LA CITTA SENZA NOME

La poesia che leggo è di Walter Spadoni, mio ex alunno dell’ITIS G. VALLAURI di Roma, deceduto in incidente stradale nel 1988.

GIGI AVANTI E IL PAESE SENZA NOME

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GIGI AVANTI E IL PAESE SENZA NOME

UN ALTRO RACCONTO INTERPRETATO DA GIGI AVANTI, TEOLOGO E CONSULEN TE FAMILIARE

Gigi Avanti

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Simpatico battibecco tra Gesù e la cananea

COMMENTO OMILETICO per la Domenica 20 agosto 2023

                                                 (Mt. 15, 21 – 28)

Gli spunti offerti dagli episodi narrati dagli evangelisti sono sempre tanti e interessanti. E non potrebbe essere altrimenti considerato che tutto ruota attorno all’anima per la salute e la salvezza della quale ogni dettaglio e ogni sfumatura serve allo scopo.

Tanti e interessanti, questo spunti, anche quando riferiscono di un Gesù all’apparenza scontroso e duro e non “mite e umile” come invece si autodefinisce.

L’accesso a Gesù, infatti, non è sempre facile, come racconta oggi l‘evangelista Matteo della donna cananea che incontra Gesù.

I cananei erano pagani e non godevano di buona reputazione da parte degli ebrei israeliti che li definivano addirittura cani.

Pur tuttavia questa donna “cananea” che certamente aveva avuto informazioni precise  su Gesù e sul suo operare prodigi, se ne fa un baffo di questa brutta considerazione nella quale erano tenuti i cananei e si catapulta davanti a Gesù “gridando” la sua richiesta. “Ma egli non le rivolge neppure una parola” annota Matteo. In soccorso a Gesù intervengono anche i suoi discepoli “pregando” di allontanarla.

E qui Gesù finalmente risponde rivelando il motivo della sua chiusura al dialogo, all’incontro con questa donna. Un motivo per così dire nazionalistico: “Non sono mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele”.

A questo punto la donna, forse delusa e magari anche stizzita, si prostra davanti a Gesù e non “grida” più la sua richiesta, ma semplicemente  gli “dice” “Signore, aiutami”.

Ed è  proprio a questo punto che Gesù rivela la ragione profonda della sua ritrosia e del suo rifiuto a rispondere alla richiesta della “cananea” ed è  una ragione in certa misura impastata di “pregiudizi” nei confronti degli “stranieri” della sua epoca: “Non è bene prendere il pane dei figlioli e gettarlo ai cagnolini”.

Ed è proprio qui che scocca la scintilla dell’incontro autentico, salvifico. E’ proprio a questo punto, infatti, che la donna, apostrofata come fosse un “cagnolino” risponde con fermezza sfruttando proprio la metafora adoperata da Gesù: “Ma anche i cagnolini mangiano delle briciole che cadono dalla mensa dei loro padroni”.

E qui Gesù crolla, si fa intimo, anima ad anima ed esplode e passa dalla “durezza” alla “tenerezza” della gioia: “O donna (non più “cagnolina”, quindi), grande è la tua fede. Ti sia fatto come tu desideri”.

Matteo non aggiunge nulla, ma mi piace immaginare un abbraccio silenzioso e profondo tra le due anime, quella di Gesù e quella della donna.

In conclusione, tra i tantissimi spunti da catturare da questo episodio, uno mi sembra di immediata applicazione: non bisogna mai demordere nel cercare Gesù perché anche Lui ha un suo lato debole e sarà proprio lo Spirito a suggerirci in quel preciso momento come rispondergli, come immagino abbia fatto allora con la cananea.

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MEDITAZIONE DOMENICA 26 AGOSTO 2023

                                                 (Mt. 15, 21 – 28)

MEDITAZIONE:

Gli spunti offerti dagli episodi narrati dagli evangelisti sono sempre tanti e interessanti. E non potrebbe essere altrimenti considerato che tutto ruota attorno all’anima per la salute e la salvezza della quale ogni dettaglio e ogni sfumatura serve allo scopo.

Tanti e interessanti, questo spunti, anche quando riferiscono di un Gesù all’apparenza scontroso e duro e non “mite e umile” come invece si autodefinisce.

