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Ex docente alle superiori a Roma, attualmente pensionato

FRANCESCO 33 ANNI….

Siccome il tempo passa per tutti (ma va!) e mi vengono alcune nuove paure che vanno ad aggiungersi a quelle che ho coltivato deficientemente per tutta una vita… oggi, che è il Corpus Domini, parallelamente a queste paure (avrete già scoperto evidentemente di quali paure si tratta) mi è tornata  alla mente questa espressione “Cerchiamo di stare sereni… tanto dalla vita non si esce vivi!” Quindi si esce morti! Allora è anche vero che dalla morte si esce vivi… come ha dimostrato, eloquentemente e senza troppe chiacchere persuasive, Gesù..

 

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QUALCHE ESPRESSIONE… TANTO PER FARE IMPRESSIONE!


“LA REALTA’ E’ QUELLA COSA CHE SE ANCHE SMETTI DI CREDERCI,,, NON SVANISCE”. (P.K. Dick). Vale per tutte le “realtà”, compresa la la realtà di un Dio…
“SENZA EMOZIONI IL TEMPO E’ SOLO UN OROLOGIO CHE FA TIC TAC” (Da un film). Che emozione sentire il tic tac…!
“QUANDO UN ORECCHIO SI AFFINA DIVENTA UN OCCHIO”.  (Rumi, mistico persiano del XIII secolo).. Avercene due si parte avantaggiati!,
“L’ARTE DELL’ASCOLTO E’ ALLA BASE DI OGNI SANA RELAZIONE CHE HA IL POTERE DI AIUTARE E CURARE”. (Anonimo).
“IL MODO IN CUI SCEGLIAMO DI VEDERE IL MONDO CREA IL MONDO CHE VEDIAMO” (Kaufmann). Attenti al vicolo “cieco” in cui si rischia di finire….
“SOLO LE PERSONE SUPERFICIALI IMPIEGANO ANNI PER LIBERARSI DA UNA EMOZIONE, CHI SIA PADRONE DI SE’ PUO’ PORRE TERMINE A UNA SOFFERENZA CON LA STESSA FACILITA’ CON CUI INVENTA UN PIACERE. NON VOGLIO ESSERE IN  BALIA DELLE MIE EMOZIONI, VOGLIO SERVIRMENE, GODERLE, DOMINARLE”. (Oscar Wilde in IL RITRATTO DI DORIAN GRAY).

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PER I FRETTOLOSI A GIUDICARE… A COMINCIARE DA ME!

C’era una volta nell’Impero Cinese un contadino che viveva facendo servizi di trasporto con il suo cavallo. Un giorno il suo cavallo fuggì nella foresta lasciando il contadino senza lavoro e probabilmente senza futuro. La gente del suo villaggio, incontrandolo per strada, esclamava: “Che sfortuna!” e lui rispoindeva: “Forse”. Di lì a qualche giorno il cavallo tornò a casa portandosi appresso due puledri. La gente del villaggio, incontrando il contadino esclamava: “Che fortuna!”. E lui rispondeva: “Forse”. Il contadino aveva un figlio e questi fu incaricato dal padre di addomesticare i due puledri. Nel fare questo  un giorno cadde dal puledro che stava domando e si ruppe una gamba. La gente del villaggio incontrando il contadino esclamava: “Che sfortuna!”. E lui rispondeva: “Forse!”. Scoppio una guerra nell’Impero Cinese e i giovani furono reclutati per andare al fronte. Ma il figlio del contadino non fu reclutato… La gente del villaggio, incontrando il contadino, esclamava. “Che fortuna!”.  E lui rispondeva: “Forse!”.

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LO SPACCAPIETRE GIAPPONESE (per chi non si accetta per quello che è…e non s’accontenta “quasi” mai.

