UN PO’ DI meditazione… (il 23 settembre del 1974 saliva al Cielo il mio papà… che combinazione che mi tocchi proprio commentare il vangelo di oggi). “Il caso è Dio che gira in incognito” sosteneva Einstein.

                                            VANGELO DI DOMENICA 23 SETTEMBRE

  Partiti di là, andavano verso la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Infatti stava ammaestrando i suoi discepoli e diceva loro: “I Figlio dell’uomo sarà consegnato nelle mani degli uomini, che lo uccideranno; ma, ucciso, dopo tre giorni risorgerà”. Essi però non compresero tali parole e avevano paura di interrogarlo.

Giunsero a Cafarnao e quando fu in casa domandò loro: “Di che cosa stavate discutendo per via?”. Essi, però, tacquero perché per via avevano discusso tra loro su chi fosse il più grande.

Allora, postosi a sedere,  chiamò i dodici e disse loro: “Se uno vuole essere primo, sia ultimo di tutti e servo di tutti”. Quindi, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e stringendolo fra le braccia disse loro: “Chi accoglie uno di questi bambini in nome mio, accoglie me e chi accoglie me, non accoglie me, ma Colui che mi ha mandato”. (Mc. 9, 30 – 37)

MEDITAZIONE:

   Talvolta succede anche nelle relazioni umane di non riuscire a digerire bocconi amari. E questo accade quando le dure vicende della vita impattano con le aspettative, sempre o quasi, orientate al bello, al facile, al tutto che dovrebbe filare sempre liscio come l’olio.

   Il risultato è una situazione interiore di smarrimento, di sconforto, in una parola, di delusione profonda.

   Il brano del vangelo di oggi offre una via d’uscita (psicologica e spirituale) da questa dinamica “aspettativa – delusione”.

   Gli apostoli non riescono proprio a mettere insieme due cose: la sofferenza estrema del Messia annunciata in anteprima soltanto a loro (dopo aver escluso la folla e raccomandato fortemente di non far sapere a nessuno dove Egli si spostasse) e la magnificenza del Regno Messianico  come essi immaginavano nella loro fantasia.

   A questo li induceva il loro amore per Gesù, a non ammettere neppure per un istante che potesse capitargli un destino così tragico.

   Ecco dunque la via di fuga indicata da Gesù, via valida ogni qualvolta le proprie aspettative impattano inesorabilmente, sovente incomprensibilmente, con la durezza e le sofferenze della vita: quella di abbandonare le proprie aspettative per abbracciare, seppur fra le lacrime, la volontà misteriosa e misericordiosa di Dio.

   Ma c’è anche il secondo episodio del brano del vangelo si oggi che ha del curioso e che sembra insinuare l’idea che per fare questo (abbracciare la Volontà del Padre)  occorra avere animo di bambino…

   Una volta giunti a casa a Cafarnao, infatti, si vede un Gesù curioso di conoscere di cosa mai stessero discutendo tra di loro lungo la strada del ritorno.

   Forse si “aspettava” che i suoi fedelissimi stessero magari confrontandosi su quanto avevano udito poc’anzi, almeno per buona educazione…

   E invece no, stavano discutendo animatamente chi fosse il migliore, il leader tra loro. Che delusione per Gesù!

   Ma Gesù non è certo il tipo da lamentazioni e prende dal cappello a cilindro dei suoi paradossi, uno dei più spiazzanti: “Se uno vuol essere il primo (il più grande, il leader…), sia l’ultimo”.

E rincara la dose dando addirittura la misura di tale “grandezza”, la misura del bambino. Sconcertante questo Gesù quando è in gioco la causa del Regno del Padre e del Suo, sconcertante fino a diventare minaccioso quando se ne uscirà con: “Se non diventerete come uno di questi piccoli, non entrerete nel Regno dei Cieli”.

   Sarà pure una minaccia pedagogicamente paradossale, ma che non lascia scampo a compromessi o a patteggiamenti e non lascia certamente tranquilli… con tutta quella “seriosità” lugubre che accompagna certe forme di testimonianza!