L’accesso a Gesù, infatti, non è sempre facile, come racconta oggi l‘evangelista Matteo della donna cananea che incontra Gesù.

I cananei erano pagani e non godevano di buona reputazione da parte degli ebrei israeliti che li definivano addirittura cani.

Pur tuttavia questa donna “cananea” che certamente aveva avuto informazioni precise  su Gesù e sul suo operare prodigi, se ne fa un baffo di questa brutta considerazione nella quale erano tenuti i cananei e si catapulta davanti a Gesù “gridando” la sua richiesta. “Ma egli non le rivolge neppure una parola” annota Matteo. In soccorso a Gesù intervengono anche i suoi discepoli “pregando” di allontanarla.

E qui Gesù finalmente risponde rivelando il motivo della sua chiusura al dialogo, all’incontro con questa donna. Un motivo per così dire nazionalistico: “Non sono mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele”.

A questo punto la donna, forse delusa e magari anche stizzita, si prostra davanti a Gesù e non “grida” più la sua richiesta, ma semplicemente  gli “dice” “Signore, aiutami”.

Ed è  proprio a questo punto che Gesù rivela la ragione profonda della sua ritrosia e del suo rifiuto a rispondere alla richiesta della “cananea” ed è  una ragione in certa misura impastata di “pregiudizi” nei confronti degli “stranieri” della sua epoca: “Non è bene prendere il pane dei figlioli e gettarlo ai cagnolini”.

Ed è proprio qui che scocca la scintilla dell’incontro autentico, salvifico. E’ proprio a questo punto, infatti, che la donna, apostrofata come fosse un “cagnolino” risponde con fermezza sfruttando proprio la metafora adoperata da Gesù: “Ma anche i cagnolini mangiano delle briciole che cadono dalla mensa dei loro padroni”.

E qui Gesù crolla, si fa intimo, anima ad anima ed esplode e passa dalla “durezza” alla “tenerezza” della gioia: “O donna (non più “cagnolina”, quindi), grande è la tua fede. Ti sia fatto come tu desideri”.

Matteo non aggiunge nulla, ma mi piace immaginare un abbraccio silenzioso e profondo tra le due anime, quella di Gesù e quella della donna.

In conclusione, tra i tantissimi spunti da catturare da questo episodio, uno mi sembra di immediata applicazione: non bisogna mai demordere nel cercare Gesù perché anche Lui ha un suo lato debole e sarà proprio lo Spirito a suggerirci in quel preciso momento come rispondergli, come immagino abbia fatto allora con la cananea.

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ATTENZIONE ALLE TENTAZIONI!

DUE PAROLE SULLA SESSUALITÀ DA VIVERE IN SERENITÀ NON LASCIANDOCI

TURLUPINARE DA MESSAGGI DISASTROSI

                               I PERCHE’ DELL’AMORE

                      (come rispondere a chi prende in giro gli adolescenti)

QUANDO FARE L’AMORE PER LA PRIMA VOLTA ? E PERCHE’? E COME FARLO? RISPONDIAMO A QUESTE TRE DOMANDE CHE OGNUNA DÌ NOI SI PONE PRIMA DEL PRIMO SI’.

QUANDO?

   Naturalmente non c’è un quando uguale per tutte, dipende dalle esperienze personali di ciascuna, dalle circostanze e soprattutto da quanto ci si sente pronte dentro.

   Certe cose accadono perché devono accadere, perché è arrivato il momento e in genere non squilla nessuna sveglia per avvisarci che quella è proprio la giornata giusta e l’ora giusta.

   Ma ci sono alcune cose da tenere presenti:  fare l’amore è un’esperienza che ci coinvolge (e non ci… sconvolge). Sono in gioco le nostre esperienze più profonde, perciò dobbiamo essere sicure di volerlo davvero e di avere a fianco un boy che ci ispiri fiducia e sicurezza.

   Fare l’amore è un modo di comunicare quello che noi siamo all’altro, quindi dobbiamo essere sicure che chi ci sta di fronte sia sulla nostra stessa lunghezza d’onda e sappia rispondere con lo stesso desiderio, altrimenti ci sembrerà di dialogare con un sordomuto.

