Desidera ciò che hai..

Quando mi imbatto in un paradosso, normalmente rimango di stucco, come si suol dire. Poi, quasi subito, incomincio ad avvertire dentro di me tutto un movimento di sensazioni, di emozioni e di pensieri tale da farmi rasentare quasi un senso di vertigine. Infine, quasi sempre, raggiungo uno stato di quiete interiore tale da consentirmi una piacevole degustazione del paradosso appena incontrato.
Così è stato anche quando un mio amico prete, padre Gianni Colombo improvvisamente scomparso proprio il giorno del Corpus Domini di quest’anno, mi fulminò con la citazione di uno dei paradossi più raffinati di sant’Agostino, il seguente: “Desidera ciò che hai”.
Quasi per magia questa “esortazione spirituale paradossale” ha fatto riemergere dal fondo della mia memoria un detto popolare molto noto, il seguente: “Chi s’accontenta gode”.
E l’accostamento del “paradosso” agostiniano con il “detto” popolare, chissà come mai, mi ha catapultato all’indietro nel tempo aprendo alla mia vista due scenari spettacolari, lo scenario della creazione dell’uomo, della sua caduta nella tentazione e, ancor prima, quello della creazione degli spiriti angelici e della caduta in tentazione di alcuni di loro.
Mi spiego. Vuoi vedere che le cose nella vita cominciano ad andare storte quando non ci si accontenta di ciò che si ha (e, soprattutto, di ciò che si è) e si desidera di più (o di diventare ciò che non si è)?
Vuoi vedere che la tentazione principe è proprio questa, quella cioè che induce ingannevolmente a voler diventare ciò che non si è, non accontentandosi cioè di quello che si è?

Se i “primi” uomini si fossero accontentati…
e se il “primo” angelo non avesse voluto far carriera…

A ben considerare, infatti, nella narrazione della creazione di Adamo ed Eva c’è una parolina, un “verbo” usato dal tentatore nei riguardi della prima coppia ed è curiosamente un verbo declinato al “futuro”: “Se coglierete quel frutto…diventerete come Dio”.
La tentazione mira quindi a far distogliere ad Adamo ed Eva l’attenzione al presente (e il loro presente consisteva nell’accontentarsi cioè di essere semplicemente “figli di Dio”) per dirottarla verso un futuro…irrealizzabile (infatti non si può “diventare” quello che non si “è”).
La dinamica di ogni tentazione consiste prevalentemente quindi nel rovinare il presente con l’ansia per il futuro…inducendo l’essere umano a non riconoscere e a non accontentarsi della “grazia del presente”.
E per non cadere in tentazioni del genere, ecco allora il paradosso :“Desidera ciò che hai”…
E Adamo ed Eva “avevano” già la grazia del presente di “essere” figli di Dio. Perché non accontentarsi?
E per vincere definitivamente la tentazione ancora oggi, ecco la considerazione di Simone Weil (1909-1943, nel libro L’attesa di Dio, del 1972): “Se l’aver mangiato un frutto ha rovinato l’umanità, la salvezza sarà nell’atteggiamento contrario, nel guardare un frutto senza mangiarlo”.
Ma questa storia del “non accontentarsi” aveva un precedente (è il secondo scenario): quando il più “primo” degli spiriti angelici, per invidia di non essere come Dio, si mise in testa di volere di più, di diventare ciò che non era, di fare carriera, di salire più in alto, in buona sostanza di non accontentarsi di quello che era…sono cominciati i guai per lui e per tutti. L’esatta contrario di quanto ha fatto Dio che, quando ha voluto “fare carriera”, fare di più, salire più in alto…è sceso in basso…per noi uomini e per la nostra salvezza.

E la famiglia cosa c’entra in tutto ciò?

Poche considerazioni. Non dice nulla il forte aumento, ai giorni nostri, di malanni fisico-psichico-emozionali dovuti all’ansia per il domani? Non dice nulla il fatto che sull’altare della carriera e del voler sempre di più “avere” o “apparire” si sacrifichino spesso valori prioritari e fondamentali per la vita coniugale e familiare?
Ci sarà pure un punto d’equilibrio tra l’accontentarsi del qui ed ora del proprio essere ed esistere e il desiderare qualcosa di meglio senza rovinare il qui ed ora!
Ci sarà pure un punto di equilibrio tra il “preoccuparsi” del futuro dei propri figli (sacrificandosi esageratamente “per” loro) e semplicemente “l’occuparsi” del loro presente (magari vivendo di più “con” loro).
E’ solamente casuale che l’aumento delle patologie ansioso-depressive dell’uomo moderno vada di pari passo con l’allontanamento dell’uomo da DIO?
La tentazione del “futuro” dal quale ci si aspetta di più di quello che può offrire è la tentazione più raffinata
A questa tentazione così diabolicamente raffinata si può rispondere con altrettanta raffinata virtù, la virtù teologale più potente e protettiva che esista contro le velleità e le ansie riguardanti il futuro, la virtù della speranza.
“Non abbiate paura,,,io ho vinto il mondo!” Lo disse Gesù…che a suo tempo aveva già liquidato il tentatore alla maniera che tutti sappiamo e cioè facendogli capire che Lui, d’accordo col Padre, si accontentava di quello che era e che era venuto a fare.

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