Archivi del mese: dicembre 2018

Il litigio è ben riuscito, se il buon Dio ci mette un dito.

IL COLORE DELLA COPPIA (il litigio è ben riuscito, se il buon Dio ci mette un dito)

Erano le prime mattine del mondo e la creazione, appena uscita dalle mani del Creatore, luccicava come un soldino nuovo, ma l’universo era ancora in bianco e nero come nei vecchi film da cine – club.

Temendo che le sue creature si stancassero di vedere il mondo a lutto, Dio disse ad Adamo ed Eva: “Ieri voi avete dato un nome a tutto ciò che vive e questo va bene. Oggi date un colore a tutto ciò che si trova sotto i vostri occhi: gli animali, le piante e le rocce, ma colorate anche tutto quello che non si vede, i sentimenti, i progetti e i sogni”.

Adamo ed Eva si dedicarono al loro lavoro con una energia che nulla era riuscito ancora ad intaccare…

Il sole sarebbe stato di color oro fuso ed il lampo sarebbe stato un guizzo d’argento nell’inchiostro scurissimo delle notti di temporale. La tigre rigata avrebbe avuto il colore della brace vista attraverso la griglia di un barbecue e le grosse scimmie babbuine avrebbero avuto sul fondo schiena tutte le tinte d’un crepuscolo d’autunno. Il cielo sarebbe stato blù come il corredino d’un neonato e l’erba di un verde così intenso e così splendente da far venir voglia di brucare agli stessi carnivori.

Verso sera, però, stanca per aver tanto colorato l’immaginazione dei primi esseri viventi accusò qualche segno di debolezza. Il Creatore non poté proprio fare a meno di sospirare quando li ascoltò dichiarare con una certa stanchezza  che la rosa sarebbe stata di color rosa e che l’arancia sarebbe stata di color arancio, così. semplicemente.

“E la coppia, figli miei – incalzò Dio per riattivare i loro pennelli – quale è il colore della coppia?”.

“Rosa e d’oro” replicò senza esitazione Adamo. Il primo sposo (è proprio curioso chiamarlo così) aveva un lato romantico ed una adorazione d’adolescente innamorato per la compagna che il Creatore gli aveva donato.

“Per niente – replicò Eva bruscamente – (ella era più realista ed anche più raffinata e non si lasciava facilmente convincere) – la coppia è rossa e nera, forte e potente come il fuoco dei nostri abbracci, ma anche con le buie profondità d’incertezza e di dolore”.

“Ma andiamo, mia cara – si lamentò Adamo – la coppia è tenera e dolce come il mio amore per te, caro amore mio”. “Già – gridò Eva seccamente – se tu credi che sia sempre roseo vivere insieme a te! Io ho una paura folle quando ti prende la collera”. “E io! Io mi rattristo moltissimo quando tu piagnucoli; e questo capita di frequente e non riesco a capire perché”.

Insomma, una battuta agro – dolce dietro l’altra provocava una risposta  acida fino al punto che il litigio si inasprì ed ognuno si chiuse in un silenzio sdegnato.

I nostri progenitori avevano appena inventato la classica “scenata” di matrimonio.

Mentre Eva stava riflettendo sul suo rancore, si mise a sfogliare alcune margherite ancora in bianco e nero. Adamo Invece si accostò imbronciato ad un grosso bue non ancora colorato e ad un asino che improvvisamente non disdegnò di dipingere con il colore grigio dell’umile testardaggine…

Per riconciliarli, Dio creò improvvisamente un arcobaleno, un piccolo arcobaleno tascabile… perché aveva in mente di riservare la primizia della sua invenzione a Noè all’indomani del diluvio (ma questa è un’altra storia).

Per farla breve, un arcobaleno portatile e smontabile fece riconciliare Adamo ed Eva,

L’arcobaleno fece appena in tempo a dissiparsi, allorquando, i primi amanti del mondo, finalmente riconciliati, si buttarono nuovamente (e gioiosamente) l’uno tra le braccia dell’altro.

