Per anni sono stato un nevrotico. Ero ansioso, depresso ed egoista.
E tutti continuavano a dirmi di cambiare. E tutti continuavano a dirmi
quanto fossi nevrotico.
E io mi risentivo con loro, ed ero d’accordo con loro, e volevo cambiare,
ma non ci riuscivo, per quanto mi sforzassi.
Ciò che mi faceva più male era che anche il mio migliore amico
continuava a dirmi quanto fossi nevrotico.
Anche lui continuava a insistere che cambiassi.
Ed io ero d’accordo anche con lui, e non riuscivo ad avercela con lui.
E mi sentivo così impotente e intrappolato.
Poi, un giorno, mi disse: “Non cambiare. Rimani come sei. Non importa
se cambi o no. Io ti amo così come sei; non posso fare a meno di amarti”.
Quelle parole suonarono come una musica per le mie orecchie:
“Non cambiare, non cambiare, non cambiare…Ti amo”.
E, oh meraviglia delle meraviglie, cambiai
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LA VIA DEL CAMBIO (quando si insiste nel voler cambiare gli altri)
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STORIELLA DELLA COPPIA PERFETTA… senza difetti!!!
C’erano una volta un uomo perfetto e una donna perfetta. Si incontrarono e, siccome la loro relazione era perfetta, si sposarono. Il matrimonio fu semplicemente perfetto.
E anche la loro vita insieme era ovviamente perfetta. In una notte di Natale buia e tempestosa, l’uomo perfetto e la donna perfetta stavano viaggiando in macchina su una strada molto tortuosa, quando all’improvviso notarono al lato della strada un uomo che aveva evidentemente problemi con il suo mezzo di trasporto.
Siccome erano una coppia perfetta, si fermarono per aiutarlo. L’uomo era Babbo Natale e aveva un enorme sacco pieno di regali. Siccome non volevano deludere tutti i bambini del mondo la sera di Natale, l’uomo perfetto e la donna perfetta si offrirono di accompagnare Babbo Natale con la loro auto e presto si trovarono a distribuire i regali.
Purtroppo le condizioni della strada e del tempo continuarono a peggiorare, finchè l’uomo perfetto, la donna perfetta e Babbo Natale ebbero un incidente. Solo uno di loro riuscì a sopravvivere. Quale dei tre?
LA RISPOSTA E’ LA SEGUENTE: la donna perfetta è l’unica che si salva: era l’unico personaggio “reale”, perché Babbo Natale non esiste e neanche un uomo perfetto esiste.
PER LE DONNE LA STORIA FINISCE QUI: NON LEGGANO OLTRE.
GLI UOMINI POSSONO LEGGERE OLTRE.:
Se Babbo Natale e l’uomo perfetto non esistono, vuol dire che al volante c’era la donna perfetta.
Questo spiega perché c’è stato l’incidente…TRA L’ALTRO, SE SEI UNA DONNA E STAI LEGGENDO, ABBIAMO PROVA ANCHE DI QUALCOS’ALTRO: che le donne non fanno mai quello che gli si dice.
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FRAMMENTI DI ORDINARIA SOFFERENZA (ovvero meno ordini e più carezze…)
Due semplici domande rivolte ai giovani di una scuola superiore hanno fornito due serie di sorprendenti risposte.
La prima domanda era: “Quello che ci siamo sentiti dire da bambini” . Ed ecco le risposte: stai fermo, muoviti, fai piano, sbrigati, non toccare stai attento, hai fatto la cacca, mangia tutto, lavati i denti, non ti sporcare, ti sei sporcato, stai zitto, parla ti ho detto, chiedi scusa, saluta, vieni qui, non starmi sempre intorno, vai a giocare, non disturbare, non correre, non sudare, attento che cadi, te l’avevo detto che cadevi , peggio per te, non stai mai attento, non sei capace, non lo puoi fare, sei troppo piccolo, lo faccio io, ormai sei grande, vai a letto, alzati, farai tardi, ho da fare, gioca per conto tuo, prima devi finire, copriti, non stare al sole , stai al sole, non si parla con la bocca piena.
