Archivi del mese: settembre 2018

QUANDO L’INVIDIA O LA FRETTA ROVINANO TUTTO…

IL PATATRAC INIZIO’… E CONTINUA….

 

Il patatràc iniziò quando Satana passò dal desiderio di poter essere Dio anche lui (invidioso che Dio non volesse spartire con qualcun altro il suo immenso potere) al pretenderlo di diritto.

Irritato a morte per il sacrosanto (ontologicamente parlando) rifiuto da parte di Dio, decise di fargli guerra.

A questi disastri può portare la dinamica di un desiderio che si paluda da diritto.

A risultati diametralmente opposti può invece portare l’assecondare la natura e la dinamica profonda del desiderio (de-sidera) che crea movimento verso il bisogno di essere.

Dal desiderio di avere al bisogno di essere… quello che si desidera avere.

Se invece di desiderare di “avere” (subito) il frutto piacevole e gradevole alla vista… Eva si fosse avviata a scoprire il bisogno di “essere” piacevole e gradevole nel suo rapporto con Adamo?

E se si fossero accontentati di essere quello che erano senza desiderare di più? Lo avrebbe detto sant’Agostino con una delle sue fulminanti espressioni: “Desidera ciò che hai”. E l’uomo ha di “essere” figlio di Dio. Non gli basta? Addirittura pretendere di avere di diritto qualcosa che non potrà mai essere?

Adamo ed Eva cascarono nel solito tranello, quello di voler fare l’esperienza del “male” (anagramma di “mela”), facendola “bene”  (tra l’altro la Genesi parla di “frutto” e la parola frutto – comportamento visibile delle piante – induce a pensare che Adamo ed Eva furono invitati semplicemente a “comportarsi bene” e a non comportarsi male”.

Erano stati avvertiti che il male non lo si può fare bene. Perbacco! “Omnis homo Adam, omnis homo Christus” dirà ancora sant’Agostino.

Senza dire poi che una “scelta individuale” (di Eva) in un contesto di relazione è un vulnus alla relazione medesima… come lo è anche  la succube ubbidienza di Adamo a mangiare il frutto senza averne avuto desiderio.

Questo comporterà, per un curioso rovesciamento di scenario, la dinamica intrinseca della “punizione”.

Quando Eva dovrà partorire il “frutto” del suo ventre lo farà con dolore (opposto al piacere del desiderio frettolosamente soddisfatto) e quando Adamo dovrà far partorire alla terra il “frutto del suo lavoro” lo farà ugualmente con il sudore della fronte…e senza troppo piacere (opposto ad aver mangiato del frutto su obbligo della partner).

Che dire di più?

Magari imparare la lezione dalla coppia originale evitando di voler essere “originali” come accadde a loro, applicandola invece, nel giorno dopo giorno,  alla relazione coniugale.     

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“SE L’AVER MANGIATO UN FRUTTO HA ROVINATO

L’UMANITA’, LA SALVEZZA SARA’ NELL’ATTEGGIAMENTO

CONTRARIO,  NEL GUARDARE UN FRUTTO SENZA

MANGIARLO”.  (Simone Weil)

 

 

“COSA SUCCEDEREBBE SE SCOPRISSI CHE IL MIO

STESSO NEMICO SI TROVA ALL’INTERNO DI ME STESSO,

CHE SONO IO PERTANTO AD AVER BISOGNO DELLA

ELEMOSINA DELLA MIA AMABILITA’, CHE SONO IO

IL NEMICO DA AMARE?”  (C. G. Jung)

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C’E’ RETE E RETE…..

                    LA RETE DELLA CARITÀ    (spunti da Teresa Neumann, mistica dell’ 800)

  “Qualche volta il Signore mi fa sapere che posso soffrire per qualcuno; non vi sono obbligata, ma quando so che il Signore se ne rallegra e che così posso procurare una grazia ad una persona perché il Signore vuole utilizzare la mia sofferenza, allora sono pronta”.

 “Il senso ultimo della carità cristiana sta appunto nel sacrificio dell’innocente per la salvezza e il miglioramento di un altro essere umano…”.

 “Qualcosa di simile ai sacramenti possono fare i seguaci di Cristo sulla base di quanto Egli ha istituito per la salvezza degli uomini: i cristiani come membri del Corpo Mistico possono pregare ed offrire le proprie sofferenze l’uno per l’altro. Se ciò avviene in forma che trascende le leggi naturali, si realizza la cosiddetta sostituzione mistica”.