 

                                              (Christiane e Michel Barlow,  LE COUPLE CHEMIN VERSI DIEU, Ed. Desclée De Brouwer)

 

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UN AUGURIO CURIOSO PER LE FESTIVITÀ’ NATALIZIE…

                  MENO MALE… MENO MALE!

   E’ così che mi è venuto da pensare che “quando” (termine improprio per l’area dell’oltre tempo!) Dio ebbe l’intuizione di creare il mondo e successivamente di farsi Egli stesso Uomo, si trovò alle prese con il problema della realizzazione di tale intuizione… Fu così, forse, che, giocoforza, nacque (creò) il tempo.

   Possibile dedurre, quindi,  che l’intuizione sta alla sua realizzazione come l’eternità sta al tempo. La realizzazione dell’intuizione dell’Eterno (“In principio erat Verbum…”) postula quindi la creazione del Tempo (“Et Verbum caro factum est…”).  

   E ciò suscita delle considerazioni sul tempo, tali da poterlo definire come una sorta di eternità diluita nel giorno dopo giorno, una sorta di eternità somministrata con il contagocce e così via…

   Ed è proprio in ragione di ciò che si potrà leggere nel libro di S.C. Lewis, LE LETTERE DI BERLICCHE, qualcosa che impreziosisce il “presente” che, secondo lui, è “l’unico punto di contatto tra l’eternità e  il tempo”. 

     Da qui la necessità e convenienza della attenzione a vivere il “qui ed ora” nella semplicità più assoluta, evitando incursioni nel passato (nostalgia, recriminazione, sospiri…) e nel futuro (ansia, preoccupazioni di troppo, paure di ogni genere).

    E sento, tra le pareti della mia anima, un parlar tra sé e sé di Gesù quasi ad acquietare la mia logorrea…

  

   “ Meno  male che nel Tempo tutto andò come intuito dall’Eterno… Quando infatti Noi Trinità ci si confrontò sul dispiegarsi temporale di quanto già compiutamente contenuto  nel grembo dell’Eterno, si fu subito d’accordo su tutto, sui modi e sui tempi, su chi avesse dovuto prendersi in spalla la croce di farsi natura e  carne umana sospendendo per un certo lasso di tempo la sua natura divina (privilegio di cui non sono mai stato geloso…), su chi insomma avesse dovuto assumersi il curioso compito di dare buon esempio…. di come cioè rendere chiaro come essere uomo, come Dio comanda.

   Fui Io, pertanto, il Figlio dell’Uomo preferito dal Padre, a dire un sì concreto e appassionato al Padre, avendo come garante assoluto lo stesso Spirito. Rimanevano aperte due piccole questioni, quella del “dove” e quella del “quando” tutto ciò avesse dovuto avere inizio.

    Sul “dove” la soluzione fu a portata di mano in considerazione del fatto il Padre (un po’ a nostra insaputa) aveva già preso in simpatia un certo Abramo… da quel dì…

   Fu possibile cioè preferire una cultura  (quella dell’uomo “errante”…) proprio perché sarebbe stato possibile incarnarsi in ogni cultura, sebbene, come dicevo, su questa preferenza specifica il Padre manteneva un segreto insondabile.

   Sul “quando” pure fu facile trovarci d’accordo, perché gli eventi andavano mano a mano dispiegandosi nella loro logica spirituale impercettibile dall’occhio superficiale.

   E meno male che fu così, anche nel rispetto e tenendo conto della inscindibile relazione “spazio – tempo”. Immaginate, per esempio cosa mi sarebbe potuto accadere se mi fossi incarnato “oggi” e “altrove”… magari in Italia!

   Ovviamente non ci sarebbe stato ancora il Vaticano… ma questo non lo avrei considerato come un problema. Tanti altri problemi invece avrebbero potuto in certa misura ostacolare o creare confusione al messaggio originale che ero venuto a dare.

