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Ex docente alle superiori a Roma, attualmente pensionato

Grazie a chi aiuta…

                                                        FIUMI DI PAROLE

                                               (Mercedes Indri De Carli – Roma)

Ho sempre tenuto caro l’insegnamento del mio maestro, Aldo Carotenuto, che nella sua vasta produzione scientifica ha valorizzato in tutti i modi il grande significato della parola, della sua composizione e della sua etimologia. Venire a conoscenza che la parola diavolo viene dal greco dià/ballein, cioè separare, mi ha fatto capire che il male, che il diavolo simbolicamente rappresenta, altro non è che la divisione, la non relazione, ma che in qualche modo è necessario per completare la visione.

Unito alla mia grande passione per l’enigmistica, questo stimolo al gioco di parole sembrava un mero esercizio intellettualistico, un divertente un modo di essere una funambola della lessicalità.

Finché un giorno, in consulenza, mi risuonò in modo veramente assordante, la parola BLOCCO detta dal cliente di turno: bloc… bloc… bloc era quasi onomatopeico!

Sembrava il rumore di una serratura che si chiudeva dopo aver buttato via la chiave, aveva la pesantezza del blocco di cemento, legato al quale i mafiosi buttano giù i cadaveri per non farli riaffiorare.

Ma, improvvisamente, senza che io decidessi ma grazie ad un mio pensiero laterale, mi venne in mente che il blocco era anche il blocco di partenza che serve al centometrista per dare slancio alla partenza.

Come ho proposto questa immagine al cliente, ho osservato la sua espressione cambiare, diventare sorridente, assumere una postura proattiva, dinamica… Come se davvero da morto affossato fosse diventato un atleta pronto a scattare.

Gli ho proposto, tutte le volte che si fosse sentito bloccato, di pensare al centometrista, e caso mai, di scrivere le sue impressioni su un blocco di appunti!!!

In breve la situazione è cambiata e la consulenza è terminata con successo. Ho applicato così, sistematicamente, questa modalità che opera sul qui ed ora, alla consulenza: così il treno che riportava alla mente del cliente il suicidio di suo padre, è diventato il treno che finalmente poteva dire addio alle sue dipendenze.

E un’altra cliente, con improvvisi quanto inspiegabili attacchi di emicrania, dopo aver collegato questi ai suoi problemi di attaccamento a persone che le facevano del male, ha capito che, come gli attacchi di sicurezza degli sci, all’ epoca quella fosse la sua unica via di protezione. Ma adesso poteva darsi il permesso di praticare lo sport degli attacchi (quello delle evoluzioni delle carrozze di un  tempo tirate dai cavalli) e, come un bravo cocchiere, utilizzare gli attacchi per andarsene in una località sicura e in una direzione da lei scelta.

E’ inutile sottolineare che gli attacchi, così come inspiegabilmente (!!!) erano venuti, altrettanto inspiegabilmente (!!!) sono scomparsi.

E un’altra cosa curiosa accadde quando una cliente mi raccontò che per lei era molto penoso che qualcuno sempre e comunque le rubasse il palcoscenico, e che lei era stufa di stare dietro le quinte. E quando io le ho indicato che dietro a quinta c’è sempre la sesta, e che la sesta è contrassegnata dal numero 6, che guarda caso si legge sei, voce del verbo essere, presente indicativo… tu sei!

Potrei dilungarmi in questa esposizione molto a lungo, visto che sono anni che applico questa modalità e l’ho insegnata a tanti allievi che la praticano con successo (modalità proprio consulenziale perché si occupa del qui ed ora), ma mi sono limitata ai casi più pittoreschi.

Quello che invece fino ad ora non sono mai riuscita a capire è come, e seguendo quale percorso mentale, questa procedura potesse essere tanto efficace e duratura.

Vagamente intuivo che ci fosse qualche cosa legato al  rapporto gestaltico figura sfondo, quindi parola contesto, ma non riuscivo a trovare il bandolo della matassa.

