MAGARI FA RIFLETTERE…

         IL CREATORE DIO PADRE SCRIVE AD ALLAH

 

   A parte il fatto che Maometto l’ho creato Io (a mia immagine e somiglianza) e che Maometto ha inventato te (forse a sua immagine e somiglianza),  avrei qualche sassolino da togliermi dalle scarpe, caro (si fa per dire) Allah, sebbene essendo Spirito non necessiti di scarpe.

   Il primo sassolino è che mi sto veramente stancando di sentire da coloro che sulla terra (che modestamente ho creato da solo tanto tempo fa) ammazzano e seminano terrore e odio in nome tuo (e lo scrivo minuscolo per rispetto a Me stesso!) e sostengono di farlo perché così voluto da te!

   Delle due l’una: o sono diventate pazze le mie creature (e che siano mia creazione te ne devi fare una ragione, perché tu non hai mai creato un bel niente!) oppure che sia  tu ad essere fuori di testa!

   Un altro sassolino: per la cronologia storica degli umani, tu arriveresti sulla scena del mondo terreno attorno al secolo 600, dopo Mio Figlio Gesù Cristo.

   Trovo una enorme e curiosa contraddizione:  mentre Io sono Tale da sempre, tu sei stato “inventato” tale dalla fantasia di un uomo, mia creatura!

   Un altro sassolino: Io ho voluto scendere dal Mio Trono per osservare da vicino gli eventi umani, anzi mi sono messo nei panni di Me stesso UOMO per vivere da dentro questi eventi, mentre mi sembra che tu, oltre a startene comodo  chissà dove, ti diverta a distruggere quanto io ho creato. Niente niente muori d’invidia?

   Allah, detto tra noi, Il politeismo è una balla di pensiero autoreferenziale  inventata dagli uomini per dare risposta comoda alle loro inquietudini.

   Parafrasando la riflessione di uno psicologo, posso dedurre: “Il modo in cui scegliamo di pensare Dio crea il Dio che pensiamo”.

   Io, per natura, essendo nell’eterno, ho una pazienza eterna perché tu e chi ti invoca o adora o prega possa ricredersi.

   Tu ti sei trovato Dio all’improvviso da chi ti ha inventato tale. Io sono stato Tale da sempre e, modestia a parte, ho accompagnato gli umani a scoprirmi gradatamente (avendo creato il tempo era giocoforza agire in questo modo): dapprima ho lasciato che mi scoprissero Creatore (con Adamo ed Eva), poi come Legislatore (con Mosè) ed infine come Padre (con Gesù, il Mio Figlio dell’Uomo preferito).

   Io amo tutte le mie creature che, grazie a Mio Figlio, hanno la possibilità di ambire ad essere figli pure loro, purché lo vogliano.

   Tu, e scusa se te lo dico francamente, pare che ami soltanto chi crede in te… creando così un corto circuito deflagrante. E poi perché permetti a chi crede in te di dare la caccia a tutti gli altri definendoli infedeli?

   Io, a quelli che mi negano, non faccio guerra, anzi li aspetto con benevolenza alle soglie della fede, felice di poterli abbracciare e riconoscendo loro il merito di avermi trovato. Non sono razzista e non è nel mio stile vantarmi. Un Dio che si rispetti è Grande anche in ragione di questa sua discreta magnanimità  nel comportarsi.

   A te, alcuni tuoi fedeli, dicono che sei grande e poi fanno esplodere bombe, conflitti, divisioni, terrore… Qualcosa non funziona, Allah!

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DIFETTI o LIMITI?

                                                                            DIFETTI  O LIMITI?

 

   Chi non mai sentito qualcuno (o qualcuna) esclamare così: “Ha anche lui (o lei) i suoi bravi difetti!”. Immaginiamo se questi benedetti difetti fossero anche “cattivi”! Ma  lasciamo perdere… La parola “difetto” (etimo latino “deficiere”… da cui  l’insulto paradossale di “deficiente”) sta a significa qualcosa che manca. La parola “limite” invece sta a significare, paradossalmente, l’identità di una realtà, di una persona, per cui si potrebbe meglio esclamare: “Ha anche lui (o lei) i suoi bravi limiti”.  I tre limiti di un triangolo costituiscono anche la sua identità. Non si può apostrofare un triangolo dicendogli: “Sei un quadrato deficiente!”  Eppure ci comportiamo proprio così quando ci rivolgiamo (come genitori, educatori…) a figli o educandi con questa espressione (che immaginiamo incoraggiante!): “Se ti sforzassi di più…” .  Un triangolo non è un quadrato difettoso e si stizzisce (e molto) sentirsi dire (magari più volte al giorno): ”Se ti sforzassi potresti diventare un buon quadrato”….. Lo so che questo modo di “ragionare” ha un vago sapore paradossale e paga anche il limite del linguaggio umano, ma tant’è… ho anch’io i miei limiti!

