Padre Luciano Cupia nel 1970 ci disse: “Dove vi chiamano, andate”. Siamo andati…
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QUESTA E’ DAVVERO CURIOSA
”Una persona impiega anni per diventare quel che è, sviluppando il proprio talento, le proprie doti uniche, perfezionando i propri giudizi sul mondo, ampliando e affinando propri appetiti, imparando a sopportare le delusioni della vita, diventando maturo, stagionato – insomma una creatura unica in natura, che sopporta con una certa dignità e nobiltà, trascendendola, la condizione animale; non più comandato, non più un mero riflesso, non uscito da uno stampo qualsiasi.
E poi scopre la vera tragedia… che ci vogliono sessant’anni di sofferenze e di sforzi incredibili per fare un tale individuo, che alla fine, è capace solo di morire”. (Ernest Becker)
Così, aggiungo io, da arrivare a puntino per la risurrezione…
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QUESTA E’ BELLA E SEMPLICE DA ATTUARE
QUANDO SI URLA… I CUORI SI ALLONTANANO!
(a proposito di comunicazione)
Un giorno Meher Baba rivolse ai suoi uomini questa domanda: “Perché le perone gridano quando sono arrabbiate”? Ci pensarono qualche istante: “Perché perdiamo la calma” – disse uno di loro – “Per questo gridiamo”.
“Ma perché gridare quando l’altra persona ti sta accanto”? – chiese Baba – “Non le puoi parlare a bassa voce? Perché urli ad una persona quando sei arrabbiato”? Gli uomini diedero altre risposte, ma nessuna di esse soddisfaceva Baba.
Alla fine spiegò: “Quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire la distanza devono urlare per potersi sentire. Più arrabbiate sono, più dovranno gridare per ascoltarsi attraverso questa grande distanza”.
Poi chiese: “Che cosa succede quando due persone si innamorano? Non gridano, ma parlano dolcemente. Perché? I loro cuori sono molto vicini. La distanza tra di loro è molto piccola”. Poi continuò: “Quando si innamorano sempre di più, che succede? Non parlano, ma sussurrano e si rivolgono ancora di più al loro amore. Alla fine non avranno nemmeno bisogno di sussurrare, si guarderanno e basta”.
Ed infine Baba disse: “Quando discutete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che aumentino la distanza, arriverà un giorno in cui sarà così tanta la distanza che non riuscirete più a trovare la strada del ritorno”.
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PER UNA SPIRITUALITA’ SEMPLICISSIMA
“Alcune persone vennero a trovarmi a Calcutta e prima di partire mi pregarono: – Ci dica qualcosa che ci aiuti a vivere meglio – .
E io dissi loro: – Sorridetevi a vicenda, sorridete a vostra moglie, a vostro marito, ai vostri figli, sorridetevi a vicenda; poco importa chi sia quello a cui sorridete; questo vi aiuterà a vivere meglio e a crescere nell’amore reciproco -.
Allora uno di quelli mi domandò: – Lei è sposata? -. –Sì, risposi, e qualche volta trovo difficile sorridere a Lui.
Ed è vero. Anche Gesù può essere molto esigente ed è proprio quando Egli è così esigente che è molto bello rispondergli con un grande sorriso”.
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Da aggiungere soltanto che il sorriso del volto da visibilità alla amabilità del cuore… se esso è veramente caldo d’amore. Ne deriva che con questa “base relazionale” di amabilità reciproca si rende la vita difficile ai “conflitti” interpersonali sempre pronti ad irrompere da qualche fessura di fragilità dell’animo umano. Paradossalmente parlando, essendo amabili, si facilita al prossimo di “amare il prossimo”. E chi è più prossimo se non chi ci vive gomito a gomito?
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PREGHIERA BISLACCA?
FAMMI RIDERE, SIGNORE…
Non so perché, Signore, pregandoti stamattina, improvvisamente
mi sono reso conto
che non ti avevo mai immaginato… ridere.
Ridere di una vera risata sonora, contagiosa!
I tuoi evangelisti ti presentano pacato, ogni tanto con un sorriso discreto,
ma soprattutto serio e grave, qualche volta in lacrime…
Non hanno ritenuto di dirci che un giorno, in tale o tal’altra circostanza,
ti sei fatta una bella risata.
