Archivi categoria: Aforismi, poesie

Una serie di scritti, suggestioni, aforismi ed emozioni raccolti nel corso del tempo

IO SONO (per uscire dalla nostalgia per il passato e dall’ansia per il futuro)

Mi rammaricavo
del mio passato
e temevo il mio futuro
quando, improvvisamente
il mio Signore parlò:
Il mio nome è IO SONO.
Fece una pausa. Io attesi.
Poi continuò:
Se tu vivi del passato
con i suoi errori
e i suoi dispiaceri
vivi nel dolore.
Io non sono nel passato.
Il mio nome non è IO ERO
Se tu vivi del futuro,
con i suoi problemi
e le sue paure,
vivi nel dolore.
Il non sono nel futuro.
Il mio nome non è IO SARO’.
Se tu vivi questo momento,
vivi nella pace.
Io sono nel presente.
Il mio nome è IO SONO

(Helen Mallicoat)

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Perchè l’oro brilla..

Tanto tempo fa c’erano due tipi di metalli che erano sposati. erano il bronzo che era bello e lucente e il ferro che era resistente. I due si volevano molto bene e volevano avere un bambino. Dopo un anno questo bambino arrivò ed era diverso dai genitori, perché aveva preso dal papà che era il ferro la resistenza e dalla mamma aveva preso la brillantezza. I genitori lo chiamarono oro, e fin da allora l’oro è molto prezioso.
(Matteo 1996 – Foligno)

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TU… RAGAZZO… (invito significativo di una ragazza ad un ragazzo circa il rapporto “affettivo”… gestuale)

Tu, ragazzo, mi dici
che bisogna pure divertirsi,
godere ed essere contenti.
Ma l’amore non è un gioco,
io non sono il tuo giocattolo
e neanche tu lo sei per me.
E se credo che il piacere
non è un frutto proibito,
so pure che il frutto deve essere maturo
prima di essere colto,
e che non bisogna rubare
nel frutteto altrui,
anche se l’amico complice
mi ci introduce di notte.
Tu mi dici, così si dice,
che bisogna provare tutto,
che l’amore si impara
e che bisogna allenarsi…
Ma non è vero che le ragazze
sono scarpe per i tuoi piedi,
che tu puoi provare
una dopo l’altra,
ridendo, prima di trovare
la linea che ti piace
e la misura giusta.
E il mio corpo, ragazzo,
non è una bianca tastiera di pianoforte
sulla quale puoi esercitarti
a percorrerne le scale…
per suonare poi con un’altra
il concerto della tua vita!

(“Parlami d’amore” di M. QUOIST)

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Il Morire

Cos’è il morire? Me ne sto sulla riva del mare, una nave apre le vele alla brezza del mattino e parte per l’oceano. E’ uno spettacolo di rara bellezza ed io rimango ad osservarla fino a che svanisce all’orizzonte e qualcuno accanto a me dice: “E’ andata!”. Andata! Dove? E’ sparita dalla mia vista: questo è tutto. Nei suoi alberi, nella carena e nei pennoni essa è ancora grande come quando la vedevo, e come allora è in grado di portare a destinazione il suo carico di esseri viventi. Che le sue misure si riducano fino a sparire del tutto è qualcosa che riguarda me, non lei, e proprio nel momento in cui qualcuno accanto a me dice: “E’ andata!” ci sono altri che stanno scrutando il suo arrivo, e altre voci levano un grido di gioia: “Eccola che arriva!”: E questo è il morire.