   A parte che a tutt’oggi ignoro dove sarei nato… magari al Sud, in una grotta facile a trovarsi in quella zona… considerato che, come scriverà qualcuno “Cristo si è fermato a Eboli”.

Ed una volta nato  ve lo immaginate come avrei potuto, da piccolo, sfuggire allo Zecchino d’oro, dal momento che avevo una voce da Dio?

   E poi, da  grande, dopo l’allontanamento volontario da casa, chi mi avrebbe coperto per sfuggire a “Chi l’ha visto” e poi successivamente a “Terzo indizio”, “Quarto Grado”, “Quinta colonna”   e così via…

   Come avrei potuto resistere, senza offendere o irritare qualcuno, alle pressioni ( = tentazioni) per entrare in politica, nello spettacolo, nello sport?

   Di tentazioni me ne erano bastate tre, tra l’altro ben organizzate dallo Spirito che non  mi ha mai lasciato un momento. E, siccome, di croce me ne era stata assegnata una sola, come avrei potuto combattere contro chi me ne voleva accollare altre… come ad esempio la partecipazione all’ “Isola dei famosi”, al “Grande Fratello”… senza dire di altri!

   Certamente, grazie ai media, le mie parole e i miei gesti (per voi clamorosi, per me ordinaria amministrazione) avrebbero avuto subitanea e maggior risonanza… per poi finire, magari,  quasi subito nel tritacarne  della cronaca consumistica.

   Io ero venuto per “fare storia”, la storia della salvezza.

E chi avrebbe compreso fino in fondo il mio silenzio in risposta a cattiverie, calunnie, falsità, insinuazioni sul mio operato, sulla Mia splendida e giovane Mamma Maria, Vergine e Madre allo stesso tempo (per essere Madre di tutti doveva essere Vergine per ciascuno), sulle donne che percepivano il mio fascino insolito e misterioso (e lo dico senza falsa modestia)?

   Detto tra Me e te, il silenzio è la lingua madre di Famiglia… mi pare abbia scritto qualcuno. E, sul calvario, con giornalisti e TV del mondo intero, chissà se al posto della spugna imbevuta di” aceto” non mi fossi visto mettere sotto il naso un “gelato” (così chiamate i vostri microfoni)?

  E come avrei potuto dare risposte e spiegazioni agli “intellettuali” per delle realtà che, pur avendo senso compiuto in ottica di infinito e di mistero, non hanno spiegazione nel circoscritto confine del tempo?

   Io ho un debole per i buongustai del mistero, meno per i collezionisti di prove che ritardano il credere ad album delle figurine completato… e mai completabile!

   Ma torniamo a noi… meno male, meno male che andò tutto “allora ed altrove” anziché, come dite voi “qui ed ora”… Senza trascurare il momento notturno della Risurrezione che neppure le telecamere più attrezzate avrebbero potuto riprendere, essendo un fatto unico e imprevisto!

   Senza dire del dopo Risurrezione… che avrei impegnato a sfuggire agevolmente, divertendomi un mondo, a chi mi rincorreva per ragioni diversissime rispetto a quelle di coloro che mi cercavano per ragioni serie, cioè le ragioni del cuore e dell’anima.

“Chiedo scusa, Gesù, ma non ti facevo così loquace”.  

   “E certo, dimentichi forse che sono il Verbo?”

“Posso rivolgerti una sola domanda riguardo ad una realtà che mi sta tanto a cuore, quella della famiglia d’oggi così variegata, così multiforme…?

   “Ho capito e sarò sintetico nel rispondere.  Anche al Padre stava e sta a cuore la famiglia.  Siamo noi stessi Trinità, Famiglia… Infatti si potrebbe dire che “in principio era la Relazione”… con tutto quel che ne consegue.

   Ti dico solamente  che la verità è al singolare e che il vostro e Mio Padre aveva ideato e creato “la famiglia” senza aggettivazioni, ma voi umani che siete ”creativi” avete preferito dare il via ai complicati “problemi familiari” .

