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Ex docente alle superiori a Roma, attualmente pensionato

                                    GIORNATA NAZIONALE DELLA CONSULENZA FAMILIARE

   “Possiamo rassomigliare il Consultorio ad un orologio: il direttore ne è la molla, gli specialisti le diverse rotelle dell’ingranaggio, ma il consulente è il bilanciere. Assolve cioè un compito particolarmente vitale per il funzionamento di tutto l’ingranaggio, perché il movimento di tutto l’ingranaggio sia scorrevole, preciso, equilibrato, pulsante di vita”. (Don Paolo Liggeri, 1975)

   “L’80% delle persone che  chiedono l’aiuto proprio della consulenza familiare può essere tranquillamente trattato da un buon consulente familiare consapevole della sua propria e particolare specificità e dei suoi limiti. Oltre questi limiti se la possono giocare altre figure di specialisti evitando  però le lusinghe dell’accanimento terapeutico”. (Padre Luciano Cupia, 1976)

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    “Vorrei spianare la ruga che hai tra le sopracciglia, ma non esiste lifting per una ferita del cuore. Posso solo baciarla senza farti vedere la mia. (Mercedes Indri De Carli)

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   Le tre P       Permesso, Potenza, Protezione.

   Le tre T       Tempo, Tatto, Talento. (Mercedes Indri De Carli)

   Le tre T       Trasparenza, Tolleranza, Tenerezza. (Padre Luciano Cupia)

   Le tre C       Convivere, Condividere, Comunicare. (Gigi Avanti)

   Le due P      Pazienza, Passione. (Lucia Berta)

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    “Il Consulente Familiare è fedele ad una caratteristica che contraddistingue la sua umanità e la sua professionalità, la caratteristica cioè di aiutare senza la volontà di salvare, di abbracciare senza la tendenza a soffocare, di amare senza l’aspettativa di venire riamato,  di proporre senza la presunzione di imporre, di annunciare senza la pretesa di voler convertire. In una parola, la caratteristica di aiutare lasciando libero ognuno di aiutarsi da sé come meglio può e crede.

   Tale caratteristica della relazione consulenziale poggia su di un’asse d’equilibrio che non è fuori luogo definire l’equilibrio della tenerezza”.

(Gigi Avanti 1992)

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MESSAGGIO DELLA MADONNA APPARSA A FATIMA

(Dato a Lucia il 13 ottobre 1917. Nonostante siano trascorsi 106 anni è attuale)

   Il seguente messaggio fu trasmesso da Lucia il 22 maggio 1958 al reverendo Padre Agostino Fuentes, postulatore della causa di beatificazione di Francesco e Giacinta di Fatima:

    “PADRE, LA MADONNA È MOLTO SCONTENTA PERCHÉ NON SI È FATTO CASO AL SUO MESSAGGIO DEL 1917. Né i buoni, né i cattivi vi hanno fatto caso. I buoni vanno per il loro cammino senza preoccuparsi, non seguono le norme celestiali; ed i cattivi nella via larga della perdizione. NON TENENDO CONTO I CASTIGHI CHE LÌ MINACCIANO.

   Mi creda, Padre, IL SIGNORE CASTIGHERÀ IL MONDO MOLTO PRESTO. Il castigo è molto imminente, verrà presto il castigo materiale; s’immagini, Padre, quante anime andranno all’inferno! E questo succederà perche non si prega e non si fa penitenza.

   Questa è la causa della tristezza della Madonna. Padre, lo dica a tutti che LA MADONNA ME LO HA DETTO MOLTE VOLTE: MOLTE NAZIONI SPARIRANNO DALLA FACCIA DELLA TERRA. NAZIONI SENZA DIO SARANNO IL FLAGELLO SCELTO DA DIO STESSO PER CASTIGARE L’UMANITÀ SE NOI PER MEZZO DELLA ORAZIONE E DEI SACRAMENTI NON OTTERREMO LA GRAZIA DELLO LORO CONVERSIONE.

   Lo dica, Padre, che il demonio sta attaccando la battaglia decisiva contro la Madonna, perché quello che affligge il cuore Immacolato di Maria e di Gesù è la caduta delle anime religiose e sacerdotali.

   Egli sa che i Religiosi e i Sacerdoti, abbandonata la loro eccelsa vocazione, trascinano molte anime nell’inferno. Noi siamo appena in tempo per trattenere il castigo del Cielo. Abbiamo a nostra disposizione due mezzi efficacissimi: l’orazione ed il sacrificio. Il demonio fa tutto per distrarci e toglierci il gusto della preghiera: ci salveremo o ci danneremo insieme.

   Però, Padre, bisogna dire alle persone che non devono stare ad attendere dal Sommo Pontefice un richiamo alla penitenza e alla preghiera, né dai vescovi, né dai parroci, né da superiori generali: È GIÀ TEMPO CHE OGNUNO DI SUA INIZIATIVA COMPIA OPERE SANTE E RIFORMI LA SUA VITA SECONDO I RICHIAMI DELLA MADONNA.

   Il demonio vuole impadronirsi di anima consacrate; tenta di corromperle per indurre gli altri all’impenitenza finale. Usa tutte le astuzie e perfino suggerendo di aggiornare la vita religiosa. Ne perviene sterilità alla vita interiore e freddezza nei secolari, circa la rinuncia ai piaceri e la totale immolazione a Dio.    Lo dica, Padre, che due cose furono a santificare Giacinta e Francesco: L’AFFLIZIONE DELLA MADONNA E LA VISIONE DELL’INFERNO.

