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Ex docente alle superiori a Roma, attualmente pensionato

UNA DELLE MIE ORAZIONI PREFERITE

            UNA DELLE MIE ORAZIONI PREFERITE…

 

 Eterno Padre, di chiedo di essere perdonato

 per tutte quelle volte che ti ho fatto perdere tempo

 inoltrandoti preghiere sbagliate.

 Non tenerne conto.

 Tieni conto, invece,

 di tutte quelle

 che sono in linea

 con i disegni misteriosi

 della tua santa e misericordiosa volontà,

 ma senza perdere tempo ad esaudirle.

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QUESTO E’ IL NOSTRO NIPOTINO PIETRO AVANTI

E nato il 21 settembre 2014

PIETRO

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TROVERAI IL TEMPO… PER MORIRE?

Qualche volta si sente dire, a proposito di gente che non ha mai tempo, che è sempre di corsa o indaffarata: “Non trova tempo neanche per morire”… Che potrebbe essere una svolta per scansare di botto la morte… Allora, in questo giorno dove i nostri cari, sull’altra sponda del tempo, festeggiano con noi, desidero regalare ai miei amici questa bella orazione di Jean Guitton…. Avendo tutto il tempo immaginabile a disposizione per farlo!
“MIO DIO, INSEGNAMI A USARE BENE IL TEMPO CHE MI DAI, SENZA SPRECARLO. INSEGNAMI A PREVEDERE SENZA TORMENTARMI. INSEGNAMI A TRARRE INSEGNAMENTI DAGLI ERRORI PASSATI SENZA LASCIARMI ANDARE ALLO SCRUPOLO. INSEGNAMI A IMMAGINARE IL FUTURO SENZA PREOCCUPARMI SE NON E’ COME LO IMMAGINO. INSEGNAMI A CONIUGARE LA FRETTA E LA LENTEZZA, LA SERENITA’ E IL FERVORE, LO ZELO E LA PACE, AIUTAMI QUANDO COMINCIO PERCHE’ E’ ALLORA CHE SONO DEBOLE. VEGLIA SULLA MIA ATTENZIONE QUANDO LAVORO. COLMA LE LACUNE DELLE MIE OPERE. DAMMI ABBASTANZA LUCE PERCHE’ IO NON SIA UN OSTACOLO. E FA CHE IO SIA CIO’ CHE SPERO. PERCHE’ IL MIO AVVENIRE DIMORA SEMPRE IN TE. SUI TUOI SENTIERI, SIGNORE, GUIDACI LA’ DOVE SIAMO RIVOLTI”. (Jean Guitton)

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CIAO GIGI….

E’ venuto a mancare il mio amico Gigi Cortesi (vedi suo blog), noto psicoterapeuta e scrittore di Bergamo: Che bello aver condiviso con lui l’amicizia e la collaborazione con don Carlino Panzeri… Adesso che è finalmente libero da tutto quanto frena la volontà di bene dell’essere umano… confidiamo che continui a darci una mano. Ciao Gigi

                                              IL  MORIRE…

 

Cos’è il morire?

Me ne sto sulla riva del mare, una nave apre le vele alla brezza del mattino e parte per l’oceano.

E’ uno spettacolo di rara bellezza ed io rimango ad osservarla fino a che svanisce all’orizzonte e qualcuno accanto a me dice: “E’ andata!”.

Andata! Dove? E’ sparita dalla mia vista: questo è tutto.

Nei suoi alberi, nella carena e nei pennoni essa è ancora grande come quando la vedevo, e come allora è in grado di portare a destinazione il suo carico di esseri viventi.

Che le sue misure si riducano fino a sparire del tutto è qualcosa che riguarda me, non lei, e proprio nel momento in cui qualcuno accanto a me dice: “E’ andata!” ci sono altri che stanno scrutando il suo arrivo, e altre voci  levano un grido di gioia: “Eccola che arriva!”:

E questo è il morire.

