PICCOLI PENSIERI PER AIUTARTI E AIUTARE

   La capacità di vivere il momento presente è uno degli aspetti più importanti della vita. Sembra semplice, ma è difficile da realizzare; tuttavia un modo c’è un modo di praticare l’arte di vivere il presente ed è quello di ridiventare bambini. Magari ricordando che: “Il presente à l’unico punto di contatto tra l’eternità e il tempo”. (S. Lewis). Ed anche “Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli”. (Mt. 18, 1-5)

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“Tu non sei mai solo. Il bambino che è in te, è il tuo compagno fedele”.

“Presta attenzione al bambino che è in te. Quel bambino è il tuo primo amico”.

“Proteggi il bambino che è in te. Quel bambino, come te, è un figlio di Dio”.

“Parla gentilmente col bambino che è in te. Il bambino ha bisogno di essere rassicurato”.

“Ascolta attentamente il bambino che c’è in te. Il bambino è saggio”.

“Fa’ qualcosa di speciale per il bambino che è in te. Non sei mai troppo vecchio per giocare”.

“Sii consapevole dello sguardo amoroso di Dio. Dio si compiace in te e del bambino che è in te”.

“Sii paziente con il bambino che è in te. Il bambino ha ancora molto da scoprire”.

“Quando il bambino che è in te si comporta male, non rimproverarlo. Il bambino ha bisogno della tua tenera comprensione”.

“Quando il bambino che è in te si perde, non sono di aiuto droghe, alcol, sesso o cibo. Proponiti di ritrovare il bambino che è in te”.

“Quando qualcuno offende il bambino che è in te, non reagire. Basta asciugare le lacrime del bambino che è in te”.

“Canta, canticchia a bocca socchiusa, fischietta. Il bambino che è in te conosce la melodia”.

“Accorgiti del bambino che è negli altri. Il bambino che è in loro riconosce quello che è in te”.

“Oggi guarda gli altri come se tu li vedessi per la prima volta. Guardali in modo nuovo”.

“Sii consapevole di tutto ciò che tu circonda in questo momento. Dio mantiene tutto questo in vita”.

“Accogli l’attimo – e tutto quello che accadrà – come un dono. Dio non smette mai di donare”.

“Ridipingi la tua vita con i doni di Dio. Sarai ricolmo di ammirazione e di stupore”.

“Questo momento è il solo che tu possiedi. Prendi in considerazione le sue opportunità”.

“Celebra le coincidenze che accadono nella tua vita. Possono essere dei miracoli”.

“Oggi lascia andare tutte le tue aspettative. Dio ha una sorpresa per te”.

“Sii consapevole della parte migliore di te. C’è molto da riconoscere”.

“Quando qualcosa dentro di te produce sofferenza, chiediti: “Quando è iniziata questa pena?”, Può essere una vecchia ferita che sta poco a poco guarendo”.

“Soltanto oggi – soltanto per questo momento – lascia andare i ricordi che fanno male. C’è un sollievo, colmo di serenità, nel lasciar andare”.

“Prendi in mano la tua paura del futuro e chiediti: “Cosa posso fare riguardo a ciò in questo momento?”. Non devi permettere che la paura abbia potere su di te.

“Quando qualcuno ti rende infelice, fermati. Ricordati: solo tu puoi renderti infelice”.

“Quando non ti senti amato, dona amore. L’amore dato rimarrà in te”.

“Non cercare di controllare gli altri. Il controllo soffoca la libertà”.

“Non tenere troppo stretto niente. Stare attaccati è soffocante”.

“Vivi con semplicità. Fa’ oggi solo ciò che puoi fare”.

“Quando la vira diventa noiosa, rischia! Scoprirai le meraviglie del tuo stesso coraggio”.

“Quando vedi qualcosa di rotto, aggiustalo. Tu ne sei capace”.

“Quando vedi qualcosa che funziona, gioisci. Ne hai diritto”.

“Oggi, ama e perdona: è tutto ciò che devi fare, giorno per giorno”.

“Se questo giorno sembra senza speranza, prega. Lascia andare e affidati a Dio.

“Al di là di ciò che il giorno ti porta, ringrazia Dio. Un giorno impareggiabile ti attende domani”.

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                                    SALVIAMO L’UMORISMO

                                        (Tanto dalla vita non si esce vivi!)