Ai piedi della grande montagna vicina al villaggio, Yamatsumi martellava con forza la roccia, ma la fatica era tanta e il sole picchiava impetuoso. Poco più a valle scorreva il via vai della gente e passavano i palanchini con i notabili del paese sotto una tenda di seta rossa. Yamatsumi nel vederli alzava gli occhi al cielo e sospirava: “Potessi essere ricco anch’io e viaggiare, in un palanchino, sotto una tenda di seta rossa!”. Il suo desiderio fu accolto e Yamatsumi si ritrovò in un palanchino sotto una tenda di seta rossa. Ma il sole continuava a saettare, la gente ansimava e tutto bruciava dalla sete. Yamatsumi si sentiva deluso ed impotente. Tirò fuori la testa dal suo palanchino e disse: “Vorrei essere io il sole!”. Il suo desiderio fu di nuovo esaudito e Yamatsumi fu il sole: da mattina a sera disperdeva l’oscurità, donava luce e calore, dal cielo dominava incontrastato su ogni cosa. Ma una mattina, tra lui e la terra, si insinuò una nube che imprigionò i suoi raggi. Inutilmente Yamatsumi si agitò, scaglio i suoi dardi infuocati, cercò di dissolvere la nube. Alla fine, vistosi sconfitto, disse: “Voglio essere la nube!”. ”Sia fatto come tu vuoi”, gli fu risposto. E Yamatsumi fu una nube capace di fare il bello ed il cattivo tempo, pronta a dispensare la pioggia e la neve a suo piacimento e a contrastare, senza alcun timore, il dominio del sole. Ma un giorno si trovò a passare accanto alla vetta rocciosa di un’alta montagna. Yamatsumi percepì subito quella presenza come una sfida, raccolse tutte le sue forze e si scagliò con violenza contro la roccia: vento, pioggia, grandine, tuoni, saette… La montagna rimaneva là superba e immobile, nel suo atteggiamento di sfida. Yamatsumi allora, al colmo dell’ira, gridò: “Voglio essere la montagna!”. E così fu. Una montagna maestosa e svettante, avvolta nella sua superba bellezza. E passarono i giorni. Una mattina arrivò qualcuno armato di mazza e scalpello che cominciò a colpire ai piedi la montagna. Mentre i pezzi si staccavano, Yamatsumi si piegò e vide di lontano un uomo che, battendo con la mazza e il martello, faceva tanti blocchi e li accatastava l’uno sopra l’altro. “Chi è quel piccolo essere che osa dilaniarmi brano a brano? Voglio essere io quell’uomo!”. E Yamatsumi continuò ad essere lo spaccapietre di un tempo, ma finalmente felice e contento. (Novella giapponese)

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A proposito del volersi intestardire a “denunciare” il male…

Il male si denuncia da se. Non è saggio perdere tempo a denunciarlo… ma affrettarsi a fare il bene

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PRIMA COMUNIONE DANIELA, CHIARA, FRANCESCO

PRIMA COMUNIONE DANIELA, CHIARA, FRANCESCO

QUALCHE ANNO FA… ANCHE I NOSTRI TRE FIGLI DANIELA, CHIARA, FRANCESCO OTTENEVANO IL DONO DELLA PRIMA COMUNIONE…

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di | 13 Maggio 2014 · 09:00

PRIMA COMUNIO DI BEATRICE E SILVIA

PRIMA COMUNIO DI BEATRICE E SILVIA

IL 4 MAGGIO LE NOSTRE NIPOTINE BEATRICE 10 ANNI E SILVIA 12 ANNI HANNO RICEVUTO IL DONO DELLA PRIMA COMUNIONE…

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di | 13 Maggio 2014 · 08:55

6 maggio 1979

6 maggio 1979

Con un gruppo di fidanzati alla parrocchia di s. Antonio a piazza Asti (rogazionisti) Roma. Il Papa della Famiglia, in docilità allo Spirito (San Giovanni XXIII)… Abbiamo rinvigorito lo Spirito Santo la mattina del 27 aprile, giorno della doppia canonizzazione, e delle quadruplici emozioni, lo abbiamo rinvigorito con le medesime emozioni che ci aveva regalato…Lo Spirito Santo è sovente anche “spiritoso” in barba alla nostra “seriosità”… FRUTTI DELLO SPIRITO (che sono elencati in numero di 9 da san Paolo…). Se i frutti sono i comportamenti visibili delle piante, i nostri comportamenti relazionali dovrebbero essere gustosi, belli, gradevoli come lo sono i frutti…Anziché “desiderare di avere” i frutti soltanto perchè gradevoli e invitanti (ci sono cascati con tutti due i piedi Eva e Adamo…) dovremmo impegnarci ad “essere frutti” (“Desidera ciò che hai” avrà modo di dire sant’Agostino… intendendo di riconoscere che si “ha” di “essere” figli di Dio… ). Che cosa nei nostri comportamenti andrebbe “modificato” nel senso della bontà, amore, benevolenza, mitezza, dominio di sè ecc. ecc.? Non si arriverà fino a nove, ma a tre o quattro perchè no? Insomma, il desiderio di avere nasconde il bisogno di essere…

