IL FUTURO È AL SICURO
Viviamo in un tempo in cui si parla tanto di “sicurezza”, di “mettersi al sicuro”, di “assicurarsi contro imprevisti e guai della vita”, di “assicurarsi un futuro migliore”. Tutte intenzioni e cose comprensibili e belle, che sembrano però essere precluse ai “poveri” ed essere riservate ai “ricchi”.
I ricchi di “cose materiali” infatti hanno facile accesso alle “sicurezze” materiali ma, a ben considerare, nessuna di queste sicurezze valica il confine del tempo e dello spazio.
Tutte queste belle e comprensibili intenzioni di mettere al sicuro la propria vita e i propri beni rischiano di farci perdere di vista quella che è la “sicurezza ultima e suprema” da ambire.
E questa “sicurezza ultima” sembra essere più facilmente accessibile da parte dei “poveri”. Quindi, paradossalmente parlando, il confronto va fatto tra poveri di cose materiali e ricchi di cose materiali.
E a comprendere meglio questo curioso paradosso che ribalta in un certo senso il significato letterale della frase ci aiuta la prima beatitudine: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli” (Mt. 5,1-22).
Essere “poveri in spirito” sembra essere la vera ricchezza. Essere poveri di spirito significa quindi, paradossalmente parlando, non fare troppo conto di sicurezze materiali, ma di fare conto solamente della ricchezza spirituale.
I “poveri in spirito” diventano così i “ricchi” per eccellenza perché “di essi è il Regno dei Cieli”, perché il Regno dei Cieli costituisce la loro “sicurezza” (il verbo al presente è significativo al riguardo).
Per i poveri in spirito il futuro è al sicuro. I “poveri di cose materiali” vengono detti “beati” proprio perché il parametro del Regno dei Cieli costituisce la sicurezza ultima e definitiva.
“Beati i poveri in spirito” significa riconoscere che la propria “povertà” è dipendenza assoluta da Dio, non ponendo la propria “sicurezza” nelle cose materiali (soldi, potere, relazioni di supporto), ma solamente in Dio, spogliandosi quindi dell’autosufficienza e dell’egoismo per fare conto solamente sulla sua misericordia e il suo aiuto.
In sintesi, chi è “povero in spirito” non è necessariamente privo di ricchezze materiali, ma è spiritualmente umile, dipendente da Dio, e libero dai legami mondani.
Una espressione rasserenante mente e cuore di Papa San Giovanni XXIII dice: “Dio sa che esisto e questo mi basta”.
Bello è anche questo aforisma paradossale di Santa Teresa di Calcutta: “Ci sono persone talmente povere che l’unica cosa che hanno sono i soldi”.
Dal punto di vista strategico-spirituale ecco il chiaro invito di Gesù ad avere un costante atteggiamento alla realtà primaria del Regno di Dio attorno al quale ruota tutto quanto, soprattutto quando prende lo scoramento per il dilagare del male:
- “CERCATE PRIMA DI TUTTO IL REGNO DI DIO E IL RESTO VI VERRA’ DATO IN AGGIUNTA”.
- “SENZA DI ME NON POTETE FARE NULLA”.
- “IMPARATE DA ME CHE SONO MITE E UMILE DI CUORE”.
- “NESSUNO PUO’ VENIRE A ME SE IL PADRE MIO CHE È NEI CIELI NON LO ATTIRA”.
- “OGNI COSA CHE CHIEDERETE AL PADRE MIO IN MIO NOME EGLI VE LA DARA’.
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