Archivi del mese: febbraio 2013

A PROPOSITO DI VOLER SEMPRE SPIEGAZIONI… (commento omiletico)

              COMMENTO OMILETICO DOMENICA TERZA DI QUARESIMA 2013 (Lc. 13, 1 – 9)

La tendenza dell’essere umano a voler “spiegare” tutto quello che gli capita di vivere o di osservare nella vita dei suoi simili  è bella e lodevole perché fa parte del profondo bisogno di conoscenza che caratterizza appunto la mente umana. Se però questa tendenza a “spiegare” viene eretta a sistema unico di conoscenza per cui tutto quello che non si riesce a ”spiegare” razionalmente   viene sbrigativamente qualificato come “non scientifico”, allora non ci siamo!

Non ci siamo, perché già in antichità si trova chi ha fatto i conti con questa realtà dei limiti della capacità conoscitiva… Diceva Confucio: “Ci vuole tutta una vita per capire che non si può capire tutto”   e più recentemente c’è chi ha affermato: “L’ultimo passo della ragione è quello di ammettere che vi sono cose che la superano” per arrivare al paradosso di don Pronzato: “Se si toglie il mistero non si capisce più nulla”. Bastano questi pochi cenni per capire come mai , nel racconto di Luca di questa domenica, Gesù risponda senza dare “spiegazioni”  a chi gli riferiva scandalizzato di eventi tragici (una  colpa l’ avranno pure avuta quei Galilei fatti uccidere da Pilato proprio mentre offrivano sacrifici…. e una colpa l’ avranno anche avuta quei 18 che morirono schiacciati sotto la torre di Siloe… se no non si spiega!). E sembra irritato e minaccioso il suo tono nel rispondere… quasi a dire di non attardarsi a cercare spiegazione, ma di affrettarsi alla conversione (“Se non vi convertirete, perirete tutti!”). Con questa frase minacciosa Gesù passa del livello “razionale” al livello “spirituale” della questione mettendo in chiaro che la “conversione” e prioritaria rispetto alla attesa di spiegazioni per poi potersi convertire… se conviene.

 E sembrerebbe finita così, senonchè Luca, con maestria didattica, inserisce a questo punto la breve parabola del fico che non da frutto (dopo tre anni di attenta coltivazione)  provocando l’irritazione del proprietario del campo… irritazione che il contadino riesce a placare con  un appello alla misericordia paziente: “Signore, lascialo ancora per quest’anno. Voglio zappare bene attorno a questa pianta e metterci del concime. Può darsi che il prossimo anno produca dei frutti; se no lo farai tagliare”.

Sembra di poter ricavare, dal brano liturgicamente così ben assortito di oggi, che a Gesù interessi in primo luogo la sollecita conversione personale (senza perder tempo a  ricercare  spiegazioni di eventi capitati ad altri… per natura loro “misteriosi”), ma anche interessi ricordare la infinita “pazienza” del Padre sempre in attesa di questa conversione… Anche perché non sembra fuori luogo vedere nel “contadino” che per “tre anni” ha amorevolmente accudito al fico lo stesso Figlio… E potrà mai un Padre del genere perdere la pazienza?

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EUGENIO LOMBARDO…intervista me sull’al di là… stando di qua!

SI TRATTA DI UNA INTERVISTA CHE IL GIRONALISTA EUGENIO LOMBARDO (scrive su IL CITTADINO di Lodi) MI HA CORTESEMENTE E GRADEVOLMENTE CHIESTO E CHE MI PIACE CONDIVIDERE…)
Professore Avanti, lei ci crede al Paradiso? La invitassi a dare una sbirciatina virtuale, da dietro un buco della serratura, vedremmo qualcosa?

“Non è la prima volta che, nella mia vita, mi sento interpellare così simpaticamente sul Paradiso! Ricordo che quando insegnavo (l’ho fatto per 35 anni nella medesima scuola superiore a Roma come docente di una materia di per sé non insegnabile, ma i miei allievi si divertivano lo stesso) domande del genere me le rivolgevano anche gli allievi, forse perché conoscevano la mia inclinazione a dare risposte… paradossali!”

