ATTENZIONE ALLE TENTAZIONI

ATTENZIONE ALLE TENTAZIONI

   Sì, attenzione, perché sono scaltre in quanto che si travestono in modo tale da farle sembrare desideri personali propri.

   Così infatti sembra essere accaduto nell’evento originale narrato dalla Genesi. Precisiamo subito che c’era una situazione relazionale di coppia e tutto doveva passare al vaglio di tale relazione, laddove invece la tentazione si insinua nel singolo.

   E questo potrebbe benissimo configurarsi come il tranello diabolico di smembrare, di dividere la coppia (l’etimologia della parola greca “diavolo” significa infatti “divisore”).

   C’è poi da sottolineare la dinamica profonda di ogni tentazione, già anticipata in apertura, che è quella di pavoneggiarsi e apparire come desiderio personale,

   “Desidero avere, e anche subito, quello che mi appare bello, piacevole”. Tra parentesi, è la dinamica del “bambino” (lo insegna da anni l’Analisi Transazionale) con l’aggravante, oggi, della deriva culturale che promuove il desiderio a diritto, ignorando il fatto sostanziale che “non può essere diritto quello che non è un bisogno”.

   Ma torniamo a Eva e Adamo… magari riferendoci anche alle comuni dinamiche relazionali di coppia coniugale fatta di uomo e donna.

   Cosa succede quando in una situazione relazionale di coppia, uno dei due cede frettolosamente alla tentazione di soddisfare il desiderio di avere quanto gli è apparso bello, gradevole, appetibile senza comunicare questo desiderio al partner?

   Succede che può andare gambe all’aria la relazione medesima. La partita da giocare è quindi quella tra il “desiderio di avere” e il “bisogno di essere”.  

  E parto nuovamente da Adamo ed Eva (“leggendolo” in chiave psico-dinamica). Il racconto biblico ci riferisce che Eva ebbe “desiderio di avere” quanto di bello, gradevole appariva alla sua vista.

   Non potrebbe essere che questo “desiderio di avere” nascondesse, nel suo profondo, il “bisogno di essere” lei stessa, Eva, bella e gradevole per il suo Adamo, dal momento che era in una relazione?

   Presumibilmente, una delle possibili interpretazioni del “peccato originale” potrebbe essere anche questa: aver operato cioè, da parte di Eva, una scelta individuale in un contesto di relazione di coppia (soddisfazione frettolosa del desiderio di avere) e, da parte di Adamo, di aver supinamente ubbidito a Eva (consumare il “frutto” senza desiderio). Senza dire della mancata comunicazione tra i due sulla scelta da operare.

   La “punizione” che ne consegue è di una logica psico-spirituale sconcertante. Eva, che ha frettolosamente ceduto al desiderio di cogliere il frutto perché “piacevole”, partorirà i frutti del suo ventre nel “dolore”.

   Adamo che ha consumato il frutto offerto da Eva senza desiderio partorirà i frutti della terra con fatica e sudore.

   Consequenziale a questa riflessione basata sulla metafora “frutto = comportamento” è l’indicazione di una via di fuga alla ricerca di un equilibrio relazionale capace di mettere al sicuro da dinamiche che lo potrebbero deteriorare. E la via di fuga prioritaria è sempre una, quella di una comunicazione trasparente tra i due partners della coppia.

“SE L’AVER MANGIATO UN FRUTTO HA ROVINATO L’UMANITÀ, LA SALVEZZA SARÀ NELL’ATTEGGIAMENTO CONTRARIO, NEL GUARDARE UN FRUTTO SENZA MANGIARLO” (S. WEIL)

“AMARE È AVERE FAME INSIEME E NON MANGIARSI L’UN L’ALTRO”.

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