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Ex docente alle superiori a Roma, attualmente pensionato

ATTENZIONE, ATTENZIONE

  I PADRI DEL DESERTO… E MAOMETTO

(ovvero dell’eterna lotta tra “tentazioni” e “bisogni”)

   Quanto sia importante il benessere interiore per vivere la relazione con se stessi e con gli altri in maniera appagante,  è assodato.

   E quanto sia attaccato da molte parti (specie in maniera subdola) tale benessere interiore è parimenti sotto gli occhi di tutti.

   La breve riflessione sottostante si prefigge lo scopo di dare un contributo ai professionisti dell’ascolto intenzionati a svolgere la loro delicata funzione di aiuto.

  Un conosciuto aforisma di C.G.Jung:  “Molte nevrosi dell’uomo moderno sono riconducibili ad un non risolto problema religioso”.

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MAOMETTO affermava che “tre cose nella vita dell’uomo sono distruttive del benessere interiore”:

  • AVIDITA’
  • IRA
  • PRESUNZIONE

   Questa affermazione trova però un precedente corrispettivo negli insegnamenti spirituali dei Padri del deserto, vissuti ovviamente molto prima di Maometto.

   In particolare Evagrio Pontico (IV secolo dopo Cristo) facendo riferimento alla filosofia greca che distingueva tre parti dell’anima:

  • CONCUPISCIBILE
  • IRASCIBILE
  • RAZIONALE

faceva corrispondere ad ognuna di queste tre parti alcuni vizi potenziali. Vengono  detti potenziali perché nascono come inclinazioni allo stato neutro e che, non riconosciute e governate, si possono camaleonticamente trasformare in tentazioni fino a diventare veri e propri vizi capitali (che in origine erano 9… Ai 7 noti, infatti, si aggiungono menzogna e paura).

   Analizziamo ora in dettaglio inclinazione per inclinazione.

Per l’ anima concupiscibile (l’avidità di Maometto) l’inclinazione – tentazione è verso se stessi od altri (o altro) da piegare a sé e si esplica preferibilmente nei confronti del…

  • Cibo (GOLA)
  • Sesso (LUSSURIA)
  • Beni (AVARIZIA)

Per l’anima irascibile (l’ira di Maometto) l’inclinazione – tentazione è contro se stessi e si esplica nei confronti di…

  • Di sé stessi (TRISTEZZA)
  • Degli altri (IRA)
  • Della vita (ACCIDIA)

Per l’ anima razionale (la presunzione di Maometto) l’inclinazione – tentazione consiste nella supervalutazione di sé con sottovalutazione degli altri e si esplica nei confronti di…

  • Di sé (VANAGLORIA)
  • Degli altri (INVIDIA)
  • Della vita (SUPERBIA)

   Saper riconoscere queste potenzialità – inclinazioni dell’ anima come possibili portatrici sane di tentazioni, è fondamentale per tutelare il proprio benessere interiore psichico e spirituale.

   Saper chiedere umilmente, da parte del credente, la grazia – luce del discernimento è fondamentale per tutelare il proprio equilibrio interiore (psichico e spirituale).

   Saper chiedere umilmente, da parte di ognuno (credente o meno), l’aiuto di un ascolto professionale (consulenza…) contribuisce al recupero o al mantenimento di quella serenità interiore in opposizione alle lusinghe delle tentazioni.

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LIBERI DALL’ANSIA… si puo’!

CONVIENE ESSERE ANSIOSI?

   C’era una volta un passerotto beige e marrone che viveva la sua esistenza come una successione di ansie e di punti interrogativi. Era ancora nell’uovo e si tormentava: “Riuscirò mai a rompere questo guscio così duro? Non cascherò dal nido? I miei genitori provvederanno a nutrirmi?”

   Fugò questi timori, ma altri lo assalirono, mentre tremante sul ramo doveva spiccare il primo volo. “Le mie ali mi proteggeranno? Mi spiaccicherò al suolo… Chi mi riporterà quassù?”

   Naturalmente imparò a volare, ma cominciò a pigolare: “Troverò una compagna? Potrò costruire un nido?”.

