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Ex docente alle superiori a Roma, attualmente pensionato

CURIOSISSIMA QUESTA…

                            SPORCO E PULITO… ma come è possibile?

   La storia che ci racconta uno dei nostri rabbini vale più di una  teoria: “Due uomini cadono dentro un camino Uno ne esce fuori con la faccia sporca di fuliggine, l’altro pulito. Chi dei due va a lavarsi?”

  “Quello che ha la faccia sporca”, risponde l’interlocutore. “Sbagliato, – dice allora il rabbino – si lava quello che ha la faccia pulita. Vedendo il suo compagno sporco davanti a lui si dice: dal momento che lui è sporco, devo esserlo anch’io, dunque ho bisogno di andare a lavarmi. Mentre quello che è sporco, vedendo il suo compagno pulito, si dice: dal momento che lui è pulito devo esserlo anch’io. Dunque non ho bisogno di andare a lavarmi”.

   Ma poi il rabbino continua: “Due uomini cadono dentro il camino. Uno ne esce fuori con la faccia sporca di fuliggine, l’altro pulito. Chi dei due va a lavarsi”? “Quello con la faccia pulita”, risponde con entusiasmo il discepolo. “Sbagliato. Quello con la faccia sporca. Vedendo le sue mani coperte di fuliggine, si dice: sono sporco. Devo andare a lavarmi. Mentre quello con il viso pulito, vedendo che ha le mani pulite si dice: dal momento che non sono sporco non ho bisogno di lavarmi”.

   “Ho ancora una domanda da farti, – conclude il rabbino – due uomini cadono dentro un camino. Uno ne esce fuori con la faccia sporca di fuliggine, l’altro pulito. Chi dei due va a lavarsi?” “Sia quello sporco, sia quello pulito”, esclama trionfante il discepolo. “Sbagliato, – dice ancora il rabbino -. Se due uomini cadono in un camino è impossibile che solo uno dei due sia sporco. Devono per forza essere sporchi tutti e due! Quando un problema è mal posto, tutte le soluzioni sono false”.                                                                                                               

   QUANDO DUE PERSONE CADONO DENTRO IL CAMINO DELLA VIOLENZA,  CHE SI TRATTI DI EBREI O MUSULMANI, CRISTIANI, INDUISTI O BUDDISTI, SONO ENTRAMBE SPORCHE.

   MA QUANDO DUE PERSONE SI IMMERGONO NELL’UMILTA’ SONO ENTRAMBE PULITE, QUALI CHE SIANO LE LORO CONVINZIONI.

Tratto da: IL RE, IL SAGGIO E IL BUFFONE di Shafique Keshavjee (Einaudi 1998)

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Per facilitarci reciprocamente a praticare “Ama il tuo prossimo” che ne dite di “Essere Amabili”?

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Semplificare le cose complicate

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di | 22 gennaio 2022 · 12:00

“Comunicare è una necessità, ascoltare è un arte”.

                                                                            Ascoltare è un’arte

Si ascolta senza sbirciare l’orologio.

Si ascolta con gli occhi accoglienti

che fanno capire a chi parla che rappresenta il mondo.

Si ascolta con simpatia, anche se non sempre si è d’accordo.

Si ascolta senza interrompere tutti i momenti e neppure

dando subito giudizi.

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SEME DI MEDITAZIONE

C’è da riflettere, soprattutto quando la misteriosa problematicità degli eventi della vita ci mette alle strette…

 PERCHE’MI SUCCEDE TUTTO QUESTO?   PERCHE’ NO?

   Fu chiesto a un ebreo come mai nella loro cultura ci fosse l’usanza di rispondere con una domanda a chi poneva  una domanda. E lui rispose: “Perché no?”

   Un simpatico brano di Vangelo (e non è l’unico) dove questa modalità comunicazionale è praticata, è il seguente.

     “Il giorno seguente, Giovanni era di nuovo là con due dei suoi discepoli  e fissando lo sguardo su Gesù, che passava, disse: «Ecco l’Agnello di Dio!».  

   I suoi due discepoli, avendolo udito parlare, seguirono Gesù.  Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: «Che cercate?».

    Ed essi gli dissero: «Rabbi (che, tradotto, vuol dire Maestro), dove abiti?».  Egli rispose loro: «Venite e vedrete».

    Essi dunque andarono, videro dove abitava e stettero con lui quel giorno. Erano circa le quattro del pomeriggio.”

                                                 (Giovanni 1:35-39)

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QUANDO tre C e tre T si “sposano”…

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MAGARI PUO’ AIUTARE…

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di | 21 gennaio 2022 · 12:15

MA E’ PROPRIO COSI’?

                  “ANDRA’ TUTTO BENE” e “NIENTE SARA’ PIU’ COME PRIMA”.

                                               (Ma è proprio così?)

   Oggi mi frullano pensieri così…Dimmi come vivi il giorno e ti dirò come vivi i giorni. Proprio così mi suggerisce l’esperienza della pandemia in corso.

   Tanti ( forse tutti, chi più chi meno) vivono l’oggi nella speranza legittima che tutto finisca, che finiscano i problemi quotidiani del vivere… prima che finisca la vita.

   E se provassimo a giocar di paradosso e di metafora… con un pizzico di soave ironia pensando ad esempio che come si vive il segmento temporale della pandemia potrebbe rispecchiare come si vive l’intera semiretta temporale della vita?

