Archivi categoria: Aforismi, poesie

Una serie di scritti, suggestioni, aforismi ed emozioni raccolti nel corso del tempo

Vuoi vedere che adesso…

Vuoi vedere che adesso qualche giudice carneade se ne uscirà con il “diritto a nascere”? Sì perchè con tutto quel parlare in termini di “diritti” (civili, incivili…) e dopo aver sentito, a proposito di eterologa, un tizio togato affermare “Nessuno può negare il diritto alla genitorialità”” c’è da aspettarsi di tutto. Ma non è un “dono” il poter essere “procreatori”? Ma non è un dono tutto quanto, a partire dal dono di nascere? Sta di fatto che la cultura “ludica” odierna (è tipico del bambino pretendere come diritto quallo che gli nasce come desiderio) che trasforma in diritto quello che avverte come desiderio e pretende capricciosamente che gli venga soddisfatto subito, ha portato a questo punto… Ciò che piace, che si desidera si trasforma magicamente e tragicamente in diritto. Ma dove sta scritto? Non certamente nekla natura… L’oscillazione poi tra il sì al “figlio ad ogni costo” e il “no al figlio perchè costa” fa venire le vertigini a chi ha ancora un po’ di cervello. Dirò di più a proposito del “sento desiderio quindi ho diritto”… dirò di più a proposito della attrazione onmosessuale… Non vorrei che sotto sotto ci fosse questo sotterranea e frettoloso modo di ragionare…”Siccome sento attrazione per persone del mio sesso sono  omosessuale”. Ci risiamo con il “sento quindi sono”. Lo dice tutta la letteratura scientifica seria che il periodo di latenza dove l’attrazione sessuale è ancora ondivaga è piuttosto lungo prima di determinarsi e focalizzarsi equilibratamente non deve indurre a frettolose e incongrue conclusioni sul piano della “identità sessuale”. Andiamoci piano con la dialettica deficiente neppur tanto Cartesiana del “sento quindi sono”…La cultura “ludica” e “frettolosa” dell’uomo moderno (moderno vuol solo dire “moda di oggi”…e basta ed è un po’ poco a livello di cultura seria)  finisce per tirarsi la zappa sui piedi addirittura giusitificando questo come “diritto”. Siamo al paradosso… A livello del profondo (spirituale) è come rivendicare il “diritto a peccare”… A questo punto il sindacalista di turno proporra il “sindacato dei peccatori”…

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Poster magico di Oretta e Geppy

scripta manent 560kpdf

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L’AMORE E’ COME LA MORTE… NON SI PUO’ PROVARE

FEDELI AL TANDEM IN TANDEM...