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                                        SONO NELLA STANZA ACCANTO…

 

La morte non è nulla. Sono solo scivolato nella stanza accanto. Io sono io e tu sei tu.

Quello che eravamo l’uno per l’altro, lo siamo ancora…

Chiamami col mio solito nome. Parlami nel modo in cui eri solita parlarmi…

Non cambiare il tono della tua voce. Non assumere espressioni forzate di solennità o dispiacere. Ridi come eravamo soliti ridere dei piccoli scherzi che ci divertivano.

Gioca…sorridi…pensami…prega per me

Lascia che il mio nome sia  la parola familiare che è sempre stata.

Lascia che venga pronunciato con naturalezza, senza che in esso vi sia lo spettro di un’ombra

La vita ha il significato che ha sempre avuto. E’ la stessa di prima. Esiste una continuità mai spezzata.

Che cos’è la morte se non un incidente insignificante?

Dovrei essere dimenticato solo perché non mi si vede?

E’ un intervallo, sto solo sorridendoti, da qualche parte molto vicino, proprio dietro l’angolo.

Va tutto bene.

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                                                  SE CONOSCESSI..

 

Se conoscessi il mistero immenso del Cielo dove ora vivo, questi orizzonti senza fine, questa luce che tutto investe e penetra, non piangeresti se mi ami.

Sono ormai assorbito nell’incanto di Dio, nella sua sconfinata bellezza…

Le cose di un tempo sono così piccole al confronto!

Mi è rimasto l’amore di te, una tenerezza dilatata che tu neppure immagini.

Vivo in una gioia purissima.

Nelle angustie del tempo, pensa a questa casa dove un giorno saremo riuniti oltre la morte, dissetati alla fonte inestinguibile della gioia e dell’amore infinito.

Non piangere, se veramente mi ami…

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“Ogni tanto mi sorprendo a fantasticare sulla vita eterna e a immaginare come sarà e allora  mi pare di scoprire il segreto che sta dietro questo enigma: immagino che l’uomo subito dopo la sua morte si incontri con Dio, e che entrambi si abbraccino, scoppiando in una grande risata…poichè tutti e due in quel momento scoprono che era così semplice e così bello e che hanno giocato bene il loro gioco e che questo gioco era degno di essere giocato.” (Parazzoli)

 

                                         SE MUOIO…

 

“Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura,

che tu possa risvegliare la furia del pallido e del freddo,

da sud a sud alzare i tuoi occhi indelebili,

da sole a sole suonare la tua bocca di chitarra.

Non voglio che vacillino il tuo riso né i tuoi passi,

non voglio che muoia la mia eredità di gioia,

non bussare al mio petto, sono assente.

 

Vivi nella mia assenza come in una casa.

E’ una casa così grande, l’assenza,

che entrerai in essa attraverso i muri

e appenderai i quadri nell’aria.

E’ una casa così trasparente, l’assenza,

che senza vita io ti vedrò vivere

e se soffri, amore mio, morirò nuovamente.”

                              

                                                   (poeta sconosciuto)

 

 

LA MORTE E’ LA CURVA DELLA STRADA, MORIRE E’ SOLO NON ESSERE VISTO, SE ASCOLTO SENTO IL SUO PASSO ESISTERE COME IO ESISTO. (E. Pessoa)

 

 

 

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PIETRO AVANTI

Ecco il nostro carissimo nipotino nato il 21 settembre 2014 da mamma MORGANA e papà FRANCESCO. Che gioia!