   La Madonna si trova come tra due spade: da una parte vede l’umanità ostinata ed indifferente davanti ai castighi minacciati, dall’altra vede noi che calpestiamo i Sacramenti e disprezziamo il castigo che si avvicina, rimanendo increduli, sensuali e materialisti.

  La Madonna ha detto espressamente: “CI AVVICINIAMO AGLI ULTIMI TEMPI” me lo ha detto tre volte:

  • Prima affermò che il demonio ha ingaggiato una lotta decisiva, cioè finale, dalla quale uno dei due uscirà vittorioso o sconfitto: o siamo con Dio o col demonio.
  • La seconda volta mi ha ripetuto che gli ultimi rimedi dati al mondo  sono il ROSARIO  e la DEVOZIONE AL CUORE IMMACOLATO DÌ MARIA ; ultimi significa che non ce ne saranno altri.
  • La terza volta mi disse che, esauriti gli altri mezzi disprezzati dagli uomini, ci dà con tremore l’ultima ancora di salvezza che è la SS. Ma Vergine in persona, segni di lacrime, messaggi di diversi veggenti sparsi da tutte le parti del mondo.

   Disse la Madonna che se non ascoltiamo e non ci emendiamo ancora, non saremo più perdonati. Padre (mi diceva Lucia) E’ URGENTE CHE CI RENDIAMO CONTO DELLA TERRIBILE REALTA’. Non vogliamo riempire le anime di paura, è solo un urgente richiamo alla realtà. Da quando la SS. Ma Vergine ha dato grande efficacia al santo Rosario, non c’è problema materiale, né spirituale, nazionale o internazionale che non si possa risolvere con il santo Rosario e con i nostri sacrifici. Recitarlo con amore e devozione sarà consolare Maria e tergere tante lacrime al suo Cuore Immacolato”.

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Per l’intervista sopra citata Padre Fuentes ottenne il permesso dal

Santo Padre allora regnante.

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                       ANGOSCIOSI AVVERTIMENTI

   Il giornale “Neues Europa” (La Nuova Europa) di Stoccarda del 15 ottobre 1963 pubblicò sotto il titolo “L’Avvenire dell’Umanità” a firma di L. Einrich un articolo che ha documentato un “estratto” del Segreto di Fatima del quale si aspettava la divulgazione nel 1960.

   Il documento conosciuto per una indiscrezione diplomatica sarebbe stato inviato a titolo informativo dalle autorità Vaticane a quelle di Washington, di Londra e di Mosca, ritenendolo necessario, anzi indispensabile alla convenzione riguardante la cessazione degli esperimenti nucleari.

   L’autenticità di tale documento non è mai stata smentita dal Vaticano. Il 13 ottobre 1917, dopo una serie di sei apparizioni, la Vergine SS. ma appare per l’ultima volta ai bambini di Fatima, Lucia, Giacinta e Francesco. Dopo l’avvenimento del “Miracolo del Sole”, la Madre di Dio rivelò a Lucia un  messaggio speciale che “fra l’altro” diceva:

   “Non aver timore, cara piccola. Sono la Madre di Dio, che ti parla e ti domanda di rendere pubblico il presente Messaggio per il mondo intero. Ciò facendo incontrerai forti resistenze.

   Ascolta bene e fa attenzione a quello che ti dico: gli uomini devono correggersi. Con umili suppliche devono chiedere perdono dei peccati commessi e che potrebbero commettere. Tu desideri che io ti dia un segno, affinchè ognuno accetti le Mie Parole che dico per mezzo tuo, al genere umano.

   Hai visto il prodigio del Sole, e tutti, credenti , miscredenti, contadini, cittadini, sapienti, giornalisti, laici, sacerdoti, tutti lo hanno veduto. Ed ora proclama a mio nome: “UN GRANDE CASTIGO CADRA’ SULL’INTERO GENERE UMANO, NON OGGI, NE’ DOMANI, MA NELLA SECONDA META’ DEL SECOLO XX”.

    Lo avevo già rivelato ai bambini Melania e Massimino a “La Salette”, ed oggi lo ripeto a te, perché il genere umano ha peccato e calpestato il Dono che avevo fatto. In nessuna parte del mondo vi è ordine, e Satana regna sui più alti posti, determinando l’andamento delle cose.

   Egli effettivamente riuscirà a introdursi fino alla sommità della Chiesa; egli riuscirà a sedurre gli spiriti dei gradi scienziati che inventano le armi, con le quali sarà possibile distruggere in pochi minuti gran parte dell’umanità.

   Avrà  in potere i potenti che governano i popoli, e li aizzerà a fabbricare enormi quantità di quelle armi. E se l’umanità non dovesse opporvisi, sarò obbligata a lasciar libero il braccio di Mio Figlio. Allora vedrai che Iddio castigherà gli uomini con maggiore severità che non abbia fatto con il diluvio.

   Verrà il tempo dei tempi  e la fine di tutte le fini, se l’umanità non si convertirà; e se tutto dovesse restare come ora, o peggio, dovesse maggiormente aggravare, i grandi e i potenti periranno insieme ai piccoli e ai deboli. Anche per la Chiesa verrà il tempo delle sue grandi prove. Cardinali si opporranno a Cardinali; Vescovi a Vescovi.