 “Non dovete leggere tante pagine dei vostri libri al Signore. Egli sa cosa c’è scritto. Dovete conversare con Lui dal profondo del cuore; vedete, io parlo anche con voi dal profondo del cuore ed a memoria; è meglio ed è più naturale che se vi leggessi sempre qualcosa da un libro”.

 “Pretendi dal Signore una grande pazienza leggendogli in latino per un’ora. Digli una buona volta: ‘Signore, ti amo “.

 

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UNA BELLA STORIELLA

                             CREATI PROPRIO IN COPPIA  (non si sfugge…)

Un giorno il Creatore si svegliò un po’ annoiato della propria solitudine e pensò bene quindi di creare l’uomo. Prese allora un po’ di argilla, la plasmò a sua immagine, ma quando fu lì  per soffiarle dentro il suo spirito vitale, si accorse che il modello non gli era proprio ben riuscito e se ne disfece. Era anche lui alle prime armi. Prese dell’altra argilla e con maggior cura si accinse a plasmare un altro modello.. Terminatolo, gli soffiò dentro lo spirito vitale ed ecco creato l’uomo!

Subito però si accorse che qualcosa non andava, che mancava qualcosa. Pensò allora bene di creare la donna, ma subito si rese conto di non avere più argilla a disposizione…

Allora, forte della sua divina fantasia creativa, prese un po’ dello splendore del sole, delle fasi della luna,  del fascino della notte, del cavallo la fluente chioma, della gazzella le soavi movenze… e quant’altro. Mescolò il tutto con estrema delicatezza ed ecco creata la donna!

Soddisfatto, finalmente, del suo lavoro,  chiamò a sé l’uomo e gli disse: “Guarda”.

L’uomo osservò stupito ed incantato. Vista la sua sorpresa e il suo stupore il Creatore gli  disse: “Prendila, è tua”. L’uomo prese dolcemente sotto braccio la sua donna e, senza neppure la cortesia di un sussurrato grazie, se la portò via con sé…

Di lì a qualche tempo, il Creatore vide ritornare da chissà quali luoghi lontani, l’uomo e la sua donna stanchi e tristi… Davanti camminava l’uomo a capo chino e, qualche metro addietro la sua donna, sconsolata.

Il Creatore chiese: “Cosa vi sta succedendo?”. L’uomo gli rispose: “Potrei chiedervi una cosa… senza offesa”?. Il Creatore rispose: “Dimmi pure, uomo!”. L’uomo gli disse: “La donna che mi avete donato… ecco, ve la potreste riprendere indietro?”.

Il Creatore, sorridendo silenzioso e senza chiedere spiegazione,  riprese con sé la donna.

Trascorse ancora del tempo ed un giorno l’uomo, sempre più stanco e sempre più triste, ritornò sul posto dove era solito sostare il Creatore.

Quando il Creatore lo vide, gli chiese: “Cosa è successo ancora?”. L’uomo rispose, con un filo di voce: “Potrei chiedervi una cosa… sempre senza offesa”. “Dimmi pure, uomo”, rispose il Creatore. “Quella donna, quella che mi avete donato, la potrei riavere indietro? Magari con lei non sarà sempre facile convivere, ma senza di lei è proprio impossibile vivere”.

Il Creatore sorrise  e mentre li osservava, silenzioso,  allontanarsi… vide l’uomo voltarsi indietro e lo udì, questa volta, sussurrare un gioioso “grazie”.

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www.gigiavanti.com  (rielaborazione da anonimo)

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UN PO’ DI meditazione… (il 23 settembre del 1974 saliva al Cielo il mio papà… che combinazione che mi tocchi proprio commentare il vangelo di oggi). “Il caso è Dio che gira in incognito” sosteneva Einstein.

                                            VANGELO DI DOMENICA 23 SETTEMBRE

  Partiti di là, andavano verso la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Infatti stava ammaestrando i suoi discepoli e diceva loro: “I Figlio dell’uomo sarà consegnato nelle mani degli uomini, che lo uccideranno; ma, ucciso, dopo tre giorni risorgerà”. Essi però non compresero tali parole e avevano paura di interrogarlo.

Giunsero a Cafarnao e quando fu in casa domandò loro: “Di che cosa stavate discutendo per via?”. Essi, però, tacquero perché per via avevano discusso tra loro su chi fosse il più grande.