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di | 28 aprile 2014 · 19:45

METTERSI INSIEME…è facile! Più difficile è METTERE SU FAMIGLIA

Perché così spesso “mettersi insieme” oggi non è anche “mettere su famiglia”? (Annarita) (dalla rivista SE VUOI)
Annarita, complimenti… nella tua domanda c’è già inclusa la risposta. Intendo dire che, ragionando in termini un po’ paradossali, oggi accade così nei rapporti ragazzo – ragazza, perché “mettersi insieme” non è difficile, mentre “mettere su famiglia” lo è. E lo è diventato sempre di più in questi ultimi decenni in quanto che la cosiddetta “cultura” di fondo che subdolamente influisce sulla convivenza umana è una cultura più incline al frammentario che non al definitivo, è una cultura più tendente a vivere l’emozione del momento che non a impegnarsi per una progetto di lunga durata, è una cultura tinta di individualismo più che di relazionalità, è una cultura drammaticamente paradossale che lascia aperta la porta alla “reversibilità” in una situazione di scelta che per natura sua postula di non guardare indietro una volta “messo mano all’aratro”, è una cultura tronfia di razionalità ma scarsa di spiritualità, una cultura che snobba il mistero, una cultura del “fai da te” (salvo poi a rincorrere guru, terapeuti, maghi di varia specie per correre ai ripari), è una cultura sbilanciata sulla tecnica noncurante dell’etica (chi ha detto che se una cosa la si può tecnicamente fare, sia lecito e onesto farla?). E faccio pausa un momento con questo sfogo. perché non ti vorrei spaventare con questa tiritera sociologica, ma siccome la tua è proprio una bella domanda e vi leggo tra le righe un sommesso invito al positivo, voglio tentare di trovare l’elemento che tiene insieme tutte queste caratteristiche “culturali” o di costume relazionale e questo elemento mi pare di ravvisarlo nella non “crescita” dell’uomo di oggi (ricordo per inciso che il primo comando del Creatore alla coppia fresca fresca di matrimonio – e i due non avevano neppure avuto il tempo di “mettersi insieme” – è “crescete”…, parola etimologicamente imparentata con il verbo “creare”, quasi a dire “portate avanti quel che ho creato”). Questa mancata crescita verso l’adultità blocca sovente ragazzi e ragazze alla fase della “adolescenzialità psichica” caratterizzata appunto dal dominio del sentimento per sua natura oscillante e poco stabile (laddove la stabilità la dà invece la “decisione”, la “scelta” di “amare”… senza dimenticare che la parola “amore” ha una radice etimologica sconvolgente, quella latina di “a – mors” e cioè “non morte”). In una parola, è una cultura della paura più che non della speranza… Paura del “per sempre”. Il per sempre è roba per gente coraggiosa, adulta, matura. I ragazzi e le ragazze di oggi, invece “così spesso” vengono braccati dalla paura di crescere. Se a questo poi si aggiunge che non si fidano di nessuno che li possa aiutare a crescere (“Signore, aiutami a crescere”… oppure “accresci la mia fede”), la situazione si complica. Tutto ciò è potuto accadere, quindi, perché è stato intaccato il “rapporto con Dio”. Già lo aveva intuito lo psicologo Carl Gustav Jung (non troppo gradito ai seriosi e sussiegosi analisti “padreterni” della prima ora!) quando affermava: “Molte nevrosi dell’uomo moderno sono riconducibili ad un non risolto problema religioso”. Ma torniamo a noi, carissima Annarita. Se “mettersi insieme” è facile e “mettere su famiglia” è difficile, e se così spesso tanti ragazzi e ragazze d’oggi optano per la prima “scelta” (che più che una scelta sembra essere un trovarsi scivolati dentro a una situazione piacevole talvolta a propria