Poi, in un periodo al buio per un problema ad un occhio, mi è venuta all’improvviso una luminosa spiegazione. Si sa: “non si vede bene che col cuore, le cose essenziali sono invisibili agli occhi”.

E così mi è apparsa chiara l’immagine iconica della gestalt, quella per intenderci del vaso bianco sullo sfondo nero, ovvero dei due profili neri sullo sfondo bianco.

Ebbene: è impossibile vedere e/e… si può  vedere solo o/o!!! Si può vedere solo o/o perché il nostro cervello non è in grado di vedere le due cose contemporaneamente.

E così funziona con le parole. Se io parlo del blocco del mafioso, non riesco a pensare al blocco di partenza, perché il meccanismo della percezione è lo stesso dell’icona del vaso e dei visi.

E se il consulente rafforza l’immagine del significato-risorsa aiutando il cliente anche a sostituirlo da solo al significato-problema, si noterà in breve tempo come la consulenza possa andare a buon fine,

Provare per credere!!!!

 

Posso soltanto aggiungere un ringraziamento alla Mei (così, familiarmente, era chiamata da noi colleghi consulenti familiari a Roma) per questo suo soave e intelligente articolo… ricordando che al sottoscritto insegnò anche a trasformare le “ferite” in “feritoie” dalle quali guardare oltre… cosa che nel mio doloroso “qui ed ora” mi è di sostegno, di conforto e di speranza. (Gigi Avanti)

  

 

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Buona primavera

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di | 10 aprile 2019 · 10:35

DA LEGGERE A STOMACO VUOTO

LE MIE IMMODESTE IMPRESSIONI SUL CONGRESSO DELLE FAMIGLIE DI VERONA…..

 

San Giovanni Paolo II ebbe a dire una volta: “Lasciate che l’errore si distrugga da solo”.

E’ una esortazione di assoluto valore spirituale e di intelligente suggerimento psicologico. L’agitazione nello scagliarsi contro il male, infatti, non sempre denota uno zelo equilibrato.

Perché dannarsi l’anima per volerla salvare o salvare quella degli altri?  

Il male si denuncia da solo. Il rumore del male si denuncia da solo, in barba all’ amplificazione del medesimo, strumentalizzata ad arte dai vari social per interessi che nulla hanno a che fare con un approccio serio e sereno del tema in questione.

Mi permetto di disquisire un po’ sull’ atteggiamento del “contro” che caratterizza tante relazioni al mondo d’oggi e mi chiedo come mai, ad esempio, venga, per così dire, “istituzionalizzata” l’opposizione, da parte di chi risulta perdente nella competizione democratica.

Perché chi perde (che magari è la metà o poco meno di chi vince) deve andar “contro”, per partito preso, a chi ha vinto?

Sono questi inquietanti interrogativi che mi hanno sollecitato ad andare alle origini, a cercare di trovare il luogo e il momento genetico nel quale il “contro” ha fatto irruzione nel tempo.

L’origine del male si colloca in quell’ illusorio voler andare “contro” Dio  da parte di Satana.

“Per invidia del diavolo è entrato il male nel mondo” si legge nella Bibbia.

Ed è  anche per questa ragione che ho iniziato ad avere sospetto  nei riguardi di taluni “contro” storicamente ricorrenti nell’ avvicendarsi dei giorni…

E’ Satana ad andare “contro” Dio… e non il contrario.

Da qui comincia “la disarmonia” dell’universo, di quell’ universo armonioso così ben organizzato dal Creatore.

Quello che misteriosamente sempre mi sconvolge è che Satana, nella sua lucida intelligenza, non riesca a capire che ha i giorni (si fa per dire) contati.

Ma ancor più mi sorprende la sua cocciutaggine, il suo rabbioso rifiuto al confronto, al dialogo e al suo rifiuto assoluto di pentirsi (e proprio in questo sta la malizia intrinseca del peccare, sta nel volere il male come tale con “piena avvertenza”; ed in questo consisterebbe anche la sua non perdonabilità in quanto peccato “contro” lo Spirito).

