I GIUSTI

Un uomo che coltiva il suo giardino

Come voleva Voltaire,

chi ringrazia che sulla terra

esista la musica,

chi scopre con piacere un’etimologia,

due impiegati in un caffè del Sud

che giocano in silenzio a scacchi,

il ceramista che intuisce

un colore e una forma,

il tipografo

che compone questa pagina

che forse non gli piace,

una donna e un uomo

che leggono le terzine finali

di un certo canto, chi accarezza

un animale addormentato,

chi giustifica o vuole giustificare

un male che gli hanno fatto,

chi è contento

che sulla terra ci stia Stevenson,

chi preferisce

che abbiano ragione gli altri,

queste persone che si ignorano

stanno salvando il mondo.

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(Poesia di Jorge Luis Borges)

A FRONTE, OVVIAMENTE, DI TUTTI I GRANDI DEL MONDO CHE LO STANNO DISTRUGGENDO

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NON CI RESTA CHE PREGARE

   La meditazione del mese scorso aveva per titolo: “NON CI RESTA CHE PREGARE”. E mi sembra il caso di tornare sull’argomento per convincerci sempre più di pregare con fede, senza cedere di un millimetro allo scoramento e alla delusione derivante dal fatto di non vedere risultati.

   Per questo occorre rinfrescare la memoria riguardo alla “potenza” intrinseca del pregare. E lo faccio annotando semplicemente qualche aforisma:

  • “Io non sono un uomo di lettere o di scienza, cerco semplicemente di essere un uomo di preghiera. È la preghiera che ha salvato la mia vita. Senza la preghiera avrei perduto la ragione. Se, malgrado tutte le prove, non ho perduto la pace dell’anima, è perché questa pace viene dalla preghiera. Si può vivere qualche giorno senza mangiare, ma non senza pregare. La preghiera è la chiave del mattino e il chiavistello della sera. La preghiera è un’alleanza sacra tra Dio e gli uomini” (Ghandi)
  •   “Ogni incontro con Dio è preghiera, ma non ogni preghiera è incontro con Dio”.
  • “Non sappiamo quando e come funziona la preghiera, ma siamo certi che funziona”.
  • “La preghiera non cambia Dio, ma cambia colui che prega”.
  • “La preghiera non è un ozioso passatempo per vecchie signore. Propriamente compresa e applicata, è lo strumento d’azione più potente”. (Gandhi)
  • “Gli antichi dicevano che pregare è respirare. Qui si vede quanto sia sciocco voler parlare di un “perché”. Perché io respiro? Perché altrimenti morrei. Così la preghiera”. (Kierkegaard)
  • “Pregare è prendere fiato presso Dio; pregare è affidarsi a Dio”. (Dietrich Bonhoeffer)
  • “Attraverso la preghiera possiamo far entrare nel nostro cuore il dolore e la sofferenza di tutti, tutti i loro conflitti e le loro angosce, tutti i loro tormenti e tutte le guerre, tutta la fame, la solitudine e la miseria, non per una qualche nostra grande capacità psicologica o emotiva, ma perché il cuore di Dio è diventato una cosa sola con il nostro”. (Henri Nouwen)
  • “Se la sola preghiera che dirai mai nella tua intera vita è “grazie”, quella sarà sufficiente”. (Meister Eckhart)
  • “La meditazione, nella spiritualità cristiana, è incontrare Dio. Anche senza dire nulla. Un semplicemente mettersi alla sua presenza, così come siamo”. (Walter Lobina)
  • “La preghiera inizia dove termina la poesia, quando la parola non serve più e occorre un linguaggio altro”. (Mario Luzi)
  • “Dolore muto è l’orazione” (Anonimo)

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NON CI RESTA CHE PREGARE…

   Il mese scorso la meditazione aveva per titolo: “NON CI RESTA CHE PREGARE”. E mi sembra il caso di tornare sull’argomento per convincerci sempre più di pregare  con fede, senza cedere di un millimetro allo scoramento e alla delusione derivante dal fatto di non vedere risultati.

   Per questo occorre rinfrescare la memoria riguardo alla “potenza” intrinseca del pregare. E lo faccio annotando semplicemente qualche aforisma.