Anche questo accadde, ma il passerotto si angosciava: “Le uova saranno protette?  Potrebbe cadere un fulmine sull’albero e incenerire tutta la mia famiglia… E se verrà il falco e divorerà i miei piccoli? Riuscirò a nutrirli?”

   Quando i piccoli si dimostrarono belli, sani e vispi e cominciarono a svolazzare qua e là, il passerotto si lagnava: “Troveranno cibo a sufficienza? Sfuggiranno al gatto e agli altri predatori?”

   Poi, un giorno, sotto l’albero si fermò il Maestro. Additò il passerotto ai discepoli e disse: “Guardate gli uccelli del cielo: essi non seminano, non mietono e non mettono il raccolto nei granai… eppure il Padre ostro che è in cielo li nutre!”.

   Il passerotto beige e marrone improvvisamente si accorse che aveva tutto… E non se n’era mai accorto!

                                                                                       (B. Ferrero)

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FESTIVITA’ DELLA MADRE DI DIO (1 gennaio 2022)

              COMMENTO OMILETICO (1 gennaio 2022 – Lc. 2, 16 – 21)

BENEDIZIONE INIZIALE:

   Nel prepararci a celebrare i sacri misteri, predisponiamo il nostro spirito ai dolci richiami dello Spirito, così da essere solleciti nel rispondere con coerenza e perseveranza.

MEDITAZIONE:

   Questo breve brano riportato dall’evangelista Luca sembra non offrire spunti di meditazioni straordinari, ma appunto per questo ci conduce a premettere subito una considerazione paradossale, ci sollecita a riconoscere come, per Dio, sia proprio l’ordinario ad essere straordinario.

   L’uomo di oggi, invece, si intestardisce a voler inseguire  il clamoroso, l’eccezionale, il miracoloso, lo straordinario perdendo quindi sensibilità e gusto per tutto quanto è ordinario, scontato, usuale, banale.

   L’uomo d’oggi fatica ad ammettere che lo stile di Dio è lo stile di Chi opera nel qui ed ora dell’ordinario.

Lo straordinario di Dio è l’ordinario della quotidianità più semplice.

   Occorre quindi affinare  il palato spirituale onde poter gustare la straordinarietà dell’ordinario, pena una sterilità spirituale che alla fin fine intristisce la vita.

   E’ infatti risaputo che Dio sia quasi restìo ad operare miracoli (per come li intendiamo noi) e gradisca poco di essere tirato per la giacchetta a questo riguardo.

   “Non è un miracolo lo storpio che si mette d’improvviso a camminare, ma alzarsi la mattina e trovare due calze da  infilare nelle gambe”. (Chesterton)

   Cosa c’è infatti di più ordinario della nascita di un bambino?  Ma al tempo stesso, paradossalmente parlando, cosa c’è di più straordinario della nascita di un  bambino?

   Nella scena di vita narrata da Luca emergono  alcuni dettagli: lo stupore e la fede pura e semplice di pastori che sollecitamente, nel cuore della notte, muovono i loro passi per andare a vedere (“verificare quanto era stato loro rivelato”) uno spettacolo che affonda le sue radici nella notte dei tempi ,  lo spettacolo “ordinario – straordinario” della nascita di un bambino.

   Quante volte invece la nostra fede, la nostra povera fede, si impantana in dubbi, sospetti, tergiversazioni impedendoci così di accedere allo stupore di fronte agli eventi ordinari – straordinari seminati generosamente da Dio nella nostra quotidianità!

   Ma il dettaglio che risalta di più è quello che riguarda l’atteggiamento di Maria (oggi ne celebriamo la Sua Maternità).

   L’atteggiamento di Maria di fronte a tutto quanto le sta accadendo si sintetizza in questa pennellata geniale di Luca: “Maria, da parte sua, conservava tutte queste cose, meditandole in cuor suo”.

   Lo stupore di Maria diventa orazione silenziosa (questo è anche la meditazione). Uno stupore silenzioso diventato magicamente orazione e offerto come esempio a noi oggi.

   Si parte sempre dallo stupore per arrivare all’orazione. Come poter mantenere la nostra anima sensibile allo stupore per le grazie innumerevoli disseminate da Dio sulla nostra strada, nella nostra esistenza quotidiana?

