Archivi del mese: giugno 2022

PER CONSULENTI FAMILIARI

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12 giugno 2022 · 09:33

A proposito di coeducazione…

              HANNO DETTO…

                               (a proposito di relazione educativa)

“Il bambino è il padre dell’uomo”.(Freud)

“ I bambini hanno bisogno di modelli più che di critici”. (Joubert)

“Tanto migliore sarà l’adulto quanto meglio avrà giocato il bambino. (Platone)

“L’uomo cresce secondo la grandezza del compito”. (Jung)

“Si sa, quando i figli sono cattivi, hanno sempre preso dall’altro genitore”. (Anonimo)

“Mi sembra pessimo il padre che infligge continuamente punizioni a un figlio per ragioni di poca  importanza”. (Seneca)

“Non ci sono educatori ed educandi: i figli educano i loro genitori”. (Laing)

“Amate quello che amano i giovani, se volete che i giovani amino l e cose che amate voi”. (Don Bosco)

“Il seno materno da solo non sazia il bambino”. (Proverbio africano)

“Se mi tocchi con dolcezza e tenerezza, se tu mi guardi e mi sorridi, se qualche volta prima di parlare mi ascolti, io crescerò, crescerò veramente”. (Bradley, 9 anni)

“Amare un essere significa sperare in  lui sempre”. (Marcel)

“Ogni uomo in definitiva decide di sé. E in ultima analisi l’educazione deve essere educazione a saper decidere”. (Frankl)

“Se mi dici una parola comincio a parlare, se mi fai una carezza comincio ad amare, se mi dai la mano comincio a camminare”. (Scuola di Agrigento)

“I bambini non sono ancora stupidi, ma noi li facciamo diventare imbecilli, meglio se con un alto quoziente intellettuale. Chissà perché gli adulti hanno la vocazione a educare non con la speranza che crescano persone nuove, ma copia di quelle che già sono”. (Laing)

“Chiediamo consigli, ma intendiamo approvazione”. (Chesterfield)

“La prima condizione perché si possa arrivare a conoscere un uomo è che egli sia, nelle cose essenziali, affine a noi”. (Froude)

“I bambini all’inizio amano i loro genitori, dopo un po’ di tempo li giudicano, raramente, o forse mai, li perdonano”. (Wilde)

“Nessuno può insegnarci nulla se non ciò che in dormiveglia giace  nell’alba della vostra coscienza”. (Gibran)

“Non puoi insegnare qualcosa ad un uomo; puoi aiutarlo a scoprirlo dentro di sé”. (Galileo)

“Nessuno è in grado di condurre qualche altro più avanti di quanto sia giunto egli stesso”. (Jung)

“A nessuno puoi insegnare a leggere e a scrivere se prima non l’hai imparato tu stesso. La stessa cosa accade nella vita”. (Marco Aurelio)

“Non sapete che quando c’è un grande incendio i pompieri non gettano affatto acqua su di esso?

Cercano solo di salvare ciò che sta intorno”. (Gandhi)

“L’uomo dimentica sempre che ciò che va bene una volta non va bene eternamente”. (Jung)

“Quando l’unico strumento a disposizione è un martello, ogni cosa sembra un chiodo”. (Maslow)

“La piena realizzazione di me stesso è ciò che mi mantiene in vita”. (Gandhi)

“La vita non consiste nel capire ma nell’amare”.

“Abituati a riflettere così sulle azioni di qualcuno: “Perché egli si comporta così?”…. e comincia a esaminare te stesso per primo”. (Marco Aurelio)

“E’ più facile bastonare un  gatto che una tigre”. (Proverbio cinese)

“Non pretendere di raddrizzare l’ombra di un bastone storto”. (Anonimo)

“Il ruolo del genitore è quello di favorire il processo emancipatorio  del figlio e il suo adattamento critico all’ambiente”. (Dacquino)

“La speranza vede la spiga dove l’occhio non vede che il seme che marcisce”. (Mazzolari)

“Le famiglie unite rendono forti, le famiglie difficili rendono liberi… quindi le famiglie difficili, purché unite, rendono liberi e forti”.

“Tutti i  mali degli uomini derivano da una sola cosa, dal non saper stare senza far nulla in una stanza”. (Pensieri di Pascal 126)——————————————

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PERCHE’ DIRE NO… qualche volta

                                DIECI RAGIONI VALIDE PER DIRE… “NO”!

                           (valido anche per quando ci viene detto di… “NO”)

   1) Per congruenza: per affermare la propria decisione, la scelta fatta in modo maturo e consapevole, in base ai propri principi e valori.

   2) Per protezione dall’invadenza altrui (mettere i confini)

   3) Per non cedere alle pressioni a compiacere, a iperadattarsi, ad apparire buoni secondo l’erronea opinione  che “dicendo sì andremo d’accordo con tutti e avremo un sacco di amici”.

   4) Per rispettare i nostri impegni e doveri ed evitare di doverci trovare sommersi da a una serie di conseguenze gravose e indesiderate (derivate da un sì detto senza riflettere) che ci potrebbero impedire di mantenere la parola data o che ci potrebbero far abbassare la soglia di attenzioni con conseguenti piccoli (ma a volte anche gravi) incidenti, stress e somatizzazioni.

