FA MOLTO RIFLETTERE

   ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLE RELAZIONI TRA LE PERSONE 

         (sui rischi causati dal virus covid 19 alle relazioni tra persone)

“Il virus covid19 ostacola le relazioni fra le persone perché queste sono fatte di:

  - respiro: (ostacolato dalla mascherina)
  - visibilità totale del volto: (ostacolato dalla mascherina)
  - vicinanza con l’altro: (ostacolato dal distanziamento)
  - contatto: (ostacola strette di mano, abbracci)

Occorre recuperare le relazioni reali pena una possibile alienazione.

(Liberamente tratti da Sandro Montanari)

  ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA RELAZIONE CONSULENZIALE
  • “Quello che hai fatto non è né giusto, né sbagliato. Hai fatto quello che allora ti sembrava più conveniente. Adesso lascialo lì… e pensa all’oggi”.
  • “Pensare di poter avere tutto sotto controllo è pensiero onnipotente”.
  • C’è molto analfabetismo emotivo attorno a noi”.
  • Il sintomo è un linguaggio analogico e ci rivela qualcosa”.

(Liberamente tratto da Antonio Minopoli)

                                        QUALCHE AFORISMA
  • “Di tanto in tanto dovremmo smettere di cercare la felicità e limitarci ad essere felici”.
  • “Non mi cercheresti se non mi avessi già trovato”. (Sant’ Agostino)
  • “Si educa molto con quel che si dice, ancor più con quel che si fa, ma molto di più con quel che si è”. (Sant’Ignazio di Antiochia)
  • Lassù tra le vette delle montagne… dove il silenzio canta e l’aria è di cristallo e dove Dio si nasconde senza riuscirvi”. (Anonimo)
  • “Le famiglie unite rendono forti, le famiglie difficili rendono liberi… pertanto le famiglie difficili, purché unite, rendono liberi e forti”. (Liberamente tratto da Bianca Crocamo)

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C’E SEMPRE DA IMPARARE

“Quattro sono le virtù che fanno di un uomo un Lakota degno del suo popolo e dei suoi antenati”,  intonò il padre.

La prima virtù è il coraggio. E’ meglio morire sul campo di battaglia che invecchiare da vigliacchi.

La seconda virtù è la forza di carattere. Tu devi sopportare il dolore, la fatica, la fame e la sete senza mai lamentarti e devi comportarti con i tuoi fratelli e sorelle lakota come vorresti che loro si comportassero con te.

La terza virtù è la generosità. Nessun uomo deve mangiare un boccone se sa che i suoi fratelli hanno fame. L’ultimo pezzo non deve essere per te, ma per gli altri. Meglio privarsi del proprio cavallo, che vedere un fratello costretto a camminare a piedi.

La quarta virtù è la più difficile. E’ la saggezza. Saggezza vuol dire rinunciare al tuo piacere per il bene degli altri, vuol dire avere la forza di guidare, di essere di esempio, di portare la pace dove c’è la rissa.

E un giorno – concluse il padre – se avrai saputo praticare queste virtù, lo Spirito ti concederà una visione, ti indicherà chi sei e qual è il tuo destino di uomo”.

———————————————————————-

Vittorio Zucconi, GLI SPIRITI NON DIMENTICANO, pag. 84

(Il mistero di Cavallo Pazzo e la tragedia dei Sioux )

                              (Mondadori)

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Che meraviglia!

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di | 3 ottobre 2022 · 17:34

Relax…

“Sono talmente abituato ad essere teso che quando

sono calmo mi sento nervoso”.

“Non puoi impedire agli uccelli della tristezza di volteggiare

sul tuo capo, ma puoi impedire loro di farsi il nido tra i tuoi capelli”.

“Non puoi arrestare le onde, ma puoi imparare a cavalcarle”.

“La tempesta può disperderei fiori, ma non può distruggere i semi”.

“SE E’ PACE CHE VUOI, CERCA DI CAMBIARE

TE STESSO, NON GLI ALTRI.

E’ PIU’ FACILE PROTEGGERSI I PIEDI CON

DELLE PANTOFOLE CHE RICOPRIRE DI

TAPPETI TUTTA LA TERRA”.  (De Mello)

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PROIETTORE E SCHERMO

                        SCHERMO E PROIETTORE… insegnano qualcosa a chi ama imparare

    Non mi è simpatico (sebbene ne abbia titolo come semplice pensatore di strada…) interpretare “affermazioni” (eufemismo) di politici, opinionisti, intellettuali , ideologi, però questa volta faccio una eccezione.

   E faccio questa eccezione in considerazione del fatto che talune “affermazioni” mi sembrano più dei veri e propri giudizi ed insulti che semplici ed innocue affermazioni” pronunciate  contro coloro che la pensano “diversamente”.

   E’ un malvezzo del pensiero unico, purtroppo imperante in certa cultura autoreferenziale, considerare i “diversamente pensanti” come pensatori che usano male il cervello o che non lo  usano affatto  o, peggio ancora, come nemici da temere.

   E faccio questa eccezione confortato da quel poco o tanto appreso dalla frequentazione pluriennale di psicologi sani e seri e lo faccio ponendo discretamente, ma con fermezza scientifica, una  domanda.

   Questa la domanda: “Non può essere che quanto di negativo (uso un eufemismo) viene affermato da taluni nei confronti di altri possa non  essere la “proiezione” delle loro negatività?”.

   Il meccanismo psichico della “proiezione” infatti funziona così: quello che si vede proiettato su di uno schermo in  realtà sta nel proiettore.  

