Archivi del mese: febbraio 2012

IL PASSEROTTO BEIGE E MARRONE (per una cura radicale dell’ansia per il domani)

C’era una volta un passerotto beige e marrone che viveva la sua esistenza come una successione di ansie e di punti interrogativi. Era ancora nell’uovo e si tormentava: “Riuscirò mai a rompere questo guscio così duro? Non cascherò dal nido? I miei genitori provvederanno a nutrirmi?” Fugò questi timori, ma altri lo assalirono, mentre tremante sul ramo doveva spiccare il primo volo: “Le mie ali mi reggeranno? Mi spiaccicherò al suolo? Chi mi riporterà quassù?”

Naturalmente imparò a volare, ma cominciò a pigolare: “Troverò una compagna? Potrò costruire un nido?” Anche questo accadde, ma il passerotto si angosciava: “Le uova saranno protette? Potrebbe cadere un fulmine sull’albero e incenerire tutta la mia famiglia… E se verrà il falco e divorerà i miei piccoli… Riuscirò a nutrirli?”

Quando i piccoli si dimostrarono belli, sani e vispi e cominciarono a svolazzare qua e là, il passerotto si lagnava: “Troveranno cibo a sufficienza? Sfuggiranno al gatto e agli altri predatori?”

Poi, un giorno, sotto l’albero si fermò il Maestro. Additò il passerotto ai discepoli e disse: “Guardate gli uccelli del cielo: essi nion seminano, non mietono e non mettono il raccolto nei granai… eppure il Padre vostro che è in cielo li nutre!”

Il passerotto beige e marrone improvvisamente si accorse che aveva avuto tutto…E NON SE N’ERA ACCORTO.          (Bruno Ferrero)

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E SE IMPARASSIMO AD ACCONTENTARCI (storiella del club del novantanove…)

C’era un volta un re molto triste che aveva un servo molto felice che circolava sempre con un grande sorriso sul volto. “Paggio –  gli chiese un girono il re – qual è il segreto della tua allegria?” “Non ho nessun segreto, Signore, non ho motivo di essere triste. Con mia moglie e i miei figli vivo nella casa che ci è stata assegnata dalla corte. Ho cibo e vestiti a sufficienza e qualche moneta di mancia ogni tanto”.

 Il re chiamò il più saggio dei suoi consiglieri e gli disse: “Voglio scoprire il segreto della felicità del paggio”! “Non puoi capire il segreto della felicità del paggio, ma se vuoi puoi sottrargliela” gli rispose il consigliere. “Come?” chiese il re: “Facendo entrare il tuo paggio nel club del novantanove”. “Che cosa significa?” “Fa  quello che ti dico.”

Seguendo le indicazioni del consigliere, il re preparò una borsa che conteneva  novantanove monete d’oro e la fece dare al paggio con un messaggio che diceva: “Questo tesoro è tuo e non dire mai a nessuno come lo hai trovato”.l

Il paggio non aveva mai visto così tanto denaro e pieno di eccitazione cominciò a contare le monete: dieci, venti, trenta, quaranta, cinquanta, sessanta, novantanove… Deluso, indugiò con lo sguardo sopra il tavolo alla ricerca della moneta mancante. “Maledetti, qualcuno me l’ha rubata, maledetti”! Cercò di nuovo sopra il tavolo, sotto, per terra, nella borsa, nelle tasche, sotto i mobili…Ma non trovò quello che cercava.” Novantanove non è un numero completo – pensava – Cento è un numero completo. Ti pare che qualcuno mi regali novantanove monete d’oro?”

La faccia del paggio non era più la stessa e lo stato d’animo non era più quello felice di poco prima. Aveva la fronte corrugata, i lineamenti irrigiditi, gli occhi stretti e la bocca gli si contraeva in una orribile smorfia mostrando i denti.

Calcolò quanto tempo avrebbe dovuto lavorare per guadagnare la centesima moneta e avrebbe fatto lavorare anche sua moglie e i suoi figli… magari per qualche anno, ma ce l ’avrebbe fatta!

Il paggio era entrato nel club del novantanove.

Non trascorse molto tempo che il re lo licenziò. Non era piacevole avere al suo servizio un paggio sempre di cattivo umore.

