SENZA TITOLO

         PER NON “DANNARSI” L’ANIMA … NEL VOLERLA SALVARE!

    Siccome continua questo periodo di reciproca lontananza fisica ma non spirituale, ho pensato di offrire una riflessione che mi è saltata in mente spontaneamente senza che mi sforzassi  più di tanto per trovare l’argomento.

   Mi è venuta in mente considerando quanto possa essere stato fiaccato in questi ultimi tempi l’impegno di testimonianza per la causa del Regno di Dio… che è l’unica Causa per la quale spendere energie, sentimenti e vita intera … considerato il fatto che Dio stesso, in Gesù Cristo, ha speso tutto per noi e che per noi credenti, quindi, “il futuro è al sicuro” in barba a tutte le preoccupazioni e sofferenze del quotidiano.

   La conferma di questo sussulto di “speranza certa” del buon esito del futuro è data proprio dall’evento unico della Risurrezione di Gesù Cristo… recentemente ricordata e celebrata.

   Mi sono domandato: “Quali possono essere i convincimenti profondi dell’anima capaci di non farci soccombere alle insidie e  tentazioni della stanchezza, dello scoramento, del tirare i remi in barca?”

   La risposta a questa domanda ci viene dallo stesso Gesù. Legando insieme, infatti, alcune sue espressioni  prese qua e là dal vangelo si riesce ad ottenere una sorta di “vademecum” per chi volesse continuare nell’impegno di testimonianza cristiana senza cedere ad alcuna tentazione.

   Questo “vademecum” non è da prendere alla leggera, alla stregua di  un pio suggerimento, ma va preso come un vero e proprio programma di vita spirituale… soprattutto quando, essendo tutti sulla stessa barca e soffrendo tutti il mal di mare (angoscia di morte) a causa della tempesta che infuria, non ci rimane altro che svegliare Gesù che se ne dorme beatamente… e magari ascoltarlo, e ascoltarlo sul serio, però.

   E’ infatti lui, appena svegliato, a zittire le urla scomposte del mare tempestoso e ad arrestare la silente corrosione dell’anima operata dall’angoscia.

   Ecco le cinque espressioni di Gesù da ascoltare e da prendere alla lettera. Tra l’altro, prendendo alla lettera tali soavi imperativi spirituali,  si evita anche il rischio opposto a quello della pigrizia o inattività, quello, paradossalmente parlando, della troppa agitazione o del troppo zelo nell’impegno di testimonianza… del troppo “dannarsi l’anima” con la buona intenzione di “salvarla”. Le buone intenzioni infatti vanno sempre accompagnate dalle buone maniere

   Ecco le cinque espressioni da leggere con spirituale attenzione, come se le stessimo ascoltando in diretta da Gesù stesso… adesso che ha placato la tempesta e curato l’angoscia…

 “Cercate prima di tutto il Regno di Dio e il resto vi verrà dato in aggiunta…”

   … ma ricordatevi che…

 “Senza di Me non potete fare niente…”

   e se proprio siete decisi a imparare come fare…

 Imparate da Me che sono mite e umile di cuore…

   consapevoli però che il titolare di tutto è il Mio e vostro Padre, per cui ricordate che…

 “Nessuno può venire a Me se il Padre Mio che è nei cieli non lo attira…”

   da cui sgorga dalla vostra anima l’orazione prioritaria…infatti

 “Ogni cosa che chiederete al Padre Mio in nome Mio, Egli ve la darà…”

   Vale la pena, a questo punto, di non dedicare troppo tempo ad orazioni lamentose o tormentate (sebbene anche queste trovino accoglienza presso il Cuore misericordioso di Dio), ma di avere chiaro in mente che la cosa  più gradita a Dio e pertanto da chiedere a Lui (quinta espressione) è proprio quella contenuta nella prima espressione e cioè la dilatazione degli spazi del Suo Regno.  E così il cerchio si chiude.

   Un dettaglio da non trascurare riguarda la questione del modo ottimale di offrire questa testimonianza, anche in considerazione del fatto che sovente le buone intenzioni, se non sono accompagnate da buone conoscenze finiscono per dare risultati discutibili. L’antico motto che “Il bene occorre compierlo bene” non va mai dimenticato.

   Perché non provare, ad esempio,  ad applicare questo motto al comandamento principe lasciato da Gesù e che può a buona ragione essere considerato come il primo “bene da compiere”e da  “compiere bene”?

   Paradossalmente parlando, si potrebbe arrivare a dire che “amare il prossimo”  supponga di doverlo fare bene… Non potrebbe essere  che farlo bene consista proprio nell’essere prima di tutto amabili?

   Essere amabili facilita al proprio prossimo di amare il prossimo proprio. E’ un cortocircuito di divina magia spirituale!  “Ama il tuo prossimo… come te stesso” diventa allora “Sii amabile per te stesso”.

   Se si è amabili per se stessi lo si sarà anche per gli altri. Ed anche qui il cerchio si chiude. Illuminante, a tal proposito, questo aneddoto di Santa Teresa di Calcutta:

“Alcune persone vennero a trovarmi a Calcutta e prima di partire mi pregarono: – ci dica qualcosa che ci aiuti a vivere meglio – .

E io dissi loro: – Sorridetevi a vicenda, sorridete a vostra moglie, a vostro marito, ai vostri figli, sorridetevi a vicenda; poco importa chi sia quello a cui sorridete; questo vi aiuterà a vivere meglio e a crescere nell’amore reciproco -.

Allora uno di quelli mi domandò: – Lei è sposata? -. –Sì, risposi, e qualche volta trovo difficile sorridere a Lui. Ed è vero. Anche Gesù può essere molto esigente ed è proprio quando Egli è così esigente che è molto bello rispondergli con un grande sorriso”.

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