   Quanto di brutto vedo o dico (sentenzio, biasimo, giudico) degli altri non potrebbe essere quello che di brutto è dentro di me?

   E’ un meccanismo  inconscio, ovviamente,  per riconoscere il quale occorre una buona dose di umiltà psichica.

   Questo meccanismo (meccanismo proiettivo) è noto anche a psicologi di primo pelo ed anche, paradossalmente parlando, a Psicologi Non Laureati (curioso notare che  le iniziali P.N.L. siano la sigla di un approccio terapeutico – Programma Neuro Linguistico – molto apprezzato insieme a tutti gli altri).

   Aggiungo che la  “proiezione”,   unitamente alla “negazione” (negare o non riconoscere un problema, un dato di realtà, un errore per evitare guai ) alla “interpretazione” (arrampicarsi sugli specchi adducendo spiegazioni auto giustificative) e la “generalizzazione” (il classico auto giustificativo della serie “fanno tutti così”) sono considerati da tutta la letteratura psicologico –umanistica come dei meccanismi di difesa “infantili”.

   Il bambino cioè ricorre a questi meccanismi di difesa quando si trova in situazioni che potrebbero riservargli rimproveri, punizioni, ramanzine…

   L’adulto che ricorre a questi meccanismi di difesa si configura come un bambino diventato grande, ingrandito, ma non “cresciuto”.  

   L’adulto che riconosce invece i suoi limiti ed errori (e magari chiede umilmente di essere scusato) si configura come un bambino cresciuto bene.

   Un seme ingrandito è un semone, un bambino ingrandito è un bambinone. Un seme cresciuto bene è una pianta, un bambino cresciuto bene è un adulto.

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MI PERMETTO UNA INTERPRETAZIONE…

   Non è nelle mie corde (sebbene ne abbia titolo come semplice pensatore di strada…) “interpretare” affermazioni di politici, specie di politici russi, affermazioni relative alla tragica situazione di conflitto in atto, però questa volta faccio una eccezione confortato da quel poco o tanto appreso dalla frequentazione pluriennale di psicologi sani e seri e lo faccio trasformando la “interpretazione” in domanda.

   Questa la domanda: “Non può essere che quanto di negativo (uso un eufemismo) viene affermato dai politici russi nei confronti del resto del mondo possa essere la “proiezione” delle loro negatività?”.

   Il meccanismo psichico della “proiezione” infatti funziona così: quello che si vede proiettato su di uno schermo in  realtà sta nel proiettore.

   E’ un meccanismo  inconscio, ovviamente,  per riconoscere il quale occorre una buona dose di umiltà psichica.

   Questo meccanismo è noto anche a psicologi di primo pelo ed anche, paradossalmente parlando, a Psicologi Non Laureati (curioso notare che  le iniziali P.N.L. siano la sigla di un approccio terapeutico – Programma Neuro Linguistico – molto apprezzato insieme a tutti gli altri).

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Pregare poco, tanto o semplicemente bene?

   “Bisogna pregare tanto”…“Si prega troppo poco”…“Perchè Dio non interviene?”. Sono frasi quasi sconsolate ascoltate qua e là in relazione al dilagare del male. Dio è già intervenuto con l’incarnazione di Gesù…e qui da lì si dovrebbe partire per non patire rovinosamente l’attacco alla fede e alla speranza.

   Forse più che “tanto” o “poco” occorrerebbe pregare “bene”… e l’esempio viene proprio da Gesù quando dice: “Quando pregate dite così… – Padre Nostro –“.

   Per arrivare poi a dire semplicemente a Gesù: “Gesù, pensaci Tu”… come Egli stesso ha confidato a Don Dolindo Ruotolo (vedi Google).

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PER RIFLETTERE in silenzio…

“Vi sono uomini che muoiono senza aver mai parlato di Dio a nessuno”. (A. Martel)

“La parola non è feconda se non quando si sa tacere”. (Romano Guardini)

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CHE BELLA!

“O Signore, questa giornata è ormai giunta alla fine. Al cadere delle tenebre, in segno del nostro profondo e costante amore, mettiamo da parte ogni pensiero spiacevole, ogni incomprensione, ogni indegnità. Se le cose sono andate di traverso, nessuno punti sull’altro il dito accusatore.

Non importa di chi sia la colpa; importa solo il modo di sanare la situazione. E così con l’aiuto e con l’amore reciproco faremo della nostra casa una casa felice, dove noi con i nostri figli impareremo ad affrontare la vita con gioia; vicini l’uno all’altro, come tu Dio ci darai  la grazia di esserlo”. (Preghiera di due sposi pubblicata da una rivista femminile).

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Ma guarda un po’

                     CONVIVENZA E/0 MATRIMONIO… questo è il problema!

   Ed è un problema in quanto si mettono quasi in contrapposizione le due situazioni esistenziali… come se il matrimonio non fosse anch’esso una convivenza tra sposati!

   La scelta della “convivenza” come esperienza preparatoria o propedeutica al matrimonio assomiglia a qualcosa come “voler fare esperienza del matrimonio senza entrarvi”.

   Senza entrarvi… perlomeno per quello che il matrimonio è nella sua natura. E la natura del matrimonio ha a che fare con il “per sempre” . Un per sempre insito anche nella parola “amore” che, latinamente parlando, significa “a – mors” (non morte).

   Mi chiedo se si possa operare una scelta avente come DNA il “per sempre” (matrimonio) in una modalità che non prevede questo “per sempre” (convivenza).

   “Non è molto saggio voler fare esperienza del matrimonio senza entrarvi… così come sembra poco intelligente voler fare esperienza della morte con un lungo sonno”. (T.Bovet)

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