   Satana marcerà in mezzo alle loro file e a Roma vi saranno grandi cambiamenti. Ciò che è putrido cadrà, e ciò che cadrà, più non si alzerà.    La Chiesa sarà offuscata, e il mondo sconvolto dal terrore.

   Tempo verrà che nessun Re, Imperatore, Cardinale o Vescovo, aspetterà Colui che tuttavia verrà, ma per punire secondo i disegni del Padre mio.

   Una grande guerra si scatenerà nella seconda metà del secolo XX. Fuoco e fumo cadranno dal Cielo, le acque degli oceani diverranno vapori, e la schiuma si innalzerà sconvolgendo, e tutto affondando. Milioni e milioni di uomini periranno di ora in ora e coloro che resteranno in vita, invidieranno i morti.

   Da qualunque parte si volgerà lo sguardo, sarà angoscia, miseria, rovine in tutti i paesi. Vedi? Il tempo si avvicina sempre più, e l’abisso si allarga senza speranza.

   I buoni periranno insieme ai cattivi, e i grandi con i piccoli, i Principi della Chiesa con i loro fedeli, e i regnanti con i loro popoli. Vi sarà morte ovunque a causa degli errori commessi dagli insensati e dai partigiani di Satana il quale allora, e solamente allora, regnerà sul mondo; in ultimo, allorquando quelli che sopravvivranno ad ogni evento, saranno ancora in vita, proclameranno nuovamente Iddio e la sua Gloria, e Lo  serviranno come un tempo, quando il mondo non era così pervertito. Va’, piccola mia, e proclamalo. Io a tal fine, sarò sempre al tuo fianco per aiutarti”.

(Pro manuscripto)

   In base al documento di S.S. Paolo VI pubblicato il 14.10.66 e al decreto della Congregazione per la propagazione della fede A.A.S. n. 58/16 del 29.12.66 non è più proibito pubblicare – senza imprimatur –  scritti riguardanti nuove apparizioni, rivelazioni, profezie, miracoli.

   Né Giovanni XXIII, né Paolo VI hanno ritenuto opportuno svelare la terza parte del Segreto di Fatima al mondo e quanto pubblicato sul giornale di Stoccarda “Neues Europa” (La Nuova Europa) il 15 ottobre 1963 non è stato confermato né direttamente smentito   Quindi non possiamo solo con filiale obbedienza che rimetterci alla paterna prudenza e saggezza del Santo Padre.

   Comunque vi è la certezza che la terza parte del Segreto racchiude una particolare gravità, confermata dalla tragica realtà che il mondo intero oggi sta vivendo. E’ giunta la pienezza dei tempi?. Stiamo vivendo il prologo dell’Apocalisse profetizzata da Giovanni?

   Se i cristiani testimoniano con l’amore la speranza nella Misericordia di Dio devono anche gridare con coraggio la verità della giustizia di Dio.

   Non ci illudiamo di essere salvi, comunque, è giunto il tempo in ci le parole non bastano, occorre agire, e, subito se vogliamo che l’umanità, che ciascuno di noi possa vedere… oltre il fuoco…. la luce.

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(Registrato dalla Radio Vaticana il 13.5.1977, ore 21-ore 23)

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   Quando Papa Giovanni Paolo II, si trovava a Fula, durante il suo viaggio in Germania (15-19 novembre 1980) in un gruppo ristretto di persone gli furono poste delle domande fra le quali una sul Segreto di Fatima. Uno dei presenti ne ha fatto una “documentazione” protocollata.

   Nome e testimonianze giacciono alla Redazione della rivista “Vox Fidei”. Noi citiamo il testo quale è riportato da quella rivista al n. 10 dell’anno 1981:

   “Cos’è il Segreto di Fatima? Esso doveva venire pubblicato già nel 1960”.

Risposta del Santo Padre: “Per il suo contenuto impressionante e per non animare la forza mondiale del comunismo a certe ingerenze, i miei predecessori preferirono una “relazione diplomatica” (del “Segreto”).

   Inoltre dovrebbe bastare ad ogni cristiano di sapere quanto segue: quando si legge (nel Segreto) che oceani inonderanno interi continenti, che gli uomini verranno tolti dalla vita repentinamente, da un minuto all’altro, e ciò a milioni… se si sa questo, non occorre davvero di pretendere la pubblicazione di questo segreto…

   Molti vogliono sapere solo per curiosità e sensazione; ma essi dimenticano che il “sapere” porta con sé anche la responsabilità…; ma essi vogliono solo accontentare la loro curiosità. Questo è pericoloso quando, in pari tempo non si vuole fare nulla, dicendo che “non giova a nulla!”.

Il Papa, a questo punto, afferrò il Rosario dicendo: “Pregate, pregate e non interrogate ulteriormente. Tutto il resto raccomandatelo alla Madonna”.

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(1982)

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CRESCENDO SI IMPARA A FARE A MENO DI QUALCOSA (Anniversario della apparizione della Madonna a Fatima il 13 maggio 1917)

                            (purché si abbia il dono del discernimento, se no sono guai seri)

   E’ proprio vero ed è la vita stessa ad insegnarcelo. Soltanto che questa dinamica non sembra valere per l’umanità nel suo insieme, o almeno sembra non valere per quella porzione di umanità della cosiddetta Vecchia Europa.

