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Ex docente alle superiori a Roma, attualmente pensionato

CAPITA PROPRIO A FAGIOLO

E ADESSO CHE ABBIAMO TANTO TEMPO DA NON PERDERE?  

   Qualche volta si sente dire, a proposito di gente che non ha mai tempo, che è sempre di corsa o  indaffarata: “Non trova tempo neanche per morire”…

   Che potrebbe essere una svolta per scansare di botto la morte…

   Ecco allora, questa bella orazione di Jean Guitton…. avendo tutto il tempo immaginabile, oggi, a disposizione per farlo!

 “MIO DIO, INSEGNAMI A USARE BENE IL TEMPO CHE MI DAI, SENZA SPRECARLO. INSEGNAMI A PREVEDERE SENZA TORMENTARMI. INSEGNAMI A TRARRE INSEGNAMENTI DAGLI ERRORI PASSATI SENZA LASCIARMI ANDARE ALLO SCRUPOLO. INSEGNAMI A IMMAGINARE IL FUTURO SENZA PREOCCUPARMI SE NON E’ COME LO IMMAGINO. INSEGNAMI A CONIUGARE LA FRETTA E LA LENTEZZA, LA SERENITA’ E IL FERVORE, LO ZELO E LA PACE, AIUTAMI QUANDO COMINCIO PERCHE’ E’ ALLORA CHE SONO DEBOLE. VEGLIA SULLA MIA ATTENZIONE QUANDO LAVORO. COLMA LE LACUNE DELLE MIE OPERE. DAMMI ABBASTANZA LUCE PERCHE’ IO NON SIA UN OSTACOLO. E FA CHE IO SIA CIO’ CHE SPERO. PERCHE’ IL MIO AVVENIRE DIMORA SEMPRE IN TE. SUI TUOI SENTIERI, SIGNORE, GUIDACI LA’ DOVE SIAMO RIVOLTI”. (Jean Guitton)

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Grazie, piccolina mia

E poi lei te lo dice così

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“Non pensare ad un elefante”

                 DIVAGAZIONI, SOTTO CONTROLLO,  ATTORNO AGLI ESERCIZI SPIRITUALI

   Ascoltando, ieri sera, il parroco don Maurizio Mirilli della parrocchia romana del SS.mo Sacramento a Tor de’ Schiavi alla quale appartengo prendere spunto dal racconto riportato dall’ evangelista Marco della guarigione di un lebbroso, la mia mente ha pescato nella memoria un aforisma tanto caro alle scienza psicologica che si occupa di “relazioni interpersonali benefiche”.

   L’aforisma è il seguente: “Le parole servono la mente, i gesti servono il cuore, il silenzio serve l’anima”.

Pare proprio che Gesù ne fosse già al corrente, in quanto che il suo comportamento con il lebbroso segue, pari pari, tale dinamica:  

  • Le parole servono la mente (“Lo voglio, sii purificato”)
  • I gesti servono il cuore (“Stese la mano, lo toccò”)
  • Il silenzio serve l’anima (“Mosso a compassione”)

 

   Rovesciando la successione dell’aforisma si scopre che viene messa in luce, prima di tutto, la cura di Gesù nel cercare l’approccio relazionale più congruo che è quello che avviene, silenziosamente, al livello dell’anima, al quale segue, ancora silenzioso, quello del cuore con il tocco fisico, per concludersi con quello della mente con l’imperativo positivo del guarire.

   Se ne possono ricavare conclusioni operative immediate per porre mano e magari “risanare” tante nostre relazioni interpersonali monche o addirittura problematiche.

   C’è però anche un secondo stimolo che ha fatto riemergere dalla mia memoria qualcosa di curioso ed è quello dell’imperativo “negativo” di Gesù rivolto “severamente” al lebbroso di fresco guarito (la “severità” non esclude, di per sé, la “compassione”… nelle relazioni umane) di “non dire niente a nessuno”.

   Sempre facendo riferimento ad alcuni dati della scienza psicologica c’è da sottolineare che impartire ordini o comandi “negativi” non sempre ottiene risultati positivi. Il seguente paragone spiegherà perché.

   Se paragoniamo la nostra mente ad una pellicola “negativa” di una macchina fotografica predigitale, constatiamo quanto segue: quando si scatta una foto (foto – grafia etimologicamente significa proprio scrittura di luce) il clic consente alla luce di scrivere i suoi colori sulla negativa della pellicola, la quale pellicola poi, attraverso un processo chimico, sviluppa il “positivo” lasciato dalla luce.