   5) Per amore di schiettezza, per autenticità che ci fa dire un no ponderato e convinto che non è dettato dall’umore.

   6) Per non favorire una simbiosi, per evitare cioè di proporci come “salvatori” e non permettere che chi assume il ruolo di “vittima” si appoggi a noi invece di ricordarsi che ce la può fare da solo, che è in grado di assumersi le proprie responsabilità.

   7) Per convenienza, per evitare cioè un eccessivo onere economico o di tempo, o di energie, perché rispettare i nostri bisogni, le nostre preferenze, e anche il semplice fatto che “ci piace”, non è egoismo (a patto che il nostro Genitore Interno lo ritenga sano, lecito, prioritario), ma un corretto modo di amare se stessi.

   8) Per salvaguardarci da pericoli o da conseguenze che riteniamo in qualche modo dannose o conseguenti.

   9) Per non sentirsi “usati”, non farsi “mettere i piedi in testa, non diventare vittime di aspettative e abitudini.

   10) Per vivere pienamente il “qui ed ora” con serenità, concedendosi di concentrarsi su  una cosa per volta, valutando quali impegni sono prioritari o inderogabili o quali possono essere demandati ad altri.

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Elena Guarrella – Giorgio Sofia: E SE TI DICESSI DI NO… (Per risolvere problemi di relazione) E.P.1999

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“Quindi se ti dico di no, non è per cattiveria o altro, ma per congruenza con i miei principi e valori, per autoproteggermi da invadenze, per non agire soltanto per compiacere, per rispettare i miei bisogni prioritari, per amore di schiettezza, per non rischiare simbiosi nocive, perché mi è conveniente, per salvaguardarmi da conseguenze imprevedibili,  per non sentirmi usato, per vivere pienamente e semplicemente il “qui ed ora”. E ti assicuro che ti capirò benissimo quando anche tu dovessi dirmi dei “no”.  (Gigi Avanti)

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Che bello!

                              VADE-MECUM ANTICONFLITTI

  • Se vuoi prenderti il miele, non tirare calci all’alveare, cioè non criticate, non condannate, non recriminate.
  • Siate prodighi di apprezzamenti onesti e sinceri.
  • Cercate delle mete che possano essere condivise.
  • Interessatevi sinceramente delle altre persone
  • Incoraggiate invece di criticare: il sistema è più efficace.
  • Sorridete.
  • Ricordate che per una persona il suono del proprio nome è il più dolce che ci sia.
  • Evitate di dire “ciao, come sto?” e imparate a dire “ciao, come stai?”
  • Mostrate interesse per le opinioni diverse dalle vostre senza mettervi subito sulla difensiva.
  • Usate nella eventuale discussione il pronome io e non il pronome tu.
  • Se avete torto ammettetelo subito e spontaneamente: avete commesso un errore, non siete sbagliati.
  • Fate all’interlocutore domande a cui possa rispondere sì.
  • Cercate di vedere le cose dal punto di vista dell’interlocutore.
  • Iniziate sempre con un apprezzamento sincero.
  • Parlate dei vostri errori prima di sottolineare quelli degli altri.
  • Ricordate che da sempre si prendono più mosche con un cucchiaio di miele che con un cucchiaio di aceto.

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Da: Mei De Carli Indri, QUESTIONI DI CU(O)RE, Al tempo del covid19

(OdV “Centro per la Formazione e la Consulenza della Coppia e della Famiglia” – Via Giovanni Pascoli, 51/a – Rovigo)

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Che bel libro!

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7 giugno 2022 · 16:54

L’arte di rispondere … facendo domande!

   Circa il rispondere con una domanda a chi pone domande.

“Un simpatico aneddoto ebraico racconta che in principio Dio creò il punto di domanda e lo pose nel cuore dell’uomo. La domanda ti spiazza, ti coinvolge, ti rende soggetto importante nella relazione. 

Mi viene in mente la storiella di uno studioso del Talmud, il quale girava per le piazze e per le strade chiedendo ai suoi compagni: “Chi mi vende una domanda? Gli do in cambio 100 risposte”.

Il buon Oscar Wilde ripeteva: “Chiunque nella vita ti può dare risposte, ma per fare una domanda occorre un genio”.

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Se un bambino di 10 anni chiede alla mamma: “Mamma a che ora si mangia stasera?” e  la mamma frettolosamente  risponde: “Lo sai no?” oppure “Alla solita ora”…  non da una vera risposta. Se la mamma vuol sapere come mai il bambino le fa questa domanda nel qui ed ora è obbligata a rispondere: “Come mai me lo chiedi?”… E magari potrà ottenere la vera risposta: “Perché sto finendo i compiti e ho bisogno di altri dieci minuti di tempo”.

Il racconto che allego qui sotto (letto in chiave di relazione consulenziale) è molto illuminante al riguardo.

