Archivi del mese: giugno 2014

FRANCESCO 33 ANNI….

Siccome il tempo passa per tutti (ma va!) e mi vengono alcune nuove paure che vanno ad aggiungersi a quelle che ho coltivato deficientemente per tutta una vita… oggi, che è il Corpus Domini, parallelamente a queste paure (avrete già scoperto evidentemente di quali paure si tratta) mi è tornata  alla mente questa espressione “Cerchiamo di stare sereni… tanto dalla vita non si esce vivi!” Quindi si esce morti! Allora è anche vero che dalla morte si esce vivi… come ha dimostrato, eloquentemente e senza troppe chiacchere persuasive, Gesù..

 

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QUALCHE ESPRESSIONE… TANTO PER FARE IMPRESSIONE!


“LA REALTA’ E’ QUELLA COSA CHE SE ANCHE SMETTI DI CREDERCI,,, NON SVANISCE”. (P.K. Dick). Vale per tutte le “realtà”, compresa la la realtà di un Dio…
“SENZA EMOZIONI IL TEMPO E’ SOLO UN OROLOGIO CHE FA TIC TAC” (Da un film). Che emozione sentire il tic tac…!
“QUANDO UN ORECCHIO SI AFFINA DIVENTA UN OCCHIO”.  (Rumi, mistico persiano del XIII secolo).. Avercene due si parte avantaggiati!,
“L’ARTE DELL’ASCOLTO E’ ALLA BASE DI OGNI SANA RELAZIONE CHE HA IL POTERE DI AIUTARE E CURARE”. (Anonimo).
“IL MODO IN CUI SCEGLIAMO DI VEDERE IL MONDO CREA IL MONDO CHE VEDIAMO” (Kaufmann). Attenti al vicolo “cieco” in cui si rischia di finire….
“SOLO LE PERSONE SUPERFICIALI IMPIEGANO ANNI PER LIBERARSI DA UNA EMOZIONE, CHI SIA PADRONE DI SE’ PUO’ PORRE TERMINE A UNA SOFFERENZA CON LA STESSA FACILITA’ CON CUI INVENTA UN PIACERE. NON VOGLIO ESSERE IN  BALIA DELLE MIE EMOZIONI, VOGLIO SERVIRMENE, GODERLE, DOMINARLE”. (Oscar Wilde in IL RITRATTO DI DORIAN GRAY).

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PER I FRETTOLOSI A GIUDICARE… A COMINCIARE DA ME!

C’era una volta nell’Impero Cinese un contadino che viveva facendo servizi di trasporto con il suo cavallo. Un giorno il suo cavallo fuggì nella foresta lasciando il contadino senza lavoro e probabilmente senza futuro. La gente del suo villaggio, incontrandolo per strada, esclamava: “Che sfortuna!” e lui rispoindeva: “Forse”. Di lì a qualche giorno il cavallo tornò a casa portandosi appresso due puledri. La gente del villaggio, incontrando il contadino esclamava: “Che fortuna!”. E lui rispondeva: “Forse”. Il contadino aveva un figlio e questi fu incaricato dal padre di addomesticare i due puledri. Nel fare questo  un giorno cadde dal puledro che stava domando e si ruppe una gamba. La gente del villaggio incontrando il contadino esclamava: “Che sfortuna!”. E lui rispondeva: “Forse!”. Scoppio una guerra nell’Impero Cinese e i giovani furono reclutati per andare al fronte. Ma il figlio del contadino non fu reclutato… La gente del villaggio, incontrando il contadino, esclamava. “Che fortuna!”.  E lui rispondeva: “Forse!”.

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LO SPACCAPIETRE GIAPPONESE (per chi non si accetta per quello che è…e non s’accontenta “quasi” mai.

Ai piedi della grande montagna vicina al villaggio, Yamatsumi martellava con forza la roccia, ma la fatica era tanta e il sole picchiava impetuoso. Poco più a valle scorreva il via vai della gente e passavano i palanchini con i notabili del paese sotto una tenda di seta rossa. Yamatsumi nel vederli alzava gli occhi al cielo e sospirava: “Potessi essere ricco anch’io e viaggiare, in un palanchino, sotto una tenda di seta rossa!”. Il suo desiderio fu accolto e Yamatsumi si ritrovò in un palanchino sotto una tenda di seta rossa. Ma il sole continuava a saettare, la gente ansimava e tutto bruciava dalla sete. Yamatsumi si sentiva deluso ed impotente. Tirò fuori la testa dal suo palanchino e disse: “Vorrei essere io il sole!”. Il suo desiderio fu di nuovo esaudito e Yamatsumi fu il sole: da mattina a sera disperdeva l’oscurità, donava luce e calore, dal cielo dominava incontrastato su ogni cosa. Ma una mattina, tra lui e la terra, si insinuò una nube che imprigionò i suoi raggi. Inutilmente Yamatsumi si agitò, scaglio i suoi dardi infuocati, cercò di dissolvere la nube. Alla fine, vistosi sconfitto, disse: “Voglio essere la nube!”. ”Sia fatto come tu vuoi”, gli fu risposto. E Yamatsumi fu una nube capace di fare il bello ed il cattivo tempo, pronta a dispensare la pioggia e la neve a suo piacimento e a contrastare, senza alcun timore, il dominio del sole. Ma un giorno si trovò a passare accanto alla vetta rocciosa di un’alta montagna. Yamatsumi percepì subito quella presenza come una sfida, raccolse tutte le sue forze e si scagliò con violenza contro la roccia: vento, pioggia, grandine, tuoni, saette… La montagna rimaneva là superba e immobile, nel suo atteggiamento di sfida. Yamatsumi allora, al colmo dell’ira, gridò: “Voglio essere la montagna!”. E così fu. Una montagna maestosa e svettante, avvolta nella sua superba bellezza. E passarono i giorni. Una mattina arrivò qualcuno armato di mazza e scalpello che cominciò a colpire ai piedi la montagna. Mentre i pezzi si staccavano, Yamatsumi si piegò e vide di lontano un uomo che, battendo con la mazza e il martello, faceva tanti blocchi e li accatastava l’uno sopra l’altro. “Chi è quel piccolo essere che osa dilaniarmi brano a brano? Voglio essere io quell’uomo!”. E Yamatsumi continuò ad essere lo spaccapietre di un tempo, ma finalmente felice e contento. (Novella giapponese)

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