MEDITAZIONE PER IL MESE DI OTTOBRE
Sembra capitare a fagiolo, come si suol dire, il vangelo della domenica 5 ottobre.
Sembra capitare a fagiolo proprio perché, iniziando un nuovo anno liturgico tanti di
noi possono essere alle prese con problemi di stanchezza, di delusione, di
scoramento, al punto da andare in crisi di fede di fronte al male che sembra dilagare sempre più.
Sembra che anche tanti santi abbiano attraversato quella che viene chiamata “la
notte dello spirito” ed abbiano combattuto tenacemente contro i demoni della paura, dello scoraggiamento ed abbiano magari chiesto un “supplemento” di fede.
Il brano di Vangelo di oggi offertoci da Luca da meditare va sotto il titolo “Alcuni
insegnamenti di Gesù” e questo ci facilita nel meditarli.
Questo brano ne propone due di insegnamenti e ci viene il sospetto che possano
essere connessi tra loro, seppur in modo paradossale.
Infatti alla domanda degli apostoli “Aumenta la nostra fede” Gesù risponde, suo
solito, con metafore sconvolgenti: “Se ne aveste anche un pizzico di questa fede
che mi chiedete di aumentare, potreste spostare montagne e ordinare ad alberi di
andare a radicarsi nel mare”, che non è proprio una bella risposta.
Ma in questa spiazzante risposta sta nascosto, un ammonimento. È come se Gesù
avesse voluto far capire chiaramente ai suoi intimi: “Non è questione di quantità di
fede come se avendone tanta potreste fare cose grandi, con il rischio di affogare
nella vanità aspettandovi applausi e riconoscimenti, perché questo non ha niente a
che fare con la dinamica del Regno di Mio Padre”.
E poi, improvvisamente, cambia lo scenario (e questo è il secondo insegnamento) e sentiamo Gesù fare quasi una ramanzina ai dodici, dicendo loro che se si aspettano riconoscimenti per il bene che operano sono proprio fuori dalla dinamica della fede che è gratuità assoluta.
È come se Gesù dicesse: “Non preoccupatevi della “quantità” della fede che
avete, ma, poca o tanta che sia, accontentatevi soltanto di operare per la causa del
vangelo in gratuità assoluta e basta; ricordatevi bene che voi siete soltanto dei
semplici servi, addirittura “inutili”. Che non è proprio un bel complimento!
A ben vedere, sotto la richiesta di un accrescimento della propria fede ci potrebbe
stare ben nascosta (psicologicamente parlando) una dinamica di vanità, di
autocelebrazione: se ho una grande fede posso fare grandi cose e magari ottenere
prestigio, riconoscimenti, applausi, avanzamenti di carriera.
Ma Gesù smaschera subito questo grosso rischio dicendo chiaramente che quello
che fate e farete (poco o tanto che sia) non siete voi a farlo, ma lo Spirito che agisce
in voi (magari a vostra insaputa).
Voi siete addirittura “inutili”, servi sì, ma inutili. Mi viene in mente un aforisma. “Dio delude sempre chi se lo immagina a modo suo”.
Ecco allora che il brano di oggi si trasforma magicamente in un invito all’umiltà e alla gioia del servizio nella gratuità assoluta.
E che sia Gesù ad accrescere la nostra poca umiltà, a potenziare la nostra scarsa
gioia e a rinvigorire la nostra tirchia gratuità.
Sembra infatti (anche a livello solamente psicologico) che sia proprio l’umiltà a
dare efficacia e credibilità ad ogni tipo di testimonianza dei valori, compresi,
ovviamente, i valori del vangelo, con l’aggiunta, squisitamente evangelica, degli
atteggiamenti di gioiosità e di gratuità.
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Ricordo che su www.omelie.org della Diocesi di Roma si possono trovare i miei commenti ai brani di vangelo della domenica dal 2001 ad oggi.
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