E’ il titolo di un libro uscito recentemente dal quale desidero trarre il testo della intervista rilasciata da Mons. Carlino Panzeri. Vicario Episcopale della Diocesi di Albano e membro della Consulta della CEI per la Pastorale della Famiglia (per gli amici “DON CARLINO”… vedere anche su FB “Conosci don Carlino” e su you tube). Una intervista veramente magistrale, quasi ispirata direi, da tenere presente in vista dei prossimi impegni pastorali che vedono tante Diocesi italiane in prima linea.

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DALLO SCANDALO ALLA CAREZZA
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MARIA E GIGI SPOSI… da 45 anni (12 luglio 1970 – 12 luglio 2015)
SONO 45 ANNI DI AMORE, DONO DEL SIGNORE DELL’AMORE. AI SACERDOTI AMICI CHIEDIAMO UNA ORAZIONE DI GRAZIE A LUI ED AGLI AMICI UN APPLAUSO A COLUI CHE CI HA FATTO … INCONTRARE


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CIAO CARLO
Un caro ricordo di Carlo Rapaccioli, amico carissimo unitamente ai suoi cari… insieme a padre Luciano Cupia… che ci proteggano dal 
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AUGURISSIMI CARISSIMO FIGLIO
Oggi, 34 anni fa nasceva Francesco nostro figlio (ed anche allora imperversava un temporale). Forse è una metafora della vita… scalare le montagne. Potete vedere sue foto splendide su Flickr Francescoava. Qui soltanto un saggio (comprese quelle da piccolissimo con la mamma in Valmasino… e da grande)

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CIAO MAURIZIO
Troppo presto te ne sei andato, Maurizio,,, Anche se ti conoscevo poco ti vedevo sempre assiduo alla Messa domenicale. Ti chiedo di sostenerci (a cominciare da tua moglie e dai tuoi figi) perchè il nostro cammino momentaneamente ancora troppo doloroso per la tua dipartita proceda secondo la volontà misteriosa del Signore. Ciao Maurizio. La foto lo ritrae sulla copertina della rivista LA SACRA FAMIGLIA nel 1995 (nata nel 1988 ed ora estinta per mancanza di sostegno da parte dei lettori…). Un abbraccio e una orazione
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E’ FESTA DI FAMIGLIA… OGGI…NON MANCA PROPRIO NESSUNO
E’ FESTA DI FAMIGLIA… OGGI… NON MANCA PROPRIO NESSUNO.
Quando la Madonna apparve il 12 aprile 1947 a Bruno Cornacchiola alle Tre Fontane di Roma si presentò con questa parole: “Sono colei che abita nella Trinità Divina, sono la Vergine della Rivelazione. Tu mi perseguiti, ora basta”. Basta questo a fare festa oggi. Tutti insieme al completo, Mamma compresa, non manca proprio nessuno.
COMMENTO OMILETICO (31 maggio 2015 – LA TRINITA’ – Gv. 19, 31 – 37)
MONIZIONE INIZIALE: nel prepararci alla celebrazione del mistero dell’eucaristia predisponiamo la nostra anima e il nostro cuore a gustare il cibo della Parola e della Carne e Sangue di Gesù così che anche la nostra mente trovi serenità e pace.
MEDITAZIONEE’
Quando viviamo un evento o una situazione di vita importante e ci prende voglia di fare dei commenti o addirittura dei bilanci, solitamente ce ne usciamo con espressioni del genere: “E’ proprio finita”, “ha fatto una brutta fine”, “peggio di così non poteva andare”, “abbiamo fatto l’impossibile, ed ecco il risultato”…
E questo è naturalmente il versante dolente e disperato dei commenti e il brano del vangelo di oggi che riferisce la fine terrena di Gesù, sembra darne conferma.
Ma, in fondo all’anima, è in agguato la speranza con il suo sorriso ammiccante: “Il bello deve ancora venire”…
Ma soffermiamoci sul brano di oggi. Siamo alle ultime battute del racconto di Giovanni che racconta l’ apparente fallimento della missione di Gesù.