“L’AMORE E’ COME LA MORTE… NON SI PUO’ PROVARE!”
Oggi sono 44 anni che stiamo pedalando in tandem sulla via dell’amore e ringraziamo Dio per aver avuto l’idea di regalarci questo tandem… Mi sono venute però in mente alcune riflessioni, alcuni pensieri a proposito della parola “prova”; li voglio condividere con i miei amici. Esistono tante espressioni che utilizzano la parola “prova”: “mettersi alla prova”, “prove tecniche di trasmissione”. “provino”, cabina di prova” “non ci provare”, “provaci ancora”, “prova se ci riesci”, “provare per credere”…fino alla paradossale espressione “prova d’amore” (Quale prova? Di quale amore?). Esiste però un livello oltre il quale l’esperienza del “provare” non è applicabile ed è proprio il livello più profondo (o più alto…) della realtà della vita, il livello spirituale… Da qui il senso del titolo in capo a questa riflessione. Sarebbe infatti curioso, ad esempio, dire: “Vorrei provare a morire per vedere cosa succede”. Se si vuole provare l’esperienza del morire, si rimane morti. C’è un livello al quale le esperienze sono uniche e irripetibili. Non ci è concesso di uscire dall’’utero del mistero cosmico della vita una seconda volte, di avere altre chances, di “rifarsi una vita”… Così come sembra essere anche nell’ambito del mistero dell’amore (strettissimamente legato al mistero della vita…): voler “provare” l’esperienza dell’amore coniugale per vedere se funziona o se potrà funzionare per sempre, finisce per far “disfunzionare”, paradossalmente, la medesima prova. Lo afferma tutta la letteratura “scientifica” spirituale al riguardo che “amare è una modalità di vivere in relazione che funziona soltanto con il per sempre” (M. Brancatisano). Senza dire che l’atteggiamento del “provare” è per natura sua sempre ansiogeno (le prove d’esame, gli esami medesimi provocano una paura più o meno fottuta…). Senza dire poi (ma lo dico e con convinzione in considerazione del nostro servizio nella Pastorale Familiare dal 1970) che il miglior tirocinio per saggiare la capacità di amare e per maturarla in senso adulto resta quello del “fidanzamento” (tra l’altro presente in molte culture… quindi anche nella cultura biblica…). La parola “fidanzamento” (deriva dal latino “fidarsi”, fiducia…) è in disuso, quasi obsoleta, ma nei documenti della Chiesa degli anni 70 era associata alla parola “grazia”. Fidanzamento, tempo di grazia, scrivevano i vescovi già allora… Ma noi cristiani li leggiamo, ogni tanto, una volta all’anno almeno, certi documenti? Ma c’è un’altra considerazione che mi viene in mente ed è provocata dall’accostamento della parola ”prova” alla parola “tentazione” (“tenta ancora”…. un accostamento che mi porta ancora una volta al livello spirituale dal quale si può osservare che il “tentare” è una modalità di rapporto che non appartiene al Creatore. E’ il maligno a “tentare” la prima coppia (“provate a fare il male avendo la furbizia di farlo bene!” … che è poi l’anima di ogni tentazione). E’ il maligno a “mettere alla prova”… Il Creatore (che piano piano si rivelerà come Dio e poi come Padre… diamogli tempo a chi ci ha dato il tempo!) non ci pensa proprio, è sicuro di sé e di quel che fa, ha piena fiducia in ciò che crea, non ha tentennamenti, non mette alla prova nessuno per vedere se è bravo, lo crea bravo, non sospira “che Dio me la mandi buona”!… e neppure fa “prove di creazione”, “prove di incarnazione”, “prove d’amore”. Semplicemente “crea”, “si fa uomo”, “ama”. E’ un Dio deciso, forte, fiducioso, sorridente… come vorrebbe fosse la sua creatura. E, alla coppia sposata direttamente da Lui, non impartisce quell’ordine talvolta circolante nelle umane relazioni e cioè “provate un po’ a volervi bene”… Alla coppia sposata direttamente a Lui non prospetta un “periodo di prova” o di convivenza, ma semplicemente sussurra deciso e animato da estrema fiducia nella sua coppia fresca di creato: “Crescete” (etimologicamente la parola “crescere”, nella lingua ebraica, ha la medesima radice di “creare”… e significa “portate avanti quello che Io ho creato!”). Alla coppia sposata direttamente da Lui (e per fortuna non c’era ancora in giro nessuno a consigliarlo, neppure mamme ansiose o papà enigmatici o suocere bene intenzionate… ma non di rado invasive o parenti di vario grado, ma sempre in grado di metter lingua!) non mette l’etichetta con data di scadenza, ma un marchio con la scritta “amore eterno” (l’etimologia di “amore” è infatti, dal latino, “a – mors” che significa “non morte”). Il Dio creatore dell’amore non prova, non mette alla prova, non provoca, non fa tentativi… Semplicemente opera “grandi cose pe noi”, dal far germogliare i fiori tra le rocce a trasformare i cuori di sasso in cuori di carne. Ti vogliamo bene, caro Dio , e se ti dovesse capitare di vedere il nostro pedalare tentennante o stanco dacci una spintarella, come fanno i tifosi di ciclismo con i corridori che arrancano in salita per raggiungere le vette… dove il silenzio canta e l’aria è di cristallo e dove Tu stai ad attenderci. E, per intanto, salutaci tutti… quelli di famiglia.

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FRANCESCO 33 ANNI….

Siccome il tempo passa per tutti (ma va!) e mi vengono alcune nuove paure che vanno ad aggiungersi a quelle che ho coltivato deficientemente per tutta una vita… oggi, che è il Corpus Domini, parallelamente a queste paure (avrete già scoperto evidentemente di quali paure si tratta) mi è tornata  alla mente questa espressione “Cerchiamo di stare sereni… tanto dalla vita non si esce vivi!” Quindi si esce morti! Allora è anche vero che dalla morte si esce vivi… come ha dimostrato, eloquentemente e senza troppe chiacchere persuasive, Gesù..

 

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QUALCHE ESPRESSIONE… TANTO PER FARE IMPRESSIONE!


“LA REALTA’ E’ QUELLA COSA CHE SE ANCHE SMETTI DI CREDERCI,,, NON SVANISCE”. (P.K. Dick). Vale per tutte le “realtà”, compresa la la realtà di un Dio…
“SENZA EMOZIONI IL TEMPO E’ SOLO UN OROLOGIO CHE FA TIC TAC” (Da un film). Che emozione sentire il tic tac…!
“QUANDO UN ORECCHIO SI AFFINA DIVENTA UN OCCHIO”.  (Rumi, mistico persiano del XIII secolo).. Avercene due si parte avantaggiati!,
“L’ARTE DELL’ASCOLTO E’ ALLA BASE DI OGNI SANA RELAZIONE CHE HA IL POTERE DI AIUTARE E CURARE”. (Anonimo).
“IL MODO IN CUI SCEGLIAMO DI VEDERE IL MONDO CREA IL MONDO CHE VEDIAMO” (Kaufmann). Attenti al vicolo “cieco” in cui si rischia di finire….
“SOLO LE PERSONE SUPERFICIALI IMPIEGANO ANNI PER LIBERARSI DA UNA EMOZIONE, CHI SIA PADRONE DI SE’ PUO’ PORRE TERMINE A UNA SOFFERENZA CON LA STESSA FACILITA’ CON CUI INVENTA UN PIACERE. NON VOGLIO ESSERE IN  BALIA DELLE MIE EMOZIONI, VOGLIO SERVIRMENE, GODERLE, DOMINARLE”. (Oscar Wilde in IL RITRATTO DI DORIAN GRAY).

