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Ex docente alle superiori a Roma, attualmente pensionato

“SE L’AVER MANGIATO UN FRUTTO HA ROVINATO

L’UMANITA’, LA SALVEZZA SARA’ NELL’ATTEGGIAMENTO

CONTRARIO,  NEL GUARDARE UN FRUTTO SENZA

MANGIARLO”.  (Simone Weil)

 

 

“COSA SUCCEDEREBBE SE SCOPRISSI CHE IL MIO

STESSO NEMICO SI TROVA ALL’INTERNO DI ME STESSO,

CHE SONO IO PERTANTO AD AVER BISOGNO DELLA

ELEMOSINA DELLA MIA AMABILITA’, CHE SONO IO

IL NEMICO DA AMARE?”  (C. G. Jung)

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C’E’ RETE E RETE…..

                    LA RETE DELLA CARITÀ    (spunti da Teresa Neumann, mistica dell’ 800)

  “Qualche volta il Signore mi fa sapere che posso soffrire per qualcuno; non vi sono obbligata, ma quando so che il Signore se ne rallegra e che così posso procurare una grazia ad una persona perché il Signore vuole utilizzare la mia sofferenza, allora sono pronta”.

 “Il senso ultimo della carità cristiana sta appunto nel sacrificio dell’innocente per la salvezza e il miglioramento di un altro essere umano…”.

 “Qualcosa di simile ai sacramenti possono fare i seguaci di Cristo sulla base di quanto Egli ha istituito per la salvezza degli uomini: i cristiani come membri del Corpo Mistico possono pregare ed offrire le proprie sofferenze l’uno per l’altro. Se ciò avviene in forma che trascende le leggi naturali, si realizza la cosiddetta sostituzione mistica”.

 “Non dovete leggere tante pagine dei vostri libri al Signore. Egli sa cosa c’è scritto. Dovete conversare con Lui dal profondo del cuore; vedete, io parlo anche con voi dal profondo del cuore ed a memoria; è meglio ed è più naturale che se vi leggessi sempre qualcosa da un libro”.

 “Pretendi dal Signore una grande pazienza leggendogli in latino per un’ora. Digli una buona volta: ‘Signore, ti amo “.

 

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UNA BELLA STORIELLA

                             CREATI PROPRIO IN COPPIA  (non si sfugge…)

Un giorno il Creatore si svegliò un po’ annoiato della propria solitudine e pensò bene quindi di creare l’uomo. Prese allora un po’ di argilla, la plasmò a sua immagine, ma quando fu lì  per soffiarle dentro il suo spirito vitale, si accorse che il modello non gli era proprio ben riuscito e se ne disfece. Era anche lui alle prime armi. Prese dell’altra argilla e con maggior cura si accinse a plasmare un altro modello.. Terminatolo, gli soffiò dentro lo spirito vitale ed ecco creato l’uomo!

Subito però si accorse che qualcosa non andava, che mancava qualcosa. Pensò allora bene di creare la donna, ma subito si rese conto di non avere più argilla a disposizione…

Allora, forte della sua divina fantasia creativa, prese un po’ dello splendore del sole, delle fasi della luna,  del fascino della notte, del cavallo la fluente chioma, della gazzella le soavi movenze… e quant’altro. Mescolò il tutto con estrema delicatezza ed ecco creata la donna!

Soddisfatto, finalmente, del suo lavoro,  chiamò a sé l’uomo e gli disse: “Guarda”.

L’uomo osservò stupito ed incantato. Vista la sua sorpresa e il suo stupore il Creatore gli  disse: “Prendila, è tua”. L’uomo prese dolcemente sotto braccio la sua donna e, senza neppure la cortesia di un sussurrato grazie, se la portò via con sé…

Di lì a qualche tempo, il Creatore vide ritornare da chissà quali luoghi lontani, l’uomo e la sua donna stanchi e tristi… Davanti camminava l’uomo a capo chino e, qualche metro addietro la sua donna, sconsolata.

