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Ex docente alle superiori a Roma, attualmente pensionato

CAMBIA CHE TI PASSA….

LA VIA DEL CAMBIO

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di | 28 giugno 2016 · 10:35

BUON COMPLEANNO ZIO GIULIO

GIULIO SETTANTA

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BUONA LETTURA

COMMENTO OMILETICO

(domenica 26 giugno 2016 – Lc 9,51-62)

 

ORAZIONE INIZIALE: nell’accingerci a celebrare il sacro mistero della eucaristia chiediamo la grazia di poter essere sempre con le antenne dell’anima ben orientate così da poter cogliere i segnali di chiamata al servizio per il Regno e di Dio e di rispondere con solerzia e passione.

 

MEDITAZIONE:

   Sono tanti, come sempre, gli spunti di meditazione con i quali nutrire l’anima nel suo percorso di ritorno al Padre… curiosamente il medesimo percorso di Gesù verso Gerusalemme descrittoci da Luca nel brano di oggi.

   Lo spunto da cui vorrei partire sta in quel verbo “decise” che Luca usa all’inizio del racconto. In quel verbo è racchiusa tutta la determinazione di Gesù nel voler portare a termine la missione per la quale era venuto al mondo.

    Una determinazione che sembra venire momentaneamente intralciata dagli abitanti di un villaggio di Samaria risentiti per essere stati, a parer loro, poco considerati rispetto ai giudei di Gerusalemme, città verso la quale Gesù si era “deciso” ad arrivare.

    Da lì il loro rifiuto ad accoglierlo, lo sfogo di rabbia vendicativa di Giacomo e Giovanni per questo rifiuto e la ramanzina di Gesù che mette tutto a posto… per proseguire nella sua “determinazione” a vivere l’ultima tappa della sua missione.

   Ed è proprio questa “determinazione missionaria” di Gesù a condurre Luca ad aprire lo scenario sulla dinamica misteriosa della “vocazione” per il Regno di Dio.

   Sembra già di poter capire che la risposta a questa vocazione debba essere di alta qualità e che questa qualità consista proprio nella determinazione a dare priorità assoluta alla causa del Regno di Dio… costi quel che costi.

   Nel caso concreto, Luca racconta di tre tipologie diverse di tale chiamata – risposta.

 Il primo tizio che entra in scena (forse senza essere stato esplicitamente chiamato…) lo fa con una euforica proclamazione di “sequela”, ma questa euforia viene subitamente calmata da Gesù.

   Come se Gesù mettesse sull’avviso chiunque del pericolo dell’esaltazione o del sacro furore della testimonianza, perché seguirlo non sarà mai una passeggiata.

   Quanto agli altri due che danno una risposta piena di se e di ma, di sì… però. Gesù risponde secco che la causa del suo Regno viene prima di tutto, prima delle regole civili, prima delle usanze culturali e financo prima degli obblighi affettivi.

   E’ già spianata la strada per l’imperativo  che fa da fondamento per ogni risposta vocazionale: “Cercate prima di tutto il Regno di Dio, il resto vi verrà dato in aggiunta”.

   E’ rilassante pertanto appartarsi con Gesù per meditare sulla proprio posizione di risposta vocazionale.. che magari abbisogna di fare ogni tanto il tagliando.

   Tra l’altro, continuando nella proprio determinazione a dare sempre precedenza alla causa del Regno di Dio si schiva il pericolo dei sensi di colpa per non aver ottemperato a usanze, costumi, ritualità di questa terra che, pur lodevoli, lasciano però il tempo che trovano.

 

PREGHIERA DEI FEDELI

 

   Ti preghiamo, o Signore, per Papa Francesco e per tutti i vescovi perché la loro determinazione e perseveranza nel rispondere alla chiamata che hanno ricevuto faccia da esempio concreto per tutti i fedeli. Ascoltaci, o Signore.

  

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   Ti preghiamo, o Signore, per tutte le persone a diverso titolo consacrate,  chiamate a servire la causa del tuo Regno, affinché non si indebolisca la passione della prima ora e non soccombano sotto il peso della stanchezza o dello scoramento. Ascoltaci, o Signore.

   Ti preghiamo, o Signore , per tutti i fedeli  laici affinché sappiano sempre riconoscere la priorità della causa del Regno di Dio rispetto a tutte le altre incombenze della vita. Ascoltaci, o Signore.

