Archivio dell'autore: gigiavanti
Questo va letto con calma…
CRESCENDO… SI IMPARA A FARE A MENO DI QUALCOSA….
(purché si abbia il dono del discernimento, se no sono guai seri)
E’ proprio vero ed è la vita stessa ad insegnarcelo piano piano…
Soltanto che questa dinamica non sembra valere per l’umanità nel suo insieme, almeno sembra non valere per quella porzione di umanità della cosiddetta Vecchia Europa.
Sembra non valere, perché paradossalmente parlando, la Vecchia Europa, “crescendo”, ha voluto fare a meno di qualcosa, soltanto che questo “qualcosa” non è quel guazzabuglio di superfluità (materiali o psicologiche…) che l’ha accompagnata fin qui…
Quel “qualcosa” era ed è qualcosa di importante, anzi di fondamentale e questa è la ragione per la quale, avendone voluto farne a meno, siamo arrivati a questo punto di degrado delle relazione umane, di inquietudine, di aggressività, di “mal di relazione”…
Scriveva san Giovanni Paolo II. “Il nostro tempo, così carico di tensioni ed avaro di tenerezza” ed anche : “C’è poca vita umana nelle famiglie dei nostri giorni”.
Lo stesso psicologo Carl Gustav Jung (curiosamente snobbato da certi “vecchi” sapientoni colleghi suoi): “Tante nevrosi dell’uomo moderno sono riconducibili ad un non risolto problema religioso”.
E la ragione di questo dilagare del “malessere esistenziale” sta proprio, per quanto riguarda la Vecchia Europa, nel fatto che crescendo ha voluto fare a meno delle cose “fondamentali” e non delle “superfluità”, ragion per cui siamo ridotti così.
Ha rinunciato al “bene” ed è stato fatale essersi ridotta così “male”.
Lo spunto per questa riflessione, che dedico a tutti i miei amici non ancora ridotti così male, mi è stato dato da una omelia del mio precedente parroco, don Roberto De Odorico (attualmente Segretario Generale della Pontificia Università Lateranense)…
Lui sosteneva (e ciò accadeva ad una scadenza di duecento anni, più o meno) che a partire dal ‘500 (‘517) la Vecchia Europa ha incominciato a voler fare a meno della Chiesa (il Protestantesimo è, in sostanza, questo)
Due secoli dopo, nel ‘700, (‘717) ha continuato su questa strada volendo fare a meno di Dio (la Massoneria, in buona sostanza, è questo) per arrivare agli albori del ‘900 (‘917) a credere di poter fare a meno di Gesù Cristo (il marxismo – leninismo autodichiaratosi ateo è proprio questo… con la sequela di tutti i “comunismi artigianali locali”), nel senso che se non c’è un Padre (massoneria) non ci può essere neppure un Figlio…(materialismo ateo)
Per inciso, nel 1917, la Madonna appare a Fatima… Solo coincidenze, oppure, come scrive lo scienziato umile Einstein: “Il caso è Dio che gira in incognito?”.
Comunque sia, questo che è accaduto: si è finiti così “male” perché “crescendo” si è voluto fare a meno di “qualcosa”!
Soltanto che questo “qualcosa” era il “bene”, era il vero patrimonio dell’umanità…
C’è però una via d’uscita…
E siccome è stato proprio Gesù a dire di essere la “Via”, forse è il caso di suggerire alla vecchia e rimbambita Europa di farne almeno memoria storica (se non proprio spirituale) .
Eccola, questa via d’uscita della quale non si può fare a meno (potrebbe essere anche una indicazione metodologica di come assemblare espressioni isolate di Gesù per vedere cosa ne esce sul piano del cambiamento di rotta o di vita)
Si tratta di cinque espressioni da leggere in sequela logico – spirituale:
“CERCATE PRIMA DI TUTTO IL REGNO DI DIO E IL RESTO VI VERRA’ DATO IN AGGIUNTA”
“SENZA DI ME NON POTETE FARE NULLA”
“IMPARATE DA ME CHE SONO MITE E UMILE DI CUORE”
“NESSUNO PUO’ VENIRE A ME SE IL PADRE MIO CHE E’ NEI CIELI NON LO ATTIRA”
“OGNI COSA CHE CHIEDERETE AL PADRE MIO IN MIO NOME EGLI VE LA DARA”…
Queste cinque espressioni diventano allora “comandamento di vita” se si vuole crescere nella fede.