  • “Ogni incontro con Dio è preghiera, ma non ogni preghiera è incontro con Dio”.
  • “Non sappiamo quando e come funziona la preghiera, ma siamo certi che funziona”.
  • “La preghiera non cambia Dio, ma cambia colui che prega”.
  • “La preghiera non è un ozioso passatempo per vecchie signore. Propriamente compresa e applicata, è lo strumento d’azione più potente”. (Gandhi)
  • “Gli antichi dicevano che pregare è respirare. Qui si vede quanto sia sciocco voler parlare di un “perché”. Perché io respiro? Perché altrimenti morrei. Così la preghiera”. (Kierkegaard)
  • “Pregare è prendere fiato presso Dio; pregare è affidarsi a Dio”. (Dietrich Bonhoeffer)
  • “Attraverso la preghiera possiamo far entrare nel nostro cuore il dolore e la sofferenza di tutti, tutti i loro conflitti e le loro angosce, tutti i loro tormenti e tutte le guerre, tutta la fame, la solitudine e la miseria, non per una qualche nostra grande capacità psicologica o emotiva, ma perché il cuore di Dio è diventato una cosa sola con il nostro”. (Henri Nouwen)
  • “Se la sola preghiera che dirai mai nella tua intera vita è “grazie”, quella sarà sufficiente”. (Meister Eckhart)
  • “Dolore muto è orazione” (Anonimo)

“La preghiera inizia dove termina la poesia, quando la parola non serve più e occorre un linguaggio altro”. (Mario Luzi)

“La meditazione, nella spiritualità cristiana, è incontrare Dio. Anche senza dire nulla. Un semplicemente mettersi alla sua presenza, così come siamo”. (Walter Lobina)

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AI MIEI AMICI POETI

   Offro questo affettuoso e sincero omaggio a tutte le persone amiche che fanno della loro poesia un dono di stupore, di meditazione e di contemplazione.

“Accendere una lampada e sparire. Questo fanno i poeti. Ma le scintille che hanno ravvivato, se vivida è la luce, durano come i soli”. (Emily Dickinson)

“La preghiera inizia dove termina la poesia, quando la parola non serve più e occorre un linguaggio altro”. (Mario Luzi)

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                         AFORISMI PER IL NUTRIMENTO DELL’ANIMA

     –   “La vita dipende da due o tre sì pronunciati dai 13 ai 20 anni”.

  • “L’istante magico è quel momento in cui o un sì o un no può cambiare tutta la nostra esistenza”. (P. Coelho)
  • “Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla perché è giusta”. (Martin Luther King)
  • “Non importa dove vai, vai con tutto il cuore”. (Confucio)
  • “Non servono grandi gesti per costruire la pace. A volte basta un sorriso, un ascolto vero, un atto di gentilezza”. (C.N. Cappiello)
  • “Io ritrovo, passando, l’infinito nell’umiltà”. (Umberto Saba)
  • “La meditazione, nella spiritualità cristiana, è incontrare Dio. Anche senza dire nulla. Un semplicemente mettersi alla sua presenza, così come siamo”. (Walter Lobina)
  • “La meditazione è madre dell’amore, la contemplazione ne è figlia”. (San Francesco di Sales)
  • “Accendere una lampada e sparire. Questo fanno i poeti. Ma le scintille che hanno ravvivato, se vivida è la luce, durano come i soli”. Emily Dickinson)
  • “Iniziare un nuovo cammino spaventa. Ma dopo ogni passo che percorriamo ci rendiamo conto di come era pericoloso rimanere fermi”, (Arthur Schnitzler)
  • “Si ottengono grandi cose, dopo aver preso cura dei piccoli dettagli” (Santy Giuliano)
  • È solo rispettando sé stessi che si può esigere il rispetto degli altri, è solo credendo in sé stessi che si può essere creduti dagli altri”. (Oriana Fallaci)
  • “La vita non muore”. (Oriana Fallaci)

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     Da SE VUOI (Rivista di orientamento per giovani, anno 67 – n.2/2026)

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IL POSTO PIÙ DIFFICILE PER ESSERE CRISTIANI È DENTRO CASA

Essere cristiani in chiesa è più facile. La gente ti guarda per qualche ora.

Ma a casa… nessuno vede la versione modificata. Qui è dove appare il carattere.

In casa sei stanco. Le emozioni appaiono. La pazienza finisce. I conflitti nascono.

È nel quotidiano che la fede è messa alla prova.

Essere cristiani a casa significa:

• Controllare la lingua quando vuoi reagire

• Scegliere la pace invece di avere ragione.

• Chiedere scusa quando sbagli.

La vera spiritualità appare nei dettagli.

In chiesa canti. A casa ti alleni.