Mi sorprende, mi sconvolge, ma anche mi tranquillizza tutto questo… perché è nella natura di Dio Amore non poter mercanteggiare con l’odio, non è nella costituzione genetica del Bene scendere a patti con il Male, è nella struttura originaria della Creazione non avere spazi di negoziazione di nessun tipo con chiunque ne pretenda anche un solo angoletto.

Lo stesso Gesù, nel suo aspro battibecco con Satana nel deserto, ci insegna a tagliare corto con Satana con determinazione e a non lasciarci rimbambire dai suoi ragionamenti speciosi.

E a chi obietta che anche Gesù si scagliò spesso “contro” qualcuno, ricordo la differenza tra “collera” e “sdegno”.

La collera, soprattutto se gratuita e alimentata da ideologia astratta da arrampicata sugli specchi, acida e pseudoculturale è un andare “contro” comunque e a prescindere.

Lo “sdegno” è invece la reazione sana nei confronti di chi sta andando contro la propria “dignità”, di chi la sta schiacciando.

“Chi non è con me è contro di me” dirà Gesù… e non si era montato la testa!

 

Ancora sul Convegno di Verona… alcune immodeste considerazioni per alcuni  modestissimi intellettuali di casa nostra

 

Credo  importante accennare (senza svilupparli) ad alcuni concetti i fondo (diritto naturale, diritto civile, cultura e natura, famiglia patriarcale, nucleare, adottiva, monogenitoriale, ricombinata, omogenitoriale, allargata, ricomposta…), precisando che “la verità è al singolare” (Dio crea “la coppia” composta da maschio e femmina, ish e issha in ebraico e non altro, Dio crea la “famiglia” sgorgante da tale coppia e non altro,  Dio crea la “natura” e non altro….).

In seconda battuta vorrei accennare alla realtà del “limite del linguaggio umano” quando ci si inerpica sulle tortuose strade della “definizione” di un dato della realtà ed anche, e lo dico sommessamente, alla tendenza ad usare espressioni eufemistiche quando la realtà si presenta nella sua nuda drammaticità.

Un esempio per tutti: nel caso dell’aborto (che è drammaticamente un figlicidio) si usa l’espressione edulcorata “interruzione volontaria della gravidanza”.

Mi chiedo se “interrompere una vita” sia equiparabile alla interruzione della corrente elettrica che alimenta una luce… Me lo chiedo e basta.

Mi chiedo anche se definire la omosessualità come “differente normalità” giovi a vederci chiaro nello scenario complesso e certamente problematico di tale realtà…

Cosa dire, anche, della parola “omofobia”? Ho l’impressione che talvolta si  usino determinati vocaboli in maniera approssimativa e per nulla scientifica.

“Fobia” è un vocabolo appartenente al mondo complesso e articolato delle patologie psichiche e avente a che fare con il mondo delle emozioni e dei sentimenti, in particolar modo con il mondo variegato della paura, dell’ansia, dell’angoscia, del panico…

Mi chiedo se sia corretto, dal punto di vista della psicologia dinamica, voler legiferare sui sentimenti…

Mi chiedo ancora se sia onesto fare di ogni erba un fascio appioppando l’etichetta di “omofobo” a chi magari nutre semplicemente delle “perplessità” sulla ideologia sostenitrice della “omosessualità”, come di una  “differente normalità”.

Mi chiedo, in conclusione, se non sia più onesto riconoscere, invece,  “l’omoperplessità” come un sano sentimento di difesa nei riguardi della ideologia della “omosessualità” intesa come “differente normalità”.

Parlare di “omofobia” mi pare proprio esagerato. Parlare di “omoperplessità” mi pare più equilibrato.