Il Creatore chiese: “Cosa vi sta succedendo?”. L’uomo gli rispose: “Potrei chiedervi una cosa… senza offesa”?. Il Creatore rispose: “Dimmi pure, uomo!”. L’uomo gli disse: “La donna che mi avete donato… ecco, ve la potreste riprendere indietro?”.

Il Creatore, sorridendo silenzioso e senza chiedere spiegazione,  riprese con sé la donna.

Trascorse ancora del tempo ed un giorno l’uomo, sempre più stanco e sempre più triste, ritornò sul posto dove era solito sostare il Creatore.

Quando il Creatore lo vide, gli chiese: “Cosa è successo ancora?”. L’uomo rispose, con un filo di voce: “Potrei chiedervi una cosa… sempre senza offesa”. “Dimmi pure, uomo”, rispose il Creatore. “Quella donna, quella che mi avete donato, la potrei riavere indietro? Magari con lei non sarà sempre facile convivere, ma senza di lei è proprio impossibile vivere”.

Il Creatore sorrise  e mentre li osservava, silenzioso,  allontanarsi… vide l’uomo voltarsi indietro e lo udì, questa volta, sussurrare un gioioso “grazie”.

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www.gigiavanti.com  (rielaborazione da anonimo)

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UN PO’ DI meditazione… (il 23 settembre del 1974 saliva al Cielo il mio papà… che combinazione che mi tocchi proprio commentare il vangelo di oggi). “Il caso è Dio che gira in incognito” sosteneva Einstein.

                                            VANGELO DI DOMENICA 23 SETTEMBRE

  Partiti di là, andavano verso la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Infatti stava ammaestrando i suoi discepoli e diceva loro: “I Figlio dell’uomo sarà consegnato nelle mani degli uomini, che lo uccideranno; ma, ucciso, dopo tre giorni risorgerà”. Essi però non compresero tali parole e avevano paura di interrogarlo.

Giunsero a Cafarnao e quando fu in casa domandò loro: “Di che cosa stavate discutendo per via?”. Essi, però, tacquero perché per via avevano discusso tra loro su chi fosse il più grande.

Allora, postosi a sedere,  chiamò i dodici e disse loro: “Se uno vuole essere primo, sia ultimo di tutti e servo di tutti”. Quindi, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e stringendolo fra le braccia disse loro: “Chi accoglie uno di questi bambini in nome mio, accoglie me e chi accoglie me, non accoglie me, ma Colui che mi ha mandato”. (Mc. 9, 30 – 37)

MEDITAZIONE:

   Talvolta succede anche nelle relazioni umane di non riuscire a digerire bocconi amari. E questo accade quando le dure vicende della vita impattano con le aspettative, sempre o quasi, orientate al bello, al facile, al tutto che dovrebbe filare sempre liscio come l’olio.

   Il risultato è una situazione interiore di smarrimento, di sconforto, in una parola, di delusione profonda.

   Il brano del vangelo di oggi offre una via d’uscita (psicologica e spirituale) da questa dinamica “aspettativa – delusione”.

   Gli apostoli non riescono proprio a mettere insieme due cose: la sofferenza estrema del Messia annunciata in anteprima soltanto a loro (dopo aver escluso la folla e raccomandato fortemente di non far sapere a nessuno dove Egli si spostasse) e la magnificenza del Regno Messianico  come essi immaginavano nella loro fantasia.

   A questo li induceva il loro amore per Gesù, a non ammettere neppure per un istante che potesse capitargli un destino così tragico.

   Ecco dunque la via di fuga indicata da Gesù, via valida ogni qualvolta le proprie aspettative impattano inesorabilmente, sovente incomprensibilmente, con la durezza e le sofferenze della vita: quella di abbandonare le proprie aspettative per abbracciare, seppur fra le lacrime, la volontà misteriosa e misericordiosa di Dio.

   Ma c’è anche il secondo episodio del brano del vangelo si oggi che ha del curioso e che sembra insinuare l’idea che per fare questo (abbracciare la Volontà del Padre)  occorra avere animo di bambino…

   Una volta giunti a casa a Cafarnao, infatti, si vede un Gesù curioso di conoscere di cosa mai stessero discutendo tra di loro lungo la strada del ritorno.

