Archivi del mese: febbraio 2019

MI SEMBRA…

 Mi sembra di poter argomentare così, in modo del tutto filosofico e senza minimamente voler entrare nel sacrario della coscienza di nessuno, a proposito del comportamento di tanti cristiani cattolici chiamati anni or sono a   pronunciarsi sul “sì” o “no” all’ aborto (legge 194 che, con eufemismo sfacciato, è stata varata con il titolo di “Interruzione volontaria della gravidanza”).

Molti di loro, pur dichiarandosi contrari all’ aborto, asserivano di aver votato a favore “per lasciare libere le persone di operare la propria scelta”.

Tale curiosa motivazione mi costringe  a chiedere loro in tutta franchezza fraterna: ma vi sentite così importanti da pensare di essere proprio voi a concedere o a permettere tale libertà ad altri?  Non è che vi mettete quasi al pari di Dio che è il titolare unico della distribuzione universale della libertà?

Senza scordare che la vera libertà non è quella di operare il bene e il male o quella di illudersi che il “male” si possa anche fare “bene”…

In tale senso ci avevano provato Eva ed Adamo a fare di testa loro l’esperienza del “male” , sforzandosi di farlo “bene”… e in questo mostrando tutta la loro “originalità”…

La vera libertà e quella “dal male”,  che ha come altra faccia della medaglia quella di libertà “di fare il bene” con fantasia e originalità.

Infatti gli alberi da  frutta “buona” dai quali poter cogliere ogni frutto erano tanti ( = i comportamenti di libertà di poter fare il bene sono proprio infiniti…),  mentre invece l’albero da frutta “cattiva” da non cogliere era uno solo (= il comportamento di libertà di poter fare il male è uno solo).

Credo basti così “interrompendo volontariamente” il mio argomentare!

 

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FUNERALE FESTOSO… FESTA FUNEBRE

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20 febbraio 2019 · 17:36

MA GUARDA UN PO’

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20 febbraio 2019 · 08:48

SAGGEZZA IRONICA

Il mio amico Carlo, dotato di saggezza ironica, chiacchierando dei giovani d’oggi mi diceva questo: “Ai giovani che incontro sono solito dire che è bello e normale, alla loro età, innamorarsi di una idea… ma li avverto di non affrettarsi a sposarla perchè in seguito potrebbero avere difficoltà a divorziare”.

Vero, ma forse questo “divorzio” , quello di cambiare idea, (comunque doloroso) potrebbe essere lecito come alternativa per una vita più rilassata.

Quasi sempre il cambiare idea è segno di umiltà… in barba a chi, frettolosamente,  può giudicarci delle banderuole.

 

 

 

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REGALINO PER SAN VALENTINO…

                    (L’amore non muore mai di morte naturale)

           LA STORIELLA DEL TANDEM ARANCIONE

   Viveva molto tempo fa in un sobborgo lontano, un anziano biciclettaio. Dalle sue mani uscivano le più belle biciclette che mai fossero state viste sulla faccia della terra. Ne costruiva di tutte le grandezze e di tutte le forme, colorandole così belle da lasciare estasiati grandi e bambini.

   La gente veniva da tutte le parti del mondo per ammirarle ed acquistarle. I bambini del sobborgo rimanevano ore ed ore con la bocca aperta, fuori dalla porta del suo laboratorio, ad osservare stupiti la magia del suo lavoro.

   L’anziano biciclettaio era di poche parole, ma rispondeva volentieri alla curiosità dei bambini; anzi, di tanto in tanto, li invitava ad aiutarlo, ricompensandoli poi con una bella gita in bicicletta. Non c’era bambino in quel sobborgo che non sapesse andare in bicicletta.

   La specialità dell’anziano biciclettaio consisteva però nella costruzione del tandem, quella caratteristica e curiosa bicicletta a due selle. Nel sobborgo correva voce che la costruisse addirittura con maggior cura rispetto alle biciclette semplici.

   Di tandem ne costruiva tantissimi ed aveva una strana e misteriosa abitudine, quella di regalarli a tutti quegli innamorati che gliene avessero fatto richiesta. Questa storia del regalo richiamava in quel sobborgo gli  innamorati di tutto il mondo.