                           CONCENTRAZIONE E COMPASSIONE

                                    (come ascoltare e rispondere)

   “Un giovane che aveva gravi problemi si presentò un giorno in un monastero e chiese di parlare con l’abate. “La vita è per me un peso insopportabile” gli dichiarò. “Quando mi alzo la mattina, mi chiedo perché lo faccio; ogni giorno è una sofferenza; non so più a chi rivolgermi. Ho sentito dire che il Buddismo promette la liberazione dal dolore, già qui in questa vita. Ma io non sono capace di lunghi sforzi: non potrei passare anni a meditare o a fare sacrifici. Avrei bisogno di un metodo semplice e immediato, di una via breve. Mi sapete dire se esiste?”

L’abate gli domandò: “Che cosa sai fare?”. “Non so fare niente e non sono nemmeno capace di studiare.” “Ma c’è qualcosa che ti piace fare?”. “Soltanto una cosa: giocare a scacchi”.

L’abate ordinò che gli venissero portate una scacchiera e una spada. Poi mandò a chiamare un monaco. “Tu mi hai giurato obbedienza” gli disse. “Ora devi mantenere il tuo voto. Giocherai una partita a scacchi con questo giovane. Ma bada bene: se perderai, ti taglierò la testa con questa spada. Se invece sarà lui a perdere, taglierò la sua testa. Vi prometto, comunque, che chi morirà raggiungerà in quel momento l’illuminazione”.

I due giovani fissarono pallidi l’abate e capirono che non stava scherzando. Ma non se la sentirono di tirarsi indietro. Erano infatti lì per quel motivo: per raggiungere l’illuminazione e, con essa, la liberazione da ogni sofferenza. E sapevano di dover rischiare ogni cosa, anche la vita. Così acconsentirono e incominciarono a giocare.

Entrambi si concentrarono come non avevano mai fatto: le loro gocce di sudore cadevano sulla scacchiera, che ormai rappresentava tutta la loro vita, tutto il loro mondo. Vincere o morire: non c’era una terza possibilità.

L’abate li osservava impassibile con la spada in mano. Il giovane si trovò dapprima in svantaggio, ma poi il monaco fece una mossa sbagliata, che in breve lo mise in difficoltà. “La vittoria non può più sfuggirmi” pensò il giovane. (Pensiero virale perché non legge la realtà).

E si mise a guardare l’avversario. Vide che aveva solo qualche anno più di lui, notò l’espressione seria e capì che doveva aver trascorso anni in quel monastero, sottoponendosi a prove e sacrifici. Certo, anche l’altro sentiva la sofferenza della vita e voleva liberarsene; e si era, per questo, impegnato con tutte le sue forze. Che differenza c’era fra loro? Nessuna; solo che lui, il monaco, si era impegnato di più. Ma ora stava perdendo a quel gioco, e sarebbe morto.

Il giovane provò, a questo punto, una grande compassione per il suo avversario e non desiderò più vincere. (Ecco come nasce l’empatia).

Compì una serie di errori deliberatamente, finché fu vicino alla sconfitta definitiva, allo scacco matto.

A quel punto l’abate si alzò, sollevò in alto la spada e l’abbatté…non sul colle del giovane, ma sulla scacchiera, che andò in frantumi.

“Non c’è né vincitore né vinto” dichiarò. “E quindi non taglierò la testa di nessuno”. Poi aggiunse rivolto al giovane: “Due sole cose sono necessarie: la concentrazione e la compassione. Tu oggi le hai sperimentate entrambe. (Ecco la risorsa interiore intercettata dall’ascolto da parte dell’abate)).

Eri completamente concentrato nel gioco e, in quella concentrazione, hai potuto sentire compassione per il tuo avversario. Questa è la via che cerchi”.

   In questa storiella che illustra in modo inequivocabile il comportamento funzionale di un ascoltare adulto (che si attiene pertanto alla richiesta, che non alimenta illusioni magiche…) va sottolineato il comportamento  dell’abate, che oltre a non lasciarsi irritare dalla domanda iniziale del giovane…e dalle sue prime risposte quasi irritanti, vuole accedere all’intimo della persona utilizzando la tecnica del “domandare” proprio in riposta ad una “domanda”.

   Questa tecnica fa parte della cultura ebraica e permette di andare all’anima del domandare, non lasciandosi ingannare dalla primitiva richiesta esteriore.

   Narra un aneddoto che una volta fu chiesto ad un ebreo come mai fosse consuetudine, presso gli ebrei, di rispondere ad una domanda ponendo un’altra domanda; e l’ebreo rispose “E perché no?”.

   Questa storiella permette di evidenziare a quali “tentazioni” può cedere un consulente (o un ascoltatore quale che esso sia).

   Affermava G. B. Shaw: “A tutto posso resistere, tranne che alle tentazioni”. Ma non era un consulente familiare. Aveva però il senso del paradosso che ogni buon ascoltatore-consulente farebbe bene a fare proprio come strumento da usare per rintuzzare gli attacchi delle tentazioni consulenziali. (fretta, reazioni istintive, cadere nel controtransfert…)

   E’ risaputo quanto siano numerose le “tentazioni” del consulente, cadendo nella trappola delle quali ne uscirebbe fortemente compromesso il delicato e paziente lavoro di aiuto messo in atto.

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