   Per la meditazione di questo mese di maggio ho pensato di parlare un po’ di umorismo, di autoironia, di paradossi a fronte della diffusissima tendenza alla lamentazione, ricordando che “Talvolta le benedizioni di Dio entrano dalle finestre rompendo i vetri”. E lo faccio mettendo insieme una serie di aforismi.

   Uno di questi dice: “Non fidatevi delle persone che non sorridono mai perché non sono persone serie”.

   E l’altro, più serio: “Umiltà e umorismo, parole care alla spiritualità cristiana. Per imparare ad accogliere il nostro limite (umiltà) ed anche per imparare ad accogliere l’originalità dell’agire di Dio nella nostra vita (umorismo)”.  

   Avere il senso dell’umorismo, del paradosso, dell’autoironia significa possedere la chiave dell’allegria. E della santità.

    L’allegria non serve infatti soltanto alla distensione psichica del soggetto, ma è anche uno stimolo creativo ai suoi valori interiori e a un positivo comportamento sociale.

    Il senso dell’umorismo, infatti, è la capacità di vedere il lato buffo delle cose anche in situazioni tristi e spiacevoli.

   Un imbianchino cade dal secondo piano restando incolume. Una signora caritatevole gli offre un bicchiere d’acqua, poi domanda: “Mi scusi, dà che piano bisogna cadere per avere un bicchiere di cognac?”.

   Un giorno il professor Cagnotto entra in classe e vede scritto sulla lavagna: “Cagnotto asino!”. Senza scomparsi, domanda: “Chi è che ha scritto il suo nome accanto al mio?”.

   L’umorismo è segno di maturità. La prima volta che si ride di una battuta a proprie spese, si può dire di essere diventati adulti, notano tutti gli psicologi a qualsiasi scuola appartengano.

   L’umorismo rende simpatici. Non fa forse sprizzare gioia attorno a sé chi, ad esempio, aggiorna in modo scherzoso i vecchi proverbi?

    L’umorismo è una forza. Lo scriveva Sigmund Freud: “L’umorismo è il più potente mezzo di difesa. Permette un risparmio di energia fisica.  Con una battuta di spirito blocchiamo l’irrompere di emozioni spiacevoli”.

   Non può essere che così. L’umorismo, infatti, sdrammatizza tutto. Sdrammatizza le cose più banali.

   Sdrammatizza la morale: “Dopo il peccato di Adamo non si riesce più a commettere un peccato originale”.

   Sdrammatizza il matrimonio. Un tale va a confessarsi: “Padre, sono sposato”. “Ma questo non è un peccato”, risponde il confessore. “Me ne pento lo stesso”.

   Sdrammatizza gli imprevisti. Quando il futuro Papa San Giovanni XXIII fece l’ingresso come Patriarca a Venezia, un colombo gli lasciò cadere dall’alto un poco pulito ricordo. Gelo tra gli astanti. Il porporato sdrammatizzò: “Per fortuna non volano le mucche!”

   Sdrammatizza anche la religione. Un turista osserva il parco macchine del Vaticano e, scuotendo la testa, dice alla guida: “E pensare che tutto è cominciato da un asino”!

   Sdrammatizza persino la morte: “Peccato che per andare in Paradiso non si possa prendere un taxi, ma si debba prendere un carro funebre”.

   Per riconoscere se anche nella famiglia va bene, basta chiedersi, ogni tanto: “Ci divertiamo ancora insieme?”

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I GIUSTI

Un uomo che coltiva il suo giardino

Come voleva Voltaire,

chi ringrazia che sulla terra

esista la musica,

chi scopre con piacere un’etimologia,

due impiegati in un caffè del Sud

che giocano in silenzio a scacchi,

il ceramista che intuisce

un colore e una forma,

il tipografo

che compone questa pagina

che forse non gli piace,

una donna e un uomo

che leggono le terzine finali

di un certo canto, chi accarezza

un animale addormentato,

chi giustifica o vuole giustificare

un male che gli hanno fatto,

chi è contento

che sulla terra ci stia Stevenson,

chi preferisce

che abbiano ragione gli altri,

queste persone che si ignorano

stanno salvando il mondo.