La seconda domanda era: “Quello che avremmo voluto sentirci dire da bambini.” Queste le risposte: ti amo, sei bello, sono felice di averti, parliamo un po’ di te, troviamo un po’ di tempo per noi, come ti senti, sei triste, hai paura, perché non ne hai voglia, sei dolce, sei morbido e soffice, sei tenero, raccontami, che cosa hai provato, sei felice, mi piace quando ridi, puoi piangere se vuoi, sei scontento, cosa ti fa soffrire, cosa ti ha fatto arrabbiare, puoi dire tutto quello che vuoi, ho fiducia in te, mi piaci, io ti piaccio, quando non ti piaccio, ti ascolto, sei innamorato, cosa ne pensi, mi piace stare con te, ho voglia di parlarti, ho voglia di ascoltarti, quando ti senti più infelice, mi piaci come sei, è bello stere insieme, dimmi se ho sbagliato.
Ho l’impressione che molti adulti siano quotidianamente in attesa di espressioni come queste. Ognuna è una invocazione di ascolto, di rispetto, di attenzione, d’amore. Ma perché questa nostra civiltà, così tecnicizzata e progredita, dimentica questa fondamentale esigenza dell’essere umano
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LA TIGRE (a proposito di “sessualità” e dell’atteggiamento “adulto” da tenere in proposito)
C’era una volta una tigre. L’avevano catturata e messa in gabbia. Un guardiano ebbe l’incarico di nutrirla e sorvegliarla. Il guardiano voleva farsela amica e le faceva bei discorsi avvicinandosi alla gabbia. Ma la tigre lo osservava ostilmente coi suoi verdi occhi ardenti. Seguiva ogni movimento del guardiano, pronta a balzare. Allora il guardiano ebbe paura e pregò Dio di ammansire la tigre. Una sera – il guardiano era già andato a dormire – una bambina si avvicinò troppo alle sbarre della gabbia. La tigre la raggiunse coi suoi artigli. Un colpo, un grido. Quando arrivò il guardiano, non trovò che un corpo dilaniato e sangue. Così il guardiano seppe che Dio non aveva ammansito la tigre e la sua paura crebbe. Egli spinse allora la tigre in una tana oscura in cui non arrivava nessuno. Ma ora la tigre ruggiva giorno e notte. Il suo ruggito non lasciava più riposo al guardiano. Gli ricordava la sua colpa. In sogno vedeva sempre la bambina dilaniata. Nella sua angoscia levò un grido. Pregò Dio che facesse morire la tigre. Dio rispose. Ma la sua risposta fu diversa da quella che il guardiano si sarebbe aspettato. Dio disse: “”Fa’ entrare la tigre nella tua casa, nella tua abitazione, nella tua stanza più bella!” Il guardiano non aveva più paura della morte, ormai. Avrebbe anzi preferito morire piuttosto che continuare a sentire i ruggiti della tigre. Quindi obbedì. Aprì la porta alla tigre e pregò: “Sia fatta la tua volontà”. La tigre entrò e rimase tranquilla. A lungo si guardarono negli occhi. Quando la tigre si avvide che il guardiano non aveva paura e la sua respirazione era regolare, gli si sdraiò ai piedi. Cominciò così. Ma di notte la tigre ruggì di nuovo, e il guardiano ebbe paura. Dovette aprirle di nuovo la porta, farle fronte. Di nuovo dovette guardarla negli occhi. Così sempre. Ogni giorno. Mai la poté domare per sempre, ‘una volta per tutte’. Doveva sempre vincerla di nuovo. Ogni giorno la prova di coraggio si ripeteva. Dopo anni la tigre e il guardiano divennero buoni amici. Il guardiano poteva accarezzare la tigre, metterle la mano tra i denti. Ma non doveva abbandonarla con gli occhi. Quando si guardavano, si riconoscevano e sapevano d’essere inseparabili, di aver bisogno uno dell’altro per una vita più completa , e ne erano grati. (fonte sconosciuta)
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CONCENTRAZIONE E COMPASSIONE (per ben ascoltare e aiutare)
Un giovane che aveva gravi problemi si presentò un giorno in un monastero e chiese di parlare con l’abate. “La vita è per me un peso insopportabile”, gli dichiarò. “Quando mi alzo la mattina, mi chiedo perché lo faccio; ogni giorno è una sofferenza; non so più a chi rivolgermi. Ho sentito dire che il buddismo promette la liberazione dal dolore, già qui in questa vita. Ma io non sono capace di lunghi sforzi: non potrei passare anni a meditare o a fare sacrifici. Avrei bisogno di un metodo semplice e immediato, di una via breve: Mi sapete dire se esiste?”