   Ti preghiamo, o Signore, per tutte quelle persone che stanno male sulla terra forse perché pensano soltanto alle cose della terra, affinché si accorgano per tempo dell’importanza delle cose del Cielo. Ascoltaci, o Signore.

 

PREGHIERA FINALE. Grazie, o Signore, per averci saziato con il cibo della Parola e con il cibo Eucaristico e fa’ che questo nutrimento ci accompagni nel percorso della vita avendo sempre di mira come prima cosa la causa del Tuo Regno.

 

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UNA BOCCATA D’OSSIGENO

 

PER UNA SPIRITUALITA’ DELLA TENEREZZA (tra coniugi ed oltre…)

 

I frutti (doni) della pianta sono  il comportamento finale visibile di tutto un processo nascosto operato dalle radici.

Allo stesso modo si potrebbe dire del comportamento umano. Esso è la parte visibile di tutto un processo interiore nascosto operato dall’anima ben radicata in Dio.

Una fulminante espressione della Familiaris Consortio (1981 – n.19) recita così: “I doni  (frutti) dello Spirito sono comandamento di vita”.

L’esortazione generica a “comportarsi bene” sale di livello facendoci concludere che i buoni comportamenti  sono quelli improntati a amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.

In concreto dovrebbe accadere questo:

 

AMORE (preferisco riceverlo o mi impegno anche a darlo… senza farlo troppo pesare)

GIOIA (riesco a tradurre  in sorriso l’amore che dico di avere o sono lamentoso e serioso)

PACE (cerco di essere persona di pace evitando le guerriglie domestiche con armi sofisticate)

PAZIENZA (so attendere i tempi di Dio senza bruciarmi in nervosismi e pretese)

BENEVOLENZA (so volere il bene degli altri – ed anche il mio – senza presunzione)

BONTA’ (so essere “frutto buono”, quindi amabile, facilitando all’altro di amarmi)

FEDELTA’ (so mantenere le promesse fatte, senza se e senza ma, costi quel che costi)

MITEZZA  (come sono messo con comportamenti intrisi di arroganza, prepotenza, supponenza)

DOMINIO DI SE’ (so tenere in equilibrio armonico corpo e spirito, moderando gli impulsi)

 

Può essere curioso notare come anche i VIZI CAPITALI fossero inizialmente in numero di nove (ridotti, non si sa come e quando, a sette): superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia accidia… menzogna e paura.

Da non dimenticare che, secondo la teologia spirituale biblica (Sapienza e San Paolo), è l’invidia il vizio principe (“Per invidia del diavolo entrò il male nel mondo”). L’invidia ha mille volti e si camuffa al punto da non riuscire a riconoscerla. Consiste essenzialmente nel non essere mai contenti di quello che si è e di quello che la vita ci offre e di irritarsi a morte della contentezza o della situazione esistenziale di altri,,, pretendendole per sé nella medesima misura. Facili le conclusioni da trarre nell’ambito delle relazioni familiari.

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ER UNA SPIRITUALITA

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IO MI PREOCCUPO MOLTO…

COSI’ CONFIDA GESU’ IN PERSONA A SANTA SUOR FAUSTINA:

 “Ci sono delle anime per le quali non posso far nulla, sono le animeche spiano continuamente le altree non sanno quello che avviene nel proprio intimo”.

(Q. VI. 1717)

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UNA VENTATA DI…aria fresca

                                                   V A R I E   per amici molto diversi…

 

“Se è pace che vuoi, cerca di cambiare te stesso, non gli altri. E’ più facileproteggersi i piedi con delle pantofole che ricoprire di tappeti tutta la terra”.(De Mello)

 

“Se l’aver mangiato un frutto ha rovinato l’umanità, la salvezza sarà nell’atteggiamento contrario: nel guardare un frutto senza mangiarlo”. (Weil)

 “Cosa succederebbe se scoprissi che il mio stesso nemico si trova all’interno di me stesso,

che sono io pertanto ad avere bisogno dell’elemosina della mia amabilità, che sono io il nemico da amare?” (Jung)

“Che cosa è Dio” domanda il bambino. La madre lo stringe fra le braccia e gli chiede:“Che cosa provi?” “Ti voglio bene”  risponde il bambino”. “Ecco, Dio è questo!” (Kieslowski)

“Per un pipistrello il paradiso è pieno di pipistrelli”.

