Archivi del mese: marzo 2021

CERCHIAMO DI… CAPIRE

                                  A PROPOSITO DI CAPIRE… AMARE…

                                       (ecologia della relazione)

“Ci vuole tutta una vita per capire che non si può capire tutto” (Confucio).

“L’ultimo passo della ragione è quello di ammettere che vi sono cose che la superano”.

 “Fammi capire”. “Non ti capisco”… Ma è proprio così fondamentale o importante “capire” per decidersi ad “amare” per lasciarsi andare ad “amare”, a vivere e quel che sia sia?

Ma è proprio così difficile accettare che “il cuore ha delle ragioni che la ragione non capisce?”.

“Ti amo, però non ti capisco”…. “Non ti capisco, però ti amo”…. quale è la differenza tra queste due espressioni? La differenza è data dall’uso del “però” che qualcuno usa per sottolineare il negativo e qualcun altro per sottolineare il positivo.

Già Einstein aveva detto: “Chi non accetta il mistero non è degno di vivere”.

“Ti amo, però non ti capisco”…. “Non ti capisco, però ti amo”…. quale è la differenza tra queste due espressioni? La differenza è data dall’uso del “però” che qualcuno usa per sottolineare il negativo e qualcun altro per sottolineare il positivo

“Certe cose accadono e basta, vanno accettate con buona rassegnazione, non conviene indagare o resistere più di tanto, non si approderebbe a nulla. Se non si riesce ad esaudire il desiderio di capire, bisogna sperare che il tempo lo faccia svanire lentamente senza però lasciarsi lacerare l’anima”. (F.L. Poli)

“Ci sono solo due giorni all’anno in cui non si può fare nulla, uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e soprattutto vivere”. (Dalai Lama)

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, storielle e poesie

Grazie…

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, storielle e poesie

OGGI MI VA COSI’

                                          IL DIO CREATORE PADRE SCRIVE AD ALLAH

 “ Mia caro Allah (si fa per dire) a parte il fatto che Maometto l’ho creato Io (a mia immagine e somiglianza) e che Maometto ha inventato te (forse a sua immagine e somiglianza),  avrei qualche sassolino (creato da Me) da togliermi dalle scarpe, sebbene essendo Spirito non necessiti proprio di scarpe.

   Il primo sassolino è che mi sto veramente stancando di sentire da parte di  coloro che sulla terra (che modestamente ho creato da Solo tanto tempo fa) ammazzano e seminano terrore e odio in nome tuo (e lo scrivo minuscolo per rispetto a Me stesso!) e sostengono di farlo perché così voluto da te!

   Delle due l’una: o sono diventate pazze le Mie creature (e che siano mia creazione te ne devi fare una ragione, perché tu non hai mai creato un bel niente!) oppure che sia  tu ad essere fuori di testa!

   Un altro sassolino: per la cronologia storica degli umani, tu arriveresti sulla scena del mondo terreno attorno al secolo 600, quindi molto dopo il Mio Unico Figlio Gesù Cristo, il preferito su tutti.

   Trovo una enorme e curiosa contraddizione:  mentre Io sono Tale da sempre, tu sei stato “inventato” tale dalla fantasia di un uomo, Mia creatura!

   Un altro sassolino: Io ho voluto scendere dal Mio Trono per osservare da vicino gli eventi umani, anzi mi sono messo nei panni di Me stesso UOMO per vivere da dentro questi eventi, mentre mi sembra che tu, oltre a startene comodo  chissà dove, ti diverta a distruggere quanto io ho creato. Niente niente crepi d’invidia?

   Allah, detto tra noi, Il politeismo è una pericolosa scorciatoia ideologica, narcisisticamente autoreferenziale, inventata dagli uomini per dare una risposta comoda alle loro inquietudini.

   Parafrasando la riflessione di uno psicologo, posso dedurre: “Il modo in cui scegliamo di pensare Dio crea il Dio che pensiamo”.

   Io, per natura, essendo nell’Eterno, ho una pazienza eterna perché tu e chi ti invoca o adora o prega possa ricredersi a proposito di questo.

   Tu ti sei trovato Dio all’improvviso, caro Allah, da chi ti ha inventato tale. Io sono stato Tale da sempre e, modestia a parte, ho accompagnato gli umani a scoprirmi gradatamente perché avendo creato il tempo era giocoforza agire in questo modo: dapprima ho lasciato che mi scoprissero Creatore (con Adamo ed Eva), poi come Legislatore (con Mosè) ed infine come Padre (con Gesù, il Mio Figlio dell’Uomo, il Preferito).

   Io amo tutte le mie creature che, grazie a Mio Figlio, hanno la possibilità di ambire ad essere figli pure loro, purché lo vogliano.

   Tu, e scusa se te lo dico francamente, pare che ami soltanto chi crede in te… creando così un corto circuito deflagrante. E poi perché permetti a chi crede in te di dare la caccia a tutti gli altri definendoli infedeli?