Eppure io sono sicuro che tu ridevi… e ridevi di cuore.
Tu ridevi fanciullo, a Nazareth, quando giocavi con i tuoi compagni,
ridevi, adolescente, con i tuoi cugini.
ridevi e brindavi con i tuoi discepoli, alle nozze di Cana e cantavi,
e ballavi se gli altri ballavano!
Signore, anche se qualche volta faccio fatica a crederla,
la notizia più bella, meravigliosa, sconvolgente che mi riempie la mente e il cuore
è che tu ci ami sopra ogni cosa, e che questo amore ci è vicino,
così vicino da toccarci
da mettere radici dentro di noi.
Tu sei venuto tra noi,
uomo con noi, uomo come noi,
tanto che, abbracciati da te, ti siamo diventati fratelli.
Fratelli del bimbo che piangeva,
che succhiava il latte al seno,
mentre sorrideva, incantato, alla sua giovane madre.
Fratelli del fanciullo che imparava a leggere e a pregare.
Fratello sempre… nostro fratello Gesù,
che sapeva piangere e… ridere!
Pensare a te così vicino a noi, così simile a noi
perché possiamo diventare simili a te,
mi rende felice!
Talmente felice, che mi meraviglia non esserlo sempre.
Mi dispiace vederci così seri quando parliamo di te, e non
capisco perché dobbiamo avere un aria triste,
quando ci riuniamo per pregarti.
Scusami l’impertinenza, ma stasera ho voglia di dirti,
come i bambini piccoli, sulle ginocchia del fratello maggiore:
“Fammi ridere”.
Sì, è la mia preghiera inattesa:
Signore, fammi ridere!
Perché, a mia volta, io possa far ridere i miei fratelli:
ne hanno tanto, tanto bisogno!
(Michel Quoist)
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Per sorridere un po’
LA COMUNICAZIONE NELLA COPPIA
(Un esempio di verifica)
Cara sposa, poiché di “queste cose” non mi lasci parlarti a voce, metto nero su bianco per chiarire, una volta per tutte, questa situazione a dir poco scandalosa.
Quest’anno con te ci ho provato 365 volte. Mi è andata diritta solo 36 volte, cioè una media miserabile di una ogni dieci giorni. Perché questa miseria? Ho preso nota:
- Perché rischiavamo di svegliare i figli: 17 volte.
- Perché eri sudata o avevi i piedi freddi: 20 volte.
- Perché il giorno seguente doveva arrivare tua madre: 2 volte.
- Perché eri addormentata o fingevi di esserlo: 52 volte.
- Perché era troppo presto o troppo tardi: 16 volte.
- Perché hai detto che era materialmente impossibile: 87 volte.
- Perché la finestra era aperta e ci vedevano: 9 volte.
- Perché avevi mal di testa o mal di schiena: 34 volte.
- Perché eri preoccupata per i tuoi parenti: 13 volte.
- Perché avevi mangiato troppo e avevi la sensazione del rigurgito: 10 volte.
- Perché la casa era umida e sentivi i brividi: 1 volta
- Perché non ne avevi voglia: 22 volte.
- Perché il letto cigolava: 8 volte.
- Perché la televisione ti aveva fatto piangere: 2 volte.
- Perché avevi litigato con le tue amiche: 1 volta.
- Perché eri appena stata dalla parrucchiera: 17 volte.
- Perché ti eri stancata provando i vestiti: 7 volte.
- Perché i figli avevano preso brutti voti a scuola: 5 volte.
- Perché avevi perso il portafoglio: 1 volta.
- Perché era Natale o Venerdì Santo o l’Epifania: 3 volte.
Per arrivare a 365 ne mancano 36. Ma anche se mi è andata diritta per 36 volte, non pensare che siano mancate “le disgrazie”. Perché?
- 3 volte mi hai distratto dicendo che c’erano delle macchie sul soffitto.
- 7 volte mi hai detto che non ero più quello di una volta.
- 13 volte mi hai detto di sbrigarmi.
- 1 volta avevi una mosca che ti dava fastidio.