Subito vengono in mente, però anche le prime battute con le quali Giovanni, il discepolo preferito, inizia il suo racconto: “In principio era il Verbo…”. E subito balza anche all’occhio una cosa grave: Il rifiuto, da parte dell’umanità, dell’evidenza dell’agire benefico della Trinità nei suoi riguardi.
Infatti, frasi come quelle usate da Giovanni per stigmatizzare il comportamento dell’umanità (di allora e di sempre) riguardo a quell’ evento unico e decisivo per le sorti della medesima quale è stata l’Incarnazione del Verbo, deve averle meditate bene: “ Venne la luce….. ma le tenebre non l’hanno accolta”, “Tutto il mondo fu fatto per mezzo di Lui… ma il mondo non lo riconobbe”, “Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto”-
Come si può notare, non è un rifiuto ragionato, motivato, pensato, congruo, ponderato (che ci potrebbe anche stare, psicologicamente parlando), ma un rifiuto capriccioso, tignoso, di quelli che fanno dire “capisco che hai ragione, ma non ti voglio dare la soddisfazione di riconoscerla”… Perché di questo si tratta, di un sabotaggio vero e proprio operato nei confronti dell’anima da parte del cuore e della mente umana, da un cuore affetto da sclerosi e da una mente piena zeppa di metastasi virali del dubbio…
Verrebbe da dire: “Ma allora l’umanità è di coccio!” . Ma più ancora viene da chiederci: “Ma come è possibile, come è possibile che l’uomo di allora così come l’uomo di oggi si tiri da solo la zappa sui piedi?”
E possibile purtroppo e tutto ciò si verifica quando l’uomo, prima di lasciarsi andare umilmente a credere, pretende presuntuosamente di voler “capire”. Tre considerazioni (è la festa della Trinità) per non andare troppo per le lunghe: “Ci vuole tutta una vita per capire che non si può capire tutto” (Confucio), “L’ultimo passo della ragione è quello di ammettere che vi sono cose che la superano”, “Chi non accetta il mistero non è degno di vivere” (Einstein).
Ultime battute, si diceva, seppur non ultimissime. Dev’essere stato infatti terribile e angosciante vivere quello spazio di tempo tra il venerdì pomeriggio e la domenica mattina… Dev’essere stato “tragico” quel sabato, prima di diventare “santo”. Così scrive un giovane autore: “Eppure in quella terra di nessuno tra il baratro e il cielo c’è un mistero grande e decisivo per la nostra vita. Eh sì, perché è il tempo della sospensione del senso, il tempo in cui quelli che erano con lui si domandarono seriamente se fosse stata una terribile illusione e se tutto si fosse fermato a quell’assurdo e crudo epilogo del Golgota”. (Roberto Contu, CARO PRETE, QUESTA SERA ASCOLTI TU – EDB)
E’ bello anche chiederci, a questo punto, come mai sia stato scelto proprio questo brano così drammatico di vangelo proprio per la domenica dedicata alla Trinità.
La risposta attiene al mistero, ma non così tanto però, perché origliando alla porta dell’eternità, proprio in quel sabato, pare di sentire i Tre dirsi tra loro: “Abbiamo fatto l’impossibile, compresi i miracoli… quelli straordinari, quelli che gli uomini cercano per poter credere in Noi, al posto di cercare Noi per essere facilitati a credere nei miracoli. Noi, che non vediamo l’ora (siamo fuori dal tempo…) se umilmente richiesti, di fare loro il dono più prestigioso che teniamo in serbo proprio per loro, quello della fede… Così facendo, però, rischiano di ignorare i miracoli quotidiani, che sono la nostra specialità. Senza dire che il bello deve ancora venire e questo sì che è e sarà sempre il nostro asso nella manica… Chissà! A meno che gli uomini di adesso, come quelli di sempre, siano così rammaricati del passato e così preoccupati del futuro da rovinarsi il presente…Non pensano che il presente è l’unico punto di contatto tra l’eternità e il tempo ed è lì che Ci possono agevolmente incontrare e intrattenere con ognuno di Noi Tre… in presenza anche della nostra e loro Madre”.
PREGHIERA DEI FEDELI
Ti preghiamo, o Signore, per il Papa e per i Vescovi perché nella loro azione di testimonianza non si perdano mai di animo di fronte all’indifferenza o al rifiuto di coloro che li ascoltano. ASCOLTACI, O SIGNORE.