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Vuoi vedere che adesso…

Vuoi vedere che adesso qualche giudice carneade se ne uscirà con il “diritto a nascere”? Sì perchè con tutto quel parlare in termini di “diritti” (civili, incivili…) e dopo aver sentito, a proposito di eterologa, un tizio togato affermare “Nessuno può negare il diritto alla genitorialità”” c’è da aspettarsi di tutto. Ma non è un “dono” il poter essere “procreatori”? Ma non è un dono tutto quanto, a partire dal dono di nascere? Sta di fatto che la cultura “ludica” odierna (è tipico del bambino pretendere come diritto quallo che gli nasce come desiderio) che trasforma in diritto quello che avverte come desiderio e pretende capricciosamente che gli venga soddisfatto subito, ha portato a questo punto… Ciò che piace, che si desidera si trasforma magicamente e tragicamente in diritto. Ma dove sta scritto? Non certamente nekla natura… L’oscillazione poi tra il sì al “figlio ad ogni costo” e il “no al figlio perchè costa” fa venire le vertigini a chi ha ancora un po’ di cervello. Dirò di più a proposito del “sento desiderio quindi ho diritto”… dirò di più a proposito della attrazione onmosessuale… Non vorrei che sotto sotto ci fosse questo sotterranea e frettoloso modo di ragionare…”Siccome sento attrazione per persone del mio sesso sono  omosessuale”. Ci risiamo con il “sento quindi sono”. Lo dice tutta la letteratura scientifica seria che il periodo di latenza dove l’attrazione sessuale è ancora ondivaga è piuttosto lungo prima di determinarsi e focalizzarsi equilibratamente non deve indurre a frettolose e incongrue conclusioni sul piano della “identità sessuale”. Andiamoci piano con la dialettica deficiente neppur tanto Cartesiana del “sento quindi sono”…La cultura “ludica” e “frettolosa” dell’uomo moderno (moderno vuol solo dire “moda di oggi”…e basta ed è un po’ poco a livello di cultura seria)  finisce per tirarsi la zappa sui piedi addirittura giusitificando questo come “diritto”. Siamo al paradosso… A livello del profondo (spirituale) è come rivendicare il “diritto a peccare”… A questo punto il sindacalista di turno proporra il “sindacato dei peccatori”…

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CENT’ANNI DOPO

Adesso che ci sto pensando…. mi rendo conto che il nipotino PIETRO nato il 21.09.2014 da Morgana e Francesco ha il nome del bisnonno PIETRO… nato cento anni fa il 28.01.1914. Queste curiose “coincidenze” fanno un bene dell’anima… al cuore!  

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FORZA PIETRO…

Il 21 settembre 2014, a Roma,  alle ore 20,15, nasce da Morgana e Francesco (mio figlio) PIETRO.   Grazie a Dio per questo splendido regalo e grazie ai neo – genitori a cui auguro insieme a Maria ogni bene e benedizione…

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Poster magico di Oretta e Geppy

scripta manent 560kpdf

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L’AMORE E’ COME LA MORTE… NON SI PUO’ PROVARE

FEDELI AL TANDEM IN TANDEM...