- 2 volte ho dovuto fare l’equilibrista perché le lenzuola erano pulite di bucato.
- 1 volta hai pianto pensando alla verginità persa durante il viaggio di nozze.
- 9 volte ho dovuto svegliarti per dirti che avevo finito.
Il che fa 36. Si può andare avanti così?
Il tuo Peppino
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IL GELO DEL DESIDERIO
IL GELO DEL DESIDERIO
Ho avuto una adolescenza da brutto anatroccolo, priva di qualsiasi sensazione corporea, con una paura costante del mio corpo. Vegetavo solo per qualche cotta non corrisposta, isolata in una sorta di sonno corporeo. Mi sono sposata non innamorata, ma con grande affetto e stima per mio marito. Non ho mai provato l’orgasmo con lui. Ho fatto tre anni di psicoterapia, armata della più buona volontà, ma niente. Mi ero rassegnata a fingere orgasmi per tutta la vita. In fondo, pensavo, sono nata diversa, amen. Poi ho conosciuto un uomo con cui è nata una attrazione intensissima. Piano piano mi sono consentita di ascoltare questa esperienza misteriosa. Ho capito cos’è un corteggiamento, cosa significa provare sensazioni immense, anche a livello fisico, quelle sensazioni che ti danno vita e ti fanno svegliare a metà della notte per l’intensità del desiderio. Finché c’è stato solo il corteggiamento, tutto è andato bene. Ma quando per la prima volta, siamo arrivati sulla porta di una camera d’albergo mi sono ritrovata completamente bloccata. Da allora non sono più riuscita a provare nulla. Ancora presi, ma
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EMERGENZA EDUCATIVA?
UN PROBLEMA EMERGENTE
Un problema emergente oggi è proprio quello derivante dalla fregola da parte dei genitori di voler soddisfare i desideri dei figli… non accorgendosi che, così facendo, penalizzano la soddisfazione dei veri bisogni.
Per la soluzione di questo problema ho trovato questa sintetica “lettura” del fenomeno che mette d’accordo la scienza psicologica sana e la spiritualità vera.
“La tendenza dei genitori ad appagare ogni desiderio dei figli, per evitare anche il minimo conflitto, ha conseguenze negative nella crescita psichica. Sottrarre i propri figli alla prova dell’impegno, della responsabilità e della frustrazione, contribuisce a creare persone che sanno fare riferimento solo a se stesse, che vogliono essere appagare ad ogni costo.
Per costoro gli altri diventano presenze che disturbano. Tutti dobbiamo sentire, come nostro, il compito di “educarci” reciprocamente, di prenderci cura l’uno dell’altro con vero amore e rispetto per la persona, che sia figlio, collega, amico, vicino di casa.
Una condizione essenziale per aiutare l’altro, è educare prima se stessi alla pazienza di Dio e ai suoi tempi, che non sono mai i nostri. Lui non fa “scendere fuoco sugli infedeli”, né permette agli zelanti di “falciare la zizzania” che invece deve crescere insieme al grano.
Dobbiamo liberarci dalla rigidità, che condanna ed esclude, e aprirci alla fiducia che accompagna ed include.
Solo lo Spirito sa penetrare nelle pieghe più oscure dell’animo umano e tenere conto di tutte le sue sfumature, perché emerga la verità di ciascuno, da illuminare con la buona notizia del vangelo”.
(Rosella Zilli, LA SANTITA’ NEI TUOI GIORNI – Figlie di Maria SS.ma dell’Orto – 2019)
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PER NON DANNARSI L’ANIMA…
PER NON “DANNARSI” L’ANIMA … VOLENDOLA SALVARE!
Siccome continua questo periodo di reciproca lontananza fisica ma non spirituale, ho pensato di offrire una riflessione che mi è saltata in mente spontaneamente senza che mi sforzassi più di tanto per trovare l’argomento.
Mi è venuta in mente considerando quanto possa essere stato fiaccato in questi ultimi tempi l’impegno di testimonianza per la causa del Regno di Dio… che è l’unica Causa per la quale spendere energie, sentimenti e vita intera … considerato il fatto che Dio stesso, in Gesù Cristo, ha speso tutto per noi e che per noi credenti, quindi, “il futuro è al sicuro” in barba a tutte le preoccupazioni e sofferenze del quotidiano.