 

Sarebbe, a questo punto, più onesto andare alle origini della creazione più che soffermarsi sulle “originali” vedute interpretative della medesima creazione.

Ribadisco che questo argomentare riguarda la filosofia dell’omosessualità… e non intende minimamente includere la persona omosessuale. 

 

Il dato antropologico delle origini è incontrovertibile, nonostante abbia subito lo sfregio proprio dalla prima coppia, la quale, per voler essere “originale” pensò bene che il “male” (anagramma in lingua italiana di “mela”… benché il dato biblico parli di frutto) si potesse fare anche “bene”.

Tale comportamento “originale” attiene al grande mistero del male, tra le cui pieghe è sconsigliato avventurarsi…con la sola ragione.

Ma torniamo a noi.

Sul piano dialettico, ed anche storico, il confronto tra “natura” e “cultura” è sempre stato una costante. Da una parte i “naturalisti”, gli “ecologisti” e dall’ altra gli “ideologi” o gli ideoecologisti”.

Esiste anche una “ecologia della creazione”, una  “ecologia della sessualità” o no?

Sebbene a parole nessuna categoria  avesse avuto intenzione di prevaricare sull’ altra, in pratica è innegabile che in questi ultimi tempi  sia in atto una sottile prevaricazione del “culturalisti” sui “naturalisti”.

Mi chiedo come mai… e non mi so rispondere, anche perché entrambe le categorie di persone fanno parte del genere umano ed hanno i medesimi bisogni, in vetta ai quali c’è il bisogno di capire e di essere capiti.

Cosa difficile, se non impossibile, quando si parte da posizioni preconcette, pregiudiziali, oppositive per scelta ideologica o per chissà quale dinamica inconscia non riconosciuta.

 Volendo descrivere le tendenze della cultura odierna, ne potrebbe uscire un quadro così:

 

–           Una cultura più incline al fare che al contemplare…

–           Una cultura più improntata alla tecnica che all’etica…

–           Una cultura più sbilanciata sul frammentario che non sul progetto intero…

–           Una cultura più attratta dalla emotività che non dalla ragionevolezza…

–           Una cultura  più incline al razionale che non allo spirituale

–           Una cultura della reversibilità delle scelte e timorosa della definitività…

–             Una cultura ubriaca di ideologia e povera di intelligenza

–           Una cultura dell’individualità in conflitto con la relazionalità…

–           Una cultura dell’apparire che penalizza l’essere…

–           Una cultura del desiderio che si autoproclama diritto…

–           Una cultura del “contro”che preclude il confronto…

 

E si potrebbe continuare, ma finirebbe per angosciare troppo.

Relativamente al tema in questione, sembrerebbe quindi di poter dedurre che tali “mode culturali” abbiano finito per influire confusamente e negativamente anche  nel settore della sessualità, specie nella dialettica “desiderio – diritto”.

 “MA DOVE STA SCRITTO CHE CIO’ CHE SI DESIDERA AVERE, ABBIA DIRITTO AD AVERLO? Dove sta scritto cioè che ho diritto ad avere gli stessi diritti degli sposati pur non essendolo? Dove sta scritto che l’omosessualità accampi dei diritti propri della eterosessualità? Dove sta scritto? Dove sta scritto che il desiderio si autoproclami diritto? Un giudice pontificava così: “Nessuno può negare il diritto alla paternità”.

Sicuro, caro giudice?  Ma la paternità non è forse un dono distribuito dal Creatore (dalla natura) secondo criteri che sfuggono alla comprensione della nostra piccola e striminzita mente?

“Quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur” ammonivano gli antichi pensatori latini (ciò che si recepisce  dipende dalla grandezza – o meno – del recipiente).

 Non è che si stia passando dal “tutto è grazia” (espressione con la quale George Bernanos chiudeva un suo celebre romanzo) al “tutto è diritto”?

A quando allora, paradossalmente parlando, il diritto a nascere?

