Archivi categoria: Aforismi, poesie

Una serie di scritti, suggestioni, aforismi ed emozioni raccolti nel corso del tempo

FORMIDABILE!

                            UNA FORMIDABILE DIALETTICA

                          “La negazione di Dio afferma in qualche modo la Sua esistenza”

IL TEISMO DEGLI ATEI

L’esigenza filosofica di un nuovo Dio non è in fondo che una forma di ateismo. Vi sono due maniere di essere atei. L’una consiste nel dire: «Dio non esiste»; l’altra nel dire: «Abbiamo bisogno di una nuova idea di Dio e questo Dio è lo Spazio-Tempo, ovvero la tendenza ideale nelle cose». Rispetto a questo secondo tipo di ateismo, confesso di non essere mai riuscito a comprendere come certe menti possano ammettere che l’universo è Dio e tuttavia negare che un uomo, ovvero Cristo, possa essere Dio. Un’altra cosa ugualmente difficile da comprendere è come certi umanisti possano dire che Dio è la società dei milioni di milioni di persone oggi viventi e tuttavia negare che in Dio possano esistere tre persone, vale a dire la Trinità.

La negazione di Dio non è una dottrina: è soltanto un grido di collera. Se l’ateismo significa negare che l’universo esiga una causa al suo esistere, qualunque essa sia, è pur vero che ci sono pochissimi atei, se pure ne esiste qualcuno. Uno dei più famosi atei dei tempi moderni, Félix Le Dantec, dice che «molti si autodefiniscono atei, senza sapere ciò che significhi». Alcuni si dicono atei mentre il loro ateismo non significa la negazione di una causa, ma solo l’ignoranza di essa. In altri l’ateismo s’identifica nella legge dell’universo, come se potesse esistere una legge, senza il legislatore. Alcuni affermano che l’universo si è fatto da sé, è causa di sé stesso… tale posizione è ragionevolmente insostenibile, perché se l’universo fu la causa di sé stesso, avrebbe dovuto preesistere a sé stesso per potersi creare, il che è una stupidaggine. Si può quindi a ragione parlare del teismo degli atei, perché la negazione stessa di Dio afferma in qualche modo la Sua esistenza. (…)

Certe cose sono tanto fondamentali che negarne l’esistenza significa affermarle. Se io, per esempio, nego la mia esistenza, non faccio che dimostrarla, perché prima di negarla ho bisogno di esistere. La negazione implica un’affermazione ed in via ancor più generale, la negazione del Principio di ogni esistenza implica l’esistenza di quel Principio. Se non esistessero vini, né liquori, non ci sarebbe il Proibizionismo. Il fatto stesso che esiste una coalizione contro i saloon, implica il fallimento della legge sulle bevande alcoliche e l’esistenza dei saloon, o almeno dei bar clandestini. Se non ci fossero sigarette, non ci sarebbe mai stata alcuna legge contro le sigarette, e se non ci fosse Dio, come potrebbe esistere l’ateismo? Non implica forse l’ateismo l’abolizione di una Cosa reale?

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(FULTON J. SHEEN, da “VERITÀ E MENZOGNE: UNA CRITICA PROFETICA DEL PENSIERO MODERNO” EDIZIONI MIMEP)

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STORIELLA DIVERTENTISSIMA

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UN PO’ DI PUBBLICITA’ SERIA

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OGGI MEDITO COSI E CONDIVIDO

QUANDO SI VUOLE FARE A MENO DI QUALCOSA DI IMPORTANTE E FONDAMENTALE SONO GUAI SERI!

   È una lamentazione cronica quella del “male che dilaga”. Sarà anche vero, ma questo accade perché l’uomo d’oggi si è messo in testa di fare di “testa sua”. E questo voler fare presuntuosamente di “testa sua” consiste nell’aver voluto fare a meno di cose fondamentali e importanti. Ecco nel dettaglio come:  

  • A partire dal ‘500 (1517) la Vecchia Europa ha incominciato a voler fare a meno della Chiesa (il Protestantesimo è, in sostanza, questo). E la cosa si ripete ogni qualvolta qualcuno si mette in testa di fondare “nuove chiese” autopromuovendosi a novello “salvatore”.
  • Due secoli dopo, nel ‘700, (1717) la Vecchia Europa ha continuato su questa strada volendo fare a meno di Dio (la Massoneria, in buona sostanza, è questo).