   Sembra non valere perché, paradossalmente parlando,  la Vecchia Europa, “crescendo”, ha voluto fare a meno di qualcosa, soltanto che questo “qualcosa”  non è quel guazzabuglio di superfluità (materiali o di costume) che l’ha accompagnata fin qui.

   Quel “qualcosa” era ed è qualcosa di importante, anzi di fondamentale e questa è la ragione per la quale, avendone voluto farne a meno, si è arrivati a questo punto di  degrado delle relazione umane, di inquietudine, di aggressività, di “mal di relazione”.

   E la ragione di questo dilagare del “malessere esistenziale” sta proprio nel fatto che,  crescendo, la Vecchia Europa ha voluto fare a meno delle cose “fondamentali” e non delle “superfluità”. Ha rinunciato al “bene” ed è stato fatale essersi ridotta così “male”.

     A partire dal ‘500 (1517) la Vecchia Europa ha incominciato a voler fare a meno della Chiesa (il Protestantesimo è, in sostanza, questo). E la cosa si ripete ogni qualvolta qualcuno si mette in testa di fondare “nuove chiese” autopromuovendosi a novello “salvatore”.

   Due secoli dopo, nel ‘700, (1717) la Vecchia Europa ha continuato su questa strada volendo fare a meno di Dio (la Massoneria, in buona sostanza, è questo).

   Agli albori del ‘900 (1917), la Vecchia Europa ha perseverato diabolicamente su questa strada scegliendo di poter fare a meno di Gesù Cristo  (il marxismo  – leninismo auto dichiaratosi ateo è proprio questo, con la sequela di tutti i “comunismi artigianali locali”), nel senso che se non c’è un Padre (massoneria) non ci può essere neppure un Figlio (materialismo marxista).

   Per inciso, il 13 maggio 1917, la Madonna appare per la prima volta ai tre pastorelli  di Fatima.

   Solo coincidenze, oppure, come scrive lo scienziato Einstein: “Il caso è Dio che gira in incognito?”.

   Comunque sia, questo è ciò che è accaduto: si è finiti così “male” perché, “crescendo”, la Vecchia Europa ha scelto di poter fare a meno di “qualcosa”!

   Soltanto che questo “qualcosa” era  il “bene”, era il vero patrimonio dell’umanità

C’è però una via d’uscita. E la via è proprio Gesù. Lui è la “Via, la Verità e la Vita”.

   Che per crescere occorra liberarsi o fare a meno di qualcosa è una legge della vita e ha un costo.

   E questo prezzo da pagare, se si vuol crescere nella fede adulta è di fare a meno di fare di testa propria. Come Gesù che non ha mai fatto di testa propria, ma si è sempre allineato alla volontà del Padre.

   E’ una questione di umiltà e di intelligenza spirituale, tanto più che a stare con  Gesù, paradossalmente parlando, non costa niente, proprio niente, è soltanto grazia per la quale ringraziare. (“Il mio giogo è soave e il mio carico è leggero”. – Mt. 11,30)

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A PROPOSITO DI NUMERI CURIOSI

                            A PROPOSITO DÌ   666… I NUMERI CURIOSI!

Qualcuno si diverte, ogni tanto, a spaventarci con riferimenti a coincidenze numeriche ritenute apocalittiche o magiche. In questa rielaborazione della rivista QUASAR dell’ottobre 1979, viene rivelato qualche trucco.

   Uno dei settori più affascinanti della matematica è senza dubbio la “teoria dei numeri” che si preoccupa di studiare le proprietà dei numeri, o meglio di alcune classi speciali di esse: per esempio l’affermazione  secondo la quale “una proprietà dei numeri PARI è quella di essere sempre divisibile per due”, è appunto un teorema , anche se piuttosto elementare della teoria dei numeri.

   Bisogna subito dire che questa scienza è antichissima e che, alle sue origini, si confondeva spesso con credenze mistiche e religiose; d’altronde la NUMEROLOGIA o “scienza dei numeri” è tuttora presente nella nostra cultura e sarebbe un errore non occuparsene.

   E’ noto, per esempio, che il numero 7 ha appunto presso molti popoli un significato particolare: l’assedio di Gerico, di biblica memoria, durò 7 giorni e fu condotto da 7 sacerdoti che suonavano 7 trombe e che il 7° giorno  girarono per 7 volte intorno alla città. Al 7° giorno, dopo sei giorni di lavoro, Dio decise di riposarsi.

   La teologia cristiana ha ereditato il 7: 7 sono i vizi capitali, 7 le operazioni dello Spirito Santo (i doni, chiamati il “sacro settenario”), 7 le virtù (fede, speranza, carità chiamate “teologale”, e prudenza, giustizia, fortezza, temperanza chiamate “cardinali”), e ancora 7 i diavoli dai quali  venne liberata la Maddalena, 7 i sacramenti.

   La favola di Biancaneve e i 7 nani è la dimostrazione dell’universalità del significato occulto che molti popoli attribuiscono a questo numero straordinario.