   E’ noto l’aforisma: “Non fidatevi delle persone che non ridono mai perché non sono persone serie”.

www.gigiavanti.com

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RISATE DA SOMARO…

In un paese di campagna viveva un contadino che possedeva un asino, ma che era angosciato nel vederlo sempre triste e malinconico. Pensò bene così di ricorrere al saggio del paese per chiedergli se fosse possibile riuscire a farlo ridere. Il saggio entrò nella stalla, chiuse la porta e di lì a poco ne uscì dicendo: “Ecco fatto, signore”. Il contadino ringraziò e il saggio se ne andò. Soltanto che l’asino, da quel momento, non cessò più di ridere procurando al contadino nuovo problema. Pertanto pensò bene di richiamare il saggio il quale arrivò subito, entrò nella stalla, chiuse la porta e di lì a poco ne uscì dicendo: “Ecco fatto, signore”. Il contadino, a questo punto, avrebbe pagato chissà quale somma per conoscere il segreto di tale saggezza. Chiese allora al saggio cosa avesse detto all’asino nelle due situazioni. E questi rispose: “La prima volta gli ho detto che il mio pisello era più grande del suo”. “E la seconda volta”? incalzo’  il contadino. “La seconda volta gliel’ho fatto vedere” rispose candidamente il saggio.

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IO CI PENSEREI…

“Molte nevrosi dell’uomo moderno sono riconducibili ad un non risolto problema religioso”. (C.G. Jung)

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Eccoci a vostra disposizione

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8 settembre 2018 · 09:35

PUBBLICITA’…. seria

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7 settembre 2018 · 17:43

CHIARA… un anno dopo

CON SOMMA LIBERTA’…
Comunichiamo che sabato 8 settembre alle ore 18,
presso la parrocchia del SS.mo Sacramento a Tor re’ Schiavi (Roma)
verrà celebrata una Santa Messa nell’anniversario della salita
al Cielo della nostra amatissima Chiara.

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MI FAI TENEREZZA, CARO PADRE…

UN MONOLOGO DI DIO…
(magari utile per accorgersi di quanto ci accade…ogni giorno)

Mentre ti alzavi questa mattina, io ti stavo osservando: Speravo che tu mi parlassi, anche soltanto qualche parola, che mi domandassi il mio parere su qualche argomento o che mi ringraziassi per qualcosa di buono che ti era capitato ieri.
Ho notato che eri molto occupato…a cercare i vestiti adatti da indossare per andare al lavoro.
Continuavo ad aspettare mentre ti preparavi correndo per la casa…Credevo che avresti trovato, prima o poi, qualche minuto per fermarti e dirmi: “Ciao”… ma eri troppo occupato:
Per vedere se finalmente notavi la mia presenza…accesi il cielo per te, lo riempii di colori e di dolci canti di uccelli… però non te ne sei neppure accorto.
Ti ho osservato mentre andavi al lavoro e ho aspettato pazientemente tutto il giorno. Immagino che, con così tante cose da sbrigare, fossi troppo occupato per trovare un attimo per dirmi qualcosa.
Di ritorno dal tuo lavoro, ho visto la tua stanchezza e ho deciso di mandarti la pioggia perché l’acqua ti portasse via il tuo stress. Ho pensato che, facendoti questo piacere, ti saresti ricordato di me. Invece, infuriato, hai offeso il mio nome…
Desideravo tanto che mi parlassi…comunque rimaneva ancora abbastanza tempo…chissà.
Hai acceso la televisione ed io ho aspettato pazientemente mentre vedevi il tuo programma preferito.
Dopo hai cenato e ti sei proprio dimenticato di me. Allora, vedendoti stanco, ho capito il tuo silenzio e ho spento lo splendore del cielo, ma non ti ho lasciato al buio…l’ho tramutato in un luccichio di stelle…E’ stato bello, peccato che non te ne sia accorto!
All’ora di dormire credo che tu fossi gia sfinito. Hai augurato la buona notte ai tuoi familiari, sei andato a letto e ti sei addormentato subito. Ho accompagnato con una musica i tuoi sogni e i miei animali notturni hanno dato sfoggio di loro stessi negli spazi segreti della tua fantasia…
Ma non importa: può darsi che tu non ti renda conto che sono sempre lì per te. Ho molta più pazienza di quanto tu possa immaginare. Vorrei fartela vedere, perché tu possa averla anche con gli altri.
Ti amo così tanto che aspetto ogni giorno una preghiera da te…un “ciao”, un “complimenti”, un “grazie”…
Vedo che ora ti stai alzando di nuovo…non mi resta altro che continuare ad amarti e a sperare che almeno oggi tu ti possa ricordare di me e dedicarmi un po’ di tempo.
Ti auguro una buona giornata…
Tuo papà…Dio.

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