Ti preghiamo, o Signore, per tutti i consacrati a diverso titolo e nelle forme più diverse alla causa del tuo Regno affinché non si lascino distrarre dalle insidie del dubbio e continuino con perseveranza la loro missione. ASCOLTACI, O SIGNORE.
Ti preghiamo, o Signore, per tutti i credenti laici perché ascoltino sempre la voce dell’anima anziché le chiacchere della mente e non soccombano alla tentazione della presunzione. ASCOLTACI, O SIGNORE
Ti preghiamo, o Signore, per l’uomo di oggi così resistente ai richiami soavi della Trinità affinché capisca per tempo che la fede è l’unica via al vero capire. ASCOLTACI, O SIGNORE.
BENEDIZIONE FINALE
Ringraziamo la santissima Trinità unitamente alla Madre di Dio e chiediamo loro la grazia della protezione dalle insidie del dubbio e dalla tentazione della presunzione e della vanità intellettuale.
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MA FATEMI IL PIAACERE
MACCHE’ DIRITTI CIVILI…. SI TRATTA DI CAPRICCI INFANTILI!
E lo dimostro riferendomi alla tendenza di certa “cultura” odierna di considerare il “desiderio” come fonte giuridica. Come fanno appunto i bambini… che non sanno ancora unire libertà a responsabilità (il bambino fa solamente ciò che gli piace non curandosi se sia giusto o conveniente… dice la letteratura scientifica seria). Senza trascurare l’arroganza con la quale si blatera (la prova sta nel rifiuto, da parte degli arroganti saputoni, di un qualsiasi confronto adulto sul merito della questione…). Si barricano dietro argomentazioni speciose della serie “rispetto delle minoranze”, “democrazia maggioritaria” (come se fosse il numero a determinare il livello etico dei comportamenti). Ma dove hanno imparato a pensare? Ma il livello del “pensare” è solo quello “razionale” o ne esiste anche uno “intelligente” sebbene non razionale? E poi perché non sopportano un po’ di ironia sulla loro spocchiosità dialettica? Questo mi insospettisce molto a livello psicologico del profondo… e non voglio dire il perché in quanto sono convinto di venire incompreso… E poi perchè certi giornalisti parlano di Irlanda “cattolica” a proposito del famigerato o famoso referendum sulle unioni “civili”? Se “cattolico” è un sostantivo, esso postula anche degli aggettivi del tipo “intelligente”, “deficiente”, “individualista”, tradizionalista”, “preconciliare”, “postconciliare” o più semplicemente “cristiano”… E il “cattolico cristiano”, come Dio comanda, non si fa certo lusingare dalle sirenette etero o omoculturali d’oggidì.
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UN BELLISSIMO LIBRO DA LEGGERE
Me lo ha regalato l’autore.L’ho letto subito. Mi ha conquistato subito, Lo condivido subito. Utile per tuti i “pastoralisti” della famiglia (compresi i teologi) preti e laici…

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SEMPRE CON EMOZIONE… ALLA PARROCCHIA SS.MO SACRAMENTO A TOR DE’ SCHIAVI
SEMPRE IN MERITO ALLA CULTURA DELLE BUONE RELAZIONI (ecologia della relazione)
“CI VUOLE TUTTA UNA VITA PER CAPIRE CHE NON SI PUO’ CAPIRE TUTTO” (Confucio).
E se si arrivasse un po’ prima che trascorra tutta la vita…a capirlo?
“Fammi capire”. “Non ti capisco”… Ma è proprio così fondamentale o importante “capire” per decidersi ad “amare” per lasciarsi andare ad “amare”, a vivere e quel che sia sia? Ma è proprio così difficile accettare che “il cuore ha delle ragioni che la ragione non capisce?”. Già Einstein aveva detto: “Chi non accetta il mistero non è degno di vivere”.
“Certe cose accadono e basta, vanno accettate con buona rassegnazione, non conviene indagare o resistere più di tanto, non si approderebbe a nulla. Se non si riesce ad esaudire il desiderio (di capire?) bisogna sperare che il tempo lo faccia svanire lentamente senza però lasciarsi lacerare l’anima”. (F.L. Poli)
“Ci sono solo due giorni all’anno in cui non si può fare nulla, uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e soprattutto vivere”. (Dalai Lama)
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Che emozione!