Queste cinque soavi esortazioni indicano la direzione esatta da intraprendere, quale che sia la vocazione personale ascoltata ed accolta nell’ intimo della propria anima.
Per crescere, si diceva, è necessario fare a meno di qualcosa … e questo costa sempre caro, ma è una legge della vita.
Per crescere nella fede adulta, paradossalmente parlando, non è necessario, né conveniente, né da persone intelligenti fare di testa propria.
E’ semplicemente conveniente, necessario, e da persone umilmente intelligenti, non fare a meno di Gesù… e questo non costa niente, proprio niente… è soltanto grazia.
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POESIA DI CHIARA AVANTI (3.8.1976 – 8.9.2017)
ATTENTI… SONO L’ORCO
(un’allegra poesia per rendere i pedofili meno pericolosi)
Buon giorno a tutti io mi presento
sono un cattivo a cui stare attento.
Nome e cognome non sono importanti
anche perché ne uso tanti.
Mi faccio chiamare in modi diversi
a volte Paolo altre volte Percy.
Alcune volte invento un cognome
creo un lavoro che faccio altrove
questo mi serve ad avvicinare
tutti i bambini che amo osservare,
anche perché come ho citato
sono cattivo ed anche malato.
Io mi diverto a fare del male
ai piccolini fuori le scuole,
pure ai giardini li amo cercare
e con le scuse li provo a ingannare.
Poi li convinco a seguirmi da soli
lontano dagli occhi dei genitori.
Tutti i bambini son buoni e innocenti
come dei gigli bianchi splendenti
e non ho proprio difficoltà
ad adescarli senza pietà.
La malattia è grave si sa
e nessun segno da fuori ne dà;
calmo e tranquillo posso agire
e indisturbato un bimbo rapire.
Quando la mano contento mi dà
lo porto lontano senza pietà.
Alcune volte mi rendo conto
di essere malvagio senza confronto
forse io stesso da piccolino
fui facile vittima di adulto meschino
che mi ha portato a diventare
ciò che invece dovevo evitare…
Bastava dicessi a mamma e papà
per filo e per segno la verità.
Mi chiaman Orco o Mostro infernale
ma io non sono che un uomo normale.
Non ho le zanne come un cinghiale
e il mio aspetto è spesso usuale.
Solo una cosa mi rende sicuro,
sono un anonimo comune figuro.
Tanti bambini non hanno paura,
poi li ricatto e con premura
avviso loro di non dire alla mamma
quello che faccio e il loro dramma.
Ecco è così ch’ io mi comporto
vado e vengo in modo accorto
e quando trovo un bambino da solo
inizio a giocare vorace da squalo.
Questo racconto serve per dire
che non bisogna da soli soffrire.
Se c’è la mamma o il papà
bisogna dirgli la verità.
Certo non dico di stare attenti
a tutti i signori al mondo presenti
solo vi chiedo di ricordare
che strane zanne non serve cercare.
Mentre giocate sereni e contenti,
non date retta ad adulti presenti
che della cerchia abituale
non fanno parte in modo usuale.
Ma come ho detto e lo ripeto
per stare attenti in modo concreto
bisogna correre e dire alla mamma
quando un signore vi parla e v’inganna
e soprattutto dovete strillare
quando qualcuno vi osa toccare.
Questo lo dico proprio perché
sono cattivo e speranza non c’è,
ma se potessi riuscire a cambiare
e diventare un uomo normale
proprio sarebbe per merito vostro
che denunciando ogni mio gesto
mi rendereste incapace di agire
e di far del male magari finire.
Anche perché un difetto ce l’ho
dei genitori paura io ho.
Quindi bambini a fine racconto
adesso vi faccio il resoconto:
fate attenzione ad ogni signore
che di nascosto da un genitore
vi parla e vi tocca senza ragione
carpendo da voi un gesto birbone
ditelo sempre ed all’ istante
scappate da me con voce urlante
che se la mamma mi vede con voi
sarò proprio io ad avere dei guai.
Mettendomi in fuga a gambe levate
Avrete la vita e la gioia salvate.
Dal libro di Chiara Avanti e Valeria Magnante , MAMMA, PAPA’ COME FANNO A SEDERSI LE LUMACHE (Edizioni Progetto e Cultura)
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MA GUARDA UN PO!!!!!!!