   Alcune proprietà di questo numero lasciano stupefatto lo stesso matematico. Per esempio: dividendo 1 per 7 si ottiene 0,142857; ebbene, leggendo 142857 a gruppetti di due cifre per volta si ha 14-28-57; il fatto straordinario è che 14 è il doppio di 7, 28 è il doppio di 14 e 57 è il doppio aumentato di  una unità, di 28.

   Se poi dividiamo 142857 per 7 il risultato è ancora più strano ed è 20408 (anche in questo caso 2-04-08.

   Se proviamo a moltiplicare 142857 per un qualsiasi numero da 1 a 6 otteniamo sempre un numero formato con le stesse sei cifre disposte di più, sempre secondo il medesimo ordine ciclico:

    142857×2 = 285.714

    142857×3 = 428.571

    142857×4 = 571.428

    142857×5 = 714.286

    142857×6 = 857.142

   Si tratta ovviamente di fatti spiegabilissimi dal punto di vista matematico e che nulla hanno di “magico”; tuttavia non è straordinario il fatto che solo il 7, tra gli infiniti numeri esistenti, si comporti in questo modo?

   Una delle forme assunte dalla numerologia è la GEMATRIA, cioè la pratica, magica e matematica allo stesso tempo, di assegnare un NUMERO  ad una PAROLA. Pare che la GEMATRIA sia di origine greca ed ebraica perché nell’alfabeto  usato da questi popoli ogni lettera non stava ad  indicare solo  un SUONO, ma anche un NUMERO.

   In tale modo la somma dei NUMERI, rappresentati dalle singole lettere di una parola, dava proprio il numero di quella PAROLA e ovviamente la cosa non finiva lì; se al nome di due persone corrispondeva lo stesso numero, si riteneva che le due persone dovessero essere particolarmente amiche tra loro.

   Per esempio, al nome dell’eroe troiano ETTORE corrispondeva il numero 1226 e a quello del greco ACHILLE il numero 1276: di qui la superiorità di ACHILLE  su ETTORE.

   Assegnando alla A il valore 1, alla B il valore 2, alla C il valore 3 e così via troviamo che a BACH, cognome del grande musicista tedesco, corrisponde il numero 14, che, tra l’altro, è anche il doppio di 7 e il successivo di 13 (altro numero “magico” per eccellenza).

   C’è di più: BACH stesso osservava che  scrivendo le lettere del suo nome con quelle dell’antico alfabeto tedesco, ne risultava il numero 41 che, guarda caso, è l’inverso di 14 ed è il 13° numero primo.

   Assegnando invece alla A il valore 100, alla B il 101, alla C il 102 e così via  risulta che a HITLER corrisponde il numero 666 ossia il numero con lui L’APOCALISSE contraddistingue la BESTIA, cioè l’ANTICRISTO, che insieme al DRAGO  dalle 7 teste, al MOSTRO del MARE  e della TERRA, sarà gettata nel lago di zolfo e di fuoco.

   Nel Medioevo  si cominciò a pensare che questo numero potesse “storicamente” essere assegnato a individui o “ideologie” (ante litteram) dichiaratamente avversi a Dio.

   Fu così che un teologo cattolico di grande fama trovò anche nel nome di MARTIN LUTERO , secondo l’alfabeto tedesco e con coefficienti numerici stabiliti, era contenuto il numero 666.

   La medesima cosa, con l’applicazione di coefficienti e di valori numerici dell’alfabeto russo, si può dire del nome di STALIN.

   A proposito del numero 666 possiamo ancora osservare che esso è anche uguale alla somma di tutti i numeri da 1 a 36 (curioso notare che 36 è il quadrato di 6 e che 36 sono i  numeri del gioco d’azzardo della roulette).

   Le straordinarie proprietà di alcuni numeri erano note anche ai cinesi che ben conoscevano ad esempio il QUADRATO MAGICO formato dai numeri da 1 a 9 in questo modo:

         4     9      2

         3     5      7

         8     1      6

   Sommando ogni riga in ORIZZONTALE, VERTICALE, DIAGONALE si ottiene sempre il numero 15.

   Nell’antica Cina si usava portare piccoli ciondoli su cui era inciso questo quadrato magico e al quale, ancora in epoca medievale, veniva attribuita la capacità di tenere lontano  il pericolo della peste.

   Anche il numero 9 è caratteristico e da origine allo studio del carattere personale (l’ENNEAGRAMMA).

   Chiudiamo con la presentazione di un “trucco”  matematico. Se si prende un numero di tre cifre e lo si scrive due volte di fila, si otterrà un numero di sei cifre che sarà diviso per 7.

   Ad esempio; 932932:7 = 133276. Questo risultato è a sua volta divisibile per 11 e cioè 133276:11 = 12.116 e poi ancora per 13 e poi ancora per 13, 12116:23 = 932… così che siamo tornati al punto di partenza.

   Un matematico  può spiegare il “trucco” con facilità, ma come mai questo si verifica soltanto con il 7, l’11 e il 13 e cioè con tre numeri che, sommati, danno come risultato 31, che a sua volta è l’11°  numero primo e che, scritto al contrario, si legge 13?

Fascino e mistero della numerologia!

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A PROPOSITO DI GESTIONE DELLE EMOZIONI

   E’ da qualche tempo che l’argomento della gestione delle emozioni trova spazio di riflessione da parte della letteratura scientifica. Qui di seguito un sintetico spunto di semplice applicazione a situazioni concrete.  

