Archivi del mese: aprile 2019

TUTTA QUESTA VOGLIA DI CAPIRE…

 IN MERITO ALLA CULTURA DELLE BUONE RELAZIONI… (e alla inclinazione pervicace a “voler capire” prima di decidersi ad accettare, ad amare, a credere…)

 

   “Ci vuole tutta una vita per capire che non si può capire tutto” (Confucio).

  “L’ultimo passo della ragione è quello di ammettere che vi sono cose che la superano”.

   “Togliete il mistero e non capirete più nulla” (A. Pronzato)

E se si arrivasse un po’ prima che trascorra tutta la vita…a capirlo?

   “Fammi capire”… “Non ti capisco”…  “Chi le capisce le donne?”… Chi li capisce gli uomini?… “E le suocere?”… “Qui non ci si capisce proprio niente”… “Non riesco proprio a capire come mai…”

   Ma è proprio così fondamentale o importante voler “capire” prima di  decidersi ad “amare”, o a lasciarsi andare a “credere”… appunto perché non si capisce?

   A ben considerare, lo stesso Dio “non capisce noi uomini” (infatti, pur avendoci creati intelligenti ed amanti a sua immagine e somiglianza, allarga le mani sconfortato sussurrando “peccato!” quando vede i nostri comportamenti deficienti sia di intelligenza che di amore…), tuttavia ci ama lo stesso… e addirittura ci perdona!

    Ma è proprio così difficile accettare che: “Il cuore ha delle ragioni che la ragione non capisce?”.

   Già Einstein aveva detto: “Chi non accetta il mistero non è degno di vivere”.

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“Certe cose accadono e basta, vanno accettate con buona rassegnazione, non conviene indagare o resistere più di tanto, non si approderebbe a nulla. Se non si riesce ad esaudire il desiderio (di capire) bisogna sperare che il tempo lo faccia svanire lentamente senza però lasciarsi lacerare l’anima”. (F.L. Poli)

 

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MAGARI FOSSE COSI’ PER TUTTI?

COMPORTARSI BENE….CONVIENE  (che frutti buoni e gustosi!)

   Nella Esortazione Apostolica “Familiaris Consortio”  (n. 19 – 1981) si legge una di quelle così sintetiche e belle affermazioni, da lasciare a bocca aperta: “I DONI DELLO SPIRITO SONO COMANDAMENTO DI VITA”.Se paragoniamo i “doni” offerti dallo Spirito ai “frutti”  offerti dagli alberi, possiamo tranquillamente arrivare a concludere così: “I VOSTRI COMPORTAMENTI SIANO BUONI E GRADEVOLI ALLA PARI DEI FRUTTI MATURI E APPETIBILI”.

   Così come i “frutti” degli alberi maturano grazie al nutrimento effettuato dalle radici nel terreno, allo stesso modo i “doni” dello Spirito maturano grazie al nutrimento dell’anima ben radicata in Dio.I nove “doni – frutti” dello Spirito diventano così indicazioni comportamentali nella quotidianità più spicciola.

   Il che equivale, in concreto, a dire: “COMPORTATEVI CON….

 AMORE: preferisco riceverlo o so anche darlo… senza sospirare o farlo troppo pesare?

 GIOIA: mi impegno a tradurre in sorriso benevolo l’amore che dico a parole di avere?

 PACE: cerco di essere persona pacifica e pacificante evitando le guerriglie civili domestiche?

 PAZIENZA: so attendere i tempi di Dio senza bruciarmi in nervosismo e agitazione?

 BENEVOLENZA: so impegnarmi a volere il bene degli altri senza invadenze e senza esagerazione?

 BONTA’: so vivere relazioni sane e gradevoli evitando giudizi, sospiri, lamentazioni, se, ma, però…?

 FEDELTA’: mi impegno, quotidianamente, a mantenere le promesse fatte… costi quel che costi?

