A proposito di Dio…

“Chi rifiuta l’infinito è destinato alla disperazione di fronte al dolore e alla morte”. (S. Kierkegaard)

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DIVERTIAMOCI CON SIGLE…

                           GIOCHIAMO CON GLI ACRONIMI… e non solo!

 Ad esempio,   DNA   potrebbe anche diventare  Destino Naturale Amore.

 Via, Verità, Vita  (mondo reale)    ———   W. W. W. (mondo virtuale)

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SE LA CREATURA SNOBBA IL CREATORE (che è anche Dio e Padre) ECCO COSA SUCCEDE…

                           A proposito di eventi odierni…

  “Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall’ orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore”.

                               (San Paolo nella seconda lettera a Timoteo, 3, 1 – 5)

 

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L’amore non muore mai di morte naturale

C’è una curiosa indagine statistica che recita così. “Il 100% dei divorzi inizia con un matrimonio”. Ma più curioso è anche il commento che ho sentito nel corso di una tavola rotonda dove ero stato invitato: “Allora vuol dire che il matrimonio è la prima causa dei divorzi, quindi bisogna eliminare l’istituzione matrimoniale”.

Non ricordo la risposta di allora, ma ora potrei aggiungere questo ragionamento altrettanto bislacco: “Siccome il 100% di chi muore era vivo, vuol dire che la prima causa della morte è la vita, quindi bisognerebbe eliminare l’istituzione vita”.

Un corto circuito di pensiero comprensibile soltanto dagli imbecilli profondi (gli imbecilli superficiali non ce la fanno).

Così ho ripescato una mia antica e unica storiella scritta durante la frequentazione della Scuola di Consulenza Familiare di Roma anni fa.

“L’amore non muore mai di morte naturale” era il concetto da sviluppare.

Se un matrimonio fallisce non è a causa dell’amore, ma dal modo in cui si ama. Amare poco o amare male porta male… E allora l’amore muore per strangolamento, asfissia, sclerocardia, pugnalatura…

“Non è il vino che ubriaca, ma è l’uomo che si ubriaca” ammonisce un proverbio cinese immune dal coronavirus…

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Crescere… per via naturale

                                                    FELICITA’…MATURITÀ’ 

 (Alessandro D’Avenia sul Corriere della Sera del 17 settembre 2018)

 Amo restaurare le parole con le crepe, prima che vadano in frantumi. Sono perciò partito dalla parola “felicità” dicendo loro che è sinonimo di “maturo”. Non ci credevano. “Felix”, in latino, indicava semplicemente l’albero che da frutto (la radice è la stessa di “fecondo”): “arbor felix” era per il contadino l’albero che porta frutti buoni, pronti per essere imbanditi in tavola o usati per nuove seminagioni. L’albero felice è l’albero fertile, nutre e dà altre piante. La parola “felice” occupa la prima pagine dei libri di psicologia come motore della vita umana. E, a conti fatti, i due ambiti che consentono di definirci di renderci felici sono la costruzione di relazioni autentiche e la realizzazione delle proprie attitudini nella vita, non solo professionale. (…)

A questo punto era arrivato il momento di passare al termine “maturo”, perché l’albero felice dà frutti maturi, né acerbi, né marci. La parola “maturo” ha una storia affascinante, ed è l’orizzonte che presento ai miei studenti per liberarli dall’ansia degli esami e aiutarli a concentrarsi sull’essenziale che servirà ad affrontarlo, indipendente dal risultato.

Maturo è imparentato con: mattutino, (do)mani), mese… parole derivanti da una radice e che indicava il misurare e che si utilizzava per le cose del grande misuratore: il tempo.

Per questo “maturo” indica propriamente: “ciò che arriva a tempo, di buon’ora, e quindi a perfezione, a compimento, detto soprattutto di frutti o messi, nel giusto accordo con le stagioni”.(…)

La storia della parola ci obbliga a spostare la nostra attenzione dalla statica (maturità) alla dinamica vitale (maturazione).