   Mantenere e conservare un’ anima sensibile allo stupore richiede di “diventare come bambini”, di frenare la voglia di pensare troppo, di voler spiegazioni razionali per tutto quanto ci capita di inaspettato, di imprevisto, di immaginare Dio con la nostra piccola mente (“Dio delude sempre chi se lo immagina a modo suo”).

   Mantenere e conservare lo spirito di stupore “bambino” di fronte al “Bambino” appena nato, diventa allora atteggiamento fondamentale per vivere una spiritualità semplice e gioiosa nella quotidianità delle nostre relazioni.

PREGHIERA DEI FEDELI:

Ti preghiamo, o Signore, per Papa Francesco affinchè non si stanchi di donarci la sua testimonianza di stupore e di gioia per il mistero di salvezza che tutti noi viviamo. Ascoltaci, o Signore.

Ti preghiamo, o Signore, per Vescovi, Sacerdoti, Consacrati alla causa del Tuo Regno, affinchè coltivino sempre la disponibilità alla stupore per le meraviglie che operi nella loro vita. Ascoltaci, o Signore.

Ti preghiamo, o Signore, per tutte le claustrali e  i monaci, affinchè sappiano sempre cogliere nell’ordinarietà della loro vita le grazie “straordinarie” che Dio riserva loro. Ascoltaci, o Signore.

Ti preghiamo, o Signore, per tutti i fedeli e per l’uomo moderno affinchè sappiano tenere viva la disponibilità allo stupore onde possano riconoscere le grazie disseminate da Dio nella loro  quotidianità. Ascoltaci, o Signore.

BENEDIZIONE FINALE:

Ti ringraziamo, o Signore,  per aver fortificato la nostra anima con il nutrimento della Parola e dell’Eucaristia e ti chiediamo di farne tesoro onde poter riconoscere le grazie che quotidianamente ci doni.

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www.omelie.org

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AMARE E’ SOSTENERSI A VICENDA

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di | 26 dicembre 2021 · 17:26

IL PICCOLO GAMBERO

                                                         IL PICCOLO GAMBERO

    C’era una volta una comunità di gamberi che viveva nelle acque di un fiume. In questa comunità di gamberi un giorno nacque un piccolo gambero che invece di camminare all’indietro  andava avanti… con grande disperazione dei suoi genitori per questo scherzo del destino.

   Essi infatti cercavano di persuaderlo a camminare come tutti gli altri, ma senza riuscirvi. Crescendo, arrivò il giorno che il piccolo gambero fu iscritto alla scuola. Ed anche a scuola veniva preso in giro dai compagni, rimproverato dai maestri, minacciato di espulsione dal direttore.

   E, una volta tornato a casa, i genitori continuavano a lamentarsi: “Figlio, che t’abbiamo fatto? Perché cammini avanti mentre tutti noi camminiamo all’indietro?”. Il piccolo gambero alzava le spalle rassegnato e rispondeva: “Non ci posso fare niente. A me piace camminare avanti”.

   Col passar del tempo la situazione diventava sempre più pesante,  fintantoché un giorno gli insegnanti decisero di convocare i genitori e li rimproverarono: “Voi vi disinteressate di vostro figlio e non fate nulla perché cammini come tutti gli altri”.

   E loro giù a piangere e a rifarsi contro il figlio. Le provarono tutte, comprese le botte e le punizioni più brutte, per persuaderlo a camminare all’indietro.

   Mano a mano che il tempo passava, anche gli altri componenti della comunità dei  gamberi presero a bersagliare questo povero piccolo gambero. La situazione divenne talmente insopportabile che i genitori furono convocati di fronte al Consiglio degli anziani. I gamberi anziani cominciarono a redarguire i genitori: “Voi avete educato male vostro figlio, vedete come si comporta, invece di camminare all’indietro va avanti. Vi diamo ancora qualche tempo per rimediare; se la situazione non dovesse cambiare saremo costretti ad espellerlo dalla nostra comunità perché non costituisca elemento di scandalo”.

