuore con tutte le creature della terra.

L’Amore venne a saperlo… si rivestì di carne e venne anche Lui a ricevere il cuore dell’uomo. Ma l’uomo riconobbe l’Amore e l’inchiodò sulla croce e continuò a sudare per procurarsi il cibo.

L’amore allora ebbe un’idea: si rivestì di cibo, si travestì di pane e attese silenzioso. 

Quando l’uomo affamato lo mangiò, l’Amore ritornò nella sua casa… nel cuore dell’uomo. E il cuore dell’uomo fu riempito di vita perchè la vita è Amore.

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PREGHIERA DEI NAVIGATORI DI …FACEBOOK (Patrizio Righero)

In questo angolo del mondo digitale, Signore, ci sono centinaia di nomi appiccicati alle pareti di una casa che esiste solo sullo schermo e nella mia fantasia. Li chiamo “amici”, ma molti di loro li conosco poco, altri solo di vista, altri ancora sono poco più che volti (a volte nemmeno quelli!). Qualcuno non l’ho incontrato, qualcun altro vive dall’altra parte del mondo, con qualcuno condivido molto, con altri poco o nulla. Alcuni li ho scelti, altri hanno scelto me. E ora sono qui, sulla mia home come sorelle e fratelli, posti sulla mia rotta virtuale.

Te li affido, Signore,  uno per uno,  ti affido le loro speranze, le loro paure, i loro progetti di felicità. Rendimi, per loro, immagine – sia pur sbiadita! – del tuo amore paziente e misericordioso. Rendimi amico vero, pronto ad ascoltare, a condividere, a esserci. Rendimi apostolo, capace di annunciare, anche sul Web, il tuo vangelo di salvezza. Ti ringrazio, Signore, per questo spazio immenso, per questa vita a colori, per questi incontri che forse non sono mai casuali. Tuttavia, Signore, ti chiedo di non lasciarmi mai affogare in questo mare di finta compagnia: risveglia in me il desiderio di uscire là fuori, di ascoltare voci reali, di abbracciare persone autentiche e stringere amicizie vere. Amen.  (Dalla rivista VITA FAMILIARE di Brescia)

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LA STREGA GENTILE…(“I pregiudizi sono il ragionamento degli stupidi” diceva Einstein)

LA STREGA GENTILE  (ovvero ecco svelato il meccanismo delle “pippe mentali” che induce a giudicare le persone sulla base di alcuni comportamenti superficialmente osservati e pregiudizialmente interpretati…)
UNA FAMIGLIA DI CINQUE PERSONE SI STAVA GODENDO UNA GIORNATA SULLA SPIAGGIA. I BAMBINI FACEVANO IL BAGNO NELL’OCEANO E COSTRUIVANO CASTELLI DI SABBIA, QUANDO COMPARVE IN LONTANANZA UNA VECCHINA. I CAPELLI GRIGI LE VOLAVANO CON IL VENTO E GLI ABITI ERANO SPORCHI E STRACCIATI. MORMORAVA QUALCOSA TRA SE’ E SE’ E INTANTO RACCOGLIEVA OGGETTI NELLA SABBIA E LI METTEVA IN UN SACCO. I GENITORI CHIAMARONO I BAMBINI VICINO A SE’ E RACCOMANDARONO LORO DI STARE LONTANI DALLA VECCHIETTA. QUANDO PASSO’ ACCANTO A LORO,  CURVANDOSI DI TANTO IN TANTO PER RACCOGLIERE ROBA DALLA SABBIA, ELLA SORRISE ALLA FAMIGLIA. MA ESSI NON RICAMBIARONO IL SORRISO. MOLTE SETTTIMANE DOPO VENNERO A SAPERE CHE LA VECCHINA DA SEMPRE SI ERA ASSUNTA IL COMPITO DI RACCOGLIERE PEZZETTI DI VETRO SULLA SPIAGGIA PER EVITARE AI BAMBINI DI FERIRSI I PIEDI. (A. De Mello, La preghiera della rana, e.p.)