 MITEZZA: come sono messo con gli atteggiamenti di arroganza, prepotenza, presunzione, prevaricazione?

 DOMINIO DI SE’: so tenere in armonia corpo e spirito moderando gli impulsi istintivi di vario genere?

————————————————————————— E’ curioso ricordare che anche i “vizi capitali” erano in origine in numero di nove, ridotti poi a sette non si sa come mai: superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia, accidia a cui aggiungere paura, menzogna.     Così come può essere divertente ricordare che “comportarsi bene conviene… tanto dalla vita non si esce vivi”… anche se ci si intestardisce a tenere il punto, a pretendere di aver sempre ragione, a voler primeggiare, a bramare il potere,  il prestigio, il successo, a credersi padreterni o giù di lì….

 

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AUTOGOVERNO DEL PROPRIO CAMBIAMENTO!!!!!

“…Quando l’uomo si ostina a voler cambiare qualcosa negli altri,  è qualcosa in se stesso che deve cambiare.L’acqua non si preoccupa di cambiare la forma del recipiente che la contiene”  (Sandro Montanari)

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TEMPI DI MARTIRIO

Antidoto contro chi ci viene contro…

 
“Quando il male non dipende da noi… tacere, pregare, soffrire” (Evagrio Pontico)
 
“Inginocchiarsi in piedi, gridare in silenzio, danzare immobili. Sì, nella casa di Dio, piano piano, si sperimenta che il proprio piede sta sulla terra piana e il cuore impara a benedire” (Dell’Agli)

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AFFRANTO PER I SEGNI DI PERSECUZIONE…

“Io ho creato Maometto, Maometto si è inventato Allah…

qualcosa non mi torna.

Ribadisco: IO SONO il Creatore di Adamo ed Eva, il Dio di

Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Mosè,

Il Padre del Mio Unico Figlio Preferito Gesù Cristo nato

dalla mia splendida Vergine Madre Maria.

Allora ho bussato educatamente alle porte del paradiso

di Allah, ma non mi ha aperto nessuno.

Sono così entrato alla chetichella e non c’era nessuno.”

(Dio)

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SOLTANTO UNA COINCIDENZA CURIOSA?

EST VIR QUI ADEST

Quando Pilato chiede a Gesù: “Quid est veritas?”

(cos’è la verità) Egli non risponde.

La risposta sta nell’anagrammare la domanda:

“Est vir qui adest” (è l’uomo qui presente).

 

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Che bella questa “dritta”

Un genitore “empatico”, lo è anche nel voler

aiutare il figlio a correggersi…

senza ricorrere a troppe minacce ed

a pesanti rimproveri

 

C’era una volta un ragazzo con un pessimo carattere.

Suo padre un giorno gli da un sacchetto di chiodi

e gli dice di piantarne uno nella palizzata del giardino

ogni volta che perde la pazienza e/o bisticcia con qualcuno.

Il primo giorno ne pianta 37. Le settimane seguenti

impara a controllarsi e il numero dei chiodi piantati

diminuisce di giorno in giorno. Finalmente arriva il giorno

in cui il ragazzo non pianta nessun chiodo nella palizzata.

Allora va dal padre e gli comunica la bella notizia.

Suo padre allora gli da il nuovo compito di levare un chiodo

dalla palizzata per ogni giorno che riesce a non perdere

la pazienza. I giorni passano e finalmente il ragazzo

può dire al padre che ha levato tutti i chiodi dalla palizzata.

Il padre conduce il figlio davanti alla palizzata e gli dice:

“Figliolo, ti sei comportato bene, ma guarda quanti buchi

hai lasciato nella palizzata. Non sarà più come prima.

Quando litighi con qualcuno e gli dici delle cose cattive

gli lasci delle ferite come queste.

Puoi infilzare un uomo con un coltello, e poi toglierlo,

ma lascerai sempre la ferita.

Poco importa quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà.

Una ferita verbale fa altrettanto male di una ferita fisica.

 

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