   Da qui il confronto con quello che avviene quando si impartisce un ordine negativo: dare un ordine negativo comporta il rischio della “disubbidienza”…

   Un esempio: se diciamo ad una persona di “non pensare ad un elefante”, nella sua mente appare l’immagine di un elefante…

   Viene il sospetto che Gesù fosse a conoscenza di questa curiosa dinamica della mente umana…

   Viene anche il sospetto che questa storia incominci da lontano, da quando cioè il Creatore intimò ad Adamo ed Eva di “non mangiare dell’albero situato in mezzo al giardino”… ma questa è un’altra storia che attiene al mistero del male.

   Preferibile pertanto, nelle relazioni umane, privilegiare esortazioni, comandi, ordini, imperativi, suggerimenti al “positivo”.. per correre meno rischi.

   Al posto di “non avere paura”… forse è preferibile sussurrare “abbi fiducia”, al posto di “non piangere”… forse è più benefico “cosa ti fa piangere?”, al posto di “non arrabbiarti”… forse è più calmante offrire in silenzio la propria calma…  e via discorrendo.

   E, quanto alla gioia, mi piace riportare, in conclusione, questo aneddoto di Santa Teresa di Calcutta:

“Alcune persone vennero a trovarmi a Calcutta e prima di partire mi pregarono: – ci dica qualcosa che ci aiuti a vivere meglio – . E io dissi loro: – Sorridetevi a vicenda, sorridete a vostra moglie, a vostro marito, ai vostri figli, sorridetevi a vicenda; poco importa chi sia quello a cui sorridete; questo vi aiuterà a vivere meglio e a crescere nell’amore reciproco -. Allora uno di quelli mi domandò: – Lei è sposata? -. –Sì, risposi, e qualche volta trovo difficile sorridere a Lui. Ed è vero. Anche Gesù può essere molto esigente ed è proprio quando Egli è così esigente che è molto bello rispondergli con un grande sorriso”.

http://www.gigiavanti.com

 

 

 

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CHE BELLO!

Don Maurizio Mirilli, il parroco della parrocchia SS.mo Sacramento a Tor de’ Schiavi di Roma negli esercizi spirituali che sta predicando via social, ieri ha regalato questo sobrio  insegnamento: “Prima di parlare di Dio agli altri, parla a Dio degli altri”.

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UNA PAROLA POSITIVA

Quale che sia l’incerto e precario presente che i cristiani vivono, hanno una solida certezza… che il futuro è al sicuro!

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Ce la facciamo?

                                           LA VIA PER CAMBIARE, veramente

Per anni sono stato un nevrotico. Ero ansioso, depresso egoista.

E tutti continuavano a dirmi quanto fossi nevrotico.

Ed io mi risentivo con loro, ed ero d’accordo con loro

e volevo cambiare, ma non ci riuscivo per quanto mi sforzassi.

Ciò che mi faceva più male, era che anche il mio migliore amico

continuava a dirmi quanto fossi nevrotico. Anche lui continuava

a insistere che cambiassi.

Ed io ero d’accordo anche con lui e non riuscivo ad avercela con lui.

E mi sentivo così impotente e intrappolato.

Poi un giorno mi disse: “Non cambiare, rimani come sei. Non importa

se cambi o no. Io ti amo così come sei; non posso fare a meno di amarti”

Quelle parole suonarono come musica per le mie orecchie:

“Non cambiare, non cambiare, non cambiare”.

E mi rilassai. E mi sentii vivo. E, meraviglia delle meraviglie, cambiai.

                                                                                (B. Brecht)

 

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BELLA….

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“In principio era… la RELAZIONE”

       RECUPERARE LA DINAMICA RELAZIONALE ORIGINARIA

                                (In principio era… la RELAZIONE…)  

    Nell’ epoca del “mal di relazione” e del predominio di relazioni virtuali urge recuperare, da parte di tutti, la dinamica della relazione reale con le persone. L’esempio di Gesù che prima di rispondere al giovane ricco che gli aveva posto una domanda seria, prima di rispondere “fissatolo lo amò”, è di esempio. Scrive Mac Luhan che “il mezzo è il messaggio”, ma quando il mezzo con il quale si vuole comunicare un messaggio è la persona stessa,  ne consegue che tutto dipende da come questa persona “si relaziona” . E’ già il come ci si relaziona ad inviare il  primo messaggio.