E’ libero di darne una anche a me…

“Ricorrerò allora a quella spiegazione che utilizzai una volta, quando messo alle strette sull’esistenza o meno dell’al di là (se c’è un al di qua, perché non dovrebbe esistere un al di là?), mi venne  in mente questa frazione:

L’ateo dice Dio non esiste : Dio dice l’ateo non esiste.

Il risultato risulta essere pari ad 1. Quindi, uno dei due esiste. Ma se esiste la e minuscola perché non dovrebbe esistere la E maiuscola? Poi ci ho dato dentro con questa provocazione: ammettiamo che abbia ragione chi sostiene che non esiste l’al di là o che sia vuoto, non frequentato… con chi brinderebbe la vittoria della scommessa costui? Capisco che non era dialetticamente granchè come risposta, ma quantomeno i ragazzi mi rispondevano con un’altra provocazione…”

Ad esempio?

“Ricordo nitidamente quando un alunno si alzò di scatto e andò a scrivere sulla lavagna la cifra 6361, sostenendo che questo fosse il numero del cellulare di Dio (Sei 3 o sei 1, il Padreterno ce lo potrebbe chiarire, smaniava l’alunno). Dopo di che tornavamo a fare le persone responsabili… ricordandoci però di non fidarsi troppo di quelli che non ridono mai, perché non sono…persone serie!”

Professore, ma i paradossi avvicinano o allontanano da un’idea del Paradiso? Mi sembra un percorso ironico, interessante, ma sdrucciolevole…

“Le rispondo con un’altra provocazione. Anzi, con un aforisma: «Per un pipistrello il Paradiso è pieno di pipistrelli». Il che fa dedurre che probabilmente saremo spiazzati se continueremo a immaginare il Paradiso a nostra misura… come asseriva uno spiritualista: «Dio delude sempre chi se lo immagina a modo suo!». Per esempio i buongustai lo immaginerebbero così: «Finalmente a tavola dove gusteremo la vera specialità della vita dal forte sapore d’amore» con magari Dio a girare fra i  tavoli per servire… Ma ci saranno i tavoli, le sedie, le posate? Credo proprio di no, ma potrebbe anche essere vero il contrario con tavoli e sedie fatte di perle d’infinito…”

Il tema dei frequentatori del Paradiso: chi vi accederà secondo lei?

“Stavolta le rispondo senza paradossi: immagino che, essendo tutti i posti numerati (sta scritto nel libro sacro che Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini) sarà frequentato più o meno da chi è transitato per l’al di qua…Le dico un’altra cosa: se ci sarà qualche posto vuoto, ciò si rivelerà davvero come una brutta sorpresa (ma questo attiene al mistero del male, di cui solamente Dio conosce il fondo).

Professore Avanti, ma al di là delle sedie tutte occupate e sempre in numero crescente, lei come lo vorrebbe il Paradiso?

“No davvero, non mi chieda questo perché non penso di avere idee in proposito. La verità è che  lascerei fare a Dio perché non ha mai deluso chi si fida di Lui. C’è ancora in giro qualche menagramo  incline a immaginare Dio intento a fare la conta dei peccati per rinfacciarceli uno ad uno, puntando il ditino…ma se Dio facesse così il suo Paradiso sarebbe vuoto! Allora, a questo menagramo vorrei ricordare un simpatico detto del Talmud: “Dio ci chiederà conto di tutti quei piaceri leciti di cui non abbiamo saputo godere”. Prendersi dell’ignorante da Dio in persona non è proprio roba da Paradiso…”

Il Paradiso è un luogo eterno?

“Poiché Dio è amore e la parola amore ha una etimologia latina nel senso di a-mors, che tradotto significa «non morte», la vita non può che essere eterna. E’ un suo DNA: Destino Naturale Amore; spero che questa sfumatura venga non solo apprezzata, ma colta nella sua profondità.”

 

Lei allude forse ad un’eternità infinita, che racchiude ogni forma di tempo?

“Esattamente. Penso che la vita eterna sia il «presente», come  punto di contatto tra l’eternità e il tempo (vedere Le lettere di Berlicche di Lewis sulla psicologia del diavolo). Per come si vive il presente al riparo da ansie per il futuro e malinconie per il passato si può avere una vaga idea di come sarà l’eternità. E’ nel  presente che si incontra Dio essendosi lui autobattezzato «Io sono»…e non «io ero» o peggio «io sarò»”.                                       

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