La conferma di questo sussulto di “speranza certa” del buon esito del futuro è data proprio dall’evento unico della Risurrezione di Gesù Cristo.
Mi sono domandato: “Quali possono essere i convincimenti profondi dell’anima capaci di non farci soccombere alle insidie e tentazioni della stanchezza, dello scoramento, del tirare i remi in barca?”
La risposta a questa domanda ci viene dallo stesso Gesù. Legando insieme, infatti, alcune sue espressioni prese qua e là dal vangelo si riesce ad ottenere una sorta di “vademecum” per chi volesse continuare nell’impegno di testimonianza cristiana senza cedere ad alcuna tentazione.
Questo “vademecum” non è da prendere alla leggera, alla stregua di un pio suggerimento, ma va preso come un vero e proprio programma di vita spirituale… soprattutto quando, essendo tutti sulla stessa barca e soffrendo tutti il mal di mare (angoscia di morte) a causa della tempesta che infuria, non ci rimane altro che svegliare Gesù che se ne dorme beatamente… e magari ascoltarlo, e ascoltarlo sul serio, però.
E’ infatti lui, appena svegliato, a zittire le urla scomposte del mare tempestoso e ad arrestare la silente corrosione dell’anima operata dall’angoscia.
Ecco le cinque espressioni di Gesù da ascoltare e da prendere alla lettera. Tra l’altro, prendendo alla lettera tali soavi imperativi spirituali, si evita anche il rischio opposto a quello della pigrizia o inattività, quello, paradossalmente parlando, della troppa agitazione o del troppo zelo nell’impegno di testimonianza… del troppo “dannarsi l’anima” con la buona intenzione di “volerla salvare”. Le buone intenzioni infatti vanno sempre accompagnate dalle buone maniere
Ecco le cinque espressioni da leggere con spirituale attenzione, come se le stessimo ascoltando in diretta da Gesù stesso… adesso che ha placato la tempesta e curato l’angoscia…
“Cercate prima di tutto il Regno di Dio e il resto vi verrà dato in aggiunta…”
… ma ricordatevi che…
“Senza di Me non potete fare niente…”
… e se proprio siete decisi a imparare come fare…
“Imparate da Me che sono mite e umile di cuore…
… consapevoli però che il titolare di tutto è il Mio e vostro Padre, per cui ricordate che…
“Nessuno può venire a Me se il Padre Mio che è nei cieli non lo attira…”
… da cui sgorga dalla vostra anima l’orazione prioritaria…infatti…
“Ogni cosa che chiederete al Padre Mio in nome Mio, Egli ve la darà…”
Vale la pena, a questo punto, di non dedicare troppo tempo ad orazioni lamentose o tormentate (sebbene anche queste trovino accoglienza presso il Cuore misericordioso di Dio), ma di avere chiaro in mente che la cosa più gradita a Dio e pertanto da chiedere a Lui (quinta espressione) è proprio quella contenuta nella prima espressione e cioè la dilatazione degli spazi del Suo Regno. E così il cerchio si chiude.
Un dettaglio da non trascurare riguarda la questione del modo ottimale di offrire questa testimonianza, anche in considerazione del fatto che sovente le buone intenzioni, se non sono accompagnate da buone conoscenze finiscono per dare risultati discutibili. L’antico motto che “Il bene occorre compierlo bene” non va mai dimenticato.
Perché non provare, ad esempio, ad applicare questo motto al comandamento principe lasciato da Gesù e che può a buona ragione essere considerato come il primo “bene da compiere”e da “compiere bene”?
Paradossalmente parlando, si potrebbe arrivare a dire che “amare il prossimo” supponga di doverlo fare bene… Non potrebbe essere che farlo bene consista proprio nell’essere prima di tutto amabili?
Essere amabili facilita al proprio prossimo di amare il prossimo proprio. E’ un cortocircuito di divina magia spirituale! “Ama il tuo prossimo… come te stesso” diventa allora “Sii amabile per te stesso”.
Se si è amabili per se stessi lo si sarà anche per chiunque altro.
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