   Noi Trinità siamo specializzati nel creare delle realtà, mentre voi umani, volendo essere originali, pare che vi intestardiate a creare problemi!

   E’ successo anche con la prima coppia che volendo essere originale (fare il male, bene) ha finito per fare anche il peccato originale. E si continua anche oggi a voler essere originali, ma all’Origine non era così, non era proprio così”.

   “Grazie Gesù”!  

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Tanto dalla vita non si esce vivi…

SALVIAMO L’UMORISMO … (tanto dalla vita, anche ad essere seri, non si esce vivi!)

 

La barca del mondo naviga in acque agitate come mai. Ha bisogno di sostegno per evitare il naufragio. Ad offrire tale sostegno mira questa proposta…

 

Avere il senso dell’umorismo significa possedere la chiave dell’allegria. E della santità. L’originalità di don Bosco fu di aver dato un valore pedagogico alla gioia, al buon umore; cioè di avere, non soltanto accettato, ma anche condiviso come educatore quell’allegria aperta e gioiosa del giovane.

Fu la pedagogia della gioia, in termini moderni della serenità; liberatoria quindi dalla nevrosi e stimolatrice di creatività, in quanto infondeva speranza, voglia di lavorare, di studiare, di vivere e di convivere.

L’allegria non serve infatti soltanto alla distensione psichica del soggetto, ma è anche uno stimolo creativo ai suoi valori interiori e a un positivo comportamento sociale.

San Domenico Savio, che a quattordici anni lo aveva ben capito, diceva: “Qui da noi la santità consiste nello stare molto allegri, per essere come il Signore. Il demonio teme le persone contente. Sappi che qui noi identifichiamo la santità con la grande allegria, perché siamo come il Signore. Il demonio ha paura della gente allegra.

Il senso dell’umorismo, infatti,  è la capacità di vedere il lato buffo delle cose anche in situazioni tristi e spiacevoli.

Un imbianchino cade dal secondo piano restando incolume. Una signora caritatevole gli offre un bicchiere d’acqua , poi domanda: “Mi scusi, da che piano bisogna cadere per avere un bicchiere di cognac”?

Un giorno il professor Cagnotto entra in classe e vede scritto sulla lavagna: “Cagnotto asino!” Senza scomparsi, domanda: “Chi è che ha scritto il suo nome accanto al mio?”. Tutta la tensione si scioglie e la classe ride!

Una volta un impiegato della ditta specializzata negli impianti d’aria condizionata continuava a dire che si trattava “di un prodotto della civiltà”. Dopo un po’, per liberarsi dall’importuno, il proprietario della villa

disse: “Ma io non voglio prendermi una polmonite civile”.

L’umorismo è segno di maturità. La prima volta che si ride di una battuta a proprie spese, si può dire di essere diventati adulti, notano tutti gli psicologi a qualsiasi scuola appartengano.

L’umorismo rende simpatici, non fa forse sprizzare gioia attorno a sé che, ad esempio, aggiorna in modo scherzoso i vecchi proverbi? Qualche esempio:

“Chi dorme non piglia la curva”. “Il mondo è fatto a scale. Chi è furbo prende l’ascensore”. “Si dice il peccato, ma non il deputato”. “Chi tardi arriva, mal parcheggia”. “L’occasione fa l’uomo ministro”. “Chi fa da sé fa per tre… e crea quattro disoccupati”.

L’umorismo è una forza. Li scriveva Sigmund Freud: “L’umorismo è il più potente mezzo di difesa. Permette  un risparmio di energia fisica.  Con una battuta di spirito blocchiamo l’irrompere di emozioni spiacevoli”.

Non può essere che così. L’umorismo, infatti, sdrammatizza tutto. Sdrammatizza le cose più banali.