Chi è “maturo”? Colui che arriva per tempo, quindi la maturazione non è compatibile con la pigrizia o con la fretta: i frutti maturano nella stagione giusta e nelle precedenti si preparano; maturo è colui che arriva a compimento, quindi bisogna aver chiaro quali aspetti della propria persona occorre curare perché diano il frutto atteso; maturo è colui che sa misurare i fenomeni, ed è quindi capace di affrontare la realtà a partire da una presa di posizione radicata – senza radicalismo – sul mondo, per non lasciarsi trasportare dai venti emotivi e nei luoghi comuni. Maturo, insomma, è chi misura e si misura con la realtà. Per questo ho ripreso le parole con cui Enrico V, nell’omonima opera shakesperiana incita i soldati. Le condizioni sono avverse, i nemici molto più numerosi. Il re Enrico vince la loro paura ribadendo che non vuole un solo uomo in più, perché la vittoria è da un’altra parte: “Quando l’anima è pronta, lo sono anche le cose”. Per me è il motto per l’anno della maturazione e della maturità, l’opposto di chi ci dice di affrontare le cose solo quando ci sentiamo sicuri di poter avere successo: “quando le cose sono pronte allora anche l’animo lo sarà”.

E’ questo l’alibi che imprigiona il senso dell’avventura proprio del giovane, la cui maturazione può avvenire solo con il coraggio di uscire da se stesso e rischiare la vita, affrontando il vuoto che ogni scelta comporta: “avventura” viene da “ad – ventura”, le cose che accadranno, per le nostre scelte, senza che possiamo controllarne l’esito.

Abbiamo barattato l’avventura con l’ossessione per la “sicurezza”, fonte di paura che porta a rifugiarsi in copioni dettati da altri, pur di non fallire.

Così il “successo” (risultato) ha sostituito il “processo” (vita); ci si impegna per qualcosa se è facile, comodo o garantito. Esattamente  il contrario di ciò che fa il seme per maturare, cioè uscire da sé, per dare un giorno i frutti scritti nel suo stesso innato dinamismo.

Il corpo e il cervello di un adolescente condividono questo slancio che si esaurisce intorno ai 20 anni. (…)

La scelta di lasciare casa, inaugurare un lavoro, costruire un proprio nucleo familiare, è frutto della spinta naturale a  dar vita al nuovo, vincendo la seduzione della sicurezza che preferisce “im – plorare” (piangere perchè la realtà non ci soddisfa) a “es – plorare” (misurarsi con la realtà facendo scelte coraggiose). (…)

Gli educatori sono quindi giardinieri che mettono il seme in condizione di maturare, e poi  potano, non per mortificare, ma per concentrare la linfa, che un giorno renderà “felix” l’albero: fecondo.

Tante crisi di felicità sono crisi di infecondità esistenziale.

 Ho pensato che, avendo modo, nel servizio consulenziale, di incontrare persone alle prese con problemi interiori (di carattere psichico o spirituale) di infelicità, di insoddisfazione, di adolescenzialità cronica… questa considerazioni possano essere applicabili per essere di aiuto. (Gigi)

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ANNIVERSARIO DELLA PRIMA APPARIZIONE DELLA MADONNA A FATIMA

CRESCENDO… SI IMPARA A FARE A MENO DI QUALCOSA….

      (purché si abbia il dono del discernimento, se no sono guai seri)

 

E’ proprio vero ed è la vita stessa ad insegnarcelo piano piano…   Soltanto che questa dinamica non sembra valere per l’umanità nel suo insieme, almeno sembra non valere per quella porzione di umanità della cosiddetta Vecchia Europa. Sembra non valere perché, paradossalmente parlando,  la Vecchia Europa, “crescendo”, ha voluto fare a meno di qualcosa, soltanto che questo “qualcosa”  non è quel guazzabuglio di superfluità (materiali o di costume…) che l’ha accompagnata fin qui…

   Quel “qualcosa” era ed è qualcosa di importante, anzi di fondamentale e questa è la ragione per la quale, avendone voluto farne a meno, siamo arrivati a questo punto di  degrado delle relazione umane, di inquietudine, di aggressività, di “mal di relazione”… Scriveva San Giovanni Paolo II: “Il nostro tempo, così carico di tensioni ed avaro di tenerezza” ed anche : “C’è poca vita umana nelle famiglie dei nostri giorni”.