   Ad essi l’anziano biciclettaio chiedeva in cambio soltanto due promesse: quella di non montare mai sul tandem uno per volta e quella di farlo riconsegnare a lui una volta che entrambi fossero morti.

   Questa seconda promessa aveva il potere di oscurare per un attimo l’incantesimo di quel momento, ma soltanto per un attimo, perché subito lo sguardo sorridente e penetrante del biciclettaio bastava a rasserenare gli innamorati.

   In quel sobborgo, un giorno all’ anno, si faceva una grande festa. Veniva chiamata la festa del tandem arancione.

   In un tiepido giorno di primavera, quando il tramonto accompagnava le ombre della sera ad invitare la notte, l’anziano biciclettaio offriva a tutti lo spettacolo del tandem arancione.

   Bastava che egli poggiasse a terra il tandem che questo sfrecciava da solo per tutte le strade e i viottoli del sobborgo.

   Nessuno pedalava sul tandem arancione, purtuttavia esso viaggiava in perfetto equilibrio, sterzava a destra e a sinistra, accelerava e rallentava, talvolta si fermava e di tanto in tanto si udiva  perfino scampanellare.

   Si potevano osservare i pedali muoversi in perfetta sincronia ed i riflessi colorati dei raggi delle ruote in movimento sembrava scrivessero messaggi  nella fantasia della gente.

   Terminata la festa, l’anziano biciclettaio riponeva il tandem in un luogo segreto della sua abitazione da dove l’avrebbe prelevato l’anno successivo.

   Tanti avevano provato a carpire il segreto del tandem arancione che si muoveva da solo… ma senza mai riuscirvi.

   Un altro segreto era custodito nel cuore dell’anziano biciclettaio, quello delle tre soffitte: in una di queste custodiva tutti quei tandem che venivano restituiti a lui dai parenti degli innamorati e dei coniugi morti; in un’altra soffitta, meno spaziosa, riponeva invece tutti quei tandem  riportati indietro mestamente da entrambi gli innamorati o da uno dei due; mentre nella terza soffitta raccoglieva tutti quei tandem che egli stesso  una volta all’ anno andava a recuperare, si diceva con le lacrime agli occhi,  abbandonati sulle strade del mondo.

   Nessuno aveva mai capito la ragione di quella raccolta, ma quel che maggiormente stupiva era il fatto che nessun tandem risultava guasto, né rotto, né malconcio.

   Tutti erano come nuovi e purtuttavia l’anziano biciclettaio, si diceva, trascorreva gran parte della notte a spolverare ed a tenere lucenti tutti i tandem custoditi nelle tre soffitte e si racconta che ognuno di questi, a turno, gli narrasse la propria storia d’amore.

                                                                                                                         (Gigi Avanti 1991)

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Che dire?

 Furono donati gli occhi ad un cieco, pretese anche le sopracciglia.

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PERLE FAVOLOSE…

  LA FIABA DEL CRISTALLO

(di Silvia Benedetti, psicoterapeuta)

 

C’era una volta una famiglia di Cristalli di Rocca perfetti, lisci, levigati, trasparenti. La specialità di ognuno di loro era lasciarsi attraversare dalla luce che ricevevano dall’alto. Avevano una risposta appropriata per ogni tipo di luce: erano perfettamente adattati, ben educati, attenti a non deludere le aspettative. La luce era forte: rifulgevano splendenti come il sole; la luce era debole: la luce era pacata, rispettosa.

Davano in misura di ciò che ricevevano.

Erano ammirati e invidiati da tutti i sassi del reame, con i quali tra l’altro, erano molto attenti a non confondersi.

Questo lo avevano imparato molto presto fin da bambini. Ogni mamma Cristallo infatti raccomandava vivamente di non giocare con i sassi perché questi ultimi avevano un caratteraccio: erano duri e attaccabrighe e se si arrivava allo scontro diretto non avevano niente da perdere… al massimo ne sarebbero usciti un po’ ammaccati, ma tutto lì.