L’abate gli domandò: “Che cosa sai fare?”. “Non so fare niente e non sono nemmeno capace di studiare”. “Ma c’è qualcosa che ti piace fare?” “Soltanto una cosa: giocare a scacchi”.
L’abate ordinò che gli venissero portate una scacchiera e una spada. Poi mandò a chiamare un monaco. “Tu mi hai giurato obbedienza”, gli disse. “Ora devi mantenere il tuo voto. Giocherai una partita a scacchi con questo giovane. Ma, bada bene: se perderai, ti taglierò la testa con questa spada. Se invece sarà lui a perdere, taglierò la sua testa. Vi prometto, comunque, che chi morirà raggiungerà in quel momento l’illuminazione”.
I due giovani fissarono pallidi l’abate e capirono che non stava scherzando. Ma non se la sentirono di tirarsi in dietro: erano infatti lì per quel motivo: per raggiungere l’illuminazione e, con essa, la liberazione da ogni sofferenza. E sapevano di dover rischiare ogni cosa, anche la vita. Così acconsentirono e incominciarono a giocare.
Entrambi si concentrarono come non avevano mai fatto: le loro gocce di sudore cadevano sulla scacchiera, che ormai rappresentava tutta loro vita, tutto il loro mondo. Vincere o morire: non c’era una terza possibilità.
L’abate li osservava impassibile, con la spada in mano.
Il giovane si trovò dapprima in svantaggio, ma poi il monaco fece una mossa sbagliata, che in breve lo mise in difficoltà. “La vittoria non può più sfuggirmi” pensò il giovane. E si mise a guardare l’avversario. Vide che aveva solo qualche anni più di lui, notò l’espressione seria e capì che doveva aver trascorso anni in quel monastero, sottoponendosi a prove e sacrifici. Certo, anche l’altro sentiva la sofferenza della vita e voleva liberarsene; e si era, per questo, impegnato con tutte le sue forze. Che differenza c’era fra loro? Nessuna; solo che lui, il monaco, si era impegnato di più. Ma ora stava perdendo a quel gioco, e sarebbe morto.
Il giovane, a questo punto, provò una grande compassione per il suo avversario e non desiderò più vincere. Compì una serie di errori deliberati, finchè fu vicino alla sconfitta definitiva, allo scacco matto.
A quel punto l’abate si alzò, sollevò in alto la spada e l’abbattè….non sul collo del giovane, ma sulla scacchiera, che andò in frantumi.
“Non c’è né vinto, né vincitore”, dichiarò. “E quindi non taglierò la testa di nessuno”. Poi, rivolto al giovane, aggiunse:”Due sole cose sono necessarie: la concentrazione e la compassione. Tu oggi le hai esperimentate entrambe. Eri completamente concentrato nel gioco e, in quella concentrazione hai potuto sentire compassione per il tuo avversario. Questa è la via che cerchi”.
(fonte sconosciuta)
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Aforismi
“La persona che parte non è mai la stessa persona che torna”.
“Non è importante il cosa si sta vivendo, ma il come lo si sceglie di
vivere”.
(Raffaella Mamotti)
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Seminare..
“Seminare…seminare…con il gusto della semina,
indipendente da chi e quando penserà al raccolto”.
(Geppy Sferra)
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Fraternità
Un giorno camminando in montagna ho visto da lontano una bestia.
Avvicinandomi mi sono accorto che era un uomo.
Giungendo di fronte a lui ho visto che era mio fratello.
(Dai Chassidim)
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Aforismi anonimi
l tuo essere è formato da due parti: una pensa di conoscere se stessa, l’altra pensa che gli altri la conoscano.(anonimo)
La scienza e la religione si trovano d’accordo su tutto, ma la scienza e la fede sono in disaccordo totale.(anonimo)
Il migliore fra gli uomini è colui che arrossisce quando lo lodi e rimane in silenzio quando lo diffami (anonimo).
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Aforisma
Quando ho piantato il mio dolore nel campo della pazienza, essa mi ha dato il frutto della felicità. (anonimo)
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