Archivi categoria: Aforismi, poesie

Una serie di scritti, suggestioni, aforismi ed emozioni raccolti nel corso del tempo

UN BENESSERE RELAZIONALE POSSIBILE E CONVENIENTE

                              VADE-MECUM ANTICONFLITTI

  • Se vuoi prenderti il miele, non tirare calci all’alveare, cioè non criticate, non condannate, non recriminate.
  • Siate prodighi di apprezzamenti onesti e sinceri.
  • Cercate delle mete che possano essere condivise.
  • Interessatevi sinceramente delle altre persone
  • Incoraggiate invece di criticare: il sistema è più efficace.
  • Sorridete.
  • Ricordate che per una persona il suono del proprio nome è il più dolce che ci sia.
  • Evitate di dire “ciao, come sto?” e imparate a dire “ciao, come stai?”
  • Mostrate interesse per le opinioni diverse dalle vostre senza mettervi subito sulla difensiva.
  • Usate nella eventuale discussione il pronome io e non il pronome tu.
  • Se avete torto ammettetelo subito e spontaneamente: avete commesso un errore, non siete sbagliati.
  • Fate all’interlocutore domande a cui possa rispondere sì.
  • Cercate di vedere le cose dal punto di vista dell’interlocutore.
  • Iniziate sempre con un apprezzamento sincero.
  • Parlate dei vostri errori prima di sottolineare quelli degli altri.
  • Ricordate che da sempre si prendono più mosche con un cucchiaio di miele che con un cucchiaio di aceto.

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Da: Mei De Carli Indri, QUESTIONI DI CU(O)RE, Al tempo del covid19

(OdV “Centro per la Formazione e la Consulenza della Coppia e della Famiglia” – Via Giovanni Pascoli, 51/a – Rovigo)

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Per i nostri 52 anni di vita d’amore, grazie a Dio.

                                              LA STORIELLA DEL TANDEM ARANCIONE

                                            “L’amore non muore mai di morte naturale”

   Viveva molto tempo fa in un sobborgo lontano un anziano bicicclettaio. Dalle sue mani uscivano le più belle biciclette che mai si fossero viste sulla faccia della terra. Ne costruiva di tutte le grandezze di tutte le forme, colorandole con tinte così belle da lasciare estasiati grandi e bambini. La gente veniva da tutte le parti del mondo per ammirarle ed acquistarle. I bambini del sobborgo  restavano ore ed ore  con la bocca aperta, fuori dalla porta del suo laboratorio, ad osservare stupiti la magia del suo lavoro. L’anziano bicicclettaio era di poche parole, ma rispondeva volentieri alle curiosità dei bambini, anzi di tanto in tanto  li invitava ad aiutarlo, ricompensandoli poi  con una bella gita in bicicletta. Non c’era bambino in quel sobborgo che non sapesse andare in bicicletta.

   La specialità dell’anziano bicicclettaio  consisteva però nella costruzione del tandem, quella caratteristica e curiosa bicicletta a due selle. Nel sobborgo correva voce che la costruisse addirittura con maggior cura rispetto alle biciclette semplici . Di tandem ne costruiva tantissimi  ed aveva una strana e misteriosa abitudine, quella di regalarli a tutti quegli innamorati che ne avessero fatto richiesta. Questa storia del regalo richiamava in quel sobborgo  gli innamorati di tutto il mondo.

   Ad essi l’anziano bicicclettaio chiedeva in cambio soltanto due promesse: quella di non montare mai sul tandem uno per volta e quella di farlo di riconsegnare a lui una volta che entrambi fossero morti. Questa seconda promessa aveva il potere di  oscurare per un attimo l’incantesimo di quel momento, ma soltanto per un attimo,  perché subito lo sguardo sorridente del bicicclettaio bastava a rasserenare gli innamorati.

In quel sobborgo, un giorno all’anno, si faceva una grande festa. Veniva chiamata la festa del tandem arancione.

   In un tiepido giorno di primavera, quando il tramonto accompagnava le prime ombre della sera ad invitare la notte, l’anziano bicicclettaio offriva a tutti lo spettacolo del tandem arancione. Bastava che egli poggiasse a terra il tandem, che questo sfrecciava da solo per tutte le strade e i viottoli del sobborgo.    Nessuno pedalava sul tandem arancione, purtuttavia esso viaggiava in perfetto equilibrio, sterzava a destra e a sinistra, accelerava e rallentava, talvolta si fermava  e di tanto in tanto si udiva perfino scampanellare. Si potevano osservare i pedali muoversi in perfetta sincronia ed i riflessi colorati  dei raggi delle ruote in movimento  sembrava scrivessero messaggi nella fantasia della gente.