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UNA RIFLESSIONE PER IL CO…

UNA RIFLESSIONE PER IL COMPLEANNO NUMERO 69 DEL 14 SETTEMBRE

Nella prosimità di compiere il mio 69° anno di vita (essere nati il 14 settembre… giorno della Esaltazione della Croce, nell’anno 1943 con guerra civile in corso… potrebbe essere una indicazione di vita non facendo guerra a nessuno e non essendo croce per nessuno…) mi viene da pensare a quanto sono stato fortunato piacendomi da morire gli eventi che mi capitano per caso. Einstein definiva il caso: “Dio che gira in incognito” e continuava asserendo che “Chi non accetta il mistero non è degno di vivere”. Misterioso quindi tutto quanto ci capita per caso! Guai a volerlo capire, spiegare…Pacificante accettarlo e dire grazie godendone, anche perchè alternativa non c’è.

Come mi è successo proprio domenica 9 settembre. Per caso vado con Maria (anche lei incontrata per caso qualcosa come 44 annu  fa) ad Albano dove un mio caro amico fratello prete, e ora anche monsignore, don Carlino Panzeri (che ho incontrato per caso… avendomi lui cercato – e questo è ancor più intrigante sul versante del mistero – all’inizio degli anni ’80) offriva una giornata di spiritualità ai fidanzati della zona. Tra le espressioni più penetranti, una mi ha colpito a proposito di relazioni interpersonali da vivere in maniera reciprocamente nutriente. Questa: “Più si conosce, meno si giudica… meno si conosce più si giudica”. Perbacco! Allora chi è incline al giudizio è a corto di intelligenza! Allora io che sto giudicando il fratello corto di intelligenza sono a mia volta a corto di intelligenza… Forse è una questione di uso dell’intelligenza. Se uso l’intelligenza alla maniera di uno specchio che riflette la realtà che si rispecchia nella mia mente e mi limito a descrivere quanto rispecchiato, allora faccio buon uso dell’intelligenza. Se invece uso l’intelligenza per chiosare, interpretare, congetturare, ipotizzare quanto riflesso nella mente allora corro il rischio di arrivare alle soglie del giudicare. Senza dire che gli specchi non pensano… però riflettono… in silenzio! Bellissimo l’aforisma del “giudizio”. A condizione però di ssaper riconoscere il virus del giudizio abilissimo ad annidarsi in certi modi di dire o opinioni o impressioni… Dire che quando piove il tempo “è brutto” è dare un giudizio. E se l’acqua si offendesse e non piovesse più! Non è più realistico dire che si tratta di tempo “piovoso”? L’acqua non è brutta, ma semplicemente “chiara” (si vede con gli occhi), “fresca” (si tocca con  mano), “dolce” (si gusta con il palato) come poeta il Petrarca. Che viene battuto da san Francesco il quale descrive l’acqua (e non la giudica) facendo uso dell’intelligenza spirituale (e non solo di quella sensoriale – materiale) e dicendo che essa è “utile, umile, preziosa, casta”. E per concludere… c’è chi paragona il giudicare ad una etichettatrice sempre pronta aD appiccicare etichette o a una mitragliatrice sempre pronta a sparare giudizi (frettolosi e sommari…) e il valutare o descrivere quello che si riflette nella nostra mente a una macchina fotografica che, senza batter ciglio, riprende, quanto osserva… e ne sviluppa il positivo…Resto in attesa di osservazioni e di critiche, ma soprattutto di auguri…

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12 settembre 2012 · 15:37

Succede spesso di essere invidiosi senza accorgercene …(Commento omiletico del 30 settembre 2012)