PERCHE’?

   Perché lo desideriamo, perché siamo sicure che è la scelta giusta da fare, perché siamo innamorate, perché ci sentiamo donne abbastanza per affrontare questa esperienza, perché conosciamo il nostro corpo e non ne abbiamo paura, perché siamo certe che dopo, anche se dovessimo in futuro lasciarci con lui, non  proveremo sensi di colpa.

   Non dobbiamo decidere di fare l’amore soltanto perché: – 1° le nostre amiche lo hanno già fatto e noi, invece, ci sentiamo una specie di marziane – 2° lui insiste dicendoci che non capisce il perché dei nostri tentennamenti e che, se continuiamo a rimandare, vuol dire che no lo amiamo abbastanza, eccetera  – 3° perché il boy che ci piace da matti è super corteggiato da tutte e pensiamo che solo dicendogli di sì ci degnerà finalmente di uno sguardo – 4° perché a 15 anni non ci ha ancora baciato nessuno, non sappiamo nemmeno cosa significa la parola “petting” e abbiamo paura di morire zitelle se non ci buttiamo sul primo che ci fa un sorriso.

COME?

   Usando sempre un mezzo anticoncezionale.  Mai affidarsi al caso sperando che “ci vada bene”, visto che è la nostra prima volta; il nostro corpo non conosce il calcolo delle probabilità e non lo usa, e una gravidanza indesiderata è ciò che dobbiamo evitare ad ogni costo.

   Perciò se decidiamo di avere rapporti sessuali completi, informiamoci prima presso un consultorio, dove tra l’altro troveremo anche opuscoli scritti  da personale medico specializzato che illustrano i vari mezzi anticoncezionali, il loro grado di sicurezza e i loro possibili effetti  collaterali.

   La riservatezza è d’obbligo e i medici sono legati al segreto professionale, quindi non tormentiamoci con la paura che il giorno dopo tutti sapranno del nostro colloquio. La prevenzione è necessaria anche e soprattutto per quanto riguarda il problema dell’AIDS.

   Evitiamo rapporti con persone tossicodipendenti (o sospette tali) e con ragazzi che non conosciamo bene. In questo ultimo caso, comunque, pretendiamo sempre che il nostro partner faccia uso del profilattico”

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                                                LETTURA CRITICA DEL TESTO

   Patetico l’uso del “noi”  da parte dell’autore o della’autrice che vigliaccamente non firmano l’articolo apparso sulla rivista CIOE’di anni fa. E’ un “noi” subdolo, avvolgente, pericoloso. E’ così sicuro/a che “ognuna” si ponga le tre fatidiche domande?

   A proposito di “QUANDO” fare l’amore  la prima volta, la risposta è spudoratamente di natura fatalistica.  “Certe cose accadono perché devono accadere”, come i terremoti e le alluvioni infatti!

   Alla domanda “PERCHÈ” fare l’amore la prima volta che sollecita una risposta ragionata e sensata viene data invece una riposta in chiave “emotivo – sentimentale” facendo assurgere così il “desiderio” a protagonista dell’agire.

   Mi chiedo dove sta scritto che quanto si desideri fare sia per ciò stesso lecito farlo: dove sta l’adulto?

   Sul “COME” farlo (complemento di modo o maniera), la risposta è “usando in mezzo anticoncezionale” (complemento di mezzo o strumento).  Chi studia grammatica sa discernere  tra complementi.

   L’invito ad avere accanto “un boy che ispiri fiducia e sicurezza” è devastante la psicologia dell’adolescente anche perché sottende una visione maschilista.  Se poi il “boy” ti lascia, sta tranquilla perché “non avrai sensi di colpa”. Ma va’, ma guarda un po’! Che cavolo ne sai?

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IL CONSULENTE ECCLESIASTICO nei Consultori Cattolici

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5° Incontro: Qualche comando in meno, qualche carezza in più.

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4° Incontro: I due bisogni da soddisfare sempre

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3à Incontro: Il mal di relazione e i rimedi

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2° Incontro: I tre pilastri del rapporto educativo

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1° Incontro: NON TIRIAMO I REMI IN BARCA

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