   Finita le festa l’anziano bicicclettaio riponeva il tandem in un luogo segreto  della sua abitazione da dove l’avrebbe prelevato l’anno successivo. Tanti avevano provato a carpire  il segreto del tandem arancione che si muoveva da solo, ma senza mai riuscirvi.

   Un altro segreto era custodito nel cuore dell’anziano bicicclettaio, quello delle tre soffitte: in una di queste  custodiva tutti quei tandem  che venivano restituiti a lui dai parenti degli innamorati  e dei coniugi morti; in un’altra soffitta meno spaziosa riponeva invece tutti quei tandem riportati indietro mestamente da entrambi  gli innamorati o da uno dei due, mentre nella terza soffitta raccoglieva tutti quei tandem  che egli stesso una volta all’anno andava a recuperare, se diceva con le lacrime agli occhi, per le strade del mondo.

   Nessuno aveva mai capito la ragione di quella raccolta, ma quel che maggiormente stupiva era il fatto che nessun tandem risultava guasto, né rotto, né malconcio. Tutti erano come nuovi e purtuttavia l’anziano bicicclettaio trascorreva molte ore della notte a spolverare e a tenere lucenti i tandem custoditi nelle tre soffitte e si racconta che ognuno di questi, a turno, gli narrasse la propria storia d0amore.

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(Gigi Avanti 1991)

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“L’importante, nella coppia, non è rendere felice l’altro, ma rendere felice se stesso ed offrire questa felicità all’altro”.(Jacques Salomè)——————————————————–

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PER CONSULENTI FAMILIARI

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12 giugno 2022 · 09:33

A proposito di coeducazione…

              HANNO DETTO…

                               (a proposito di relazione educativa)

“Il bambino è il padre dell’uomo”.(Freud)

“ I bambini hanno bisogno di modelli più che di critici”. (Joubert)

“Tanto migliore sarà l’adulto quanto meglio avrà giocato il bambino. (Platone)

“L’uomo cresce secondo la grandezza del compito”. (Jung)

“Si sa, quando i figli sono cattivi, hanno sempre preso dall’altro genitore”. (Anonimo)

“Mi sembra pessimo il padre che infligge continuamente punizioni a un figlio per ragioni di poca  importanza”. (Seneca)

“Non ci sono educatori ed educandi: i figli educano i loro genitori”. (Laing)

“Amate quello che amano i giovani, se volete che i giovani amino l e cose che amate voi”. (Don Bosco)

“Il seno materno da solo non sazia il bambino”. (Proverbio africano)

“Se mi tocchi con dolcezza e tenerezza, se tu mi guardi e mi sorridi, se qualche volta prima di parlare mi ascolti, io crescerò, crescerò veramente”. (Bradley, 9 anni)

“Amare un essere significa sperare in  lui sempre”. (Marcel)

“Ogni uomo in definitiva decide di sé. E in ultima analisi l’educazione deve essere educazione a saper decidere”. (Frankl)

“Se mi dici una parola comincio a parlare, se mi fai una carezza comincio ad amare, se mi dai la mano comincio a camminare”. (Scuola di Agrigento)

“I bambini non sono ancora stupidi, ma noi li facciamo diventare imbecilli, meglio se con un alto quoziente intellettuale. Chissà perché gli adulti hanno la vocazione a educare non con la speranza che crescano persone nuove, ma copia di quelle che già sono”. (Laing)

“Chiediamo consigli, ma intendiamo approvazione”. (Chesterfield)

“La prima condizione perché si possa arrivare a conoscere un uomo è che egli sia, nelle cose essenziali, affine a noi”. (Froude)

“I bambini all’inizio amano i loro genitori, dopo un po’ di tempo li giudicano, raramente, o forse mai, li perdonano”. (Wilde)

“Nessuno può insegnarci nulla se non ciò che in dormiveglia giace  nell’alba della vostra coscienza”. (Gibran)

“Non puoi insegnare qualcosa ad un uomo; puoi aiutarlo a scoprirlo dentro di sé”. (Galileo)

“Nessuno è in grado di condurre qualche altro più avanti di quanto sia giunto egli stesso”. (Jung)

“A nessuno puoi insegnare a leggere e a scrivere se prima non l’hai imparato tu stesso. La stessa cosa accade nella vita”. (Marco Aurelio)

“Non sapete che quando c’è un grande incendio i pompieri non gettano affatto acqua su di esso?

Cercano solo di salvare ciò che sta intorno”. (Gandhi)

“L’uomo dimentica sempre che ciò che va bene una volta non va bene eternamente”. (Jung)

“Quando l’unico strumento a disposizione è un martello, ogni cosa sembra un chiodo”. (Maslow)

“La piena realizzazione di me stesso è ciò che mi mantiene in vita”. (Gandhi)

“La vita non consiste nel capire ma nell’amare”.