Allora, postosi a sedere,  chiamò i dodici e disse loro: “Se uno vuole essere primo, sia ultimo di tutti e servo di tutti”. Quindi, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e stringendolo fra le braccia disse loro: “Chi accoglie uno di questi bambini in nome mio, accoglie me e chi accoglie me, non accoglie me, ma Colui che mi ha mandato”. (Mc. 9, 30 – 37)

MEDITAZIONE:

   Talvolta succede anche nelle relazioni umane di non riuscire a digerire bocconi amari. E questo accade quando le dure vicende della vita impattano con le aspettative, sempre o quasi, orientate al bello, al facile, al tutto che dovrebbe filare sempre liscio come l’olio.

   Il risultato è una situazione interiore di smarrimento, di sconforto, in una parola, di delusione profonda.

   Il brano del vangelo di oggi offre una via d’uscita (psicologica e spirituale) da questa dinamica “aspettativa – delusione”.

   Gli apostoli non riescono proprio a mettere insieme due cose: la sofferenza estrema del Messia annunciata in anteprima soltanto a loro (dopo aver escluso la folla e raccomandato fortemente di non far sapere a nessuno dove Egli si spostasse) e la magnificenza del Regno Messianico  come essi immaginavano nella loro fantasia.

   A questo li induceva il loro amore per Gesù, a non ammettere neppure per un istante che potesse capitargli un destino così tragico.

   Ecco dunque la via di fuga indicata da Gesù, via valida ogni qualvolta le proprie aspettative impattano inesorabilmente, sovente incomprensibilmente, con la durezza e le sofferenze della vita: quella di abbandonare le proprie aspettative per abbracciare, seppur fra le lacrime, la volontà misteriosa e misericordiosa di Dio.

   Ma c’è anche il secondo episodio del brano del vangelo si oggi che ha del curioso e che sembra insinuare l’idea che per fare questo (abbracciare la Volontà del Padre)  occorra avere animo di bambino…

   Una volta giunti a casa a Cafarnao, infatti, si vede un Gesù curioso di conoscere di cosa mai stessero discutendo tra di loro lungo la strada del ritorno.

   Forse si “aspettava” che i suoi fedelissimi stessero magari confrontandosi su quanto avevano udito poc’anzi, almeno per buona educazione…

   E invece no, stavano discutendo animatamente chi fosse il migliore, il leader tra loro. Che delusione per Gesù!

   Ma Gesù non è certo il tipo da lamentazioni e prende dal cappello a cilindro dei suoi paradossi, uno dei più spiazzanti: “Se uno vuol essere il primo (il più grande, il leader…), sia l’ultimo”.

E rincara la dose dando addirittura la misura di tale “grandezza”, la misura del bambino. Sconcertante questo Gesù quando è in gioco la causa del Regno del Padre e del Suo, sconcertante fino a diventare minaccioso quando se ne uscirà con: “Se non diventerete come uno di questi piccoli, non entrerete nel Regno dei Cieli”.

   Sarà pure una minaccia pedagogicamente paradossale, ma che non lascia scampo a compromessi o a patteggiamenti e non lascia certamente tranquilli… con tutta quella “seriosità” lugubre che accompagna certe forme di testimonianza!

   E’ noto l’aforisma: “Non fidatevi delle persone che non ridono mai perché non sono persone serie”.

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RISATE DA SOMARO…

In un paese di campagna viveva un contadino che possedeva un asino, ma che era angosciato nel vederlo sempre triste e malinconico. Pensò bene così di ricorrere al saggio del paese per chiedergli se fosse possibile riuscire a farlo ridere. Il saggio entrò nella stalla, chiuse la porta e di lì a poco ne uscì dicendo: “Ecco fatto, signore”. Il contadino ringraziò e il saggio se ne andò. Soltanto che l’asino, da quel momento, non cessò più di ridere procurando al contadino nuovo problema. Pertanto pensò bene di richiamare il saggio il quale arrivò subito, entrò nella stalla, chiuse la porta e di lì a poco ne uscì dicendo: “Ecco fatto, signore”. Il contadino, a questo punto, avrebbe pagato chissà quale somma per conoscere il segreto di tale saggezza. Chiese allora al saggio cosa avesse detto all’asino nelle due situazioni. E questi rispose: “La prima volta gli ho detto che il mio pisello era più grande del suo”. “E la seconda volta”? incalzo’  il contadino. “La seconda volta gliel’ho fatto vedere” rispose candidamente il saggio.

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IO CI PENSEREI…

“Molte nevrosi dell’uomo moderno sono riconducibili ad un non risolto problema religioso”. (C.G. Jung)

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