LA LEGGENDA DELLA PASSIFLORA

   Nei giorni lontani, quando il mondo era tutto nuovo, la primavera fece balzare dalle tenebre verso la luce tutte le piante della Terra, e tutte fiorirono come per incanto. Solo una pianta non udì il richiamo della primavera, e quando finalmente riuscì a rompere la dura zolla la primavera era già lontana…

“Fa che anch’io fiorisca, o Signore!” – pregò la piantina.

” Tu pure fiorirai” – rispose il Signore.

“Quando?” – chiese con ansia la piccola pianta senza nome.

“Un giorno…” – e l’occhio di Dio si velò di tristezza.

   Era ormai passato molto tempo, la primavera anche quell’anno era venuta e al suo tocco le piante del Golgota avevano aperto i loro fiori.

   Tutte le piante, fuorché la piantina senza nome.

Il vento portò l’eco di urla sguaiate, di gemiti, di pianti: un uomo avanzava fra la folla urlante, curvo sotto la croce, aveva il volto sfigurato dal dolore e dal sangue…

“Come vorrei piangere anch’io come piangono gli uomini…” – pensò la piantina con un fremito.

   Gesù in quel momento le passava accanto e una lacrima mista a sangue cadde sulla piantina pietosa.

   Subito sbocciò un fiore bizzarro che portava nella corolla gli strumenti della passione: una corona, un martello, dei chiodi…era la passiflora, il fiore della passione.

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ATTENZIONE ALL’UOMO SBAGLIATO

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UNA SORTA DI DRITTA ESISTENZIALE

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TITOLO DA NON CAMBIARE!

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CURIOSITA’ SUL PREGARE…

“Non dovete leggere tante pagine dei vostri libri al Signore; Egli sa cosa c’è scritto. Dovete conversare con Lui dal profondo del cuore; vedete, io parlo anche con voi dal profondo del cuore ed a memoria; è meglio ed è più naturale che se vi leggessi qualcosa da un libro”. (Teresa Neumann, mistica)

“Pretendi dal Signore una gran pazienza leggendogli del latino per un’ora! Dì una buona volta: “Signore, ti amo”! (Teresa Neumann, mistica)

 “Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico in verità che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me, produce l’effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose. Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi, e cambiare così l’agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell’anima, stornare il pensiero dalla tribolazione, e rimettersi a me perché io solo vi faccia trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, nell’altra riva. Quello che vi sconvolge e vi fa un male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillo ed il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge. Quante cose io opero quando l’anima, tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali, si volge a me, mi guarda, e dicendomi: “pensaci tu”, chiude gli occhi e riposa! Avete poche grazie quando vi assillate per produrle, ne avete moltissime quando la preghiera è affidamento pieno a me. Voi nel dolore pregate perché io operi, ma perché io operi come voi credete… Non vi rivolgete a me, ma volete voi che io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura, ma, che gliela suggeriscono. Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater: “Sia santificato il tuo nome”, cioè sii glorificato in questa mia necessità; “venga il tuo regno”, cioè tutto concorra al tuo regno in noi e nel mondo; “sia fatta la tua volontà”, ossia PENSACI TU. (…) Satana tende proprio a questo: ad agitarvi per sottrarvi alla mia azione e gettarvi in preda delle iniziative umane. Confidate perciò in me solo, riposate in me, abbandonatevi a me in tutto. Io faccio miracoli in proporzione del pieno abbandono in me, e del nessuno pensiero di voi; io spargo tesori di grazie quando voi siete nella piena povertà! Se avete vostre risorse, anche in poco, o, se le cercate, siete nel campo naturale, e seguite quindi il percorso naturale delle cose, che è spesso intralciato da Satana. Nessun ragionatore o ponderatore ha fatto miracoli, neppure fra i Santi. Opera divinamente chi si abbandona a Dio. Quando vedi che le cose si complicano, di’ con gli occhi dell’anima chiusi: “Gesù, pensaci tu”. E distràiti, perché la tua mente è acuta… e per te è difficile vedere il male.”.

 (Gesù a Don Dolindo Ruotolo, 1882 – 1970)

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PREGARE, MA COME…

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ASCOLTO CONSULENZIALE

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LA BEATITUDINE IMPOSSIBILE

LA BEATITUDINE IMPOSSIBILE

  Prendo il discorso un po’ alla larga per non urtare la suscettibilità di qualcuno, anche se mi piacerebbe maledettamente farlo quando sento questo qualcuno blaterare (sì, proprio blaterare) in termini di diritti civili. Ma prima di entrare nel tema dei diritti civili voglio dare una spiegazione del titolo.

   C’è una espressione che a volte si sente pronunciare da qualcuno in riferimento a ragionamenti o pensieri discutibili sul piano dell’intelligenza e questa espressione è: “Beata ignoranza!”.

   Patetica e tenera questa espressione, sta di fatto, però, che nel novero delle beatitudini spiritualmente paradossali proclamate da Gesù, non figura: “Beati gli ignoranti”.

   Il che può autorizzare a pensare che voler “ignorare” la verità o precludersi l’accesso alla medesima con l’autoubriacatura operata dalle proprie idee (narcisismo ideologico!) sia una posizione pregiudiziale più conseguente ad una pregressa scelta ideologica che non frutto di una intelligente analisi degli eventi.

   Ma torno sui “diritti civili”. Il costume culturale odierno ha fatto il salto mortale (sì, mortale nel vero senso della parola) dal riconoscere che “tutto è grazia” (frase conclusiva di un romanzo di George Bernanos) al “tutto è diritto”. Ma quel che è peggio è che viene proclamato diritto quello si desidera, quello che piace.

   Sarebbe quindi il “desiderio”, il fare quello che mi aggrada e/o che mi piace, la fonte del “diritto”?

   Dinamica, questa, che assomiglia un po’ (anzi moltissimo) al capriccio del “bambino” che strilla per ottenere quel che gli piace.

   E non voglio scomodare il celebre psicanalista Freud se non per ricordare che aveva già detto più o meno così e cioè che: “La persona diventa adulta quando la smette di fare solo quello che gli piace ed accetta di buon grado di fare anche quello che gli costa”.

   Ma torniamo a noi perché ce l’ho proprio sul gozzo il ragionamento capace di tagliare la testa al toro relativo al discorso del diritto civile di abortire (figuriamo quello incivile dove porterebbe!) e mi riprometto di non far uso di paradossi, se non in caso estremo (a quando il diritto di esistere?).

   Ricordo soltanto che il patatrac iniziò quando qualcuno (Satana) pretese ed accampò il diritto di voler essere Dio anche lui!

   Ecco il semplice ragionamento che taglia la testa al toro: NON PUÒ ESSERE UN DIRITTO QUELLO CHE NON È UN BISOGNO.

   Infatti si campa e si cresce in ragione della soddisfazione dei bisogni, bisogni primari dice la scienza antropologica (mangiare, bene, respirare).

   Ma, considerando che dentro al corpo albergano una mente, un cuore ed un’anima, si potrebbe tranquillamente concludere chesiano bisogni primari da soddisfare anche quelli della mente (bisogno di verità), del cuore (bisogno di amore), dell’anima (bisogno di Dio).

   Concludo ponendomi una domanda e dandomi la risposta: abortire è un bisogno? Certo che no!  (Gigi Avanti)

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