 

 

                                PERDONAMI, SIGNORE…

 

 

Perdonami Signorese durante la vita

mi sono dato troppo da fare per piantare grossi tronchi,

per costruire grandi edifici.Perdonami se ho gridato

per  farmi ascoltare da tutti,se ho calcolato con precisione

ogni cosa per non sbagliare…Fammi capire, finalmente,

che da un piccolo seme nasce un grande albero,

che solo costruendo sulla roccia dura

può sorgere un grande edificio.Fammi capace di ascoltare

il silenzio che fa crescere le fogliee lentamente dipinge i fiori

con i colori del cielo.

  (Giovanni Ferrotti da “LA PAROLA E IL SILENZIO” – Ed. Gabrieli)

 

 

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ARRIVEDERCI AD-DIO MARINA…

“Ha aperto serenamente gli occhi al cielo” ha fatto scrivere don Carlino sul manifesto che ne annunciava la scomparsa a soli 59 anni, tanti dei quali spesi per la causa del Regno di Dio nella diocesi di Albano e altrove a favore della realtà della famiglia ed anche nella società civile dove lavorava come assistente sociale. Poche parole per condividere questo momento perchè tante sono affogate nell’oceano del dolore… che sicuramente Dio pescherà quanto prima…Questa l’orazione durante la messe esequiale:

TI CHIEDIAMO, O SIGNORE, IN QUESTO MOMENTO DI GRANDE DOLORE, LA FORZA DI PERSEVERARE NEL NOSTRO IMPEGNO DI SERVIZIO ALLA TUA CHIESA NEL SETTORE DELLA REALTA’ DELLA FAMIGLIA E TI PROMETTIAMO DI CONTINUARE A SVOLGERLO AVENDO COME ESEMPIO LA NOSTRA AMATISSIMA SORELLA MARINA CHE TU HAI VOLUTO, TROPPO PRESO SECONDO NOI, INSIEME A TE. UN ESEMPIO DI DISPONIBILITA’, DI GENEROSITA’, DI SOAVITA’, DI INTELLIGENZA, DI AMABILITA’,  DI DISCREZIONE, DI SORRISO,  DI AMORE.ED ORA CHE E’ NEL GREMBO DELLA TRINITA’ TI CHIEDIAMO DI ASCOLTARE LE PREGHIERE CHE CERTAMENTE ELLA TI RIVOLGERA’ PER NOI”.MARINA CECCHINI, anni 59.

 

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MATERNITA’

MATERNITA’ (canto d’amore di una giovane mamma)

 

E’ la festa della mamma… non so come si festeggia la festa della mamma dalla parte della mamma. Devo ammettere che mi sento un po’ smarrita in questo ruolo … come inizio mi ha chiesto tanto.

Le emozioni si accavallano dentro di me come onde in un mare d’inverno quando schiaffeggiano l’aria, ma stranamente non fanno rumore… poi bastano piccole cose perché il silenzio si evolva in musica.

Basta guardare il sorriso di Angela Maria quando è rapita dai sogni, il suo viso angelico e la beatitudine veste la mia anima, la sua piccola mano che afferrando la mia nel tentativo di sorreggerla quasi a dirmi “mamma ci sono io”, che il mio spirito si nutre di coraggio.

che i suoi occhi, dal colore ancora indefinito, fissano i miei nel mentre beve il latte che il mio cuore si apre al mistero, basta che lei con la sua innocenza si abbandoni fiduciosa alle mie braccia, che la mia mente dice sì alla vita, poi quando lei si placa delle bizze di bimba e si mette in ascolto nel mentre le sussurro il Padre Nostro all’orecchio, la mia mendicante fede, come un’ancora, tiene i miei piedi saldi e lo sguardo proteso e tutto il mio essere esulta di grazia e riconoscenza per il dono della maternità, per il dono di Angela Maria.  (Annamaria Riillo)

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A PROPOSITO DI LAVORO E TENEREZZA…

PER UNA CULTURA DELLA TENEREZZA

 