“Mi sono spaccato il pipistrello della mano sinistra” scherzava Totò. Sdrammatizza la morale: “Dopo il peccato di Adamo non si riesce più a commettere un peccato originale”. Sdrammatizza il matrimonio. Un tale va a confessarsi: “Padre, sono sposato”. “Ma questo non è un peccato”, risponde il confessore. “Me ne pento lo stesso”.

Sdrammatizzagli imprevisti. Quando il futuro Papa San Giovanni XXIII fece l’ingresso come Patriarca a Venezia, un colombo gli lasciò cadere dall’alto un poco pulito ricordo. Gelo tra gli astanti. Il porporato sdrammatizzo: “Per fortuna non volano le mucche!”

Sdrammatizza anche la religione. Un turista osserva il parco macchine del Vaticano e, scuotendo la testa, dice alla guida: “E pensare che tutto è cominciato da  un asino”!

Sdrammatizza persino la morte: “Peccato che per andare in Paradiso non si possa prendere un taxi… ma un carro funebre”.

Che cosa si vuole di più? Una cosa sola: scongiurare il buon Dio perché ai cinque sensi che già ci ha regalato aggiunga, subito subito, il senso dell’umorismo.

Senza di esso saremmo terribilmente più poveri e infelici.

Insomma, salvare l’umorismo non è in optional, ma un dovere sociale.

Un giorno Charles Schulz, il celebro disegnatore statunitense, autore di Linus e  del cane Snoopy, ha confidato: “Se mi fosse possibile fare un regalo alla prossima generazione, darei ad ognuno la capacità di ridere di se stesso”.

Per riconoscere se anche nella famiglia va bene… basta chiedersi,  ogni tanto: “Ci divertiamo ancora insieme?”

Tratto dalla rivista:  IL BOLLETTINO SALESIANO.

 

Qualche aggiunta personale:

“Sono talmente abituato ad essere teso che quando sono calmo mi sento nervoso”.

Epitaffio trovato scritto sulla tomba in un cimitero di montagna: “Ve l’avevo detto che stavo male”.

“Tra moglie e marito… preferisco la moglie!”

“Non fidatevi delle persone che non ridono mai perché non sono persone serie”.

 

Giovannantonio Forabosco, L’UMORISMO (psicologia e istruzioni per l’uso),  Franco Muzzio Editore (1994)

www.gigiavanti.com

giovannigigiavanti@gmail.com                                                                                                  

 

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AUGURI anche PER NATALE DI GESU’

UN AUGURIO TIBETANO…

 

      Mangiare la metà

      Camminare il doppio

      Sorridere il triplo

      Amare senza misura

 

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Il consulente familiare

 

IL CONSULENTE FAMILIARE

è fedele ad una caratteristica

che contraddistingue

la sua professionalità e la sua umanità,

la caratteristica cioè di aiutare

senza la volontà di salvare,

di abbracciare senza la tendenza a

soffocare, di amare senza l’aspettativa

di venire riamato, di proporre senza

la presunzione di imporre,

di annunciare senza la pretesa di voler

convertire… in una parola la caratteristica

di aiutare lasciando libero ognuno di

aiutarsi da sé, come meglio può e crede.

Tale caratteristica della relazione

consulenziale poggia su di un’asse

d’equilibrio che non è fuori luogo

definire l’equilibrio della tenerezza.

                         (Gigi Avanti, 1992)

 

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ORAZIONE CURIOSA…

FAMMI RIDERE, SIGNORE…

 

Non so perché, Signore, pregandoti stamattina, improvvisamente

mi sono reso conto

che non ti avevo mai immaginato… ridere.

Ridere di una vera risata sonora, contagiosa!

I tuoi evangelisti ti presentano pacato, ogni tanto con un sorriso discreto,

ma soprattutto serio e grave, qualche volta in lacrime…

Non hanno ritenuto di dirci che un giorno, in tale o talaltra circostanza,

ti sei fatta una bella risata.

Eppure io sono sicuro che tu ridevi… e ridevi di cuore.