IL CANE ALLO SPECCHIO
Vagabondando qua e là, un grosso cane finì in una stanza
in cui le pareti erano dei grandi specchi.
Così si vide improvvisamente circondato da cani.
Si infuriò, cominciò a digrignare i denti e a ringhiare.
Tutti i cani delle pareti, naturalmente, fecero altrettanto
scoprendo le loro minacciose zanne.
Il cane cominciò a girare vorticosamente su se stesso
per difendersi contro gli attaccanti, poi, latrando
rabbiosamente si scagliò contro uno dei suoi presunti
assalitori.
Finì a terra tramortito e sanguinante per il tremendo
urto contro lo specchio.
Avesse scodinzolato in modo amichevole una sola volta,
tutti i cani degli specchi l’avrebbero ricambiato e sarebbe
stato un incontro festoso.
Bruno Ferrero, PARABOLE, Elledici 2000)
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PRO MEMORIA per consulenti familiari
IL CONSULENTE FAMILIARE
è fedele ad una caratteristica
che contraddistingue
la sua professionalità e la sua umanità,
la caratteristica cioè di aiutare
senza la volontà di salvare,
di abbracciare senza la tendenza a
soffocare, di amare senza l’aspettativa
di venire riamato, di proporre senza
la presunzione di imporre,
di annunciare senza la pretesa di voler
convertire… in una parola la caratteristica
di aiutare lasciando libero ognuno di
aiutarsi da sé, come meglio può e crede.
Tale caratteristica della relazione
consulenziale poggia su di un’asse
d’equilibrio che non è fuori luogo
definire l’equilibrio della tenerezza.
(Gigi Avanti, 1992)
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PERDITEMPONE!!!
IL TEMPO E’ TROPPO LENTO PER CHI ASPETTA,
TROPPO RAPIDO PER CHI HA PAURA,
TROPPO LUNGO PER CHI SOFFRE,
TROPPO BREVE PER CHI GIOISCE.
MA PER CHI AMA NON C’E’ TEMPO.
(H. Van Dike)
(e per chi non trova mai tempo… è tempo perso)
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Dio non ha concesso sconti di pena neppure a suo Figlio… innocente!
NON C’E’ REDENZIONE… SENZA ESPIAZIONE
A proposito di “rito abbreviato” e “sconti di pena” di cui si parla tanto oggi, desidero condividere con voi qualche considerazione sul principio enunciato nel titolo.
D’accordo che il carcere deve avere anche una funzione, non sempre possibile, “rieducativa”, ma lo potrebbe essere realmente, rieducativa e redentiva tale funzione, qualora prima sia avvenuta una “espiazione” della pena, totale e completa.
Mi sembra contrario a questo principio universale la tendenza a mercanteggiare (talora furbescamente) la colpa da espiare…
Dio Padre stesso non concesse nessuno sconto di pena a Suo Figlio Gesù Cristo perché avesse efficacia la redenzione… sebbene Egli fosse senza colpa!
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NON PRENDIAMOCI TROPPO SUL SERIO…TANTO DALLA VITA NON SI ESCE VIVI
“Se un uomo si comporta sempre seriamente e non si permette mai un po’ di divertimento e di distrazione, impazzirà senza saperlo”. (Erodoto)
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NON ESAGERIAMO…
Cosa dire della parola “omofobia”? Ho l’impressione che talvolta si usino determinati vocaboli in maniera approssimativa e per nulla scientifica.
“Fobia” è un vocabolo appartenente al mondo complesso e articolato delle patologie psichiche e avente a che fare con il mondo delle emozioni e dei sentimenti, in particolar modo con il mondo variegato della paura, dell’ansia, dell’angoscia, del panico…
Mi chiedo se sia corretto, dal punto di vista della psicologia dinamica, voler legiferare sui sentimenti…
Mi chiedo ancora se sia onesto fare di ogni erba un fascio dando dell’omofobo a chi magari nutre semplicemente delle “perplessità” sulla ideologia sostenitrice della “omosessualità” come di una “differente normalità”.
Mi chiedo, in conclusione, se non sia più onesto riconoscere, invece, “l’omoperplessità” come un sano sentimento di difesa nei riguardi della ideologia della “omosessualità” intesa come “differente normalità”.
Parlare di “omofobia” mi pare proprio esagerato. Parlare di “omoperplessità” mi pare più equilibrato.
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