   Riconoscere il linguaggio dei sentimenti è importante per vivere al meglio le relazioni interpersonali nel qui ed ora, così da evitare il rischio di dispersioni emozionali fatti di sofferenze dovute ad eventi pregressi (rancori) o ad immaginari eventi futuri (ansie).

   E per arrivare a tale equilibrio emozionale è opportuno e importante riconoscere  il bisogno nascosto che sta sotto al sentimento visibile che lo manifesta.

   Non dovrebbe comunque accadere quanto accade in alcune situazioni relazionali diffuse e consuete, la tendenza cioè di intimare, sbrigativamente, a chi è nella collera di “stare calmo”, a chi è nella tristezza o nel dolore o nel pianto di “non piangere”, a chi è accerchiato dalla paura di “non aver paura”,  ed a chi è euforico di gioia di “datti  una regolata”.

   Perché non chiedere serenamente (o chiedere a se stessi), invece, a chi sta nel dolore : “Cosa ti fa (o mi fa) soffrire?”, a chi è nella collera: “Che cosa ti fa (o mi fa) arrabbiare?”, a chi è nella paura: “Che cosa ti fa (o mi fa) paura?”, a chi è nella gioia: “Che bello essere gioiosi!”.

   Il comportamento di “negazione” dei sentimenti invece, operata spesso per abitudine o superficialità, equivale al comportamento di chi coglie i frutti delle piante e li butta via (i frutti, infatti, sono il comportamento finale visibili delle piante,  così come i sentimenti sono la parte terminale e visibile di tutto un processo interiore invisibile). Per cui si potrebbe stabilire questa simpatica equazione:

        I frutti stanno alle radici come i sentimenti stanno ai bisogni.

   Ciò premesso, ecco la concreta indicazione di atteggiamento per una gestione sana delle emozioni e dei sentimenti. Ci aiuta, come spesso accade, il ricorso ad una  metafora tratta dalla natura.

   “Come si colgono i frutti?”. Una mela, un fico d’india, un caco, l’uva, non si possono cogliere allo stesso modo.

   E questo vale anche per le emozioni e i sentimenti che non si possono cioè gestire o trattare nello stesso modo: GIOIA, TRISTEZZA, COLLERA, PAURA.

   I frutti sono visibili, ma le radici no,  così come i sentimenti,  che sono manifesti, mentre i bisogni no.

     La domanda  interiore da porsi, a questo punto, da parte di chi fosse alle prese  con le emozioni descritte, proprie o altrui, è la seguente: “Di cosa ha bisogno, in radice, chi è nella paura, nella tristezza, nella collera, nella gioia?”­.

Chi ha paura ha bisogno di protezione    (Ego pro te, io sono qui per te).

Chi è nella tristezza ha bisogno di consolazione    (Io sono qui solo con te).

Chi è nella collera ha bisogno di calma (Io rimango calmo).

Chi è nella gioia ha bisogno di condivisione (Che bello condividere con te).

   E per ogni sentimento esistono parole, gesti, silenzi, congrui , ricordando che:

“Le parole servono la mente, i gesti servono il cuore, il silenzio serve l’anima”.

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 L’INVITO DELLA FOLLIA

   La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un caffè da lei. Dopo il caffè la Follia propose: “Si gioca a nascondino?”. “Nascondino, che cos’è?”, domandò la Curiosità. “Nascondino è un gioco.  Io conto fino a cento e voi vi nascondete.    Quando avrò terminato di contare, cercherò e il primo che troverò sarà il prossimo a contare”.  Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia.

1,2,3, – la Follia cominciò a contare. La Fretta si nascose per prima dove le capitò.    La Timidezza, timida come sempre, si nascose in un gruppo di alberi. La Gioia corse in mezzo al giardino, La Tristezza cominciò a piangere perché non trovava un angolo adatto per nascondersi. L’Invidia si unì al Trionfo e si nascose accanto a lui dietro a un sasso.

    La Follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano. La Disperazione era disperata vedendo che la Follia era già a novantanove.

“Cento” – gridò la Follia – comincerò a cercare”. La prima ad essere trovata fu la Curiosità perché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto. Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto perché non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto.

   E così di seguito scoprì la Gioia, la Tristezza, la Timidezza. Quando tutti erano riuniti, la Curiosità domandò: “Dov’è l’Amore?”. Nessuno l’aveva visto. La Follia cominciò a cercarlo, Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi, sotto le rocce.

   Ma non trovò l’Amore. Cercando da tutte l e parti, la Follia vide un rosaio, prese  un pezzo di legno e cominciò a cercare tra i rami, allorché ad un tratto sentì un grido.

   Era l’Amore che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio. La Follia non sapeva che cosa fare. Si scusò, implorò l’Amore per avere il suo perdono fino a promettergli di seguirlo per sempre.

   L’Amore accettò le scuse. Oggi l’Amore è cieco e la Follia lo accompagna.

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             CULTURA DELLA PAURA E CULTURA DELLA GIOIA

   Ognuno di noi ha bisogno di dare soddisfazione a determinati bisogni per poter crescere in autenticità e serenità.

   Tale soddisfazione di bisogni fondamentali avviene  grazia al via vai delle “carezze”.