Tu ridevi fanciullo, a Nazareth, quando giocavi con i tuoi compagni,

ridevi, adolescente, con i tuoi cugini.

ridevi e brindavi con i tuoi discepoli, alle nozze di Cana e cantavi,

e ballavi se gli altri ballavano!

Signore, anche se qualche volta faccio fatica a crederla,

la notizia più bella, meravigliosa, sconvolgente che mi riempie la mente e il cuore

è che tu ci ami sopra ogni cosa, e che questo amore ci è vicino,

così vicino da toccarci

da mettere radici dentro di noi.

Tu sei venuto tra noi,

uomo con noi, uomo come noi,

tanto che, abbracciati da te, ti siamo diventati fratelli.

Fratelli del bimbo che piangeva,

che succhiava il latte al seno,

mentre sorrideva, incantato, alla sua giovane madre.

Fratelli del fanciullo che imparava a leggere e a pregare.

Fratello sempre… nostro fratello Gesù,

che sapeva piangere e… ridere!

Pensare a te così vicino a noi, così simile a noi

perché possiamo diventare simili a te,

mi rende felice!

Talmente felice, che mi meraviglia non esserlo sempre.

Mi dispiace vederci così seri quando parliamo di te, e non

capisco perché dobbiamo avere un aria triste,

quando ci riuniamo per pregarti.

Scusami l’impertinenza, ma stasera ho voglia di dirti,

come i bambini piccoli, sulle ginocchia del fratello maggiore:

Fammi ridere”.

Sì, è la mia preghiera inattesa:

Signore, fammi ridere!

Perché, a mia volta, io possa far ridere i miei fratelli:

ne  hanno tanto, tanto bisogno!         

                                                                  (Michel Quoist)

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RIDERE CONVIENE…

IL RISO… (senza mangiarlo, ma producendolo)

  Quando si ride viene coinvolto l’emisfero destro del cervello, dove ha sede appunto il cosiddetto “centro del riso).

   In pratica, questa zona cerebrale, quando arriva uno stimolo che può essere esterno, una barzelletta, o interno, un ricordo, si attiva e si ride.

   Partono così dei segnali che vanno alla corteccia cerebrale e al sistema nervoso periferico e pertanto alla liberazione di diverse sostanze utili per l’organismo. Ad aumentare durante la risata sono soprattutto due importantissimi neurotrasmettitori, la dopamina e la serotonina.

   Sono il linguaggio chimico del nostro cervello e guarda caso sono proprio queste le sostanze la cui diminuzione causa la depressione.

   Chi ride quotidianamente, quindi, è meno soggetto ad ammalarsi… tanto dalla vita non si es e comunque vivi!

 

RIDERE:

 

   Potenzia l’apparato immunitario, aiuta a sciogliere le tensioni muscolari e quindi è un’ottima soluzione per contratture, dorsalgie e lombalgie.

   Ne beneficia anche l’ipertensione perché ridere aumenta il ritmo cardiaco, dilata le arteria e l’ossigenazione.

   Per chi soffre di asma e bronchite poi, rappresenta un vero e proprio esercizio respiratorio.

Inoltre, il massaggio addominale provocato da muscoli che si contraggono durante le risate  è un valido rimedio contro le costipazioni e i dolori di pancia in genere.

   Che dire infine della sua capacità di diminuire la sofferenza psichica e far reagire meglio allo stress?

   La terapia della risata (e dal “riso” ed a quanto ad esso assimilabile) si usa per contrastare depressione, ansia, fobie e  per aumentare l’autostima.

   “La giornata completamente perduta è quella in cui non si è riso”.

   Cinque minuti di risata equivalgono a dieci minuti di jogging.

Un minuto di risata  equivale a quarantacinque minuti di rilassamento.