insaputa…) lo si deve anche al fatto che, a livello filosofico – culturale si sta vivendo un passaggio pericoloso, il passaggio dalla “persona fonte del diritto” al ”desiderio fonte del diritto”, nel senso che si pensa di avere diritto ad avere una cosa semplicemente perché la si desidera in quanto attraente e piacevole (è una vecchia storia… capitata a una certa Eva e al suo Adamo…). Per esempio si desidera essere considerati “sposati” anche se non lo si è (e magari anche tra persone dello stesso sesso…) e si pretende di avere i medesimi diritti di chi sceglie il matrimonio, civile o religioso che sia, nonostante il rifiuto del matrimonio come istituzione… Come se qualcuno pretendesse di avere i medesimi diritti di un prete senza volerlo diventare! Curioso eh? Le scienze del diritto invece hanno da tempo affermato che è la “persona” tutta intera ad essere fonte del diritto e non soltanto la sua parte “bambina”. Il bambino, si sa (e lo sosteneva già Freud) agisce guidato dal principio del piacere e fa prevalentemente quello che gli “piace”, mentre l’adulto diventa tale quando riconosce di dover fare anche quello che gli “costa”… senza troppe storie. Il semplice “stare insieme” è piacevole, mentre “fare famiglia” costa… Senza dire che lo “stare insieme” non sembra configurarsi come una scelta adulta completa in quanto mancante dello scopo, della “finalità”. Potrei chiederti, cara Annarita, a che cosa è finalizzato lo stare insieme? Qualcuno potrebbe dire che lo “stare insieme” piano piano avvia verso il “fare famiglia”… Ma si aprirebbe, per i due, tutta una situazione interiore di ansietà… poco giovevole alla maturazione dello stile di vita della coppia. E qui si potrebbe aprire il discorso, magari da affrontare una seconda volta, delle “convivenze” all’italiana o delle convivenze quali che esse siano, vissute come propedeutiche al matrimonio, esperimentate come una sorta di prova. Senza andare troppo per le lunghe cito soltanto, magari anche un po’ stiracchiata, questa considerazione: “Non è cosa molto intelligente voler provare cos’è la morte con un lungo sonno, e neppure è cosa più saggia pretendere di sperimentare l’unione coniugale prima di entrare totalmente nel matrimonio”. (Theodore Bovet). Per concludere, cara Annarita, riprendo dalla tua domanda l’espressione “così spesso” che mette proprio il dito sulla piaga… Così spesso sta dilagando questo “stare insieme” non finalizzato e non progettuale perché “così spesso” è invalso l’uso di voler manovrare di testa propria la propria vita ignorando che essa è invece da manovrare rispondendo ad una “vocazione”. O anche questa parola fa paura? E allora servirebbe fare come fanno i bambini quando hanno paura, e cioè chiamare papà o mamma…Ed ecco dal cuore impaurito sgorgare l’orazione dell’anima “Padre Nostro”. E data la tua, immagino, giovane età ti voglio regalare questa parafrasi di un proverbio conosciutissimo: “Un Padre nostro al giorno toglie il maligno di torno”, il maligno della superbia, dell’avarizia, della lussuria, dell’ira, della gola, dell’invidia, dell’accidia… e (forse non lo sai che originariamente i vizi capitali erano 9… ai quali facevano quasi da contraltare i 9 frutti dello Spirito elencati da san Paolo) quello della menzogna e della paura.
(Gigi Avanti, consulente familiare, http://www.gigiavanti.com)

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ERA IL 6 MAGGIO 1979..

ERA IL 6 MAGGIO 1079..

Conservo l’autografo…e sioprattutto il ricordo (il computer avrà tanta memoria, ma non avendo “cuore” non conserva nessun “ricordo”…

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di | 22 aprile 2014 · 13:35