Agli albori del ‘900 (1917), la Vecchia Europa ha perseverato diabolicamente su questa strada scegliendo di poter fare a meno di Gesù Cristo (il marxismo – leninismo auto dichiaratosi ateo è proprio questo, con la sequela di tutti i “comunismi artigianali locali”), nel senso che se non c’è un Padre (massoneria) non ci può essere neppure un Figlio (materialismo marxista).

   Per inciso, il 13 maggio 1917, la Madonna appare per la prima volta ai tre pastorelli di Fatima. Sarà un curioso caso o è decisamente intervenuta per correre ai ripari?

   Solo coincidenze, oppure, come scrive Einstein: “Il caso è Dio che gira in incognito?”.

   Comunque sia, questo è ciò che è accaduto: si è finiti così “male”, molto male perché, “crescendo”, l’uomo d’oggi della Vecchia Europa ha scelto di poter fare a meno di “qualcosa”!

   Soltanto che questo “qualcosa” era il “bene”, era il vero patrimonio dell’umanità

C’è però una via d’uscita. E la via è proprio Gesù. Ripartire da lì, pertanto, con solerzia e umiltà. Lui, (ed è Lui stesso ad affermarlo con umile determinazione) è la “Via, la Verità e la Vita”.

   Che per crescere occorra fare a meno di qualcosa e liberarsene è una legge della vita e questo ha un costo, un prezzo da pagare.

   E questo prezzo da pagare, se si vuol crescere nella fede adulta è quello di saper e voler fare a meno di fare di testa propria.

   Come ha sempre fatto Gesù che non ha mai fatto di testa propria, ma si è sempre allineato alla volontà del Padre.

   È una questione di umiltà e di intelligenza spirituale, tanto più che a stare con Gesù, paradossalmente parlando, non costa niente, proprio niente, è soltanto grazia per la quale ringraziare. (“Il mio giogo è soave e il mio carico è leggero”. – Mt. 11,30)

(Gigi Avanti)

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MA E’ PROPRIO IL CASO’

A PROPOSITO DI CASUALITA’

E COINCIDENZE MISTERIOSE

“Che mistero! S’incontrano nella vita migliaia

di persone che spariscono

senza lasciare dietro di sé alcuna traccia fuorché

una immagine vaga nella memoria.

Invece si trova qualcuno che poteva non venire lì,

in quel luogo, a quell’ora. E anche voi potevate

non esserci. Ma è venuto e voi pure e

quell’incontro è una nuova svolta nella storia

della vostra vita”.

INFATTI ALBERT EINSTEIN DICEVA COSÌ:

  • “COINCIDENZA È IL MODO DI DIO DI RESTARE ANONIMO”.
  • “IL CASO È DIO CHE GIRA IN INCOGNITO”.
  • “CHI NON ACCETTA IL MISTERO NON È DEGNO DI VIVERE”.

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UN PO’ DI SOLLIEVO

“NUTRE LA MENTE

CIO’ CHE LA RALLEGRA”

 (Sant’Agostino)

Se ti nutri di pensieri

belli, buoni e veritieri,

ti ritrovi con sorpresa

cuor sereno e mente sana.

Se ti nutri di pensieri

pieni d’ira e cattivi

ti ritrovi con sgomento

cuor pesante e mente sporca.

(Gigi Avanti)

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CIAO MAMMA

QUNADO È MORTA LA MIA MAMMA

                   (15 novembre 2007)

   “Caro Gigi, ho saputo da Maria Giovanna della partenza per il Cielo (15 novembre 2007) della tua mamma. Vorrei testimoniarti la mia vicinanza, farti arrivare il calore della mia amicizia.  Proprio oggi pensavo che più ci si fa adulti, più è necessario vivere una nuova beatitudine: “Beati quando vi separeranno…”.

   Ci si separa, nelle piccole cose, quando sentiamo la differenza speciale dell’altro, ci si separa quando dobbiamo terminare un momento d’incontro profondo e felice; ci si separa quando dobbiamo accettare una frattura, una lontananza non voluta, ma agita dall’altro.

   Più forte, ma non ultima e definitiva, la separazione tra chi è ancora in cammino sulla terra e chi sta già in Cielo.

   Certo, con l’esercizio nelle “piccole separazioni”, e con l’aiuto di Dio per le grandi, possiamo trasformare questa esperienza in beatitudine”.

   Questa è una delle più belle lettere di partecipazione al dolore del mio cuore per la “partenza al Cielo!” della mia mamma.