“Abituati a riflettere così sulle azioni di qualcuno: “Perché egli si comporta così?”…. e comincia a esaminare te stesso per primo”. (Marco Aurelio)

“E’ più facile bastonare un  gatto che una tigre”. (Proverbio cinese)

“Non pretendere di raddrizzare l’ombra di un bastone storto”. (Anonimo)

“Il ruolo del genitore è quello di favorire il processo emancipatorio  del figlio e il suo adattamento critico all’ambiente”. (Dacquino)

“La speranza vede la spiga dove l’occhio non vede che il seme che marcisce”. (Mazzolari)

“Le famiglie unite rendono forti, le famiglie difficili rendono liberi… quindi le famiglie difficili, purché unite, rendono liberi e forti”.

“Tutti i  mali degli uomini derivano da una sola cosa, dal non saper stare senza far nulla in una stanza”. (Pensieri di Pascal 126)——————————————

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PERCHE’ DIRE NO… qualche volta

                                DIECI RAGIONI VALIDE PER DIRE… “NO”!

                           (valido anche per quando ci viene detto di… “NO”)

   1) Per congruenza: per affermare la propria decisione, la scelta fatta in modo maturo e consapevole, in base ai propri principi e valori.

   2) Per protezione dall’invadenza altrui (mettere i confini)

   3) Per non cedere alle pressioni a compiacere, a iperadattarsi, ad apparire buoni secondo l’erronea opinione  che “dicendo sì andremo d’accordo con tutti e avremo un sacco di amici”.

   4) Per rispettare i nostri impegni e doveri ed evitare di doverci trovare sommersi da a una serie di conseguenze gravose e indesiderate (derivate da un sì detto senza riflettere) che ci potrebbero impedire di mantenere la parola data o che ci potrebbero far abbassare la soglia di attenzioni con conseguenti piccoli (ma a volte anche gravi) incidenti, stress e somatizzazioni.

   5) Per amore di schiettezza, per autenticità che ci fa dire un no ponderato e convinto che non è dettato dall’umore.

   6) Per non favorire una simbiosi, per evitare cioè di proporci come “salvatori” e non permettere che chi assume il ruolo di “vittima” si appoggi a noi invece di ricordarsi che ce la può fare da solo, che è in grado di assumersi le proprie responsabilità.

   7) Per convenienza, per evitare cioè un eccessivo onere economico o di tempo, o di energie, perché rispettare i nostri bisogni, le nostre preferenze, e anche il semplice fatto che “ci piace”, non è egoismo (a patto che il nostro Genitore Interno lo ritenga sano, lecito, prioritario), ma un corretto modo di amare se stessi.

   8) Per salvaguardarci da pericoli o da conseguenze che riteniamo in qualche modo dannose o conseguenti.

   9) Per non sentirsi “usati”, non farsi “mettere i piedi in testa, non diventare vittime di aspettative e abitudini.

   10) Per vivere pienamente il “qui ed ora” con serenità, concedendosi di concentrarsi su  una cosa per volta, valutando quali impegni sono prioritari o inderogabili o quali possono essere demandati ad altri.

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Elena Guarrella – Giorgio Sofia: E SE TI DICESSI DI NO… (Per risolvere problemi di relazione) E.P.1999

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“Quindi se ti dico di no, non è per cattiveria o altro, ma per congruenza con i miei principi e valori, per autoproteggermi da invadenze, per non agire soltanto per compiacere, per rispettare i miei bisogni prioritari, per amore di schiettezza, per non rischiare simbiosi nocive, perché mi è conveniente, per salvaguardarmi da conseguenze imprevedibili,  per non sentirmi usato, per vivere pienamente e semplicemente il “qui ed ora”. E ti assicuro che ti capirò benissimo quando anche tu dovessi dirmi dei “no”.  (Gigi Avanti)

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Che bello!

                              VADE-MECUM ANTICONFLITTI

  • Se vuoi prenderti il miele, non tirare calci all’alveare, cioè non criticate, non condannate, non recriminate.
  • Siate prodighi di apprezzamenti onesti e sinceri.
  • Cercate delle mete che possano essere condivise.
  • Interessatevi sinceramente delle altre persone
  • Incoraggiate invece di criticare: il sistema è più efficace.
  • Sorridete.
  • Ricordate che per una persona il suono del proprio nome è il più dolce che ci sia.
  • Evitate di dire “ciao, come sto?” e imparate a dire “ciao, come stai?”
  • Mostrate interesse per le opinioni diverse dalle vostre senza mettervi subito sulla difensiva.
  • Usate nella eventuale discussione il pronome io e non il pronome tu.
  • Se avete torto ammettetelo subito e spontaneamente: avete commesso un errore, non siete sbagliati.
  • Fate all’interlocutore domande a cui possa rispondere sì.
  • Cercate di vedere le cose dal punto di vista dell’interlocutore.
  • Iniziate sempre con un apprezzamento sincero.
  • Parlate dei vostri errori prima di sottolineare quelli degli altri.
  • Ricordate che da sempre si prendono più mosche con un cucchiaio di miele che con un cucchiaio di aceto.

