L’AMORE E’ COME LA MORTE… NON SI PUO’ PROVARE

FEDELI AL TANDEM IN TANDEM...

“L’AMORE E’ COME LA MORTE… NON SI PUO’ PROVARE!”
Oggi sono 44 anni che stiamo pedalando in tandem sulla via dell’amore e ringraziamo Dio per aver avuto l’idea di regalarci questo tandem… Mi sono venute però in mente alcune riflessioni, alcuni pensieri a proposito della parola “prova”; li voglio condividere con i miei amici. Esistono tante espressioni che utilizzano la parola “prova”: “mettersi alla prova”, “prove tecniche di trasmissione”. “provino”, cabina di prova” “non ci provare”, “provaci ancora”, “prova se ci riesci”, “provare per credere”…fino alla paradossale espressione “prova d’amore” (Quale prova? Di quale amore?). Esiste però un livello oltre il quale l’esperienza del “provare” non è applicabile ed è proprio il livello più profondo (o più alto…) della realtà della vita, il livello spirituale… Da qui il senso del titolo in capo a questa riflessione. Sarebbe infatti curioso, ad esempio, dire: “Vorrei provare a morire per vedere cosa succede”. Se si vuole provare l’esperienza del morire, si rimane morti. C’è un livello al quale le esperienze sono uniche e irripetibili. Non ci è concesso di uscire dall’’utero del mistero cosmico della vita una seconda volte, di avere altre chances, di “rifarsi una vita”… Così come sembra essere anche nell’ambito del mistero dell’amore (strettissimamente legato al mistero della vita…): voler “provare” l’esperienza dell’amore coniugale per vedere se funziona o se potrà funzionare per sempre, finisce per far “disfunzionare”, paradossalmente, la medesima prova. Lo afferma tutta la letteratura “scientifica” spirituale al riguardo che “amare è una modalità di vivere in relazione che funziona soltanto con il per sempre” (M. Brancatisano). Senza dire che l’atteggiamento del “provare” è per natura sua sempre ansiogeno (le prove d’esame, gli esami medesimi provocano una paura più o meno fottuta…). Senza dire poi (ma lo dico e con convinzione in considerazione del nostro servizio nella Pastorale Familiare dal 1970) che il miglior tirocinio per saggiare la capacità di amare e per maturarla in senso adulto resta quello del “fidanzamento” (tra l’altro presente in molte culture… quindi anche nella cultura biblica…). La parola “fidanzamento” (deriva dal latino “fidarsi”, fiducia…) è in disuso, quasi obsoleta, ma nei documenti della Chiesa degli anni 70 era associata alla parola “grazia”. Fidanzamento, tempo di grazia, scrivevano i vescovi già allora… Ma noi cristiani li leggiamo, ogni tanto, una volta all’anno almeno, certi documenti? Ma c’è un’altra considerazione che mi viene in mente ed è provocata dall’accostamento della parola ”prova” alla parola “tentazione” (“tenta ancora”…. un accostamento che mi porta ancora una volta al livello spirituale dal quale si può osservare che il “tentare” è una modalità di rapporto che non appartiene al Creatore. E’ il maligno a “tentare” la prima coppia (“provate a fare il male avendo la furbizia di farlo bene!” … che è poi l’anima di ogni tentazione). E’ il maligno a “mettere alla prova”… Il Creatore (che piano piano si rivelerà come Dio e poi come Padre… diamogli tempo a chi ci ha dato il tempo!) non ci pensa proprio, è sicuro di sé e di quel che fa, ha piena fiducia in ciò che crea, non ha tentennamenti, non mette alla prova nessuno per vedere se è bravo, lo crea bravo, non sospira “che Dio me la mandi buona”!… e neppure fa “prove di creazione”, “prove di incarnazione”, “prove d’amore”. Semplicemente “crea”, “si fa uomo”, “ama”. E’ un Dio deciso, forte, fiducioso, sorridente… come vorrebbe fosse la sua creatura. E, alla coppia sposata direttamente da Lui, non impartisce quell’ordine talvolta circolante nelle umane relazioni e cioè “provate un po’ a volervi bene”… Alla coppia sposata direttamente a Lui non prospetta un “periodo di prova” o di convivenza, ma semplicemente sussurra deciso e animato da estrema fiducia nella sua coppia fresca di creato: “Crescete” (etimologicamente la parola “crescere”, nella lingua ebraica, ha la medesima radice di “creare”… e significa “portate avanti quello che Io ho creato!”). Alla coppia sposata direttamente da Lui (e per fortuna non c’era ancora in giro nessuno a consigliarlo, neppure mamme ansiose o papà enigmatici o suocere bene intenzionate… ma non di rado invasive o parenti di vario grado, ma sempre in grado di metter lingua!) non mette l’etichetta con data di scadenza, ma un marchio con la scritta “amore eterno” (l’etimologia di “amore” è infatti, dal latino, “a – mors” che significa “non morte”). Il Dio creatore dell’amore non prova, non mette alla prova, non provoca, non fa tentativi… Semplicemente opera “grandi cose pe noi”, dal far germogliare i fiori tra le rocce a trasformare i cuori di sasso in cuori di carne. Ti vogliamo bene, caro Dio , e se ti dovesse capitare di vedere il nostro pedalare tentennante o stanco dacci una spintarella, come fanno i tifosi di ciclismo con i corridori che arrancano in salita per raggiungere le vette… dove il silenzio canta e l’aria è di cristallo e dove Tu stai ad attenderci. E, per intanto, salutaci tutti… quelli di famiglia.

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