Sono domande congrue  alle quali occorrerebbe rispondere in umile semplicità attivando l’uso dell’intelligenza al suo livello più alto, cioè al livello spirituale, e non al livello ( pur pregevole, se vogliamo) solamente razionale o giuridico.

Gesù, a proposito della domanda degli “intellettuali” suoi coetanei curiosi di sapere come mai Mosè avesse concesso di “divorziare” (cultura… giuridica ) nonostante il Creatore avesse sancito: “L’uomo non separi ciò che Dio ha unito” (cultura… antropologica, natura), diede una risposta tenera, ma decisa: “All’ inizio non era così”, per poi aggiungere,  con tono soavemente rimproverante: “Per la durezza del vostro cuore…” è avvenuto cosà!

Si parla di “cuore” più che di “ragione”. Si parla cioè di “capacità di amare”… che come afferma Fromm è un’ “arte”.

“Capacità” che, come ogni capacità, necessita di un tirocinio di maturazione iscritto nella natura medesima.

Una efficace affermazione di Freud recita così: “L’amore adulto e maturo è la capacità di stabilire una relazione affettiva duratura e stabile”.

Non è che certi “ragionamenti” siano elaborati più in versione tecnica che non artistica?

Me lo chiedo, anche perché va ricordato che: “Il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce”. 

Aggiungerei le tre caratteristiche (inscindibili tra loro) della sessualità umana: creativa (nel senso che l’attrazione maschio femmina genera la coppia),  ricreativa (nel senso dell’eros, del sentimento, della piacevole complicità amorosa),  procreativa (nel senso che tale relazione interpersonale tra maschio e femmina è generativa di futuro).

Mi chiedo se nel panorama filosofico-ideologico della “omosessualità” vi sia presenza di tutte e tre queste caratteristiche.

Alcune affermazioni poco còlte, colte qua e là: “Rivendichiamo la libertà di decidere sul nostro corpo e sulle nostre vite”.

Il plurale maiestatico!

Ma lo sai, cara ragazza, che esiste una libertà “di” fare quello che si vuole o che ci piace (e questa è la libertà bambina di poter fare il bene e anche il suo esatto contrario, la libertà di poter avere i denti sani o cariati…) e una libertà “da” (dalla carie, ad esempio…, dal male e non di fare anche il male) e una libertà “per” avviarsi verso un traguardo di realizzazione intelligente di sé?

Decidere “sul proprio corpo”? E quando in quel tuo corpo ce ne è un altro? “E’ già persona colui che lo sarà” scriveva Tertulliano.

“A Verona i fanatici, qui quelli di buon senso”.

Caro ….. , per saper di psicologia (e di altro) solo che due più due fa a volte cinque…. ti ricordo che molta letteratura psicologica equipara il giudizio negativo sugli altri una proiezione di quanto di negativo sta in se stessi… Trarne le conclusioni richiede umiltà.

Continuo con Machiavelli: “Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità, poca osservazione e molto ragionamento conducono all’ errore”.

Forse certa gente “ragiona troppo” senza riflettere…

Gli specchi non pensano, non ragionano… ma umilmente riflettono la realtà che gli si pone loro di fronte.

A noi avere la calma obiettiva di descrivere quanto riflesso nello specchio della nostra anima, della nostra mente… allontanando il più possibile il rischio del rimbambimento intellettualistico autocelebrativo.

“La verità era uno specchio che cadendo andò in frantumi e ciascuno, prendendo in mano un frantume e vedendosi rispecchiato dentro, “pensò” di possedere l’intera verità”. (Rumi, mistico del XII secolo).

Quanto all’ uso del termine “tradizionale” riferito alla famiglia in senso negativo (molti giornalisti ripetitivamente e acriticamente lo usano…) aggiungo solo che “senza radici non si vola”… e quand’ anche ci si alzasse un poco da terra, difficilmente si potrà raggiungere l’altezza di un arcobaleno, con buona pace delle famiglie arcobaleno!