Perché è a casa che appaiono:

• Irritazione

• Impazienza

• Orgoglio

• Frustrazioni

Ed è lì che Dio lavora.

Il saggio capisce qualcosa di importante: casa non è solo un luogo di convivenza.

È un luogo di formazione spirituale. Essere cristiani dentro casa non è sembrare perfetto.

È imparare a:

• Regolare

• Regolare il tono

• Tornare a Dio

• Ricominciare da capo.

La fede quotidiana è pratica. La fede che trasforma il mondo inizia dentro casa. Prima di influenzare le persone…Dio forma il cuore. Il luogo in cui la tua fede è più provata è anche il luogo in cui Dio ti modella di più.

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(Fonte: Internet)                                                                                                                                           ——————–

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IL POSTO PIÙ DIFFICILE PER ESSERE CRISTIANI È DENTRO CASA

Essere cristiani in chiesa è più facile. La gente ti guarda per qualche ora.

Ma a casa… nessuno vede la versione modificata. Qui è dove appare il carattere.

In casa sei stanco. Le emozioni appaiono. La pazienza finisce. I conflitti nascono.

È nel quotidiano che la fede è messa alla prova.

Essere cristiani a casa significa:

• Controllare la lingua quando vuoi reagire

• Scegliere la pace invece di avere ragione.

• Chiedere scusa quando sbagli.

La vera spiritualità appare nei dettagli.

In chiesa canti. A casa ti alleni.

Perché è a casa che appaiono:

• Irritazione

• Impazienza

• Orgoglio

• Frustrazioni

Ed è lì che Dio lavora.

Il saggio capisce qualcosa di importante: casa non è solo un luogo di convivenza.

È un luogo di formazione spirituale. Essere cristiani dentro casa non è sembrare perfetto.

È imparare a:

• Regolare

• Regolare il tono

• Tornare a Dio

• Ricominciare da capo.

La fede quotidiana è pratica. La fede che trasforma il mondo inizia dentro casa. Prima di influenzare le persone…Dio forma il cuore. Il luogo in cui la tua fede è più provata è anche il luogo in cui Dio ti modella di più.

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(Fonte: Internet)                                                                                                                                           ——————–

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NON CI RESTA … CHE PREGARE

   Proprio così, non ci resta che pregare quando ci si sente impotenti di fronte al dilagare del male, senza perdere energie e tempo a “denunciarlo” o a volerlo combattere.

   Lo diceva anche San Giovanni Paolo II. “Lasciate che l’errore si distrugga da solo”.

Ma anche Evagrio Pontico (345 – 399 d.C., monaco, scrittore e asceta) diceva: “Quando il male non dipende da voi, tacere, pregare, soffrire”. E questo ci fa ricordare che il dolore è, di per sé stesso, orazione silenziosa.

  Ma c’è qualcosa da aggiungere sul “come” pregare e qui ci viene in soccorso Don Dolindo Ruotolo (Napoli 1882 – 1970) al quale Gesù aveva confidato di non gradire molto quelle orazioni nelle quali l’orante chiede a Gesù cosa deve fare per lui, ma di dirgli semplicemente “Gesù, pensaci tu”.

   Il che non vuole assolutamente svalutare o sminuire la portata e l’importanza dei lunghi rosari, ma semplicemente ricorda di tenere presente che Gesù conosce bene i nostri dolori, le nostre pene, le nostre angosce, i nostri desideri e conta solamente che ci abbandoniamo a Lui nella fiducia totale.

   Vorrei aggiungere un ricordo personale a proposito della “lotta contro il male”, e che riguarda uno scritto di mia figlia Chiara all’età di 13 anni (volata in Cielo nel 2017 a soli 41 anni lasciando, tra l’altro.

IPOTESI VINCENTE

   Tanto si sa, nella lotta tra il bene e il male vince sempre il bene. Io mi schiero dalla

parte del bene, ma non combatto con le armi, bensì con l’astuzia delle parole.

   Non faccio come nei cartoni animati dove il bene combattendo contro il male uccide e distrugge anche lui e si chiama bene soltanto perché vi fanno parte i protagonisti della storia che devono salvare il mondo ad ogni costo e devono essere a tutti i costi bravi.

   No, io non faccio così. Al male basta fargli un sorriso e si scioglie perché non sopporta la felicità.

   Quindi per vincere la battaglia basterebbe organizzare una festa, piena di canti e di balli e piena di bambini e il male, soltanto a vederla, cadrebbe a terra vinto”. (Da un tema di Chiara a 13 anni).