 

 “Quando non si vive in funzione di qualcosa, si conserva tutta la propria capacità, la propria energia, e si è rilassati, perché non importa che si vinca o si perda”

(elaborazione di Gigi Avanti)

 

“SONO TALMENTE ABITUATO AD ESSERE TESO CHE QUANDO SONO CALMO MI SENTO NERVOSO”

 

Non al punto però da sbroccare… Quando infatti la misura è colma… di solito si sbrocca. Non è così per me, in quanto che la misura delle idiozie collezionate quotidianamente non è ancora colma per via del fatto che il peggio non è mai morto… anche se va ricordato che l’ultima a morire è la speranza (ammesso che muoia…). Non è ancora così per me, pertanto dovrei starmene buono buono ad attendere che la misura si colmi e nel frattempo ragionar con calma, senza dare di testa.

 Ragionare con calma a proposito  del cicaleccio chiassoso relativo al tema dei “diritti” e a quello del “gender”, che ne è l’ultimo rampollo. Ragionare con calma tra me e me… ponendomi delle domande.

 Ad esempio: dove sta scritto e come avviene che alcuni “desideri” gradatamente si autopromuovano a “diritti”?

 Poniamo il caso che qualcuno “desideri”  essere ricco (avere più denaro…) e rivendichi questo come “diritto”…

 Poniamo il caso che qualcuno “desideri” di essere trattato come sposato pur non essendolo e rivendichi questo come diritto…

 Poniamo il caso che qualcuno “desideri” diventare altro da quello che è (maschio/femmina) e rivendichi questo come diritto…

 Mi chiedo su quale base e quale sia la dinamica profonda di tale metamorfosi del “desiderio” in “diritto”.

E poi, con tutto quel parlare che si fa di “ecologia”, di ritorno alla natura, mi chiedo come mai questo non sia applicabile alla natura “umana” in quanto tale.

Mi chiedo se non sia possibile (sul piano logico, psicologico e ontologico) acquisire una mentalità pensante “ecologica” e non più soltanto miseramente “ideologica”…

Per farla breve e per evitare di sentire rimbombare nelle orecchie la solita frase dei  pensatori liquidi: “Ma questo è un altro discorso” o peggio “Ma che male ti fanno?” concludo con questa citazione presa da AMARE E CURARE I NEVROTICI di Anna Terruwe e Conrad Baars: “MENTRE DIO PERDONA SEMPRE E L’UOMO PERDONA QUALCHE VOLTA, LA NATURA NON PERDONA MAI; QUANDO CI SI OPPONE ALLA NATURA, LA NATURA DISAPPROVA, RIBATTE, RESTITUISCE IL COLPO”. E questo vale anche e  soprattutto riguardo alla “natura della relazione” con se stessi, con l’altro, con il mondo… perché la “relazione” è il marchio di fabbrica del creato. Per cui, come dice il mio amico Tonino Serra  (autore di ASCOLTARE LA VITA), occorre un vero slancio culturale per recuperare il valore primario di una vera e propria “ecologia della relazione”.

 E concludo con una riflessione quasi sconsolata di Luciano De Giovanni dedicata a chi è perennemente insoddisfatto e inquieto circa il proprio essere, la propria identità, la propria misteriosa collocazione esistenziale… :”Chiamati per un momento a partecipare dell’universo, e subito ci mettiamo a criticare”.

E lo facciamo perché vogliamo “spiegazioni” del mistero della vita, vogliamo “capire”, dimenticando quello che affermava Einstein: “Chi non accetta il mistero, non è degno di vivere”! Pretendiamo di capire, rivendichiamo il diritto di capire… prima di accovacciarci quieti nell’oceano infinito del mistero, prima di accettare, come scriveva Confucio molti anni prima di Cristo che “Ci vuole tutta una vita per capire che non si può capire tutto” ed anche “L’ultimo passo della ragione è quello di ammettere che vi sono cose che la superano”. Altro che “diritti” da rivendicare.

Al posto di urlare “tutto è diritto” sarebbe più conveniente riconoscere sommessamente che “tutto è grazia”.

(www.gigiavanti.com)

 

 

                                                                                                                                                                                 

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