EMERGENZA EDUCATIVA O ALTRO?

Una volta a settimana mi propongo di pubblicare una serie di articoli per offrire, sommessamente,  un contributo a coloro che sono alle prese con la realtà educativa (non uso la parola problema in quanto, psicologicamente parlando, una realtà può trasformarsi in problema proprio perchè non la si accetta come tale… o come dono). Dio crea delle realtà… fa dei doni di cui poi, noi umani, volendo essere creativi, trasformiamo in problemi.

TORNIAMO A EDUCARE  (considerazioni per genitori con figli adolescenti  e non…)                                                                               

  • La gioia di educare (ovvero come tenere a bada l’ansia educativa).
  • La metamorfosi dell’adolescente … e quella del genitore (ovvero come affiancarsi al figlio nella fase di passaggio dell’adolescenza).
  • Dare comandi è più sbrigativo, ma… (ovvero come intercettare per tempo i veri bisogni dei figli).
  • La fiaba del piccolo gambero (ovvero come riconoscere ed accettare il destino di libertà dei figli).
  • Alle prese con figli dal carattere difficile (ovvero come preferire la pazienza educativa al rimprovero o alla minaccia).
  • Il binario educativo (ovvero perché e come tenere in equilibrio la rotaia dei “no” con quella dei “sì”).

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Si tratta di sei brevi interventi di Gigi Avanti pubblicati dalla rivista  “Vita Familiare” dell’Istituto Pro Familia di Brescia.

 

  • LA GIOIA DI EDUCARE (come tenere a bada l’ansia educativa)

Iniziando insieme questo percorso il mio pensiero va immediatamente al mio percorso educativo di genitore (ormai nonno…) e ai molti incontri avuti con genitori alle prese con problemi educativi. E, senza perdermi dietro a recriminazioni e sospiri per gli immancabili errori commessi, voglio subito  condividere una considerazione di fondo che, lungo il corso di questi anni, ha preso corpo nella mia mente. E’ una considerazione quasi sconvolgente, seppur veritiera,  almeno in parte.

E’ vero o no che tanti genitori, non tutti per fortuna, “bruciano” più o meno quarant’anni della loro vita educativa dibattuti o preda di due atteggiamenti  o stati d’animo non propriamente adatti a favorire la crescita dei figli? E’ vero o no che per i primi vent’anni vivono nella “preoccupazione ansiosa” di far crescere bene i loro figli e che nei vent’anni successivi vivono magari nella “delusione triste” per come se li ritrovano cresciuti?

Ansia e delusione, preoccupazione e tristezza non sono proprio quello che ci vuole per una relazione educativa che voglia qualificarsi come sana, equilibrata, realistica. Da questa considerazione, magari anche esagerata, prendo spunto per questa prima riflessione promettendo di evitare il più possibile, per quelle successive, toni di sermone o di ammonizione (così noiosi per i nostri figli…) e di privilegiare invece l’uso di “storielle”, leggendo con umile attenzione le quali, ogni genitore comprenderà da sé se e cosa ritoccare nel suo approccio educativo con i figli in generale e con i figli adolescenti in particolare.

Per questa prima riflessione mi piace ricordare i tre atteggiamenti educativi  fondamentali e positivi (e ciò giustifica il titolo) ribaditi da Papa Benedetto XVI (in età di nonno e pertanto più autorevole) nella sua lettera sulla emergenza educativa indirizzata ai genitori della Diocesi di Roma. Egli parla di “fiducia”, di “coerenza”, di “presenza”. Consideriamoli in dettaglio:

FIDUCIA: naturalmente nel proprio figlio, nutrendo la consapevolezza di fede che egli è anche e soprattutto figlio di Dio. Tale consapevolezza ispira al poeta Gibran il celebre brano dal titolo “I vostri figli non sono figli vostri” nel quale mette in guardia contro il rischio della “possessività” e indica anche l’atteggiamento basilare da tenere per facilitare la loro crescita, quello della “tensione gioiosa”, l’esatto opposto della “tensione nervosa”, e ansiosa, presente non di rado in tante relazioni educative. Ecco le sue parole: “Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere perché Egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo”. E’ vero o no che la fiducia nasce dalla certezza di essere nelle mani di Dio?

COERENZA: considerando il principio base della psico-pedagogia evolutiva  secondo il quale il cucciolo d’uomo cresce per via imitativa, è facile concludere che la trasmissione dei valori da genitore a figlio avviene, seppur non magicamente, se quei valori sono vissuti dai genitori pur tenendo conto di limiti e imperfezioni insitI nelle umane cose. Già ammoniva sant’Agostino. “Da’ ciò che comandi”. Coerenza chiama però misericordia… Se Dio usa misericordia delle imperfezioni educative dei genitori, questi dovranno parimenti averne per le imperfezioni e le lentezze di apprendimento dei figli.

PRESENZA:  va da sé che perché i figli sentano il calore della “fiducia” dei genitori e vedano la “coerenza”  dei loro comportamenti occorre la “presenza”. Una presenza di qualità, però, affettiva più che autoritaria, fatta di parole essenziali, di esempi concreti, ma non  ostentati o pesanti e soprattutto di silenzio sorridente. Un po’ come si è comportato Dio nei confronti dell’umanità: dapprima usando la parola, poi con la Parola fatta Carne ed infine con il silenzio Eucaristica… Parola, Carne e Pane… Dire, Fare, Essere: i tre comportamenti vincenti con predilezione per l’essere quando i figli sono in adolescenza e di parole ne hanno già sentite tante e di esempi ne hanno già collezionati tanti.

 

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