                      IMPORTANZA DI UNA BUONA RELAZIONE

          (pensato per i sacerdoti, ma utile per ogni cristiano in funzione pedagogica)

   La trasformazione per mezzo dell’incontro è proprio il compito della pastorale. Alcuni sacerdoti sono troppo preoccupati di dover convincere i fedeli  della morale e della dottrina della chiesa. Molto più importante del nostro ideale di predicazione è invece l’incontro che può essere sperimentato in ogni colloquio e soprattutto anche nella liturgia.

   Se nella liturgia io sono innanzitutto in rapporto con l’uomo, Dio lo trasforma di più di quando gli annuncio solo la retta dottrina.

   E se nella preparazione al battesimo e al matrimonio incontro veramente l’uomo, allora avviene in lui qualcosa di più di quando gli espongo i doveri degli sposi o dei genitori cristiani.

   Nel vero incontro Dio stesso può trasformare i cuori degli uomini. Il problema è se noi siamo capaci di simili incontri trasformanti.

   Essi richiedono apertura e rispetto dell’altro, libertà da pregiudizi, disponibilità a entrare hic et nunc in relazione con  l’altro, richiedono un atteggiamento per il quale quest’uomo è l’unico importante sulla terra in questo momento.

   Cura delle anime non significa solo trasformazione del singolo attraverso l’incontro, ma anche tenere sempre presente la comunità trasformata. Un presupposto per la trasformazione della comunità sta nella mia fede che Dio possa avviarla, che lui voglia abitarci e agire in essa. Io devo confidare che gli uomini siano pronti e aperti alla trasformazione. Anche qui non esistono trucchi banali per provocarla.

   Spesso inavvertitamente qualcosa nella comunità cambia, come il granellino di senapa, che per lungo tempo resta invisibile finché non diviene un albero a cui altri possono appoggiarsi e sui cui rami gli uccelli possono cinguettare. Devo solo credere in questa trasformazione e guardare con gli occhi della fede ciò che già sta crescendo.

   Se mi rivolgo a quanto sta spuntando e lo interpreto come un agire di Dio, esso può continuare a crescere. Ma nella fede devo anche rispettare i tempi durante i quali apparentemente non succede nulla.

   La fiducia negli uomini e  la preghiera per essi li trasformeranno. La preghiera renderà me stesso più sensibile ai segni dell’agire di Dio negli uomini. I rapporti all’interno della comunità rispecchieranno la mia capacità o incapacità di relazione. Perciò la comunità può cambiare silo se io cambio nelle mie relazioni e di nuovo mi fido di essa e confido che Dio l’abbia scelta come luogo della sua presenza. In tutto ciò devo rispettare le leggi della dinamica di gruppo. Esse mi possono aiutare ad avviare il processo di trasformazione, il che non nascerebbe mai per solo convincimento.

   Devo conoscere i presupposti psicologici, devo sapere cole gli uomini possono ridurre le loro paure e apprendere l’apertura.

   Lo stare insieme sincero e aperto nei colloqui e nell’ agire comune trasformerà col tempo le relazioni vicendevoli e aprirà nuove strade.

   Gli appelli moralistici non cambiano la comunità. Devo percorrere insieme ad essa un cammino di esercizi comuni, che ci potranno cambiare.

   Un tale esercizio potrebbe essere, ad esempio, una quaresima programmata insieme, settimane comuni di digiuno, meditazioni in comune, la compartecipazione alla lettura della Bibbia; potrebbe consistere nel fatto che la comunità sia disponibile a un comportamento attento all’ ecologia o che si curi degli emarginati. E’ importante che essa si muova insieme. Allora il cammino diventerà un cammino di trasformazione.

   Né la morale, né il dogma trasformano la comunità. Anche se la dottrina è ortodossa, approfondita e attuale, non ha in sé alcuna forza trasformante.

   Non la dottrina, ma il comune ascolto della Parola di Dio, la comune ricerca oggi della volontà di dio per noi trasforma la comunità.

   Il sacerdote in tutto ciò ha il compito di promuovere la ricerca e di fecondarla costantemente con le sue esortazioni.