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Se tutto è grazia, grazie di tutto mio Dio

Son trascorsi cinquant’anni, tra delizie ed affanni, ma con Dio sempre a fianco, di amare non mai stanco….

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10 luglio 2020 · 10:35

FARSI FURBI CONVIENE…

                                                 Una curiosità sulla virtù dell’ubbidienza

 

   Il Creatore ordina alla sua creatura di comportarsi bene perché comportarsi male (anagramma di “mela”) porta male, e a chi Gli ubbidisce regala il paradiso… e quand’ anche qualcuno dovesse disubbidirgli, lo perdona e gli regala comunque il paradiso.

   Il Diavolo, invece, insinua alla creatura non sua, l’idea che ci si possa comportare male purché lo si faccia bene… con le dovute cautele, senza dare nell’ occhio (“originale” come idea!), ma se qualcuno poi gli  ubbidisce e si comporta di conseguenza… gli rifila, come regalo, l’inferno.

 

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SORRIDERE…tanto dalla vita non si esce vivi!

                        FAMMI RIDERE, SIGNORE…

Non so perché, Signore, pregandoti stamattina, improvvisamente mi sono reso conto che non ti avevo mai immaginato… ridere. Ridere di una vera risata sonora, contagiosa! I tuoi evangelisti ti presentano pacato, ogni tanto con un sorriso discreto, ma soprattutto serio e grave, qualche volta in lacrime… Non hanno ritenuto di dirci che un giorno, in tale o tal’altra circostanza, ti sei fatta una bella risata. Eppure io sono sicuro che tu ridevi… e ridevi di cuore. Tu ridevi fanciullo, a Nazareth, quando giocavi con i tuoi compagni, ridevi, adolescente, con i tuoi cugini.ridevi e brindavi con i tuoi discepoli, alle nozze di Cana e cantavi, e ballavi se gli altri ballavano! Signore, anche se qualche volta faccio fatica a crederla, la notizia più bella, meravigliosa, sconvolgente che mi riempie la mente e il cuore è che tu ci ami sopra ogni cosa, e che questo amore ci è vicino, così vicino da toccarci da mettere radici dentro di noi. Tu sei venuto tra noi, uomo con noi, uomo come noi, tanto che, abbracciati da te, ti siamo diventati fratelli. Fratelli del bimbo che piangeva, che succhiava il latte al seno, mentre sorrideva, incantato, alla sua giovane madre. Fratelli del fanciullo che imparava a leggere e a pregare. Fratello sempre… nostro fratello Gesù, che sapeva piangere e… ridere! Pensare a te così vicino a noi, così simile a noi perché possiamo diventare simili a te, mi rende felice! Talmente felice, che mi meraviglia non esserlo sempre. Mi dispiace vederci così seri quando parliamo di te, e non capisco perché dobbiamo avere un aria triste, quando ci riuniamo per pregarti. Scusami l’impertinenza, ma stasera ho voglia di dirti,come i bambini piccoli, sulle ginocchia del fratello maggiore: Fammi ridere”. Sì, è la mia preghiera inattesa: Signore, fammi ridere! Perché, a mia volta, io possa far ridere i miei fratelli: ne  hanno tanto, tanto bisogno!         

                                                                  (Michel Quoist)

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Che nervi quando anzichè ragionare sul merito della questione… si inveisce contro chi non la pensa come te!

“La verità era uno specchio che, cadendo, andò in frantumi ed ognuno raccogliendo un frantume e vedendosi rispecchiato dentro, pensò di possedere l’intera verità”. (RUMI, considerato il massimo poeta mistico della letteratura persiana: 1207 – 1273)

 E’ un aforisma difficile da “accettare” (facile da “comprendere”…) umilmente da parte di chi è incline a non ascoltare (peggio, a deridere…) chi è di opinione diversa. E qui non c’entra destra o sinistra, sopra o sotto, a fianco o in diagonale… ma c’entra rispetto o meno, tolleranza o meno, umiltà o meno. E questa non è una opinione!

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DA CONSUMARSI PREFERIBILMENTE PRIMA DEL 12 luglio…

                                                           BEN – ESSERE IN RELAZIONE

                                                            (per una cultura delle buone relazioni)

    L’uomo d’oggi soffre tremendamente del “mal di relazione”, un malanno forse atavico, ma in aumento al giorno d’oggi. Curioso notare come i “malanni relazionali” siano andati aumentando con l’aumentare degli studi sulla   relazione interpersonale e sulla comunicazione.C’è modo di contenere tale malanno, se non di vincerlo, andando alle sorgenti del problema con l’approfondimento del concetto di relazione…partendo un po’ da lontano e senza troppi complessi di inferiorità nei confronti della cultura odierna prevalentemente sbilanciata sull’’individuale.