   Io, a quelli che mi negano, non faccio guerra, anzi li aspetto con benevolenza alle soglie della fede, felice di poterli abbracciare e riconoscendo loro il merito di avermi trovato.

   Non sono razzista e non è nel mio stile vantarmi. Un Dio che si rispetti è Grande anche in ragione di questa sua discreta magnanimità  nel comportarsi.

   A te, alcuni tuoi fedeli, dicono che sei grande e poi fanno esplodere bombe, conflitti, divisioni, terrore…

Qualcosa non funziona, Allah, anzi tutto!

———————————————————————————————————————————————

   http://www.gigiavanti.com

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, storielle e poesie

LE emozioni di GESU’

                                                     COMMENTO OMILETICO  (Gv. 2, 13 – 25)

                                                                        (Domenica 7 marzo 2021)

   Capita spesso nella vita di sentire qualcuno pronunciare questa espressione: “Da quello ci si può aspettare di tutto”. Chissà se la medesima esclamazione l’avranno pensata le due categorie di persone presenti allo “sfogo dello sdegno” del “mite” Gesù contro il commercio che veniva fatto nel Tempio di Suo Padre!

Perché due sono le categorie di persone che assistono a questo evento: i giudei e i suoi discepoli, giudei anch’essi.

   Sembra, da come viene riportata la cronaca del fatto, che i giudei non si fossero scandalizzati più di tanto, purtuttavia chiedevano spiegazione, esigevano di conoscere a che titolo Gesù avesse fatto questo e di conoscere quindi l’origine della autorevolezza con la quale Gesù avesse combinato tutto quello scompiglio.

   Dei suoi intimi invece non si registra nulla se non, al momento, il loro silenzio attonito e sgomento… un silenzio pieno di domande magari, domande mai proferite ma alle quali verrà data risposta postuma, dopo la risurrezione, dopo cioè che la oscura metafora del “Tempio” possibile a costruirsi in soli “tre giorni” apparirà in tutta la sua sfolgorante luce di mistero.

   La risposta data ai giudei, ascoltata certamente anche dai suoi discepoli, infatti, risulta incomprensibile nonostante essi appaiano colti e istruiti (precisano a Gesù che il “loro” tempio fu costruito in 47 anni).

   Ci possiamo chiedere a questo punto, come sempre si fa quando la Parola di Dio ci interpella, cosa può insegnare a noi oggi questo episodio?

   Cosa può insegnare il comportamento, al tempo stesso  “sdegnato e mite” di Gesù a coloro che, oggi, hanno come parametro per i loro comportamenti di testimonianza, la causa del Regno di Dio?

    La risposta, semplice e concreta, trae ispirazione proprio da una affermazione di Gesù stesso: “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore”. Come dire che se si vuole imparare la dinamica complessiva della testimonianza per la causa del Regno occorre fare proprio il comportamento di Gesù.

   Con una precisazione, questa: la parola “mitezza”, solitamente  intesa come debolezza, flaccidità, mollezza, tenerume, contiene invece, nella sua accezione etimologica più profonda, anche lo “sdegno” perché è descritta come “forza sotto controllo”… Possiamo quindi dedurre che la mitezza, al contrario di venire associata a debolezza, è la “forza dello sdegno”.

   C’è un’altra pagina di vangelo (Mc. 3, 1 – 6) dove si tira in ballo lo “sdegno” del mite Gesù: 4Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. 5E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. 6E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

  Sdegno che però non ha nulla a che vedere con l’istintivo sfogo di collera (nella letteratura psicologica la collera viene descritta come risposta istintiva contro chi non riconosce o non risponde ad un proprio bisogno personale), ma ha a che fare con la reazione nei confronti di chi, con il suo comportamento, mette a repentaglio o schiaccia la dignità della persona… a maggior ragione quando questa persona è Dio in persona.

   Gesù non reagisce con “collera” perché punto nel suo orgoglio, ma  reagisce con “sdegno”  perché è in  ballo la dignità del Padre che viene schiacciata da gente che ha “durezza di cuore”.

   Quanti comportamenti di testimonianza dovrebbero essere rivisti e purificati al riguardo! Cosa dire infatti di coloro che fanno gli “offesi” perché punti nel proprio orgoglio o per indelicatezze e sgarbi, a loro dire, ricevuti, rispondono con irritazione e magari anche con sentimenti di vendetta?

   In questi casi, ad essere sotto attacco è il proprio prestigio personale e non il prestigio di Dio e le due cose sono incompatibili, nel senso che non si piò tenere ad entrambe..

   Chi vuole testimoniare per la causa del Regno di Dio non può dimenticare mai che deve “rinnegare se stesso”  e soprattutto ricordare quello che Gesù, con mitezza, disse: “Cercate prima di tutto il Regno di Dio e il resto vi verrà dato in aggiunta”.

   E chissà mai che in quella espressione “il resto vi verrà dato in aggiunta” non sia compreso anche il proprio prestigio personale!

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, storielle e poesie