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(Poesia di Jorge Luis Borges)

A FRONTE, OVVIAMENTE, DI TUTTI I GRANDI DEL MONDO CHE LO STANNO DISTRUGGENDO

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NON CI RESTA CHE PREGARE

   La meditazione del mese scorso aveva per titolo: “NON CI RESTA CHE PREGARE”. E mi sembra il caso di tornare sull’argomento per convincerci sempre più di pregare con fede, senza cedere di un millimetro allo scoramento e alla delusione derivante dal fatto di non vedere risultati.

   Per questo occorre rinfrescare la memoria riguardo alla “potenza” intrinseca del pregare. E lo faccio annotando semplicemente qualche aforisma:

  • “Io non sono un uomo di lettere o di scienza, cerco semplicemente di essere un uomo di preghiera. È la preghiera che ha salvato la mia vita. Senza la preghiera avrei perduto la ragione. Se, malgrado tutte le prove, non ho perduto la pace dell’anima, è perché questa pace viene dalla preghiera. Si può vivere qualche giorno senza mangiare, ma non senza pregare. La preghiera è la chiave del mattino e il chiavistello della sera. La preghiera è un’alleanza sacra tra Dio e gli uomini” (Ghandi)
  •   “Ogni incontro con Dio è preghiera, ma non ogni preghiera è incontro con Dio”.
  • “Non sappiamo quando e come funziona la preghiera, ma siamo certi che funziona”.
  • “La preghiera non cambia Dio, ma cambia colui che prega”.
  • “La preghiera non è un ozioso passatempo per vecchie signore. Propriamente compresa e applicata, è lo strumento d’azione più potente”. (Gandhi)
  • “Gli antichi dicevano che pregare è respirare. Qui si vede quanto sia sciocco voler parlare di un “perché”. Perché io respiro? Perché altrimenti morrei. Così la preghiera”. (Kierkegaard)
  • “Pregare è prendere fiato presso Dio; pregare è affidarsi a Dio”. (Dietrich Bonhoeffer)
  • “Attraverso la preghiera possiamo far entrare nel nostro cuore il dolore e la sofferenza di tutti, tutti i loro conflitti e le loro angosce, tutti i loro tormenti e tutte le guerre, tutta la fame, la solitudine e la miseria, non per una qualche nostra grande capacità psicologica o emotiva, ma perché il cuore di Dio è diventato una cosa sola con il nostro”. (Henri Nouwen)
  • “Se la sola preghiera che dirai mai nella tua intera vita è “grazie”, quella sarà sufficiente”. (Meister Eckhart)
  • “La meditazione, nella spiritualità cristiana, è incontrare Dio. Anche senza dire nulla. Un semplicemente mettersi alla sua presenza, così come siamo”. (Walter Lobina)
  • “La preghiera inizia dove termina la poesia, quando la parola non serve più e occorre un linguaggio altro”. (Mario Luzi)
  • “Dolore muto è l’orazione” (Anonimo)

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NON CI RESTA CHE PREGARE…

   Il mese scorso la meditazione aveva per titolo: “NON CI RESTA CHE PREGARE”. E mi sembra il caso di tornare sull’argomento per convincerci sempre più di pregare  con fede, senza cedere di un millimetro allo scoramento e alla delusione derivante dal fatto di non vedere risultati.

   Per questo occorre rinfrescare la memoria riguardo alla “potenza” intrinseca del pregare. E lo faccio annotando semplicemente qualche aforisma.

  • “Ogni incontro con Dio è preghiera, ma non ogni preghiera è incontro con Dio”.
  • “Non sappiamo quando e come funziona la preghiera, ma siamo certi che funziona”.
  • “La preghiera non cambia Dio, ma cambia colui che prega”.
  • “La preghiera non è un ozioso passatempo per vecchie signore. Propriamente compresa e applicata, è lo strumento d’azione più potente”. (Gandhi)
  • “Gli antichi dicevano che pregare è respirare. Qui si vede quanto sia sciocco voler parlare di un “perché”. Perché io respiro? Perché altrimenti morrei. Così la preghiera”. (Kierkegaard)
  • “Pregare è prendere fiato presso Dio; pregare è affidarsi a Dio”. (Dietrich Bonhoeffer)
  • “Attraverso la preghiera possiamo far entrare nel nostro cuore il dolore e la sofferenza di tutti, tutti i loro conflitti e le loro angosce, tutti i loro tormenti e tutte le guerre, tutta la fame, la solitudine e la miseria, non per una qualche nostra grande capacità psicologica o emotiva, ma perché il cuore di Dio è diventato una cosa sola con il nostro”. (Henri Nouwen)
  • “Se la sola preghiera che dirai mai nella tua intera vita è “grazie”, quella sarà sufficiente”. (Meister Eckhart)
  • “Dolore muto è orazione” (Anonimo)