“L’AMORE E’ COME LA MORTE… NON SI PUO’ PROVARE!”
Oggi sono 44 anni che stiamo pedalando in tandem sulla via dell’amore e ringraziamo Dio per aver avuto l’idea di regalarci questo tandem… Mi sono venute però in mente alcune riflessioni, alcuni pensieri a proposito della parola “prova”; li voglio condividere con i miei amici. Esistono tante espressioni che utilizzano la parola “prova”: “mettersi alla prova”, “prove tecniche di trasmissione”. “provino”, cabina di prova” “non ci provare”, “provaci ancora”, “prova se ci riesci”, “provare per credere”…fino alla paradossale espressione “prova d’amore” (Quale prova? Di quale amore?). Esiste però un livello oltre il quale l’esperienza del “provare” non è applicabile ed è proprio il livello più profondo (o più alto…) della realtà della vita, il livello spirituale… Da qui il senso del titolo in capo a questa riflessione. Sarebbe infatti curioso, ad esempio, dire: “Vorrei provare a morire per vedere cosa succede”. Se si vuole provare l’esperienza del morire, si rimane morti. C’è un livello al quale le esperienze sono uniche e irripetibili. Non ci è concesso di uscire dall’’utero del mistero cosmico della vita una seconda volte, di avere altre chances, di “rifarsi una vita”… Così come sembra essere anche nell’ambito del mistero dell’amore (strettissimamente legato al mistero della vita…): voler “provare” l’esperienza dell’amore coniugale per vedere se funziona o se potrà funzionare per sempre, finisce per far “disfunzionare”, paradossalmente, la medesima prova. Lo afferma tutta la letteratura “scientifica” spirituale al riguardo che “amare è una modalità di vivere in relazione che funziona soltanto con il per sempre” (M. Brancatisano). Senza dire che l’atteggiamento del “provare” è per natura sua sempre ansiogeno (le prove d’esame, gli esami medesimi provocano una paura più o meno fottuta…). Senza dire poi (ma lo dico e con convinzione in considerazione del nostro servizio nella Pastorale Familiare dal 1970) che il miglior tirocinio per saggiare la capacità di amare e per maturarla in senso adulto resta quello del “fidanzamento” (tra l’altro presente in molte culture… quindi anche nella cultura biblica…). La parola “fidanzamento” (deriva dal latino “fidarsi”, fiducia…) è in disuso, quasi obsoleta, ma nei documenti della Chiesa degli anni 70 era associata alla parola “grazia”. Fidanzamento, tempo di grazia, scrivevano i vescovi già allora… Ma noi cristiani li leggiamo, ogni tanto, una volta all’anno almeno, certi documenti? Ma c’è un’altra considerazione che mi viene in mente ed è provocata dall’accostamento della parola ”prova” alla parola “tentazione” (“tenta ancora”…. un accostamento che mi porta ancora una volta al livello spirituale dal quale si può osservare che il “tentare” è una modalità di rapporto che non appartiene al Creatore. E’ il maligno a “tentare” la prima coppia (“provate a fare il male avendo la furbizia di farlo bene!” … che è poi l’anima di ogni tentazione). E’ il maligno a “mettere alla prova”… Il Creatore (che piano piano si rivelerà come Dio e poi come Padre… diamogli tempo a chi ci ha dato il tempo!) non ci pensa proprio, è sicuro di sé e di quel che fa, ha piena fiducia in ciò che crea, non ha tentennamenti, non mette alla prova nessuno per vedere se è bravo, lo crea bravo, non sospira “che Dio me la mandi buona”!… e neppure fa “prove di creazione”, “prove di incarnazione”, “prove d’amore”. Semplicemente “crea”, “si fa uomo”, “ama”. E’ un Dio deciso, forte, fiducioso, sorridente… come vorrebbe fosse la sua creatura. E, alla coppia sposata direttamente da Lui, non impartisce quell’ordine talvolta circolante nelle umane relazioni e cioè “provate un po’ a volervi bene”… Alla coppia sposata direttamente a Lui non prospetta un “periodo di prova” o di convivenza, ma semplicemente sussurra deciso e animato da estrema fiducia nella sua coppia fresca di creato: “Crescete” (etimologicamente la parola “crescere”, nella lingua ebraica, ha la medesima radice di “creare”… e significa “portate avanti quello che Io ho creato!”). Alla coppia sposata direttamente da Lui (e per fortuna non c’era ancora in giro nessuno a consigliarlo, neppure mamme ansiose o papà enigmatici o suocere bene intenzionate… ma non di rado invasive o parenti di vario grado, ma sempre in grado di metter lingua!) non mette l’etichetta con data di scadenza, ma un marchio con la scritta “amore eterno” (l’etimologia di “amore” è infatti, dal latino, “a – mors” che significa “non morte”). Il Dio creatore dell’amore non prova, non mette alla prova, non provoca, non fa tentativi… Semplicemente opera “grandi cose pe noi”, dal far germogliare i fiori tra le rocce a trasformare i cuori di sasso in cuori di carne. Ti vogliamo bene, caro Dio , e se ti dovesse capitare di vedere il nostro pedalare tentennante o stanco dacci una spintarella, come fanno i tifosi di ciclismo con i corridori che arrancano in salita per raggiungere le vette… dove il silenzio canta e l’aria è di cristallo e dove Tu stai ad attenderci. E, per intanto, salutaci tutti… quelli di famiglia.

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