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QUALCOSA SUL TRASCORRERE DEL TEMPO…

Il tempo è troppo lento per chi aspetta, troppo rapido per chi  ha paura, troppo lungo per chi soffre, troppo breve per chi gioisce. Ma per chi ama non c’è tempo!

                                                                                                                          (Van Dyke)

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IN CIELO C’E’ POSTO PER TUTTI… PROPRIO PER TUTTI

(anche perchè i posti sono numerati…)

Si racconta, nei Libri Sacri, che un giorno il Signore venne a visitare la grande sala del Cielo dove si riunivano tutti i beati. Era uno spettacolo abbagliante, persino per il Signore che ne aveva visti d’altri. C’era gente di tutte le razze, vestita di abiti multicolori. La conversazione si svolgeva rumorosamente e scoppiavano risate da tutte le parti. Nessuno sembrava annoiarsi. Alcuni diedero il benvenuto al Signore come se si trattasse di un nuovo arrivato, dando così la prova di non conoscerlo nemmeno!

Il Signore cominciò ad inquietarsi e pensò tra sé e sé che le condizioni di ammissione alla grande sala del Cielo non erano abbastanza rigorose. Con la sua voce che può far paura al tuono, fece tacere l’immensa folla ed annunciò che il suo angelo avrebbe fatto la lettura dei comandamenti… per una verifica.

L’angelo prese le tavole della Legge e lesse ad alta voce il primo comandamento. Il Signore chiese allora a quelli e a quelle che avevano disobbedito a questo comandamento di alzare la mano. Parecchi lo fecero perché era impossibile mentire davanti al Signore. Così il primo gruppo fu spedito a casa del Diavolo che aveva il suo salone di ricevimento non lontano da lì.

Al secondo comandamento, il Signore vide partire un altro contingente che aveva un’aria piuttosto pietosa.

Al quarto comandamento, i beati (soltanto di nome!) sapevano già che fare. Non si presero neppure più la pena di alzare la mano e si avviarono dritti dritti a casa del Diavolo.

Al sesto comandamento, si vide un immenso contingente di uomini e donne di ogni età abbandonare i cieli per recarsi nella sala di ricevimento del Diavolo.

Fu a questo punto che il Signore alzò gli occhi e vide che nell’immensa sala non c’era più nessuno, tranne un signore ben messo e distinto che inalberava un certo sorriso di trionfo.

Il Signore allora esclamò: “Com’è vuoto e noioso questo posto senza tutte quelle voci e quelle risate!” Si girò verso il suo angelo e gli comandò di richiamare tutti i beati che erano stati trovati in fallo. Cosa che l’angelo fece per mezzo di una tromba speciale.

Nella sala nuovamente piena zeppa di gente rumorosa e festante, uno solo non era felice. Era quel signore ben messo e distinto che aveva perso quel sorriso trionfante, anzi era furioso e risentito di dover constatare che quelli che avevano commesso delle colpe avevano diritto agli stessi riguardi e al medesimo trattamento di lui che aveva sempre osservato la Legge alla lettera. Egli si isolò allora in un angolo del salone di ricevimento.

 Trascorso  un po’ di tempo, i beati notarono quell’uomo ben messo e distinto che aveva però un’aria decisamente infelice. Decisero di proporgli di unirsi a loro anche lui ai festeggiamenti.

“Dopo tutto – dicevano tra loro – quest’uomo non dovrebbe essere punito per il semplice fatto di non aver commesso peccati. Mica è un peccato non commettere peccati”!

Dopo essersi fatto  un po’ pregare (il Cielo è luogo adatto per questo…) l’uomo si arrese di buona grazia (il Cielo è luogo propizio per queste) e raggiunse tutti gli altri perdendosi in mezzo alla folla di gente forse non troppo ben messa, ma immensamente felice.

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ALCUNI SPUNTI DI ANDRAGOGIA (apprendimento degli adulti)

ANDRAGOGIA: è l’arte e la scienza per l’apprendimento degli adulti. Molti programmi di addestramento o di formazione degli adulti falliscono perché sono costruiti sulle basi della pedagogia che è l’arte e la scienza per l’apprendimento dei non adulti.

GLI ADULTI, infatti, apprendono in modo completamente diverso rispetto ai non adulti.Questo modo è basato sul fatto che l’adulto vuole controllare e dirigere (e non subire) il processo di apprendimento.Questo fatto richiede un approccio relazionale di “docenza” del tutto diverso.