   Ho rivolto a me stesso queste domande riflettendo sulle due espressioni nate nei primi tempi di questa dura esperienza: “ANDRA’ TUTTO BENE” e “NIENTE SARA’ PIU’ COME PRIMA”.

   Dalla psicologia ho imparato che il pensiero o la preoccupazione del futuro contiene sempre una certa dose di ansia (magari in grado di “infettare” il presente alla pari del virus).

   E spiego il perché queste due frasi, di per sé nate per incoraggiare, possano poi finire, paradossalmente, per frenare coraggio e fiducia.

   Semplicemente perché sono monche, sono incomplete… “Andrà tutto bene… a patto di…” e “Niente sarà come prima… a condizione che…” si potrebbe concludere.

   Oppure, unendo tra loro le due frasi, per esempio, ecco la conclusione possibile che ne esce: “Andrà tutto bene… se niente sarà come prima”.

   Che è già qualcosa, se non ci si lascia impressionare dall’uso euforico e un tantino esagerato della parola “tutto” e della parola “niente”…

   Ma c’è qualcosa da aggiungere. “Andrà tutto bene” se si prende coscienza che già ora va tutto bene…per il fatto di essere vivi, sofferenti ma vivi.

   Ma non è esperienza della quotidianità questa? Non è forse vero che “Ogni giorno ha la sua pena”?

   E “va tutto bene”, in ragione del fatto che si sta vivendo il presente e che “niente è come prima” se ci si rende conto veramente che non c’è alternativa al vivere il “qui ed ora” senza ripetizione del prima e senza la troppa preoccupazione per il dopo.

   “Va tutto bene” anche se “Niente è come prima” se si è convinti di vivere (anche con un po’ di fatica fantasiosa) l’oggi non come fosse il primo giorno e nemmeno come fosse l’ultimo, ma semplicemente accettando umilmente che sia, misteriosamente, l’unico.

   E’ impresa ardua vivere “come se”, meno ardua, seppur impegnativa, semplicemente “vivere”.

Anche e soprattutto perché convinti nel profondo dell’anima che “il presente è l’unico punto di contatto tra l’eternità e il tempo” (S.C. Lewis in LE LETTERE DI BERLICCHE) ed è lì che è appostato, dall’ eternità, Dio.

   La qual considerazione mi fa venire in mente una riflessione dello psicologo Carl Gustav Jung: “Molte nevrosi dell’uomo moderno sono riconducibili ad un non risolto problema religioso”.

   Ed ecco il paradosso o la metafora: “Dimmi come vivi la pandemia e io ti dirò come vivi la vita”. Vivere la vita come “eterno” problema da risolvere porta con sé una acutizzazione del medesimo problema quando si attraversano periodi marcatamente più travagliati, come appunto quello che si sta vivendo.

   Se un ragno vivesse come problema il non doversi impigliare nella ragnatela da lui medesimo costruita… sarebbe un bel problema!

   Vivere, invece , la vita come realtà (dura realtà, talvolta o spesso) lenisce il bruciore della sofferenza esistenziale o dell’angoscia di morte.

   Come dire, in conclusione: “Dimmi come vivi la pandemia e io ti dirò come vivi la vita”, senza dimenticare quanto affermava Alberto Einstein: “Non si può risolvere un problema con lo stesso modo di pensare che ha causato il problema”.

   E il cerchio si chiude… o si riapre.

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www.gigiavanti.com – giovannigigiavanti@gmail.com

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CERCASI GENITORE EDUCATORE ALTERNATIVO…

                               GENITORE EDUCATORE ALTERNATIVO…

 Un genitore “empatico” è di solito anche intelligente, e lo è anche nel voler aiutare il figlio a correggersi…conducendolo, con pazienza, alla presa di coscienza delle brutte conseguenze dei suoi comportamenti.

   C’era una volta un ragazzo con un pessimo carattere. Suo padre un giorno gli da un sacchetto di chiodi e gli dice di piantarne uno nella palizzata del giardino ogni volta che perde la pazienza e/o bisticcia con qualcuno. Il primo giorno ne pianta 37.

   Le settimane seguenti impara a controllarsi e il numero dei chiodi piantati diminuisce di giorno in giorno.

   Finalmente arriva il giorno in cui il ragazzo non pianta nessun chiodo nella palizzata. Allora va dal padre e gli comunica la bella notizia.

   Suo padre allora gli da il nuovo compito di levare un chiodo dalla palizzata per ogni giorno che riesce a non perdere la pazienza. I giorni passano e finalmente il ragazzo può dire al padre che ha levato tutti i chiodi dalla palizzata.

   Il padre conduce il figlio davanti alla palizzata e gli dice: “Figliolo, ti sei comportato bene, ma guarda quanti buchi hai lasciato nella palizzata. Non sarà più come prima. Quando litighi con qualcuno e gli dici delle cose cattive gli lasci delle ferite come queste. Puoi infilzare un uomo con un coltello, e poi toglierlo, ma lascerai sempre la ferita. Poco importa quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà. Una ferita verbale fa altrettanto male di una ferita fisica”.

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AMORE E FRAZIONI…

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di | 19 gennaio 2022 · 11:35