Quanto poi a ritenere “etico e lecito” ciò che viene deciso dalla “maggioranza”… non sprecherei ragionamenti.

E’ stata la maggioranza a decidere la sorte di Gesù.

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Ma guarda un po’…

IL CIMITERO DEI FUMATORI (scritte sulle lapidi)

       °   Fumavo perché avvelenarsi è un sottile piacere.

      °  Fumavo perché ero una donna emancipata.

  • Fumavo perché 7 o 8 cosa vuoi che facciano?
  • Fumavo, ora ho smesso:
  • Fumavo per avere qualcosa che tirasse.
  • Fumavo perché il cancro viene solo agli altri:
  • Fumavo il sigaro perché fa meno male.
  • Io non fumavo, ma stavo sei ore al giorno in ufficio con gli altri che fumavano.
  • Fumavo solo sigarette leggere.
  • Fumavo perché il biberon era troppo vistoso.
  • Fumavo la pipa altrimenti nessuno si accorgeva che ero un intellettuale.
  • Fumavo perché volevo morire… e ci sono riuscito.
  • Fumavo soprattutto per darmi un contegno.
  • Fumavo così, per riempirmi di fumo.
  • Fumavo perché anche Che Guevara fumava.
  • Fumavo il toscano perché faceva così folk.
  • Fumavo perché ero piccolo e brutto.

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LA SOLITARIA COLLINA DEL NON – FUMATORE

 Mi sono esposto alle radiazioni, ho bevuto acqua inquinata, ho mangiato cibi adulterati, ho respirato aria di città, ho consumato tonnellate di farmaci e psicofarmaci: farmaci per vegliare, per dormire, per mangiare… insomma, per vivere. Mi sono sempre annoiato e ho avuto paura di tutto… PERO’ NON HO MAI FUMATO E PERCIÒ’ NON SONO MORTO.

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AGGIORNAMENTO DI PROVERBI

“Tra moglie e marito… preferisco la moglie!”

Mal comune … comune guaio”

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L’orazione preferita…

                                   ORAZIONE DI RECUPERO

 Eterno Padre, ti chiedo di essere perdonato

per tutte quelle volte

 che ti ho fatto perdere tempo

 inoltrandoti preghiere inopportune. 

Non tenerne conto.

 Tieni conto, invece, di tutte quelle

che sono in linea con i disegni misteriosi

 della tua santa e misericordiosa volontà…

ma affrettati ad esaudirle.

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RECUPERO d’orazione

ORAZIONI

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OTTIMA PRIMAVERA…

BUON  DIVERTIMENTO

IL TEMPO E’ TROPPO LENTO PER CHI ASPETTA, TROPPO RAPIDO PER CHI HA PAURA, TROPPO LUNGO PER CHI SOFFRE, TROPPO BREVE PER CHI GIOISCE, MA PER CHI AMA NON C’E’ TEMPO. (H. Van Dike)

 (e per chi non trova mai tempo… è tempo perso).

“L’amore che non n si riceve è quello che maggiormente si desidera”. (Susanna Tamaro)

“O il male è ciò di cui abbiamo paura o il male è avere paura”.

“Il modo in cui scegliamo di vedere il mondo crea il mondo che vediamo”. (Kafmann)

A PROPOSITO DI EMOZIONI…

“Sono talmente abituato ad essere teso che quando sono calmo mi sento nervoso”.

      “Non puoi impedire agli uccelli della tristezza di volteggiare

      sul tuo capo, ma puoi impedire loro di farsi il nido tra i tuoi capelli”.

     “Non puoi arrestare le onde, ma puoi imparare a cavalcarle”.

     “La tempesta può disperderei fiori, ma non può distruggere i semi”.

 

             “SE E’ PACE CHE VUOI, CERCA DI CAMBIARE

               TE STESSO, NON GLI ALTRI.