   Può fare ciò,  solo se nella vita spirituale cerca veramente Dio, come Benedetto richiede al monaco per tutta la vita.

   Il sacerdote si deve preoccupare principalmente di offrire la sua anima a Dio e di tendere solo a Lui. Solo così può invitare la comunità in tutte le attività, a guardare sempre a Dio come unica sorgente di vita. Se il sacerdote lo cerca veramente,  avrà fiducia che anche la comunità si metta in cammino incontro a Dio e non si accontenti  delle sole attività pastorali

(Anselm Grun, IL CORAGGIO DI TRASFORMARSI) 

 

 

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Ascoltare è un’arte… specie se a parlare è Gesù!

                              Ascoltando veramente si impara sicuramente…

                                                    MESSAGGIO DI GESU’

   Perché ti confondi e ti agiti davanti ai problemi della vita? Lascia che guidi io tutte le tue cose e tutto ti andrà meglio. Quando ti affidi a Me, tutto si risolverà con tranquillità secondo i miei disegni. Non ti disperare, non dirigermi una preghiera disperata come se desiderassi pretendere il compimento dei tuoi desideri. Chiudi gli occhi dell’anima e dimmi con calma: GESU’,  IO CONFIDO IN TE.

   Evita le preoccupazioni angosciose ed i pensieri su ciò che potrà accadere. Non rovinare i miei piani volendomi imporre le tue idee. Lasciami essere Dio e agire con libertà. Affidati con fiducia a me. Riposa in Me e lascia nelle mie mani il tuo futuro e dimmi con frequenza: GESU’, IO CONFIDO IN TE.

   Ciò che ti fa più danno è il tuo ragionamento e le tue idee, il voler risolvere le cose a modo tuo sebbene tu mi dica: GESU’, IO CONFIDO IN TE.

   Non essere come il paziente che chiede al  medico che lo curi, però gli suggerisce il modo come farlo. Lasciati sollevare nelle mie braccia divine, non avere paura, io ti amo. Se credi che le cose peggiorino o si complichino nonostante le preghiere, continua ad avere fiducia, chiudi gli occhi dell’anima e confida. Continua dicendomi a tutte le ore: GESU’, IO CONFIDO IN TE.

   Ho bisogno delle mie mani libere per poter operare. Non legarmi con le tue preoccupazioni inutili. Satana vuole questo, agitarti, angosciarti e toglierti la pace. Confida in Me, riposa in Me, affidati a Me. Io faccio  i miracoli in proporzione a come ti affidi e hai fiducia in Me. Così non devi preoccuparti. Poni in Me tutte le tue angosce e dormi tranquillo. Dimmi sempre: GESU’, IO CONFIDO IN TE.

   E vedrai grandi miracoli, te lo prometto per il mio amore.

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Se la cosa e’ seria… siamo seri!

                 LA PAURA DI MORIRE… PUO’ FARCI MORIRE DI PAURA!

   Quello che tanti psicologi insegnano sui sentimenti, lo trovo pertinente con ciò che stiamo vivendo a proposito di virus… Quando si sovrabbonda in  regole, però, è probabile che scarseggi il buon senso.

   Condivido, in proposito, una contraddizione di fondo:  chi ammonisce di “non avere paura”  impone poi delle misure che alimentano tale paura. Qualcuno dice che dovremmo imparare a “convivere” con ciò che ci fa paura e questo va bene, ma è quello che l’umanità ha sempre fatto attingendo alle risorse genetiche interiori che il Creatore ha immesso in ogni sua creatura senza troppo ricorrere ad espedienti esteriori.

   Tentativo di lettura in chiave di metafora della vita: trovo psicologicamente ambiguo e contraddittorio che le Istituzioni istituzionalizzino (il congiuntivo non è ancora stato proibito) la paura (con prescrizioni, divieti, misure, sospensioni di attività…)  e contemporaneamente tentino di legalizzarne il suo superamento attraverso l’inganno dei “no” a questo, “no” a quello. Sarebbe come comandare a un bambino che ha paura del buio di non andare in luoghi bui.

   Di questo passo potrebbe accadere di veder proibire i funerali, ed allora il defunto verrà invitato a recarsi da solo al cimitero con la sua bella cassa da morto sottobraccio per “sepoltura fiduciaria”.

   A questo punto mi vien voglia di pregare Dio di sospendere, per un certo periodo, la circolazione del virus della morte…   

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