   Una cultura più incline al fare che al contemplare, alla tecnica che all’etica, al frammentario che al progettuale, all’ emotivo che al razionale, al razionale che al soprarazionale, al reversibile che al definitivo, al provvisorio che allo stabile, all’  ideologico che al culturale, all’ individuale che al relazionale, all’ apparire che all’ essere, all’ intellettuale che allo spirituale… e le conseguenze si vedono anche nell’ambito delle relazioni umane.

   Due letture del mondo d’oggi da parte di San Giovanni Paolo II: “Il nostro tempo così carico di tensioni e avaro di tenerezza” e “C’è poca vita umana nelle famiglie dei nostri gironi”.Da qui l’urgenza di un cambio di marcia alla ricerca di un ben – essere relazionale a tutto campo.

Un cambio di marcia indicato da San Giovanni XXIII nel discorso di apertura del Concilio Vaticano II:    “(…) Nel presente ordine di cose la buona Provvidenza ci sta conducendo ad un nuovo ordine di rapporti umani che, per opera degli uomini e per lo più oltre la loro stessa aspettativa, si volgono verso il compimento dei suoi disegni superiori e inattesi. (…)  Al giorno d’oggi, tuttavia, la Sposa di Cristo preferisce far uso della medicina della misericordia piuttosto che della severità. essa ritiene di venire incontro ai bisogni di oggi mostrando la validità della sua dottrina piuttosto che con la condanna”.

   Un episodio del vangelo: l’evangelista Marco  nel raccontare quando a Gesù viene richiesta da un giovane ricco una ricetta  infallibile per una entrata sicura nella vita eterna annota che, Egli, prima di rispondere si premura di creare una relazione empatica e calorosa con  quel giovane:  “Allora, guardandolo, lo amò e gli disse…”.

   Poco importa poi che, nonostante questa benefica entrata in relazione, il giovane “corrugasse” la fronte e se ne andasse via rattristato perché “aveva molte ricchezze”.

  Poco importa cioè se il “ben relazionarsi” non ottiene gli effetti desiderati. Importa invece ritenere che prima di sciorinare sermoni, prediche, contenuti ci si premuri di stabilire una buona relazione con la persona che si vuole istruire, aiutare, correggere, catechizzare…

    Una riflessione di Anselm Grun a riguardo: “Nel vero incontro (relazione) Dio stesso può trasformare i cuori degli uomini: (…). Tali incontri richiedono  apertura e rispetto dell’altro, libertà da pregiudizio,  disponibilità a entrare hic et nunc in relazione con l’altro…”. Ed ancora:  “ Lo stare insieme sincero e aperto nei colloqui e nell’ agire comune trasformerà col tempo le relazioni vicendevoli e aprirà nuove strade. Gli appelli moralistici non cambiano la comunità. Devo percorrere insieme ad essa un cammino di esercizi comuni, che ci potranno cambiare.

    Da notare i vocaboli “nuovo”, “ordine”, “rapporti” e soprattutto “buono” che tornerà nel titolo del recente documento della CEI:“Educare alla vita buona del Vangelo”. (NB il cap. 3°)

   A cosa si va incontro se non si cambia marcia?  Si va incontro al degrado delle relazioni umane, compresa quella della propria relazione con la vita fino ad arrivare allo stress.

   L’Istituto Canadese per la ricerca sullo stress ha diramato da anni i risultati di una indagine sulle cause dello stress. A cadere nello stresso sono in percentuale del 24% le persone che “non sono ancora riuscite a discernere cosa è veramente importante nella vita”;  seguono poi in percentuali inferiori coloro che non hanno una “buona o sana comunicazione”, coloro che non dedicano alcun tempo a pratiche di “rilassamento”, e coloro che hanno una  “cattiva alimentazione..

   Aforismi propedeutici: “Più la vita è vuota, più diventa pesante”, “Sono talmente abituato ad essere teso che quando sono calmo mi sento nervoso”, “La relazione con gli altri è come la cucina, in ogni pietanza ognuno trova quello che ci mette”. “Molte nevrosi dell’uomo moderno sono riconducibili ad un non risolto problema religioso” (Jung).

   Per una “ecologia relazionale” risulta pertanto fondamentale revisionare il proprio rapporto con la vita allo scopo di vivere meglio il qui ed ora delle relazioni anziché consumarle in un frenetico e frettoloso darsi da fare.