   I genitori, messi alle strette da questa minacci, insistevano con il piccolo gambero piangendo: “Figliolo, ti preghiamo, cerca di cambiare”. E lui rispondeva semplicemente: “A me piace andare avanti e continuo ad andare avanti”.  Non ci fu proprio niente da fare.. Arrivò quindi il momento in cui la comunità decise di espellere il piccolo  gambero.

   Tutti si radunarono in riva al fiume e questo gamberetto con il suo sacchetto in spalla fu cacciato via. Genitori che piangono, compagni che lo deridono, anziani che scuotono la testa… Tutto il gruppo dei gamberi lo vede allontanarsi. E lui sene va, solo con il proprio destino; si tuffa nell’acqua del fiume e siccome questa va avanti, egli continua ad andare avanti… I genitori lo salutano, lui accenna ad un saluto e se ne va fino a scomparire alla vista di tutti.

   Ad un tratto, mentre continua a camminare avanti, verso il mare, si imbatte in uno scoglio.  Su quello scoglio intravvede una figura muoversi. Man mano che si avvicina si accorge che è un vecchio gambero, tutto sgangherato, che lo guarda e lo chiama.

   Il piccolo gambero si avvicina e il vecchio gambero gli dice: “E così anche tu hai scelto di andare avanti; anch’io avevo fatto la stessa scelta, poi mi sono stancato e mi sono fermato. Ecco il risultato, sono qui, solo, a morire su questo scoglio. Tu non fare come me, vai avanti, segui la tua strada”.

   Il piccolo gambero con le lacrime agli occhi, salutò il vecchio gambero e continuò ad andare avanti verso il mare… in quell’immenso mare dove andare avanti o indietro non aveva più ormai alcuna importanza…

  Tuttavia, egli, il piccolo gambero, era riuscito a raggiungere il traguardo della sua vita.

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 (Da un racconto di padre Luciano Cupia)

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Ripreso da una amica (Bianca)

“LE FAMIGLIE UNITE RENDONO FORTI;

QUELLE DIFFICILI, RENDONO LIBERI”.

SINTESI: “Le famiglie difficili, purché unite,

                  rendono liberi e forti”.

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FAMIGLIA POSSIBILE

FAMIGLIA IMPOSSIBILE… O POSSIBILE?

“Esistono tanti tipi di moduli familiari. Nel tipo di famiglia “ancillare”,

i genitori sono particolarmente eccellenti nel moltiplicare le loro funzioni:

da procacciatori inesauribili di doni ed accompagnatori zelanti e puntuali

per accompagnare i figli alla scuola, alle feste, dai parenti, ai corsi di nuoto,

di musica e di danza, al cinema, alle competizioni sportive e teatrali.

Da coordinatori dell’organizzazione domestica ( la baby sitter, la ragazza

aiuto per i compiti, la colf per i lavori di casa, la nonna per i vestitini),

ad orchestratori della campagna di esposizione ai mass media

(il posto d’onore per la TV, il giradischi per le fiabe , i fumetti, i libri intelligenti, i videogames).

Da animatori del tempo libero (il sabato e la domenica di corsa in campagna,

in montagna, al mare; d’estate un mese in montagna e uno al mare; a Natale,

la settimana bianca e poi il carnevale) a solerti esecutori di programma

d’avanguardia (l’inglese a Londra, i soggiorni estivi al Club Meditarranée, l’ecologia in fattoria).

Va da sé che in questo contesto culturale, oggi più che mai la famiglia cristiana

si ripropone come un vero e proprio “laboratorio di controcultura” favorendo la vita

in tutte le sue espressioni e responsabilizzandosi in ordine alla maturazione

autentica della persona.

Di fatto la famiglia è il “terreno naturale” per la strutturazione di “personalità adulte

e per la individuazione di  “progettivocazionali”.

(Corriere della Sera, 1989)

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“Fino a sette anni adoravo la mia famiglia; la odiai a tredici; scappai di casa a diciannove.

Mi feci una mia famiglia a  ventuno; l’abbandonai a trentacinque.

Desideravo ardentemente tornare alla mia famiglia; lo feci; l’abbandonai a trentasei.