SONO NELLA STANZA ACCANTO…

La morte non è nulla. Sono solo scivolato nella stanza accanto. Io sono io e tu sei tu. Quello che eravamo l’uno per l’altro, lo siamo ancora… Chiamami col mio solito nome. Parlami nel modo in cui eri solita parlarmi… Non cambiare il tono della tua voce. Non assumere espressioni forzate di solennità o dispiacere. Ridi come eravamo soliti ridere dei piccoli scherzi che ci divertivano. Gioca…sorridi…pensami…prega per me Lascia che il mio nome sia la parola familiare che è sempre stata. Lascia che venga pronunciato con naturalezza, senza che in esso vi sia lo spettro di un’ombra La vita ha il significato che ha sempre avuto. E’ la stessa di prima. Esiste una continuità mai spezzata. Che cos’è la morte se non un incidente insignificante? Dovrei essere dimenticato solo perché non mi si vede? E’ un intervallo, sto solo sorridendoti, da qualche parte molto vicino, proprio dietro l’angolo. Va tutto bene.

SE CONOSCESSI..

Se conoscessi il mistero immenso del Cielo dove ora vivo, questi orizzonti senza fine, questa luce che tutto investe e penetra, non piangeresti se mi ami. Sono ormai assorbito nell’incanto di Dio, nella sua sconfinata bellezza… Le cose di un tempo sono così piccole al confronto! Mi è rimasto l’amore di te, una tenerezza dilatata che tu neppure immagini. Vivo in una gioia purissima. Nelle angustie del tempo, pensa a questa casa dove un giorno saremo riuniti oltre la morte, dissetati alla fonte inestinguibile della gioia e dell’amore infinito. Non piangere, se veramente mi ami…
“Ogni tanto mi sorprendo a fantasticare sulla vita eterna e a immaginare come sarà e allora mi pare di scoprire il segreto che sta dietro questo enigma: immagino che l’uomo subito dopo la sua morte si incontri con Dio, e che entrambi si abbraccino, scoppiando in una grande risata…poichè tutti e due in quel momento scoprono che era così semplice e così bello e che hanno giocato bene il loro gioco e che questo gioco era degno di essere giocato.” (Parazzoli)

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A…come Amore (fiducia reciproca, comunicazione, cogliere sempre il positivo)

UNA COPPIA DI CONTADINI (amore, dialogo, attenzione al qui ed ora, fiducia reciproca….)

