SALVIAMO L’UMORISMO

                                        (Tanto dalla vita non si esce vivi!)

   Per la meditazione di questo mese di maggio ho pensato di parlare un po’ di umorismo, di autoironia, di paradossi a fronte della diffusissima tendenza alla lamentazione, ricordando che “Talvolta le benedizioni di Dio entrano dalle finestre rompendo i vetri”. E lo faccio mettendo insieme una serie di aforismi.

   Uno di questi dice: “Non fidatevi delle persone che non sorridono mai perché non sono persone serie”.

   E l’altro, più serio: “Umiltà e umorismo, parole care alla spiritualità cristiana. Per imparare ad accogliere il nostro limite (umiltà) ed anche per imparare ad accogliere l’originalità dell’agire di Dio nella nostra vita (umorismo)”.  

   Avere il senso dell’umorismo, del paradosso, dell’autoironia significa possedere la chiave dell’allegria. E della santità.

    L’allegria non serve infatti soltanto alla distensione psichica del soggetto, ma è anche uno stimolo creativo ai suoi valori interiori e a un positivo comportamento sociale.

    Il senso dell’umorismo, infatti, è la capacità di vedere il lato buffo delle cose anche in situazioni tristi e spiacevoli.

   Un imbianchino cade dal secondo piano restando incolume. Una signora caritatevole gli offre un bicchiere d’acqua, poi domanda: “Mi scusi, dà che piano bisogna cadere per avere un bicchiere di cognac?”.

   Un giorno il professor Cagnotto entra in classe e vede scritto sulla lavagna: “Cagnotto asino!”. Senza scomparsi, domanda: “Chi è che ha scritto il suo nome accanto al mio?”.

   L’umorismo è segno di maturità. La prima volta che si ride di una battuta a proprie spese, si può dire di essere diventati adulti, notano tutti gli psicologi a qualsiasi scuola appartengano.

   L’umorismo rende simpatici. Non fa forse sprizzare gioia attorno a sé chi, ad esempio, aggiorna in modo scherzoso i vecchi proverbi?

    L’umorismo è una forza. Lo scriveva Sigmund Freud: “L’umorismo è il più potente mezzo di difesa. Permette un risparmio di energia fisica.  Con una battuta di spirito blocchiamo l’irrompere di emozioni spiacevoli”.

   Non può essere che così. L’umorismo, infatti, sdrammatizza tutto. Sdrammatizza le cose più banali.

   Sdrammatizza la morale: “Dopo il peccato di Adamo non si riesce più a commettere un peccato originale”.

   Sdrammatizza il matrimonio. Un tale va a confessarsi: “Padre, sono sposato”. “Ma questo non è un peccato”, risponde il confessore. “Me ne pento lo stesso”.

   Sdrammatizza gli imprevisti. Quando il futuro Papa San Giovanni XXIII fece l’ingresso come Patriarca a Venezia, un colombo gli lasciò cadere dall’alto un poco pulito ricordo. Gelo tra gli astanti. Il porporato sdrammatizzò: “Per fortuna non volano le mucche!”

   Sdrammatizza anche la religione. Un turista osserva il parco macchine del Vaticano e, scuotendo la testa, dice alla guida: “E pensare che tutto è cominciato da un asino”!

   Sdrammatizza persino la morte: “Peccato che per andare in Paradiso non si possa prendere un taxi, ma si debba prendere un carro funebre”.

   Per riconoscere se anche nella famiglia va bene, basta chiedersi, ogni tanto: “Ci divertiamo ancora insieme?”

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