   Quando è morta la mia mamma, dopo 93 anni di “una vita lunga e piena di sofferenze”, come era ogni tanto solita ricordare lei, per averglielo profetizzato un prete nel periodo della sua giovinezza, io ero lontano.

   Era da tempo che le ero lontano, pertanto l’evento della sua scomparsa mi ha in  un certo senso preparato alla separazione.

   Le ero lontano fisicamente, ma vicino, così come mi sono stati vicini tanti amici pur essendo lontani.

   Lontano, vicino… sono, come tante altre, parole precarie, povere e che prendono senso, gusto e sostanza dal contenuto che gli si vuole attribuire di volta in volta.

   Giocando di paradosso, però, ci togliamo una volta per tutte il peso di dover ricorrere a spiegazioni capaci di dar contorni di senso, di gusto e di sostanza a questo contenuto.

   Basterebbe infatti chiedersi: “lontano relativamente a cosa, in che senso”, ed anche “vicino in che senso”, per spiazzare la mente, desiderosa, come sempre, di capire.

   Giocando di paradosso, ci lasciamo beneficamente stordire da espressioni che sembrano fare a botto tra loro, quali ad esempio “Talvolta il miglior modo di stare vicino a una persona è proprio quello di starle lontano”, e dal versante opposto “Lontano dagli occhi lontano dal cuore”.

  Giocando di paradosso, ci è anche data la possibilità di uscire dallo stato di stordimento susseguente ad una morte e così accade al dolor di diventar finanche soave.

   Quando è morta la mia mamma, quindi, ero lontano da lei, ma mi sentivo vicino… al contrario, paradossalmente parlando, di quando sono nato dove, pur essendo vicino, non mi sentivo certamente vicino.

   Questo è il mistero, forse gaudioso, doloroso, luminoso e glorioso nell’insieme, del soffrire e del gioire umani.

   Essere vicini o sentirsi vicini… essere lontani o sentirsi lontani. Ed anche… essere vicino e sentirsi lontano, essere lontano e sentirsi vicino, essere libero o sentirsi libero.

   Essere o sentirsi, quindi. È forse questo, allora, uno dei misteri del soffrire e gioire umani? Essere incompresi o sentirsi incompresi… essere amati o sentirsi amati… o non sentirsi amati.

   Fin dentro a questi interstizi dell’anima si è potuto infilare il seme del male. Fin dentro questi anfratti dello spirito il cacciator di frodo dell’anima ha potuto sparare i semi del dubbio e del tentennamento, capaci di ferire a morte la gioia di sentirsi nel cuore di Dio appunto perché veramente dentro.

   Quella gioia di vivere che la mia mamma ha sovente esperimentata turbata da un soffrire strisciante e persistente, fatto di delusione delle sue aspettative sul mio destino di figlio lontano, o forse anche turbata, tale gioia, da chissà quali reconditi e ossessivi pensieri. Forse… forse, chissà.

   Ma quanto lacerante può diventare questo esercizio del ragionare sul forse, sul chissà così simile al buttar amo ed esca nell’oceano dell’infinito, senza mai pescare alcunché.

   Quanto invece è pacificante e riposante sbarazzarsi di amo ed esca e tuffarsi nell’oceano infinito del cuore di Dio!

   La mia amica Suor Maria Simona, benedettina claustrale sull’isola di San Giulio, mi fa pervenire questo brano di Don Giuseppe De Luca sul vero riposo dell’anima stanca e addolorata:

 “Avere una persona morta ed amarla, dà al nostro vivere segreto uno spazio, una luce, una certezza! I nostri morti sono più vivi di noi nella nostra vita. Se noi li amiamo, ci rendono sacra la terra che li ha ricevuti e ricoperti, e li custodisce per la risurrezione. Ci rendono più vivo e tiepido il sangue nostro, che continua il loro sangue. Ci rendono l’anima meno solitaria e chiusa: amici delle ore più segrete e, fuori, ormai, dello spazio, del tempo, di tutte le nostre limitazioni. Con loro si può sempre parlare. Sono la parte di noi già nell’eterno”

   Gesù, a chi lo seguiva da vicino, una volta disse: “Venire in disparte e riposatevi un po’”. E lo dice anche oggi a tutti, vicini e lontani, di cui conosce stanchezza e angoscia, lamento e dubbio, scoramento e rabbia, dolore e pianto.

   Buon riposo, mamma, adesso che sei vicina a Gesù e alla sua Mamma… ed anche a me… e salutami papà.

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Questo pezzo è stato pubblicato dalla rivista LA SACRA FAMIGLIA, n. 1 2008

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