COME PREVENIRE IL RISCHIO DEL NARCISISMO IDEOLOGICO

 (Ovvero del processo psichico grazie al quale nascono le idee)

   Il mito di Narciso (libro III delle Metamorfosi del poeta latino Ovidio) che si innamora della propria immagine rispecchiata nel torrente fino a finirvi affogato dentro, mi suggerisce di fare una applicazione alla medesima dinamica che sottostà a chi invece di innamorarsi della propria immagine si innamora delle proprie idee (e magari le “sposa” per sempre). Questa dinamica la definirei “narcisismo ideologico”.

   Con una precisazione: Narciso si innamora della dimensione “esteriore” della sua identità ignorando del tutto la dimensione “interiore” che sta oltre lo “specchio”; potrebbe accadere che questo avvenga anche da parte di coloro che si innamorano della “facciata” esteriore del loro pensare ignorando quello ce sta dietro o oltre? Un libro interessante potrebbe essere questo: Sandro Montanari, OLTRE LO SPECCHIO (Formazione, terapia e paradigma sistemico), Borla 2004. Ma torniamo a noi, analizzando il processo attraverso il quale nascono le idee.

   “Farsi delle idee” è un processo composto da varie fasi, alcune delle quali non manifeste e che avvengono all’interno della persona e che è indispensabile conoscere per capire come possano confluire eventualmente nel comportamento finale, questo sì manifesto.

    È opportuno ricordare questo aforisma di Alexis Carrel (1873 – 1944, Premio Nobel della medicina): “Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità, poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore”.

   La prima fase è quella “osservativa” nella quale la persona è alle prese con una realtà (personale, oggettuale o situazionale) che si offre alla sua attenzione e considerazione.

Grazie a tale osservazione della realtà la mente della persona si fa determinate idee, o pensieri, congetture, ipotesi e magari anche frettolosi pregiudizi.

   Questa fase viene denominata “ideativa”. Da notare subito la curiosa somiglianza tra il vocabolo “idea” e il vocabolo “veduta” e la corrispondenza tra le espressioni verbali: “Io la vedo così” e “Io la penso così” e “Io ho altre vedute” e “Io la penso diversamente”.

   Il primo avvertimento è pertanto quello di vigilare affinché le proprie idee non vengano frettolosamente “battezzate” come “verità”. E qui ci aiuta un altro aforisma: “La verità era uno specchio che cadendo andò in frantumi e ciascuno, prendendo in mano un frantume e vedendosi rispecchiato dentro, pensò di possedere l’intera verità”. (Rumi 1207 – 1273, Teologo mistico musulmano sunnita).

   C’è poi una seconda fase denominata fase delle “convinzioni” ed è quella nella quale vengono, per così dire, stabilizzate in maniera robusta alcune idee della prima ora.

   È questa la fase dove si corre il rischio del “fondamentalismo” filosofico e delle “ideologie rigide” o dei pregiudizi e del narcisismo ideologico.

   A questo punto, in simultaneità con la mente – cosa che è ancora oggetto di studio – entra in scena il mondo del cuore con le sue molteplici emozioni ed è grazie a questa entrata in scena delle emozioni che tale fase è denominata “fase degli atteggiamenti emotivi” (arroganza con la quale si esprimono e si sostengono le proprie idee non sopportando ovviamente l’arroganza dell’altro, oppure tolleranza del “diverso” da sé senza incorrere nella trappola di leggerlo come “avverso”) con i quali si condiscono le proprie convinzioni.

   Tutto questo processo sotterraneo finisce poi per confluire nel comportamento finale che, a buona ragione, potrebbe essere paragonato alla punta di un iceberg emergente dalle acque; una “punta “osservando” la quale si corre talvolta il rischio di farsi una “idea” del tutto personale e soggettiva dell’intero iceberg.