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MEDITAZIONE PRIMO MARZO

 COMMENTO OMILETICO DOMENICA 1° MARZO 2026

(Mt. 17, 1-9)

BENEDIZIONE INIZIALE: nel predisporre la nostra anima al nutrimento eucaristico chiediamo al Signore la grazia di farci capaci di stupore per le meraviglie che prepara ogni giorno per noi.

MEDITAZIONE:

   Quello che impressiona dell’evento straordinario riportato dall’evangelista Matteo è la naturalezza e semplicità con la quale viene narrato. Un evento fuori dal normale narrato come se fosse normale. Un evento straordinario narrato come se fosse ordinario.

   E già da qui si potrebbe partire per tante e tante riflessioni sulla modalità con la quale l’Eterno entra nel Tempo, il Trascendente entra nell’Immanente e sulla reazione emotiva delle persone a cui è toccato e tocca in sorte di sperimentare l’incursione di Dio nella loro vita.

   Una modalità improvvisa e impensata, travolgente e coinvolgente come nel caso dell’esperienza di Pietro, Giacomo e Giovanni che vedendo Gesù “trasfigurato” conversare tranquillamente con Mosè ed Elia (chissà di cosa stavano parlando!) si stupiscono e gioiscono fino ad arrivare subito al punto di proporre a Gesù di cristallizzare quel momento così bello.

   Ma questa gioia quasi euforica dei tre finisce subito e diventa spavento quando sentono provenire una Voce da una nube splendente (che bello questo ossimoro!). Sentire una voce e non vedere chi sta parlando può lasciare impauriti.

   E tocca proprio a Gesù riportarli alla quiete iniziale avvicinandosi a loro e toccandoli. Cosa ricavarne per noi, fedeli pieni di paure per mille cose complicate che ci capitano o per altrettante che, pur non capitando, pensiamo essere tali. Come scrive Mark Twain: “Ho sofferto tante disgrazie nella mia vita… che non mi sono mai capitate”.

   Sentire Gesù vicino a dire “Non temete” è curativo di tutte le ansie, quelle reali e quelle immaginarie. Sentire Gesù vicino e sentire quasi una sua pacca sulle spalle è quanto di più rasserenante possa esistere in barba a tutte le nostre sterili angosce.

   C’è un ultimo dettaglio sorprendente a chiusura di questa esperienza dei tre intimi di Gesù: “Non dite a nessuno quello che avete vissuto”.

   Cosa può voler dire per noi? Cosa può suggerire alle anime scelte da Dio a vivere l’esperienza quasi mistica dell’incontro con Lui?

   Dal punto di vista psicologico si può dire che dare ordini negativi è controproducente perché la nostra mente (paragonata ad una pellicola negativa) sviluppa il positivo. Per capirci, se ci viene detto di “non pensare a un elefante”, ecco che nella nostra mente viene sviluppata la figura dell’elefante.

   Dal punto di vista spirituale potrebbe voler dire di fare tesoro di queste esperienze interiori profonde, di non sbandierarle, di conservarle nella memoria dell’anima come risorse cui attingere per perseverare nella testimonianza, costi quel che costi. Conservarle nello scrigno dell’anima, dal quale attingerle quando lo Spirito ne facesse cenno per i Suoi imperscrutabili disegni. 

PREGHIERA DEI FEDELI:

Ti preghiamo, o Signore, per il Santo Padre perché perseveri nella sua fulgida testimonianza di fede in mezzo al frastuono ubriacante del mondo d’oggi. Ascoltaci, o Signore.

Ti preghiamo, o Signore, per i Vescovi, i consacrati di ogni genere e per le claustrali perché la loro fede non subisca i colpi dello scoramento e della paura. Ascoltaci, o Signore.

Ti preghiamo, o Signore, per i fedeli tutti affinché sappiano vivere la straordinarietà dello Spirito nella ordinarietà del giorno dopo giorno. Ascoltaci, o Signore.

Ti preghiamo, o Signore, per l’uomo d’oggi così confuso e spaventato perché abbia la sensibilità di riconoscere il soave richiamo di Dio. Ascoltaci, o Signore.

BENEDIZIONE FINALE: rinvigoriti alla mensa eucaristica della Parola e del Pane mentre diciamo grazie invochiamo il Signore perché ci stia sempre vicino nel percorso della vita talvolta irto di difficoltà.www.omelie.org   http://www.gigiavanti.com

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