IN PREPARAZIONE PER GIUGNO…

                                     A NAZARET VIVEVA UN TRIO

                                                    (Cosa può imparare una famiglia d’oggi)

   E viveva talmente bene che se non fosse stato per quell’invito a nozze ricevuto da certi amici di Cana, chissà per quanto tempo ancora avrebbe continuato.

   Una tranquilla vita di famiglia, papà artigiano, mamma casalinga e un figlio “unico”, senza tanti grilli per la testa, tutto casa e sogni. Una tranquilla vita di famiglia durata trent’anni, un tempo abbastanza lungo nell’arco di una esistenza. E come mai allora si sa così poco dal vangelo?

   Forse il primo insegnamento che può ricavarne la famiglia d’oggi è proprio questo: gli affetti umani veri non fanno notizia e chiasso. La quiete di una esistenza familiare nella quale il travaglio del vivere  non ne spegne la gioia è la prima indicazione del trio di Nazaret per le affannate famiglie – albergo di oggi.

   Ma quale è la radice di questa quiete e di questo benessere familiare? La radice di questa pace è Dio in persona.

   La famiglia di Nazaret è abitata dal mistero di Dio. Sulla porta d’ingresso alla abitazione di Nazaret si sarebbe potuto tranquillamente scrivere: “Qui abita il mistero”.

   Allora il mistero non è un rebus da risolvere, ma una realtà da vivere e da godere. Allora la vita familiare non va considerata come una complicata operazione finanziaria dove ci si affanna a far quadrare i bilanci del dare e dell’avere affetto, ma come una  operazione di gratuita moltiplicazione, la moltiplicazione gratuita dell’amore. E questa operazione va fatta da tutti i componenti, a cominciare dai genitori. E va fatta affidandosi alla forza dello Spirito del Signore. Fu Lui infatti a dare il via a quella stupenda avventura d’amore con la Vergine di Nazaret da cui nacque l’Uomo nuovo Gesù, Figlio del Padre.

   Questa improvvisa ed inaspettata intrusione del mistero di Dio nella umana storia d’amore di due innamorati insegna alla coppia e alla famiglia di lasciarsi invadere con fiducia dall’agire imprevedibile di Dio, insegna alla famiglia a non fare i conti senza Dio, insegna alla famiglia a vivere con naturalezza il mistero (chi si sarà accorto in quei trent’anni di qualcosa di strano?), insegna alla famiglia il contesto vero di una sola spiritualità che, come afferma San Paolo  nella lettera ai Galati, deve essere composta dai frutti dello Spirito che sono appunto: “Amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé”. (Gal. 5, 27). Ed un altro insegnamento possono trarre dal trio di Nazaret i papà, le mamme e i figli di tutto il mondo.

   Se i papà vogliono imitare il modello di Giuseppe hanno una sola possibilità: mettersi nel cuore il proprio figlio, custodirne la crescita, essere un po’ sognatori. Giuseppe fece le scelte più importanti della sua vita dopo aver sognato. Nel sogno è Dio ad agire e l’uomo ad ubbidire. Giuseppe non ha generato fisicamente Gesù e purtuttavia gli è stato padre. Ciò vuol dire che la vera paternità è di tipo spirituale e che non sono tanto le cellule fisiche a generare la vita quanto la bontà del cuore. Giuseppe custodisce la vita del figlio, mettendola al riparo dal  male. Ciò vuol dire che per un vero padre il primo compito educativo consiste nel far espandere la vita del figlio…e non nel fare del figlio la fotocopia di sé.

   Ed ora tocca alle mamme. Se le mamme del mondo vogliono imitare Maria di Nazaret devono percorrere la strada dello stupore silenzioso e contemplativo davanti al mistero del proprio figlio come dono di Dio. Stupore silenzioso e contemplativo inteso alla maniera del Vangelo: “Maria conservava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Che sorprendente indicazione pedagogica questa meditazione interiore! E che smacco per tutte quelle mamme piene di chiacchere, consigli, raccomandazioni e sermoni e magari anche ricatti affettivi.

   Ed ora tocca ai figli. Se tutti i figli del mondo vogliono scegliere Gesù  come modello di figlio, devono saper godere la vita familiare senza affogare tra le quattro mura. Il loro cuore ami pure visceralmente papà, mamma e fratelli, senza perdere d’occhio però lo scenario del mondo intero. Imparino da papà e mamma ad avere cuore per ogni cosa, ma imparino anche a mettere cuore nei loro sogni.

   Se si riuscisse ad imparare almeno questo si sarebbe già percorso  una buna fetta di strada. Una strada certamente in salita e con un Calvario di mezzo, ma, si sa, il Calvario è di passaggio.

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(www.gigiavanti.com)

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