Una coppia di contadini abitava in una piccola fattoria isolata in mezzo alle montagne. Il marito era un brav’uomo e sua moglie lo amava teneramente.
Un notte il temporale distrusse il tetto della loro fattoria. Per ripararlo, decisero di comune accordo di vendere il loro unico asino.
Il mattino dopo, il contadino si mise in cammino insieme all’animale. A metà strada incontrò un uomo, che, come lui, stava andando al mercato per vendere il suo cavallo.
Lo straniero gli propose di scambiare il cavallo con l’asino.
– Perché no? – disse il contadino. – Un cavallo è molto utile in campagna; con il suo aiuto potrei far rendere meglio il mio campo e guadagnare così il denaro necessario per riparare il tetto.
Perciò diede il suo asino allo sconosciuto, si prese il cavallo e tornò verso casa.
Ma mentre camminava si accorse che l’animale inciampava spesso, e a un tratto si rese conto che il cavallo era cieco.
– Povera bestia, – disse accarezzandolo dolcemente, – dev’essere faticoso camminare su questa strada sassosa senza vedere niente!
Condusse il cavallo verso il bordo del sentiero, perché potesse mangiare un po’ d’erba, e intinto si sedette a pensare che cosa conveniva fare.
Dopo un po’ gli si avvicinò un uomo che trascinava una mucca.
-Che bella bestia, – disse guardando il cavallo. – Sì, ma è cieco. – Mi serve proprio un cavallo per dei lavoretti semplici, – rispose l’uomo, – e questo potrebbe fare al caso mio, anche se è cieco. Lo scambierei volentieri con la mia mucca.
L’affare fu concluso e il contadino si rimise in viaggio. Ma dopo un po’, vedendo che la mucca avanzava molto lentamente, si accorse che una zampa anteriore era più corta delle altre.
In quel momento gli si avvicinò un uomo con in braccio una capretta, e gli chiese perché aveva quell’aria così preoccupata.
– Ho appena acquistato questa mucca, – spiegò il contadino, – e ho scoperto adesso che è zoppa. Il viaggio è ancora lungo; questa povera bestia soffrirà a camminare tanto!
– E’ da tempo che ho bisogno di una mucca, – disse lo sconosciuto, – Prendi la mia capra. Laggiù ci sono le prime case del mio villaggio. La mucca non dovrà camminare molto.
Il contadino accettò e riprese la marcia con la capretta in braccio. Dopo un po’, stanco per il peso, appoggiò la capra a terra; ma quella, tremante, aveva appena la forza di reggersi in piedi.
– Povera capretta, – esclamò il contadino, – tu sei malata! E vedendo una fattoria poco lontana, andò a cercare aiuto. La contadina esaminò l’animale. – So di che malattia si tratta, – gli disse. – Posso guarirla, ma dovrebbe restare qui per qualche giorno.
– Casa mia è molto lontana, – le rispose il contadino. – Non posso né aspettare né tornare.
– Allora prenditi questo gallo, e io mi terrò la capra.
Nel frattempo si era fatto mezzogiorno e il sole brillava alto nel cielo. Il contadino cominciò a sentire fame, ma non aveva il becco di un quattrino. Così al villaggio successivo vendete il gallo per una moneta con la quale comprò un sacco di roba da mangiare.
Pregustando il banchetto che stava per fare, si sedette all’ombra di un albero. Quando stava per mangiare il primo boccone, sobbalzò nel sentire una voce dietro di lui.
– Pietà, brav’uomo. Non mangio da giorni, e non so se mangerò neanche domani. Il contadino si girò e vide un vecchio mendicante appoggiato all’albero. Senza esitare un istante, fece sedere il vecchio e gli posò davanti il cesto pieno. Lo guardò felice che si saziava e riprese a cuor leggero il cammino verso casa.
Sua moglie lo aspettava sulla porta. Dopo averla abbracciata teneramente, le raccontò tutto quello che era successo.
– Bè, – cominciò, – non ho venduto l’asino perché l’ho scambiato con un cavallo. – Con un cavallo? Che magnifica idea! – gli rispose la moglie. – Ci sarà utile per lavorare il campo.
– Aspetta, – la interruppe il contadino. – Cammin facendo , ho scambiato il cavallo con una mucca.
– Ottimo: una buona mucca ci darà del latte fresco ogni mattina.
– Si’, – continuò lui, – ma non ho più la mucca perché l’ho scambiata con una capra.
– Hai fatto benissimo. Il latte di capra è ancora più nutriente; potrò fare tanti formaggi diversi.
– Ma non ho più neanche la capra; al suo posto ho preso un gallo.
– Bravo! Il gallo canterà tutte le mattine al levar del sole.
– Ascolta, – disse allora l’uomo. – Non ho più neppure il gallo. Avevo fame e l’ho venduto per una moneta e mi sono comprato da mangiare.
– Hai fatto bene. Ero così preoccupata per te pensando che eri senza cibo! La strada è lunga, devi essere stanco.
– Aspetta, – aggiunse lui. – Avevo cominciato a mangiare quando è arrivato un mendicante affamato. Così gli ho regalato tutto il cibo che avevo, e sono tornato a casa.
– Non avresti potuto agire meglio, – rispose la moglie abbracciandolo. – Sono felice di avere un marito come te! Entra che ti preparo qualcosa da mangiare. Devi avere una fame da lupo!
Il mattino dopo, l’uomo si alzò per mettersi al lavoro. Aprì la porta di casa…e quale non fu la sua sorpresa nel vedere un bell’asino, un cavallo che ci vedeva benissimo, una mucca con le zampe lunghe uguali, una capretta sana come un pesce e un magnifico gallo!
In mezzo all’aia, un raggio di sole faceva brillare una moneta d’argento.
Chiamò sua moglie, che sorrise vedendo quello spettacolo, lo abbracciò e disse: – Ma dimmi, chi era il mendicante a cui hai dato da mangiare?

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