E’ la prima volta che dal 1973 parlo ai miei amici, fratelli parrocchiani… grazie al nuovo parroco don Maurizio Mirirlli che ringrazio e al Gruppo Culturale da poco nato che ringrazio ancor più… e condivido
PER UNA CULTURA DELLE BUONE RELAZIONI…
L’uomo moderno soffre del “mal di relazione”, un malanno forse atavico, ma in aumento al giorno d’oggi. Curioso anche notare come i “malanni relazionali” siano andati aumentando con l’aumentare degli studi sulla relazione interpersonale:
C’è modo di contenerne tale malanno, quello di andare alla sorgente del problema approfondendo il concetto di “relazione… partendo da un po’ lontano e senza complessi di inferiorità nei confronti della “cultura” odierna così resistente e refrattaria all’uso dell’intelligenza “spirituale”.
Una cultura per’altro così caratterizzata: una cultura che predilige il fare al contemplare, la tecnica all’etica, il frammentario al progettuale, l’emotivo al ragionevole, il razionale al soprarazionale, il reversibile al definitivo, il precario allo stabile, l’ideologico al culturale, l’individuale al relazionale, l’apparire all’essere, l’intellettuale allo spirituale…E le conseguenze, in ambito di rapporti umani, si vedono.
Parte da lontano (i segni dei tempi…) l’esortazione a cambiare marcia.
“Nel presente ordine di cose la buona Provvidenza ci sta conducendo ad un nuovo ordine di rapporti umani…” (San Giovanni XXIII, 12 OTTOBRE 1962, apertura del Concilio Vat.II)
“Il nostro tempo, così carico di tensioni e avaro di tenerezza” – “C’è poca vita umana nelle famiglie dei nostri giorni” (San Giovanni Paolo II). “Educare alla vita buona del vangelo” è il titolo del fascicoletto degli Orientamenti pastorali della CEI per il decennio corrente. Da notare i vocaboli “buona”, “nuovo”, “rapporti” che non attengono a “contenuti” ma a “modalità” per veicolarli… (brano del giovane ricco – canale uditivo della cultura ebraica che risponde alla domanda con una domanda)
COSA SUCCEDE SE NON SI CAMBIA MARCIA: succede che si va in stress. L’Istituto Canadese per la ricerca sullo stress attesta che a cadere facilmente nello stress è quel 24% di persone che non sono ancora riuscite a stabilire cosa “è importante nella vita” (scala di valori…). “Le persone che stanne male sulla terra sono proprio quelle che pensano soltanto alla terra”. “Più la vita è vuota, più diventa pesante”. “Sono talmente abituato ad essere teso che quando sono calmo mi sento nervoso”. “La relazione con gli altri è come la cucina, in ogni pietanza ognuno trova quello che ci mette”.
NUCLEI CONCETTUALI PER UNA BUONA RELAZIONE (Benessere relazionale… ecologia della relazione)
- ATTENZIONE AL QUI ED ORA A 360° GRADI (pensieri, gesti, silenzi… “ Le parole servono la mente, i gesti servono il cuore, il silenzio serve l’anima”. Riferimento alla modalità relazionale di Dio nei confronti dell’umanità: parola, gesti. silenzio = dire, fare, essere… Sublimità relazionale del silenzio eucaristico…). TESTO di H. Mallecoat IO SONO. (Lettere di Berlicche… dove si dice che “Il presente è l’unico punto di contatto tra l’eternità e il tempo”)
- IDEE CHIARE sulla differenza tra “valutazione” e giudizio”, tra relazione “giudicante” o “valutativa (quando piove, il tempo non è brutto, ma piovoso – citare Petrarca, san Francesco, Einstein)
- RELAZIONE CON SE STESSO base per una relazione con l’altro (passato, presente, futuro… accettare di “capire” che non si può capire tutto e tuttavia continuare ad “amare”). Altrimenti si vive di rimpianti (Borges, Bombeck). Aneddoto di Madre Teresa di Calcutta.
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