Potrebbe sembrare forzato l’accostamento del tema della tenerezza nei rapporti al tema del lavoro, ma non è così perché il cosiddetto “mal di relazione” che affligge l’uomo d’oggi tocca anche il mondo del lavoro,

Esiste infatti il mal di denti, il mal di testa ed esiste anche il “mal di relazione” arrivato oggi a livelli di vera e propria patologia sociale, E, come avviene per molti mali, ha molte cause o concause. Tra esse la tendenza della “cultura” d’oggi al fare più che al contemplare, una cultura frettolosa e indaffarata, una cultura più incline alla tecnica che all’etica per cui se si è capaci di fare una cosa se me deduce che è lecito farla, una cultura improntata all’emozionale più che al razionale e più incline al razionale nudo e crudo  che non al soprarazionale…

Tutto questo ha portato e porta a vivere le relazioni interpersonali a singhiozzo, in una perenne oscillazione tra impulsi di varia natura che finiscono per condurre allo stress.

Come poter uscire da questo circolo vizioso di un male che alimenta stesso. Non ci sono ricette magiche, ma è possibile un suggerimento di base: vivere il qui ed ora del rapporto con la persona che si incontra nella consapevolezza che proprio “tempo e spazio” sono le due dimensioni imprescindibili dell’esistenza umana, credenti o meno che si sia.

Ed allora, paradossalmente parlando,. si potrebbe dire che non è di  per sé il lavoro a risolvere il problema dei rapporti interpersonali, ma è come si vivono i rapporti interpersonali eventualmente a risolvere il problema del lavoro (e qui i vari sindacalisti dei lavoratori e dei datori di lavoro potrebbero mettersi a riflettere)… così come “non è il matrimonio a rendere felice chi si sposa, ma é chi si sposa a fare felice il suo matrimonio” ed anche “non è il vino che ubriaca, ma è l’uomo che si ubriaca”.

Questo per dire che lo stare bene o male nei rapporti interpersonali dipende in prima battuta da come la persona si relaziona con l’altra persona nel qui ed ora del suo esistere. E questa è “tenerezza” che nulla a che fare con il tenerume.

 Una cultura del genere a buona ragione si può chiamare “cultura delle buone relazioni”. A cominciare dalla buona relazione con se stessi che ci mette al riparo da attacchi nostalgici relativi al passato e ad incursioni di angoscia relativi al futuro,

In fondo in fondo non c’è alternativa a questa modalità esistenziale che a buona ragione potrebbe anche chiamarsi “ecologia relazionale”….

                                                                               (Gigi Avanti, consulente familiare)

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Una appassionata poesia….

La SICOF (Scuola Italiana di Consulenza Familiare con sede centrale a Roma) compie trent’anni di fondazione. E’ sempre bello, a distanza di anni, contare tanti e tanti iscritti nelle tante e tante sedi sparse per l’Italia. Ed è ancora più bello poter godere delle emozioni allo stato puro di allievi e allieve che scoprono la “magia” di una crescita in gruppo… Questo è un inno al gruppo (Simona Masci , gruppo di Palazzo d’Assisi 1° anno. trainer Rosetta Francesca della sede di Roma)

            IL  GRUPPO…

 

Il gruppo è un fecondo mistero

Un arato orizzonte solenne

Promessa di verdissime messi.

   Il gruppo è un capolinea

   dove teorie di vite vissute e viventi

   sostano per ripartire coraggiosi

   a luminose mete.

Il gruppo sono occhi di nuova luce,

di un bambino curioso,

di un genitore che perdona,

di un adulto che cresce.

   Il gruppo è un etere

   in cui comete neonate stridenti

   scoppiano in luminosi silenzi.

Il gruppo è un atto d’amore.

Ascolto accogliente che parla

la lingua di Dio.

Mosaico di ponti sospesi

tra mobili isole amanti.

   Il gruppo è un ventre materno

   ardente di essenza e di città invisibili

   fonte nuova di carezze e di speranza.

Il gruppo è un tempio

colonnato di marmo e di avorio

che invoca e celebra in vero

l’incontro di se stessi.

   E’ una crisalide di scoperte dolorose

   e sospirate vittorie,

   sospinta dall’abbraccio guaritore

   di amorevoli fratelli.

 

 (SIMONA MASCI – Scuola Consulenti Familiari – Palazzo d’Assisi)

 

 

 

 

 

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