               E’ PIU’ FACILE PROTEGGERSI I PIEDI CON

               DELLE PANTOFOLE CHE RICOPRIRE DI

               TAPPETI TUTTA LA TERRA”.  (De Mello)

 

“QUANDO L’UOMO SI OSTINA A VOLER CAMBIARE

QUALCOSA NEGLI , È QUALCOSA IN SE STESSO

CHE DEVE CAMBIARE. L’ACQUA NON SI PREOCCUPA

DI CAMBIARE LA FORMA DEL RECIPIENTE CHE

LA CONTIENE” (Sandro Montanari)

 

PENSARE, PREGARE, RIDERE, GIOCARE, AMARE ED ESSERE AMATO, DONARE E’ IL SEGRETO DELL’ETERNA GIOVINEZZA.  (Santa Teresa di Calcutta)

 

Non sprecare lacrime nuove per vecchi dolori. (Euripide)

 

Estremamente breve e travagliata è la vita di coloro che dimenticano il passato, trascurano il presente, temono per il futuro: giunti al momento estremo, tardi comprendono, disgraziati, di essere stati occupati tanto tempo senza concludere nulla. (Seneca)

 

Si incontrano tre mamme di sacerdoti orgogliose della carriera ecclesiastica dei loro figli. La prima dice: “Mio figlio è stato consacrato Vescovo e quando la gente lo incontra lo riverisce e gli dice ‘Eccellenza’ “. La seconda invece: “Mio figlio è stato creato cardinale e quando la gente lo incontra gli dice ‘Eminenza’”.  La terza mamma con tutta semplicità dice: “Mio figlio è alto due metri e pesa 120 Kili e quando la gente lo incontra dice ammirata ‘O mio Dio’”.

 

Un giorno, a Betania, si vede in giro Lazzaro dopo lo straordinario evento capitatogli. Un compaesano, all’ oscuro di tutto gli dice sorpreso: “Ma come, Lazzaro, non eri morto?”

“Zitto – gli risponde Lazzaro – sono vivo per miracolo”.

 

“Ogni famiglia, quando nasce un bimbo, lo vuole intelligente. Io, con tutta la mia intelligenza ho sofferto e mi sono rovinato tutta la mia vita. Spero solo che il mio bimbo sia stupido e ignorante: coronerà così una vita placida diventando ministro”.

(Su – Shi, sec. XI: uno dei maestri della poesia cinese più volte imprigionato e esiliato per le critiche al governo)

 

“Il cristiano ha il dovere di essere intelligente”. (La mamma di Jean Guitton)

 

“Quando mi accade di paragonare questi due linguaggi che sono la scrittura e la pittura, ho idea che la loro differenza sia quella tra la parola e il silenzio. La parola è una parola che occupa il tempo, la pittura è un silenzio che  governa lo spazio. Ma continuo a credere che il silenzio di  un piccolo spazio che si contempla nell’ istante, che salta agli occhi, esprime meglio il segreto dell’essere di quanto non faccia la pagina scritta, lenta, lunga, che bisogna leggere e decifrare. Un quadro immobile è già eterno”. (J. Guitton)

 “Gli stupidi sono coloro che fanno il male senza saperlo”. (Qohelet  4, 12)

 “La stupidità non si prende nemmeno un minuto di ferie”.

 “La stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia”. (Flaiano)

“Di tanto in tanto è piacevole essere stupidi”. (Seneca)

 

 

“SE E’ PACE CHE VUOI, CERCA DI CAMBIARE  TE STESSO, NON GLI ALTRI.

  E’ PIU’ FACILE PROTEGGERSI I PIEDI CON  DELLE PANTOFOLE

  CHE RICOPRIRE DI  TAPPETI TUTTA LA TERRA”.  (De Mello)

 

 NULLA CAMBIA, IO CAMBIO, TUTTO CAMBIA.