    Diventa di fondamentale importanza attrezzarsi interiormente a “vivere il qui ed ora” convinti che alternativa non c’è per rintuzzare gli attacchi di recriminazioni e  nostalgie relative al passato e  preoccupazioni e  ansie relative al futuro…

   Vivere il qui ed ora avendo chiara la differenza tra modalità “giudicante”  (i se, i ma, i però, le etichette, i giudizi sommari) di vivere gli eventi e la modalità “valutativa”.

   Un esempio: quando si vede piovere si è portati (tentati) a dire frettolosamente: “tempo brutto” (giudicando così l’acqua come brutta) mentre invece andrebbe semplicemente detto: “tempo piovoso” (descrivendo ciò che si vede…).  Il poeta Francesco Petrarca descrisse l’acqua “chiara, fresca, dolce” (utilizzando i sensi del corpo) laddove san Francesco disse di essa (utilizzando i sensi dell’anima) che è “utile, umile, preziosa, casta”.

   All’ atteggiamento “valutativo” nel vivere i rapporti si arriva più facilmente “riflettendo” che non “pensando”. Scriveva Machiavelli: “Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’ errore, molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità”.

   Spunti sulla “comunicazione” favorente il benessere relazionale: (il 10% del comunicare è coperto dal contenuto di pensiero, il 30% dal tono di voce, il 60% dalla gestualità fisica). Ne deriva che una “buona relazione” necessita di una “buona comunicazione” e viceversa.

 “I pensieri servono la mente, i gesti servono il cuore, il silenzio serve l’anima”.

Curioso notare l’etimo del verbo “silére” (da cui la parola “silenzio”) che deriva dal fruscìo della spiga di frumento al suo schiudersi.

  

Per quanto attiene al ben – essere relazionale di coppia è fondamentale approfondire questi slogan: “Amarsi da Adulti Adesso”, tenendo presente che “L’amore adulto e maturo è la capacità di stabilire una relazione affettiva duratura e stabile” (Freud) e che una definizione classica di matrimonio è la seguente: “il matrimonio è una alleanza tra due esseri differenti per la salvezza, attraverso morte e risurrezione, a somiglianza della Grande Alleanza”. (Centro “La Famiglia – Roma).

E per concludere la definizione di padre Luciano Cupia ( o.m.i. fondatore del Centro LA FAMIGLIA di Via della Pigna 13/A nel 1966, deceduto il 26 febbraio 2014): “La coppia è un uomo e una donna che si scelgono per scambiarsi caldi e morbidi”.

   In sintesi, il benessere relazionale coniugale può sintetizzarsi  anche così con l’immagine del tandem e le sei consonanti magiche (tre C e tre T)io e te scegliamo di essere un noi  intenzionato a Convivere, Condividere, Comunicare (gigi avanti) in Tenerezza, Tolleranza, Trasparenza (luciano cupia)

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 (www.gigiavanti.com)

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UNA DRITTA PEDAGOGICA…

Tanti genitori sono alle prese con la realtà educativa dei figli adolescenti, realtà che sovente si fa “problema”. Si sente dire: “Mio figlio ha dei problemi” ed anche “Mio figlio è un problema”. Questo soave suggerimento di atteggiamento relazionale può giovare.

                          IL PESSIMO CARATTERE… e    COME CORREGGERLO

   C’era una volta un ragazzo con un pessimo carattere. Suo padre un giorno gli da un sacchetto di chiodi e gli dice di piantarne uno nella palizzata del giardino ogni volta che perde la pazienza e/o bisticcia con qualcuno.

   Il primo giorno ne pianta 37. Le settimane seguenti impara a controllarsi e il numero dei chiodi piantati diminuisce di giorno in giorno. Finalmente arriva il giorno in cui il ragazzo non pianta nessun chiodo nella palizzata. Allora va dal padre e gli comunica la bella notizia.

   Suo padre allora gli da il nuovo compito di levare un chiodo dalla palizzata per ogni giorno che riesce a non perdere la pazienza. I giorni passano e finalmente il ragazzo può dire al padre che ha levato tutti i chiodi dalla palizzata.

   Il padre conduce il figlio davanti alla palizzata e gli dice: “Figliolo, ti sei comportato bene, ma guarda quanti buchi hai lasciato nella palizzata. Non sarà più come prima. Quando litighi con qualcuno e gli dici delle cose cattive gli lasci delle ferite come queste. Puoi infilzare un uomo con un coltello, e poi toglierlo, ma lascerai sempre la ferita. Poco importa quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà.    Una ferita verbale fa altrettanto male di una ferita fisica.


(Il ragazzo, nonostante il “brutto carattere”, ubbidisce a suo padre… e questo significa che ha stima e fiducia in lui.

Il padre non lo assilla con prediche, minacce, rimproveri… ma semplicemente, con pazienza, aspetta che sia il figlio a “capire” come correggere e  migliorare il carattere.

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OGGI PIU’ CHE MAI

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