   Forse si “aspettava” che i suoi fedelissimi stessero magari confrontandosi su quanto avevano udito poc’anzi, almeno per buona educazione…

   E invece no, stavano discutendo animatamente chi fosse il migliore, il leader tra loro. Che delusione per Gesù!

   Ma Gesù non è certo il tipo da lamentazioni e prende dal cappello a cilindro dei suoi paradossi, uno dei più spiazzanti: “Se uno vuol essere il primo (il più grande, il leader…), sia l’ultimo”.

E rincara la dose dando addirittura la misura di tale “grandezza”, la misura del bambino. Sconcertante questo Gesù quando è in gioco la causa del Regno del Padre e del Suo, sconcertante fino a diventare minaccioso quando se ne uscirà con: “Se non diventerete come uno di questi piccoli, non entrerete nel Regno dei Cieli”.

   Sarà pure una minaccia pedagogicamente paradossale, ma che non lascia scampo a compromessi o a patteggiamenti e non lascia certamente tranquilli… con tutta quella “seriosità” lugubre che accompagna certe forme di testimonianza!

   E’ noto l’aforisma: “Non fidatevi delle persone che non ridono mai perché non sono persone serie”.

www.gigiavanti.com

www.omelie.org

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RISATE DA SOMARO…

In un paese di campagna viveva un contadino che possedeva un asino, ma che era angosciato nel vederlo sempre triste e malinconico. Pensò bene così di ricorrere al saggio del paese per chiedergli se fosse possibile riuscire a farlo ridere. Il saggio entrò nella stalla, chiuse la porta e di lì a poco ne uscì dicendo: “Ecco fatto, signore”. Il contadino ringraziò e il saggio se ne andò. Soltanto che l’asino, da quel momento, non cessò più di ridere procurando al contadino nuovo problema. Pertanto pensò bene di richiamare il saggio il quale arrivò subito, entrò nella stalla, chiuse la porta e di lì a poco ne uscì dicendo: “Ecco fatto, signore”. Il contadino, a questo punto, avrebbe pagato chissà quale somma per conoscere il segreto di tale saggezza. Chiese allora al saggio cosa avesse detto all’asino nelle due situazioni. E questi rispose: “La prima volta gli ho detto che il mio pisello era più grande del suo”. “E la seconda volta”? incalzo’  il contadino. “La seconda volta gliel’ho fatto vedere” rispose candidamente il saggio.

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IO CI PENSEREI…

“Molte nevrosi dell’uomo moderno sono riconducibili ad un non risolto problema religioso”. (C.G. Jung)

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PUBBLICITA’…. seria

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di | 7 settembre 2018 · 17:43

CHIARA… un anno dopo

CON SOMMA LIBERTA’…
Comunichiamo che sabato 8 settembre alle ore 18,
presso la parrocchia del SS.mo Sacramento a Tor re’ Schiavi (Roma)
verrà celebrata una Santa Messa nell’anniversario della salita
al Cielo della nostra amatissima Chiara.

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MI FAI TENEREZZA, CARO PADRE…

UN MONOLOGO DI DIO…
(magari utile per accorgersi di quanto ci accade…ogni giorno)