 

SE UN UOMO SI COMPORTA SEMPRE SERIAMENTE E NON SI PERMETTE MAI UN PO’ DI DIVERTIMENTO E DI DISTRAZIONE, IMPAZZIRA’ SENZA SAPERLO” (Erodoto)

 

“DIO CI CHIEDERÀ’ CONTO DI TUTTI QUEI PIACERI LECITI DI CUI NON ABBIAMO SAPUTO GODERE”. (Talmud)

 

“La psicoterapia indipendente sia dalla religione che dalla metafisica, tende a produrre una tranquillità borghese alimentata dall’ansia avvelenata dalla sua banalità”. (Terruwe)

 

“Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica, il calabrone non può volare a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare”.   (Sikorsky)

 

“NON SI PUO’ RISOLVERE UN PROBLEMA CON LO STESSO MODO DI PENSARE CHE HA CAUSATO IL PROBLEMA”. (Einstein)

 .“CI VUOLE TUTTA UNA VITA PER CAPIRE CHE NON SI PUO’ CAPIRE TUTTO”(Confucio).

 

“L’ultimo passo della ragione è quello di ammettere che vi sono cose che la superano”

 “Chi non accetta il mistero non è degno di vivere”. (Einstein)

 “Per chi crede nessuna spiegazione è necessaria, per chi non crede nessuna spiegazione è possibile”.

“Molte nevrosi dell’uomo moderno sono riconducibili a un non risolto problema religioso” (C.G.Jung)

 “MI AVVICINO DI DUE PASSI, LEI SI ALLONTANA DI DUE PASSI. CAMMINO PER DIECI PASSI E L’ORIZZONTE SI SPOSTA DIECI PASSI PIU’ IN LA’. PER QUANTO IO CAMMINI, NON LA RAGGIUNGERO’ MAI. A COSA SERVE L’UTOPIA? SERVE PROPRIO A QUESTO: A CAMMINARE”. (Eduardo Galeano)

 “Dio ha creato la verità con molte porte per accogliere ogni credente che bussi”. (Gibran)

 “E GLI UOMINI SE NE VANNO A CONTEMPLARE LE VETTE DELLE MONTAGNE, E I FLUTTI VASTI DEL MARE, LE AMPIE CORRENTI DEI FIUMI, L’IMMENSITA’ DELL’OCEANO, IL CORSO DEGLI ASTRI, E PASSANO ACCANTO A SE STESSI SENZA MERAVIGLIARSI”. (S. Agostino)

 “TUTTA LA MUSICA DEL MONDO SGORGA DA UN’UNICA SORGENTE D’ARMONIA”. (Anonimo)

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“QUANDO L’UOMO SI OSTINA A VOLER CAMBIARE QUALCOSA NEGLI ALTRI, E’ QUALCOSA IN SE STESSO CHE DEVE  CAMBIARE. L’ACQUA NON SI PREOCCUPA DI CAMBIARE LA FORMA DEL RECIPIENTE CHE LA CONTIENE.  (Sandro Montanari)

 

“LA RELAZIONE CON GLI ALTRI E’ COME LA CUCINA. IN OGNI PIETANZA OGNUNO TROVA QUELLO CHE CI METTE.”

 

“SE L’AVER MANGIATO UN FRUTTO HA ROVINATO L’UMANITA’, LA SALVEZZA SARA’ NELL’ATTEGGIAMENTO CONTRARIO,  NEL GUARDARE UN FRUTTO SENZA MANGIARLO”.  (Simone Weil)

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“COSA SUCCEDEREBBE SE SCOPRISSI CHE IL MIO STESSO NEMICO SI TROVA ALL’INTERNO DI ME STESSO, CHE SONO IO PERTANTO AD AVER BISOGNO DELLA ELEMOSINA DELLA MIA AMABILITA’, CHE SONO IO IL NEMICO DA AMARE?”  (C. G. Jung)

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Dalla rivista SE VUOI ( suore apostoline di Castelgandolfo)… copertina con aggiunta personale…

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REMINISCENZE

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di | 21 marzo 2019 · 09:03