Le idee fondamentali su cui si basa l’andragogia sono le seguenti:

1)  Gli adulti imparano quello che fanno (e non quello che gli viene detto).

2)  L’applicazione di quanto appreso è immediata (non differita); esempi ed esercizi sono realistici e pertinenti.

3)      Gli adulti vogliono ( e non devono) imparare e quindi accettano la responsabilità di gestire il loro apprendimento, di dirigerlo, di controllarne i risultati; il miglior risultato si ha quindi quando l’adulto è insoddisfatto del suo livello di competenza ed è motivato a  migliorarlo.

4)  L’apprendimento è centrato sui problemi (non sugli argomenti o sulle opinioni).

5)  Gli adulti apprendono meglio se possono costruire su ciò che già conoscono.

6)  Gli obiettivi sono discussi e concordati (non imposti dall’istruttore).

7)   L’apprendimento avviene meglio in un ambiente informale e collaborativi in  cui suggerimenti e feedback sono scambiati liberamente e apertamente.

8)  La valutazione viene fatta da colui che apprende (e non dall’istruttore).

9)  L’istruttore è un facilitatore che crea le condizioni favorevoli all’apprendimento,un collega che condivide la propria esperienza e non un professore che parla dalla cattedra.

10)  Ogni partecipante all’attività di addestramento è una sorgente di esperienza e di  conoscenza (e non soltanto l’istruttore).

                                                                                 ( Appunti di Antonio Raspanti (1953-1992) psicoterapeuta e trainer della SICOF del Consultorio LA FAMIGLIA di Via della Pigna 13/A, Roma rielaborati da Gigi Avanti nel 1991)

   

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DA UNA SEMPLICE MATITA SI PUO’ IMPARARE MOLTO…

 

Il bambino guardava la nonna scrivere la lettera. Ad un certo punto chiese: “Stai scrivendo una storia su di noi? E’ per caso una storia su di me?” La nonna smise di scrivere, sorrise e disse al nipote: “In effetti, sto scrivendo su di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita che sto usando. Mi piacerebbe che tu fossi come lei, quando sarai  grande”. Il bimbo osservò la matita, incuriosito e non vide niente di speciale. “Ma è identica a tutte le matite che ho visto in vita mia”.

“Tutto dipende dal modo in cui guardi le cose. Ci sono cinque qualità in essa che, se tu riuscirai a mantenere, faranno sempre di te un uomo in pace con il mondo.

 Prima qualità: tu puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi. Questa mano noi la chiamiamo Dio, e Lui ci dovrà sempre indirizzare verso la sua volontà.

Seconda qualità: di quando in quando io devo interrompere ciò che sto scrivendo, e usare il temperino. Questo fa sì che la matita soffra un poco, ma alla fine essa sarà più affilata. Pertanto, sappi sopportare un po’ di dolore, perché ciò ti renderà una persona migliore.

Terza qualità: la matita ci permette sempre di usare una gomma per cancellare gli sbagli. Capisci che correggere qualcosa che abbiamo fatto non è necessariamente un male, ma qualcosa di fondamentale per mantenerci sulla retta via..

Quarta qualità: ciò che è davvero importante nella matita, non è il legno o la forma esteriore, ma la grafite che è all’interno. Dunque fai sempre attenzione a quello che succede dentro di te.

Infine la quinta qualità della matita: lascia sempre un segno. Ugualmente, sappi che tutto ciò che farai nella vita lascerà tracce; cerca pertanto di essere consapevole di ogni singola azione.

                                                                                                                                           (Paolo Coelho)

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IL DESIDERIO induce ad AVERE…IL BISOGNO aiuta a CRESCERE

(Con il denaro si possono soddisfare i desideri, ma non i bisogni)

Con il denaro  si può comperare il letto,  ma non il sonno; il cibo, ma non l’appetito; il libro, ma non l’intelligenza; il lusso, ma non la bellezza; una casa, ma non il calore familiare; la medicina, ma non la salute;  la convivenza, ma non l’amore; il divertimento, ma non la felicità; il Crocifisso, ma non la  fede; un posto nel cimitero,  ma non un posto in Paradiso.

PREOCCUPATI PRIMA DI TUTTO PER LE COSE DI DIO E DEI TUOI VERI BISOGNI…Non sempre soddisferà i tuoi desideri, ma sempre darà la vera risposta  ai tuoi bisogni.

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