Succede spesso nella vita quotidiana di essere alle prese con il demone dell’invidia, un demone capace di infilarsi negli anfratti più nascosti della mente e del cuore e da lì lanciare i suoi attacchi all’anima intera. Il demone dell’invidia  (così come tutti i demoni capitali) è solito usare strategie raffinatissime per ottenere il suo scopo, quello di rovinare i rapporti.
La strategia principe usata dal principe del male è quella di passare inosservato perché capace appunto di camuffarsi, di mascherarsi suscitando in chi lo asseconda reazioni di “sdegno”, di “risentimento”, di vero e proprio “scandalo”.
Scandalizzarsi del male è normale, ma “sdegnarsi” o “scandalizzarsi” del bene è proprio strano e curioso. Questo meccanismo, del tutto inconscio, succede in ragione di ciò che si “pensa” di quell’evento che ha suscitato tanto “scandalo” o “risentimento”. Un esempio di antichissima data può chiarire meglio il concetto: Caino “pensava” che Dio gradisse di più le offerte  del fratello Abele e ne ebbe invidia… fino ad eliminarlo… anziché eliminare il suo pensiero cattivo.. Ma su quale base di realtà, Caino,  si era fatto questo “convincimento”?  La medesima cosa potrebbe essere accaduta, nella notte dei tempi, a Lucifero quando “pensò” che non era giusto che Dio facesse il Dio da solo e ne ebbe invidia… fino a volerlo eliminare… senza riuscirvi però.
Più o meno dovrebbe essere successo (è il brano del vangelo che stiamo commentando) nientemeno che a Giovanni,  il discepolo preferito da Gesù (e chissà se gli altri  undici non avranno avvertito il pungolo dell’invidia  nelle loro carni per questa gratuita preferenza di Gesù…).
Giovanni infatti “pensava” che chi non era del loro gruppo non potesse fare del bene… ed ecco scaturire da questo “pensiero virale” (cattivo pensiero) l’esplosione, degnata, scandalizzata, quasi trionfale di Giovanni: “Noi glielo abbiamo proibito perché non viene con noi”. Una esplosione, chissà, per la quale magari Giovanni si sarebbe aspettato da Gesù una lode, un encomio..
Ed invece Gesù risponde con un antivirus che va a colpire al cuore il virus di quel cattivo pensiero: “Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo (che faccia, cioè, del bene…) in nome mio e subito possa poi parlare male di me. Perché chi non è contro di noi è con noi”- E prosegue poi con una sventagliata di paradossi da far tremare i polsi e da sconvolgere la mente, una sventagliata di paradossi dove, guarda caso, ricorre più volte la parola “scandalo”.
Gesù, con questa sventagliata di paradossi (“Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo…” ecc.) arriva a ribaltare l’atteggiamento “scandalizzato” (quindi invidioso…) di Giovanni e discepoli.  Come a voler far capire chiaramente di non essere loro motivo di scandalo con i loro comportamenti meschini retti dal pensiero che “chi non è con noi è contro di noi”.
Ce n’è abbastanza per tutti noi… Anziché strapparsi le vesti per ciò che pensiamo “scandaloso” negli altri occorre comportarsi in modo che non siano altri a strapparsele a causa dei nostri atteggiamenti meschini, gretti, pettegoli ,razionali… invidiosi.  E ciò accade facilmente quando si perde di vista lo scenario del Regno di Dio dove ognuno di noi è una comparsa e non una prima donna.
Anziché essere invidiosi (seccati, risentiti, irritati, addirittura scandalizzati…) che qualcuna faccia il bene come noi o sia più bravo e dotato di noi o sia “preferito” da Dio occorre semplicemente “pensare” che se questo qualcuno non è “contro Dio” è dalla parte di Dio e che se non è contro di noi è con noi. Questo convincimento di fede è il seme della amabilità fraterna. Se l’invidia del diavolo (a dirla con la Sapienza e con Paolo) ha rovinato il mondo delle relazioni, l’amore fraterno portato da Gesù lo ha salvato. A condizione di non guardare il fratello con occhio invidioso…

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12 settembre 2012 · 14:27

HO TROVATO QUESTA: la teoria e’ quando si sa, ma niente funziona: la pratica è quando tutto funziona, ma nessuno sa il perchè; qui teoria e pratica si fondono: niente funziona e nessuno sa il perchè”

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10 settembre 2012 · 19:06