Mentre ti alzavi questa mattina, io ti stavo osservando: Speravo che tu mi parlassi, anche soltanto qualche parola, che mi domandassi il mio parere su qualche argomento o che mi ringraziassi per qualcosa di buono che ti era capitato ieri.
Ho notato che eri molto occupato…a cercare i vestiti adatti da indossare per andare al lavoro.
Continuavo ad aspettare mentre ti preparavi correndo per la casa…Credevo che avresti trovato, prima o poi, qualche minuto per fermarti e dirmi: “Ciao”… ma eri troppo occupato:
Per vedere se finalmente notavi la mia presenza…accesi il cielo per te, lo riempii di colori e di dolci canti di uccelli… però non te ne sei neppure accorto.
Ti ho osservato mentre andavi al lavoro e ho aspettato pazientemente tutto il giorno. Immagino che, con così tante cose da sbrigare, fossi troppo occupato per trovare un attimo per dirmi qualcosa.
Di ritorno dal tuo lavoro, ho visto la tua stanchezza e ho deciso di mandarti la pioggia perché l’acqua ti portasse via il tuo stress. Ho pensato che, facendoti questo piacere, ti saresti ricordato di me. Invece, infuriato, hai offeso il mio nome…
Desideravo tanto che mi parlassi…comunque rimaneva ancora abbastanza tempo…chissà.
Hai acceso la televisione ed io ho aspettato pazientemente mentre vedevi il tuo programma preferito.
Dopo hai cenato e ti sei proprio dimenticato di me. Allora, vedendoti stanco, ho capito il tuo silenzio e ho spento lo splendore del cielo, ma non ti ho lasciato al buio…l’ho tramutato in un luccichio di stelle…E’ stato bello, peccato che non te ne sia accorto!
All’ora di dormire credo che tu fossi gia sfinito. Hai augurato la buona notte ai tuoi familiari, sei andato a letto e ti sei addormentato subito. Ho accompagnato con una musica i tuoi sogni e i miei animali notturni hanno dato sfoggio di loro stessi negli spazi segreti della tua fantasia…
Ma non importa: può darsi che tu non ti renda conto che sono sempre lì per te. Ho molta più pazienza di quanto tu possa immaginare. Vorrei fartela vedere, perché tu possa averla anche con gli altri.
Ti amo così tanto che aspetto ogni giorno una preghiera da te…un “ciao”, un “complimenti”, un “grazie”…
Vedo che ora ti stai alzando di nuovo…non mi resta altro che continuare ad amarti e a sperare che almeno oggi tu ti possa ricordare di me e dedicarmi un po’ di tempo.
Ti auguro una buona giornata…
Tuo papà…Dio.

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ETERNO CONFLITTO SEMISERIO

S T O R I E L L A

C’erano una volta un uomo perfetto e una donna perfetta. Si incontrarono e, siccome la loro relazione era perfetta, si sposarono. Il matrimonio fu semplicemente perfetto. E anche la loro vita insieme era ovviamente perfetta.
In una notte di Natale buia e tempestosa, l’uomo perfetto e la donna perfetta stavano viaggiando in macchina su una strada molto tortuosa, quando all’improvviso notarono al lato della strada un uomo che aveva evidentemente problemi con il suo mezzo di trasporto.
Siccome erano una coppia perfetta, si fermarono per aiutarlo. L’uomo era Babbo Natale e aveva un enorme sacco pieno di regali. Siccome non volevano deludere tutti i bambini del mondo la sera di Natale, l’uomo perfetto e la donna perfetta si offrirono di accompagnare Babbo Natale con la loro auto e presto si trovarono a distribuire i regali.
Purtroppo le condizioni della strada e del tempo continuarono a peggiorare, finchè l’uomo perfetto, la donna perfetta e Babbo Natale ebbero un incidente.
Solo uno di loro riuscì a sopravvivere. Quale dei tre?

LA RISPOSTA E’ LA SEGUENTE: la donna perfetta è l’unica che si salva: era l’unico personaggio “reale”, perché Babbo Natale non esiste e neanche un uomo perfetto esiste.

PER LE DONNE LA STORIA FINISCE QUI: NON LEGGANO OLTRE.

GLI UOMINI POSSONO LEGGERE OLTRE.:

Se Babbo Natale e l’uomo perfetto non esistono, vuol dire che al volante c’era la donna perfetta.
Questo spiega perché c’è stato l’incidente…TRA L’ALTRO, SE SEI UNA DONNA E STAI LEGGENDO, ABBIAMO PROVA ANCHE DI QUALCOS’ALTRO: che le donne non fanno mai quello che gli si dice.

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“La donna è senza alcun dubbio la più bella invenzione del Cielo e a ogni uomo, al momento della nascita, ne viene destinata una, quella ideale. La felicità sta nel cercare di non incontrarla.” (Proverbio russo)

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