Per i cristalli invece questo rappresentava un vero pericolo: scontrandosi con i sassi rischiavano di perdere la loro levigatura, di diventare imperfetti e brozzoluti, finendo di perdere quella limpidezza che li rendeva così ammirati e splendenti. Ogni buon cristallo era consapevole di ciò per questo se ne viveva tranquillo intrattenendosi  solo con i suoi simili dalle maniere delicate facendo bella mostra d sé.

Ma i guai si sa, possono capitare anche nelle migliori famiglie…

Un giorno, nella dinastia dei Cristalli venne alla luce uno strano Cristallino… Era piccolo e duro… Non era levigato e perfetto come i suoi consanguinei… In più aveva un carattere veramente ribelle.

Non voleva saperne di starsene lì in bella mostra sotto la luce… aveva voglia di giocare, di conoscere il mondo. Era la disperazione dei genitori. Ben presto cominciarono a dirgli: “Sei cattivo e hai il cuore duro” e cercavano in tutti i modi di tenerlo chiuso… ma non era impresa semplice: il Cristallino era una vera peste!!!

Come se non bastasse il Cristallino aveva una vera predilezione per tutti i sassi del reame… più erano malandati, scheggiati, imperfetti (roba da nauseare qualunque buon cristallo) più ai suoi occhi apparivano originali, affascinanti, colorati…

I vecchi saggi Cristalli non facevano altro che ammonirlo dall’alto della loro esperienza: “Ti farai male a forza di essere così ribelle, ti ferirai, ti scheggerai… Ricordati che se anche se sei duro, sei fragile! Adattati alle regole del buon cristallo… A forza di fare di testa tua ti farai male, perderai delle parti di te”.

Ma il Cristallino più cocciuto che mai  continuò imperterrito. E così cominciò a farsi male davvero… Certe volte i sassi avevano veramente il cuore di pietra… E le sassoline poi! Il Cristallino…. Che pene d’amore! Quante lacrime, delusioni, pezzetti di cuore lasciati qua e là… E ogni volta tornava a casa più malconcio…

I suoi simili proprio non riuscivano a capirlo. Del resto da subito era sembrato un po’ strano, più duro degli altri… finché cominciarono a diagnosticargli strane malattie. Ormai era così diverso da tutti gli altri cristalli, loro così lisci e levigati, lui così spigoloso, scheggiato e ferito si sentiva solo e incapace… del resto se si era comportato in quel modo se l’era proprio voluta!!!

Finché un giorno successo uno strano fatto: mentre si aggirava pensoso tra i suoi simili un raggio di sole lo colpì proprio in pieno lì dov’è il cuore e un arcobaleno di colori prese vita da quel Cristallo malconcio…

Ogni ferita dava origine a un colore diverso…

Non era più la luce trasparente che lo attraversava, ma a contatto con il suo cuore la vita si rivelava in tutti i suoi colori.

Per ogni pezzetto di sé che aveva perso nei tanti scontri e nelle delusioni, ora la  luce gli regalava un colore diverso.

 

Viola, come la sofferenza, la tristezza, la paura, il bisogno di chiedersi “perché?”.

Indaco, come l’indecisione, come il non sapere cosa fare.

Blu, come il cielo di notte, come il meditare, come la solitudine.

Verde, come l’erba dei prati che cresce senza che nessuno la coltivi, come le speranze di ricevere gratis.

Giallo, come i campi grano, come il poter raccogliere l’emozione dell’attimo che fugge.

Arancio, come l’ottimismo, come il saper dire “ce la farò”.

Rosso, come la passione, il fuoco che ti scalda, l’amore che tutto dona.

 

Allora il Cristallino s’illuminò e in un attimo comprese che la luce che dà la vita lo aveva amato in modo particolare. Lo aveva fatto nascere tra i cristalli perché essi potessero comprendere che “lasciarsi attraversare” dalla luce è non rischiare niente e non essere liberi, è non vivere: “Per quello che ricevo io dò”.

La vita è un’altra cosa: è scheggiarsi, incontrarsi, ferirsi, rischiare se stessi amando, entrando nel buio di un altro perché la luce poi riveli la vita in te..

Per questo la luce lo aveva amato… Il Cristallino si guardò e si sentì “nuovo”…

Non era più un Cristallo di Rocca: era diventato un meraviglioso Brillante.

 

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