   E quel che è peggio, a proposito di questa “frettolosità” giudicante, si corre il rischio di iniziare a percorrere la strada del litigio, della “discussione” (vocabolo che ha un etimo di “scudo” che si alza per difendersi dalle “frecciate”) nei confronti di chi è di altra “idea”, anziché percorrere la via maestra dello “scambio” delle vedute nel rispetto della persona.

    L’ambito nel quale si evidenzia maggiormente questo “disastro” comunicazionale-relazionale è quello, appunto, della “ideologia” strutturata secondo la quale non è possibile andare d’accordo con chi è di idee diverse.

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   Il pensiero nefasto sotterraneo (virus mentale) è pertanto questo: per “andare” d’accordo occorre “essere” d’accordo (cioè uguali) e quanto sia patologico, oltre che irrazionale tale asserto, sembra palese. Si può andare d’accordo anche senza essere d’’accordo, sempre paradossalmente parlando. Mi sembra di poter constatare, purtroppo che i “paradossi” risultino indigesti alle persone affette da narcisismo ideologico.

   Il possibile rimedio preventivo atto ad evitare incomprensioni e conflitti di comunicazione è uno e consiste nell’impegnarsi ad una “osservazione attenta e calma”  della persona o della situazione esistenziale che si ha davanti: attenzione alle cose narrate, al modo di narrarle, allo stato emotivo concomitante, alla postura, all’uso degli avverbi, al mutar degli avverbi usati, dei sospiri, dei silenzi per confrontare il tutto con i dati reali riportati onde rilevarne il tasso generale di “congruità” .

    Va osservato, inoltre, che occorre, di base, un profondo rispetto nei confronti del mistero della persona che si ha di fronte in quanto tutto quel che si può “vedere” (comportamento esterno) non è tutto quello che realmente esiste. Come ebbe a dire Saint-Exupery (1900 – 1944): “L’essenziale è invisibile per gli occhi”.

    La calma osservativa (contemplativa, direi), l’ascolto attento, e il rispetto profondo inibiscono la istintiva inclinazione al giudizio (o peggio al pregiudizio. Einstein (1879 – 1955) affermava: “Il pregiudizio è il ragionamento degli stupidi”. Ed anche: “Chi non accetta il mistero non è degno di esistere”.

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IL FUTURO E’ AL SICURO

IL FUTURO È AL SICURO

   Viviamo in un tempo in cui si parla tanto di “sicurezza”, di “mettersi al sicuro”, di “assicurarsi contro imprevisti e guai della vita”, di “assicurarsi un futuro migliore”. Tutte intenzioni e cose comprensibili e belle, che sembrano però essere precluse ai “poveri” ed essere riservate ai “ricchi”.

   I ricchi di “cose materiali” infatti hanno facile accesso alle “sicurezze” materiali ma, a ben considerare, nessuna di queste sicurezze valica il confine del tempo e dello spazio.  

   Tutte queste belle e comprensibili intenzioni di mettere al sicuro la propria vita e i propri beni rischiano di farci perdere di vista quella che è la “sicurezza ultima e suprema” da ambire.

   E questa “sicurezza ultima” sembra essere più facilmente accessibile da parte dei “poveri”. Quindi, paradossalmente parlando, il confronto va fatto tra poveri di cose materiali e ricchi di cose materiali.

   E a comprendere meglio questo curioso paradosso che ribalta in un certo senso il significato letterale della frase ci aiuta la prima beatitudine: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli” (Mt. 5,1-22).

   Essere “poveri in spirito” sembra essere la vera ricchezza. Essere poveri di spirito significa quindi, paradossalmente parlando, non fare troppo conto di sicurezze materiali, ma di fare conto solamente della ricchezza spirituale.

   I “poveri in spirito” diventano così i “ricchi” per eccellenza perché “di essi è il Regno dei Cieli”, perché il Regno dei Cieli costituisce la loro “sicurezza” (il verbo al presente è significativo al riguardo).