   Lo stesso psicologo Carl Gustav Jung osservava: “Tante nevrosi dell’uomo moderno sono riconducibili ad un non risolto problema religioso”.  E la ragione di questo dilagare del “malessere esistenziale” sta proprio, per quanto riguarda la Vecchia Europa, nel fatto che crescendo ha voluto fare a meno delle cose “fondamentali” e non delle “superfluità”, ragion per cui siamo ridotti così. Ha rinunciato al “bene” ed è stato fatale essersi ridotta così “male”.Lo spunto per questa riflessione, che dedico a tutti  i miei amici non ancora ridotti così male, mi è stato dato da una omelia del mio precedente parroco, Don Roberto De Odorico (attualmente Segretario Generale della Pontificia Università Lateranense)…

 Lui sosteneva che a partire dal ‘500 (1517) la Vecchia Europa ha incominciato a voler fare a meno della Chiesa (il Protestantesimo è, in sostanza, questo).

  Due secoli dopo, nel ‘700, (1717) ha continuato su questa strada volendo fare a meno di Dio (la Massoneria, in buona sostanza, è questo).

 Agli albori del ‘900 (1917) ha perseverato diabolicamente su questa tortuosa strada scegliendo di poter fare a meno di Gesù Cristo  (il marxismo  – leninismo autodichiaratosi ateo è proprio questo… con la sequela di tutti i “comunismi artigianali locali”), nel senso che se non c’è un Padre (massoneria) non ci può essere neppure un Figlio… (materialismo marxista).

 Per inciso, il 13 maggio 1917, la Madonna appare per la prima volta ai tre pastorelli  di Fatima… Solo coincidenze, oppure, come scrive lo scienziato Einstein: “Il caso è Dio che gira in incognito?”.

   Comunque sia, questo è ciò che è accaduto: si è finiti così “male” perché, “crescendo”, la Vecchia Europa ha scelto di poter fare a meno di “qualcosa”!  Soltanto che questo “qualcosa” era  il “bene”, era il vero patrimonio dell’umanità…

C’è però una via d’uscita…

   E siccome è stato proprio Gesù a dire di essere la “Via, la Verità e la Vita”, forse è il caso di suggerire alla vecchia Europa dalla coscienza sonnacchiosa, di fare almeno memoria storica (se non proprio spirituale) di talune sue espressioni . Si tratta di cinque espressioni da leggere in sequenza logico – spirituale:

 “CERCATE PRIMA DI TUTTO IL REGNO DI DIO E IL RESTO VI VERRÀ’ DATO IN AGGIUNTA”.

 “SENZA DI ME NON POTETE FARE NULLA”.

 “IMPARATE DA ME CHE SONO MITE E UMILE DI CUORE”.

  “NESSUNO PUO’ VENIRE A ME SE IL  PADRE MIO CHE E’ NEI CIELI NON LO ATTIRA”.

  “OGNI COSA CHE CHIEDERETE AL PADRE MIO IN MIO NOME EGLI VE LA DARÀ.

 

   Queste cinque espressioni diventano allora la Via Vera per una Vita piena ed appagante. Queste cinque soavi esortazioni indicano la direzione esatta da intraprendere, quale che sia la vocazione personale ascoltata ed accolta nell’ intimo della propria anima. Per crescere, si diceva, è necessario fare a meno di qualcosa … e questo costa sempre caro, ma è una legge della vita. Parimenti, per crescere nella fede adulta, paradossalmente parlando, non è necessario, né conveniente, né da persone intelligenti fare di testa propria, ma fare a meno di fare di testa propria.

   E’ semplicemente conveniente, necessario, e da persone umilmente intelligenti, non fare a meno di Gesù… e questo non costa niente, proprio niente… è soltanto grazia.

http://www.gigiavanti.com

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CHI CERCA…ha già trovato

OGGI TROVO QUESTO…

 

“Fai tutto quello che puoi, con quello che hai, nel posto in cui sei”. (Roosevelt)

 “La conoscenza parla, ma la saggezza ascolta”.  (Jimi Hendrix)

 “La vera scelta non è tra il fare una cosa e il non farla ma tra il farla o non farla per coraggio oppure per paura”.  (Gramellini)

 “Una comunità dura finché si litiga per lavare i piatti e  finisce quando si chiede a chi tocca”. (S. Fausti)

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