Mi feci una nuova famiglia a trentotto; l’abbandonai a quarantacinque.

Mi feci una nuova famiglia a ai quarantotto; l’abbandonai a cinquanta.

Mi feci una nuova famiglia a cinquantacinque; l’abbandonai a sessanta!

Ma quante famiglie ci vogliono per averne una giusta?”

 I due “virus” di questo sfogo sono l’ “io” e il verbo “avere”.

                                                         Facile scoprire l’antivirus.

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LA FAMIGLIA SCENDEVA

                   LA FAMIGLIA SCENDEVA…

Da Gerusalemme – la citta posta sul monte, la sposa del Gran Re – la famiglia, scendeva verso Gerico, nella pianura del gran lago salato, sotto il livello del mare. Scendeva per le vie tortuose e impervie della Storia, quando, ad una svolta della strada, incontrò i Tempi Moderni. Non erano di natura loro briganti, non peggio comunque di tanti altri tempi, ma si accanirono subito contro la famiglia non trovando di loro gradimento la sua pace che rispecchiava ancora la luce della città di Dio.

Le rubarono prima di tutto la fede, che bene o male aveva conservato fino a quel momento come un fuoco acceso sotto la cenere dei secoli. Poi la spogliarono dell’unità e della fedeltà, della gioia dei figli e di ogni fecondità generosa. Le tolsero infine la serenità del colloquio domestico, la solidarietà con il vicinato e l’ospitalità sacra per i viandanti e i dispersi. La lasciarono così semiviva sull’orlo della strada e se ne andarono a banchettare con il Materialismo, l’Individualismo, l’Edonismo, il Consumismo… ridendo tutti insieme  della sorte sventurata della famiglia.

Il buon samaritano

Passò per quella strada un sociologo, vide la famiglia sull’orlo della strada, la studiò a lungo e disse: “Ormai è morta”.

Le venne accanto uno psicologo e sentenziò: “L’istituzione familiare era oppressiva. Meglio che sia finita”.

La trovò infine un prete e si mise a sgridarla: “Perché non hai resistito ai ladroni? Dovevi combattere di più. Eri forse d’accordo con chi ti calpestava?”.

Passò, poco dopo, il Signore, ne ebbe compassione e si chinò su di lei a curarne le ferite, versandovi sopra l’olio della sua tenerezza e il vino del suo sdegno. Poi, caricatola sulle spalle, la portò alla Chiesa e gliela affidò dicendo: “Ho già pagato per lei tutto quello che c’era da pagare. L’ho comprata con il mio sangue e voglio farne la mia prima piccola sposa. Non lasciarla più sola sulla strada, in balìa dei Tempi. Ristorala con la mia Parola e il mio Pane. Al mio ritorno ti chiederò conto di lei”.

Una lampada alla finestra

Quando si riebbe, la famiglia ricordò il volto del Signore chino su di essa. Assaporò la gioia di quell’amore e si chiese: “Come ricambierò per la salvezza che mi è stata donata?”.

Guarita dalle sue divisioni, dalla sua solitudine egoista, si propose di tornare per le strade del mondo a guarire le ferite del mondo. Si sarebbe essa pure fermata accanto a tutti i malcapitati della vita per assisterli e dire loro che c’è sempre un Amore vicino a chi soffre, a chi è solo, a chi è disprezzato, a chi si disprezza da se stesso avendo dilapidato tutta la propria umana dignità.

Alla finestra della sua casa avrebbe messo una lampada e l’avrebbe tenuta sempre accesa come segno per gli sbandati della notte. La sua porta sarebbe rimasta sempre aperta, per gli amici e per gli sconosciuti: per chiunque – affamato, assetato, stanco, disperso – potesse entrare e riposare sedendo alla piccola mensa della fraternità universale.

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CHE SIMPATICA…

UNA STORIELLA NATALIZIA DEDICATA AL 50% DELLE PERSONE (che momentaneamente calpestano il pianeta terra) CHE  ESIGONO DALL’ALTRO 50% LA PERFEZIONE…. E DEDICATA ANCHE A QUEL 50% DI POVERI DIAVOLI CHE SI SFORZANO, non riuscendovi mai alla perfezione, DI ESSERE PERFETTI COME RICHIESTO DA QUEL 50% CHE CREDONO DI AVERLA GIA’ RAGGIUNTA!!!!!