   Nella letteratura delle scienze umanistiche la parola “carezza” sta a significare proprio tutto quanto sa di transazioni fatte di lode, di complimento, di felicitazione, di gratificazione, di conferma di se stessi.

   Dare soddisfazione a tali bisogni primari è fondamentale per il benessere esistenziale di ogni essere umano. Essi sono:

  • Il bisogno di stimoli
  • Il bisogno di contatto
  • Il bisogno di riconoscimento
  • Il bisogno di riconoscimento dell’identità sessuale
  • Il bisogno di indipendenza
  • Il bisogno di struttura del tempo

   In una parola, tutto ciò trova la sua sintesi nella necessità quotidiana di dare e ricevere amore. Necessità esistenziale che invece viene, più o meno coscientemente, ostacolata da quella che si potrebbe definire la “cultura della paura”.

La cultura della paura è infatti caratterizzata da queste ingiunzioni:

  • Non accettare carezze  (“Perché non si sai mai cosa c’è sotto.”)
  • Non dare carezze  (“Perché potresti essere frainteso.”)
  • Non chiedere carezze  (“Perché tu non hai bisogno di nessuno!”)
  • Non darti carezze  (“Perché ti crogioli nell’autocompiacimento.”)
  • Non rifiutare carezze tossiche (“In fondo me lo merito qualche schiaffo.”)

La cultura della gioia è caratterizzata invece dalla cancellazione di tutti i NON:

  • Accettare carezze (“Mi piacciono.”)
  • Dare carezze (“Fanno stare bene chi le riceve e chi le fa.”)
  • Chiedere carezze (“Non mi vergogno di dire i miei bisogni.”)
  • Darsi carezze (“Sono OK e non sono niente male.”)
  • Rifiutare carezze tossiche (“Mi fanno star male.”)

“La terra è un paradiso, l’inferno è non accorgersene”. (Jorge Luis Borges)

“Dio ci chiederà conto di tutti quei piaceri leciti di cui non abbiamo saputo godere”. (Talmud)

“Ho sofferto tante disgrazie nella vita, che non mi sono mai accadute”. (Twain)

“Sono talmente abituato ad essere teso che quando sono calmo mi sento nervoso”. (Anonimo nervoso)

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ELOGIO AI PIEDI

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di | 8 aprile 2023 · 13:37

Ci vediamo domenica mattina, presto

NEI PANNI DI GESU’ TRA VENERDI’ POMERIGGIO E DOMENICA NOTTE

   Non appena spirato, ad anima libera, ho rivisto in un attimo il film della mia vita mentre una sarabanda di emozioni e di pensieri (da uomo o da Dio, non li so distinguere)  mi  faceva come da colonna sonora.

   Gioia e contentezza perché tutto era finito bene, come voleva il Padre (del cui Spirito sono pieno anch’io) e perché non avevo deluso la Madre (alla quale ho sempre ubbidito) .

   Gioia piena sostenuta da un convincimento, quello che era andato tutto bene per aver saputo resistere alle tentazioni che mi potevano distogliere dalla mia missione.

  Quelle del deserto le conoscete e vi confido che sono l’anima di ogni tentazione e che mirano ad un unico obiettivo, quello di separarvi dal Padre Mio e vostro facendovi credere, di conseguenza, che la vita vada vissuta per se stessi e basta. Infatti, a  ben considerare, tutte e tre le tentazioni fanno leva proprio su questo asserto: vivere solo per se stessi.

   La prima, quella che mi sollecitava a trasformare le pietre in pane, era anche patetica perché, oltre tutto, non c’era neppure nessuno ad applaudire l’eventuale successo. Senza dire poi che già immaginavo confusamente che, di lì a non molto, avrei trasformato il pane nel Mio Corpo. E poi, la vanità non era mai stata e non sarebbe stata mai il mio forte. Cedere sarebbe stata la conferma che badavo solo a me stesso e tutto sarebbe finito lì.

   Nella seconda tentazione c’era molta gente che mi avrebbe potuto applaudire se non mi fossi spiaccicato a terra dopo il volo dalla sommità del tempio; ma io lo conosco bene il Padre e mai avrebbe fatto eccezioni alle leggi dell’universo da Lui stabilite. Cedere avrebbe comportato ancora una volta di  pensare soltanto a me.

   La terza aveva un lato debole, perché se anche avessi ceduto ed ottenuto  il potere promessomi da Satana, sapevo che esso avrebbe avuto una durata molto limitata,  e a Me, che vivevo e vivo nello spazio infinito dell’Eterno, questa prospettiva sinceramente non mi allettava per niente. Senza trascurare il fatto che il menzognero Satana non avrebbe certamente mantenuto la sua promessa.

   E fu così allora che, grazie allo Spirito che mi spinse di proposito in quel misterioso deserto,  imparai come si combatte, vincendo, contro le tentazioni.

   Tentazioni che, una volta deciso a andarmene da Nazareth per iniziare la mia missione, si presentavano sempre in forme diverse, ma, in sostanza, maledettamente uguali. Vi racconto la prima all’inizio della mia missione e l’ultima alla conclusione  di tutto.

   A  Cana fui nuovamente tentato dalla vanità. In quel pranzo di nozze dove nessuno sapeva chi fossi veramente, accadde che,  su provocazione della mia Mamma, fui indotto a trasformare l’acqua in vino. Questo successo mi avrebbe potuto far montare la testa e aprirmi  una carriera.