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PER I FRETTOLOSI A GIUDICARE… A COMINCIARE DA ME!

C’era una volta nell’Impero Cinese un contadino che viveva facendo servizi di trasporto con il suo cavallo. Un giorno il suo cavallo fuggì nella foresta lasciando il contadino senza lavoro e probabilmente senza futuro. La gente del suo villaggio, incontrandolo per strada, esclamava: “Che sfortuna!” e lui rispoindeva: “Forse”. Di lì a qualche giorno il cavallo tornò a casa portandosi appresso due puledri. La gente del villaggio, incontrando il contadino esclamava: “Che fortuna!”. E lui rispondeva: “Forse”. Il contadino aveva un figlio e questi fu incaricato dal padre di addomesticare i due puledri. Nel fare questo  un giorno cadde dal puledro che stava domando e si ruppe una gamba. La gente del villaggio incontrando il contadino esclamava: “Che sfortuna!”. E lui rispondeva: “Forse!”. Scoppio una guerra nell’Impero Cinese e i giovani furono reclutati per andare al fronte. Ma il figlio del contadino non fu reclutato… La gente del villaggio, incontrando il contadino, esclamava. “Che fortuna!”.  E lui rispondeva: “Forse!”.

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LO SPACCAPIETRE GIAPPONESE (per chi non si accetta per quello che è…e non s’accontenta “quasi” mai.

Ai piedi della grande montagna vicina al villaggio, Yamatsumi martellava con forza la roccia, ma la fatica era tanta e il sole picchiava impetuoso. Poco più a valle scorreva il via vai della gente e passavano i palanchini con i notabili del paese sotto una tenda di seta rossa. Yamatsumi nel vederli alzava gli occhi al cielo e sospirava: “Potessi essere ricco anch’io e viaggiare, in un palanchino, sotto una tenda di seta rossa!”. Il suo desiderio fu accolto e Yamatsumi si ritrovò in un palanchino sotto una tenda di seta rossa. Ma il sole continuava a saettare, la gente ansimava e tutto bruciava dalla sete. Yamatsumi si sentiva deluso ed impotente. Tirò fuori la testa dal suo palanchino e disse: “Vorrei essere io il sole!”. Il suo desiderio fu di nuovo esaudito e Yamatsumi fu il sole: da mattina a sera disperdeva l’oscurità, donava luce e calore, dal cielo dominava incontrastato su ogni cosa. Ma una mattina, tra lui e la terra, si insinuò una nube che imprigionò i suoi raggi. Inutilmente Yamatsumi si agitò, scaglio i suoi dardi infuocati, cercò di dissolvere la nube. Alla fine, vistosi sconfitto, disse: “Voglio essere la nube!”. ”Sia fatto come tu vuoi”, gli fu risposto. E Yamatsumi fu una nube capace di fare il bello ed il cattivo tempo, pronta a dispensare la pioggia e la neve a suo piacimento e a contrastare, senza alcun timore, il dominio del sole. Ma un giorno si trovò a passare accanto alla vetta rocciosa di un’alta montagna. Yamatsumi percepì subito quella presenza come una sfida, raccolse tutte le sue forze e si scagliò con violenza contro la roccia: vento, pioggia, grandine, tuoni, saette… La montagna rimaneva là superba e immobile, nel suo atteggiamento di sfida. Yamatsumi allora, al colmo dell’ira, gridò: “Voglio essere la montagna!”. E così fu. Una montagna maestosa e svettante, avvolta nella sua superba bellezza. E passarono i giorni. Una mattina arrivò qualcuno armato di mazza e scalpello che cominciò a colpire ai piedi la montagna. Mentre i pezzi si staccavano, Yamatsumi si piegò e vide di lontano un uomo che, battendo con la mazza e il martello, faceva tanti blocchi e li accatastava l’uno sopra l’altro. “Chi è quel piccolo essere che osa dilaniarmi brano a brano? Voglio essere io quell’uomo!”. E Yamatsumi continuò ad essere lo spaccapietre di un tempo, ma finalmente felice e contento. (Novella giapponese)

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A proposito del volersi intestardire a “denunciare” il male…

Il male si denuncia da se. Non è saggio perdere tempo a denunciarlo… ma affrettarsi a fare il bene

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PRIMA COMUNIONE DANIELA, CHIARA, FRANCESCO

PRIMA COMUNIONE DANIELA, CHIARA, FRANCESCO

QUALCHE ANNO FA… ANCHE I NOSTRI TRE FIGLI DANIELA, CHIARA, FRANCESCO OTTENEVANO IL DONO DELLA PRIMA COMUNIONE…

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di | 13 Maggio 2014 · 09:00

PRIMA COMUNIO DI BEATRICE E SILVIA

PRIMA COMUNIO DI BEATRICE E SILVIA

IL 4 MAGGIO LE NOSTRE NIPOTINE BEATRICE 10 ANNI E SILVIA 12 ANNI HANNO RICEVUTO IL DONO DELLA PRIMA COMUNIONE…

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di | 13 Maggio 2014 · 08:55