   C’erano una volta un uomo perfetto e una donna perfetta. Si incontrarono, e siccome la loro relazione era perfetta si sposarono. Il matrimonio fu ovviamente perfetto. E anche la loro vita insieme era ovviamente perfetta.

   In una notte di Natale buia e tempestosa, l’uomo perfetto e la donna perfetta stavano viaggiando in macchina su una strada molto tortuosa quando all’improvviso  notarono al lato della strada un uomo che aveva evidentemente problemi con il suo mezzo di trasporto.

   Siccome erano una coppia perfetta si fermarono per aiutarlo. L’uomo era Babbo Natale e aveva un enorme sacco pieno di regali. Siccome non volevano deludere tutti i bambini del mondo la sera di Natale, l’uomo perfetto e la donna perfetta si  offrirono di accompagnare Babbo Natale con la loro macchina e presto si trovarono a distribuire i regali.

   Purtroppo le condizioni del tempo e della strada continuarono a peggiorare, finché l’uomo perfetto, la donna perfetta e Babbo Natale ebbero un incidente. Soltanto uno di loro riuscì a sopravvivere. QUALE DEI TRE?

RISPOSTA PER TUTTI: la donna perfetta è l’unica che si salva, era l’unico personaggio reale perchè Babbo Natale non esiste e neppure un uomo perfetto esiste.

PER LE DONNE LA STORIA FINISCE QUI E NON SI PERMETTANO DI LEGGERE OLTRE…

Se Babbo Natale e l’uomo perfetto non esistono  vuol dire che al volante c’era la donna perfetta e questo spiega perchè c’è stato l’incidente. Tra l’altro, se sei  una donna e stai leggendo abbiamo prova anche di qualcos’altro: che le donne non fanno mai quello che gli si dice.

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“La semplicità è la somma di tutte le virtù” (San Pio da Pietralcina)

PER UNA SPIRITUALITA ‘ FATTA DI SEMPLICITA

E ATTENZIONE A VIVERE IL PRESENTE

Mi rammaricavo del mio passato

E temevo del mio futuro

Quando improvvisamente il mio Signore parlò:

“Io mio nome è IO SONO”.

Fece una pausa, io attesi, poi continuò:

“Se tu vivi del passato, con i suoi errori

E con i suoi dispiaceri, vivi nel dolore.

Io non sono nel passato, il mio nome non è IO ERO.

Se tu vivi del futuro, con i suoi problemi

E le sue paure, vivi nel dolore.

Io non sono nel futuro,

il mio nome non è IO SARO’.

SE TU VIVI QUESTO MOMENTO,

VIVI NELLA PACE. Io sono nel presente.

Il mio nome è IO SONO.

                                    (Helen Mallecoat)

“Alcune persone vennero a trovarmi a Calcutta e prima di partire mi pregarono: – ci dica qualcosa che ci aiuti a vivere meglio – . E io dissi loro: – Sorridetevi a vicenda, sorridete a vostra moglie, a vostro marito, ai vostri figli, sorridetevi a vicenda; poco importa chi sia quello a cui sorridete; questo vi aiuterà a vivere meglio e a crescere nell’amore reciproco -. Allora uno di quelli mi domandò: – Lei è sposata? -. –Sì, risposi, e qualche volta trovo difficile sorridere a Lui. Ed è vero. Anche Gesù può essere molto esigente ed è proprio quando Egli è così esigente che è molto bello rispondergli con un grande sorriso”.

Da aggiungere soltanto che il sorriso del volto da visibilità alla amabilità del cuore… se esso è veramente caldo d’amore. Ne deriva che con questa “base relazionale” di amabilità reciproca si rende la vita difficile ai “conflitti” interpersonali sempre pronti ad irrompere da qualche fessura di fragilità dell’animo umano. Paradossalmente parlando, essendo amabili, si facilita al prossimo di “amare il prossimo”. E chi è più prossimo se non chi ci vive gomito a gomito?

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