“La preghiera inizia dove termina la poesia, quando la parola non serve più e occorre un linguaggio altro”. (Mario Luzi)

“La meditazione, nella spiritualità cristiana, è incontrare Dio. Anche senza dire nulla. Un semplicemente mettersi alla sua presenza, così come siamo”. (Walter Lobina)

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AI MIEI AMICI POETI

   Offro questo affettuoso e sincero omaggio a tutte le persone amiche che fanno della loro poesia un dono di stupore, di meditazione e di contemplazione.

“Accendere una lampada e sparire. Questo fanno i poeti. Ma le scintille che hanno ravvivato, se vivida è la luce, durano come i soli”. (Emily Dickinson)

“La preghiera inizia dove termina la poesia, quando la parola non serve più e occorre un linguaggio altro”. (Mario Luzi)

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                         AFORISMI PER IL NUTRIMENTO DELL’ANIMA

     –   “La vita dipende da due o tre sì pronunciati dai 13 ai 20 anni”.

  • “L’istante magico è quel momento in cui o un sì o un no può cambiare tutta la nostra esistenza”. (P. Coelho)
  • “Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla perché è giusta”. (Martin Luther King)
  • “Non importa dove vai, vai con tutto il cuore”. (Confucio)
  • “Non servono grandi gesti per costruire la pace. A volte basta un sorriso, un ascolto vero, un atto di gentilezza”. (C.N. Cappiello)
  • “Io ritrovo, passando, l’infinito nell’umiltà”. (Umberto Saba)
  • “La meditazione, nella spiritualità cristiana, è incontrare Dio. Anche senza dire nulla. Un semplicemente mettersi alla sua presenza, così come siamo”. (Walter Lobina)
  • “La meditazione è madre dell’amore, la contemplazione ne è figlia”. (San Francesco di Sales)
  • “Accendere una lampada e sparire. Questo fanno i poeti. Ma le scintille che hanno ravvivato, se vivida è la luce, durano come i soli”. Emily Dickinson)
  • “Iniziare un nuovo cammino spaventa. Ma dopo ogni passo che percorriamo ci rendiamo conto di come era pericoloso rimanere fermi”, (Arthur Schnitzler)
  • “Si ottengono grandi cose, dopo aver preso cura dei piccoli dettagli” (Santy Giuliano)
  • È solo rispettando sé stessi che si può esigere il rispetto degli altri, è solo credendo in sé stessi che si può essere creduti dagli altri”. (Oriana Fallaci)
  • “La vita non muore”. (Oriana Fallaci)

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     Da SE VUOI (Rivista di orientamento per giovani, anno 67 – n.2/2026)

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IL POSTO PIÙ DIFFICILE PER ESSERE CRISTIANI È DENTRO CASA

Essere cristiani in chiesa è più facile. La gente ti guarda per qualche ora.

Ma a casa… nessuno vede la versione modificata. Qui è dove appare il carattere.

In casa sei stanco. Le emozioni appaiono. La pazienza finisce. I conflitti nascono.

È nel quotidiano che la fede è messa alla prova.

Essere cristiani a casa significa:

• Controllare la lingua quando vuoi reagire

• Scegliere la pace invece di avere ragione.

• Chiedere scusa quando sbagli.

La vera spiritualità appare nei dettagli.

In chiesa canti. A casa ti alleni.

Perché è a casa che appaiono:

• Irritazione

• Impazienza

• Orgoglio

• Frustrazioni

Ed è lì che Dio lavora.

Il saggio capisce qualcosa di importante: casa non è solo un luogo di convivenza.

È un luogo di formazione spirituale. Essere cristiani dentro casa non è sembrare perfetto.

È imparare a:

• Regolare

• Regolare il tono

• Tornare a Dio

• Ricominciare da capo.

La fede quotidiana è pratica. La fede che trasforma il mondo inizia dentro casa. Prima di influenzare le persone…Dio forma il cuore. Il luogo in cui la tua fede è più provata è anche il luogo in cui Dio ti modella di più.

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(Fonte: Internet)                                                                                                                                           ——————–

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