   Per i poveri in spirito il futuro è al sicuro. I “poveri di cose materiali” vengono detti “beati” proprio perché il parametro del Regno dei Cieli costituisce la sicurezza ultima e definitiva.

   “Beati i poveri in spirito” significa riconoscere che la propria “povertà” è dipendenza assoluta da Dio, non ponendo la propria “sicurezza” nelle cose materiali (soldi, potere, relazioni di supporto), ma solamente in Dio, spogliandosi quindi dell’autosufficienza e dell’egoismo per fare conto solamente sulla sua misericordia e il suo aiuto.

   In sintesi, chi è “povero in spirito” non è necessariamente privo di ricchezze materiali, ma è spiritualmente umile, dipendente da Dio, e libero dai legami mondani.

   Una espressione rasserenante mente e cuore di Papa San Giovanni XXIII dice: “Dio sa che esisto e questo mi basta”.

   Bello è anche questo aforisma paradossale di Santa Teresa di Calcutta: “Ci sono persone talmente povere che l’unica cosa che hanno sono i soldi”.

   Dal punto di vista strategico-spirituale ecco il chiaro invito di Gesù ad avere un costante atteggiamento alla realtà primaria del Regno di Dio attorno al quale ruota tutto quanto, soprattutto quando prende lo scoramento per il dilagare del male:

  •  “CERCATE PRIMA DI TUTTO IL REGNO DI DIO E IL RESTO VI VERRA’ DATO IN AGGIUNTA”.
  •  “SENZA DI ME NON POTETE FARE NULLA”.
  •  “IMPARATE DA ME CHE SONO MITE E UMILE DI CUORE”.
  • “NESSUNO PUO’ VENIRE A ME SE IL PADRE MIO CHE È NEI CIELI NON LO ATTIRA”.
  • “OGNI COSA CHE CHIEDERETE AL PADRE MIO IN MIO NOME EGLI VE LA DARA’.

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COME ASCOLTARE?

La prerogativa dell’ascolto consulenziale poggia sulla presenza di qualità nel qui ed ora della relazione. Presenza che è balsamo per molte ferite. Quante volte anche noi Consulenti Familiari, come scriveva Etty Hillesum ((Middelburg, 15 gennaio 1914 – Auschwitz, 30 novembre 1943, scrittrice olandese ebrea vittima dell’Olocausto) vorremmo essere un balsamo per molte ferite.

Per poterlo essere, ecco una sintetica indicazione delle qualità relazionali consulenziali:

  • PERMESSO, POTENZA, PROTEZIONE
  • TEMPO, TATTO, TALENTO
  • PAZIENZA, PASSIONE, PREMURA
  • PICCOLI PASSI POSSIBILI

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NON SONO UN CLICK

Non sono un click

ma solo un uomo,

sovente sbaglio.

Non sono un click

se non mi accendo,

perché distratto.

Non sono un click

che non risponde,

talvolta inciampo.

Non sono un click

preciso, un lampo,

amo riflettere, soltanto.

Non sono un click,

senza contrasti,

son necessari, ci fanno grandi.

Non sono un click

fra tanti impulsi,

conosco bene gioie e pianti.

Non sono un click

che si ripete,

la vita muta le nostre mete.

Non sono un click

né il suo rumore,

ascolto il battito del cuore.

Non sono un click

che impone norme,

è solo forma, irrilevante.

Non sono un click

dal tono cupo,

luce ed aria sono la vita.

Non sono un click

senza certezze,

fonte d’inganno e nefandezze.

Non sono un click

devo parlare,

ogni parola ha un valore.

Non sono un click

non voglio esserlo,

diverso è il mio orizzonte.

(Antonino Serra)

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SASSO REMENNO IN LUNA PIENA

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BUONGIORNO

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Franca Mulas dal Consultorio Familiare di Oristano

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IL 60° DI FONDAZIONE DEL CENTRO FAMIGLIA DI ROMA, VIA DELLA PIGNA 13/A

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