   Resistetti e respinsi  questa tentazione perché già immaginavo, seppur confusamente, che nella cena dell’ultimo giovedì della mia vita avrei trasformato quel vino in Sangue.  Resistetti quindi e tirai dritto per la mia strada.

    E la sera di giovedì, non più a pranzo ma a cena, si affacciò una strana tentazione, la tentazione della paura suprema che si presentava sotto la curiosa forma di non perdere la faccia, di non deturpare l’immagine che si aveva di me, di non deludere le aspettative, di buttare tutto a carte quarantotto. La paura della morte infatti si maschera in molti modi, ma più che la paura della morte mi terrorizzava la maniera del morire. Ma, in quella notte al Getsemani, mentre i miei intimi amici dormivano, riuscii a sconfiggere, in extremis, anche questa. 

   Se avessi ceduto, avrei ancora una volta badato solo a me stesso e fatta la mia volontà,  laddove invece nel fondo della mia anima era fortemente radicata, da sempre,  la convinzione che ero venuto al mondo unicamente per fare la volontà del Padre mio e vostro.

   Respinsi questa tentazione e, grazie al mio Spirito che è anche “spiritoso”,  finìi per rovinare la cena a tutti quanti (e, più di tutti, certamente a Giuda).

   Non è di buon gusto, lo so, nel bel mezzo di una cena tra amici mettersi a parlare di tradimento, di pane che viene offerto dicendo che è Carne e di vino che viene offerto dicendo che è Sangue (e mi commuove ancora ricordare che abbiate mangiato e bevuto senza fare una piega e senza porre obiezioni o cercare spiegazioni)  e mettersi a lavare i piedi.

   Lo ammetto, ho esagerato, ma non l’ho fatto per eccentricità, ma per amore e l’amore comporta l’imprevedibile.

   Anche perché non avevo alternativa per farvi accettare (che è altro da capire) che “eucaristia” e “amore fraterno”  vanno a braccetto,  anche se soltanto il primo è diventato, per ora, sacramento. Non avevo alternativa e mi è andata bene.

   Mi dispiace solo di avervi rovinato la festa (cosa che non era successa a Cana)  ma era soltanto per prepararvene una come Dio comanda.

   In conclusione, pensandoci bene,  mi rendo conto che tutto è andato bene (secondo le Scritture) perché ho saputo “respingere” (e non solo passivamente “resistere”) la tentazione principe di tutte, quella di vivere pensando solo a se  stessi che si porta appresso anche l’illusione di poter vivere come se non si dovesse mai morire.

   Ma io ero venuto proprio per questo, ero venuto proprio per morire per voi, per vivere per voi. Mi era chiaro che essere un Dio “con” voi non bastava. Dovevo e volevo essere un Dio “per” voi, come pattuito con il Padre.

   E’ questo ad aver comportato la croce. Ogni amore, oltre ad essere l’uno “con” l’altro, comporta anche un essere “per” l’altro. Il passaggio dal vivere “con” al vivere “per” costituisce l’anima di ogni sacrificio.

   Ed è quindi questo che vi vorrei ribadire durante l’ intervallo di tempo che mi separa dalla mia risurrezione: cercate di respingere con immediatezza la tentazione madre, quella di vivere soltanto per voi stessi, estromettendo Dio dalla vostra vita e, nascosta in questa, quella di vivere come se non doveste mai morire.

   Vivete rendendovi  conto di non essere padreterni e neppure eterni pensando che vi toccherà morire.

   Non abbiate paura né della morte, né del morire perché il bello deve ancora venire e il vostro futuro è al sicuro.

   Io ne sono la prova concreta e avevo dato già segnali lampanti del mio potere sulla morte quando “rianimai” il mio amico Lazzaro  ( e dico “rianimare” e non “risorgere”… perché la “risurrezione” comporta la sparizione del cadavere dalla tomba e il Padre Mio voleva riservare per primo a me questo trattamento speciale, da Dio, direi). 

   E se al sentire la parola “morte” , vi viene spontaneo  “toccare ferro”,  toccate quello dei chiodi della mia croce sulla quale mi avete inchiodato. Quei chiodi portano bene .

www.gigiavanti.com    giovannigigiavanti@gmail.com – Canale You Tube

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OGGI TROVO QUESTO

“La psicoterapia consiste semplicemente nella liberazione di capacità già esistenti nello stato latente”. (Carl Rogers)

“Non esistono parole più chiare del linguaggio del corpo, una volta che si è imparato a leggerlo”.

(A. Lowen)

“E’ bene dare se l’altro chiede, ma è meglio capire quando non ti chiede nulla”.

(Gibran)

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AFORISMI BENEFICI

“LA SPERANZA DISTRUGGE OGNI PESSIMISMO. UN FIORE PUO’ SBOCCIARE

NEL CUORE STESSO DÌ UNA SPINA”.  (Un eremita)

I cinque rimpianti più grandi di ammalati terminali:

  • Vorrei aver avuto il coraggio di vivere una vita fedele ai  miei principi e non quella che gli altri si aspettavano da me.
  • Vorrei non aver lavorato tanto.
  • Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti.
  • Vorrei essere rimasto in contatto con i miei amici.
  • Vorrei aver permesso a me stesso di essere più felice

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