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Da: Mei De Carli Indri, QUESTIONI DI CU(O)RE, Al tempo del covid19

(OdV “Centro per la Formazione e la Consulenza della Coppia e della Famiglia” – Via Giovanni Pascoli, 51/a – Rovigo)

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Che bel libro!

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7 giugno 2022 · 16:54

L’arte di rispondere … facendo domande!

   Circa il rispondere con una domanda a chi pone domande.

“Un simpatico aneddoto ebraico racconta che in principio Dio creò il punto di domanda e lo pose nel cuore dell’uomo. La domanda ti spiazza, ti coinvolge, ti rende soggetto importante nella relazione. 

Mi viene in mente la storiella di uno studioso del Talmud, il quale girava per le piazze e per le strade chiedendo ai suoi compagni: “Chi mi vende una domanda? Gli do in cambio 100 risposte”.

Il buon Oscar Wilde ripeteva: “Chiunque nella vita ti può dare risposte, ma per fare una domanda occorre un genio”.

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Se un bambino di 10 anni chiede alla mamma: “Mamma a che ora si mangia stasera?” e  la mamma frettolosamente  risponde: “Lo sai no?” oppure “Alla solita ora”…  non da una vera risposta. Se la mamma vuol sapere come mai il bambino le fa questa domanda nel qui ed ora è obbligata a rispondere: “Come mai me lo chiedi?”… E magari potrà ottenere la vera risposta: “Perché sto finendo i compiti e ho bisogno di altri dieci minuti di tempo”.

Il racconto che allego qui sotto (letto in chiave di relazione consulenziale) è molto illuminante al riguardo.

                           CONCENTRAZIONE E COMPASSIONE

                                    (come ascoltare e rispondere)

   “Un giovane che aveva gravi problemi si presentò un giorno in un monastero e chiese di parlare con l’abate. “La vita è per me un peso insopportabile” gli dichiarò. “Quando mi alzo la mattina, mi chiedo perché lo faccio; ogni giorno è una sofferenza; non so più a chi rivolgermi. Ho sentito dire che il Buddismo promette la liberazione dal dolore, già qui in questa vita. Ma io non sono capace di lunghi sforzi: non potrei passare anni a meditare o a fare sacrifici. Avrei bisogno di un metodo semplice e immediato, di una via breve. Mi sapete dire se esiste?”

L’abate gli domandò: “Che cosa sai fare?”. “Non so fare niente e non sono nemmeno capace di studiare.” “Ma c’è qualcosa che ti piace fare?”. “Soltanto una cosa: giocare a scacchi”.

L’abate ordinò che gli venissero portate una scacchiera e una spada. Poi mandò a chiamare un monaco. “Tu mi hai giurato obbedienza” gli disse. “Ora devi mantenere il tuo voto. Giocherai una partita a scacchi con questo giovane. Ma bada bene: se perderai, ti taglierò la testa con questa spada. Se invece sarà lui a perdere, taglierò la sua testa. Vi prometto, comunque, che chi morirà raggiungerà in quel momento l’illuminazione”.

I due giovani fissarono pallidi l’abate e capirono che non stava scherzando. Ma non se la sentirono di tirarsi indietro. Erano infatti lì per quel motivo: per raggiungere l’illuminazione e, con essa, la liberazione da ogni sofferenza. E sapevano di dover rischiare ogni cosa, anche la vita. Così acconsentirono e incominciarono a giocare.

Entrambi si concentrarono come non avevano mai fatto: le loro gocce di sudore cadevano sulla scacchiera, che ormai rappresentava tutta la loro vita, tutto il loro mondo. Vincere o morire: non c’era una terza possibilità.

L’abate li osservava impassibile con la spada in mano. Il giovane si trovò dapprima in svantaggio, ma poi il monaco fece una mossa sbagliata, che in breve lo mise in difficoltà. “La vittoria non può più sfuggirmi” pensò il giovane. (Pensiero virale perché non legge la realtà).

E si mise a guardare l’avversario. Vide che aveva solo qualche anno più di lui, notò l’espressione seria e capì che doveva aver trascorso anni in quel monastero, sottoponendosi a prove e sacrifici. Certo, anche l’altro sentiva la sofferenza della vita e voleva liberarsene; e si era, per questo, impegnato con tutte le sue forze. Che differenza c’era fra loro? Nessuna; solo che lui, il monaco, si era impegnato di più. Ma ora stava perdendo a quel gioco, e sarebbe morto.

Il giovane provò, a questo punto, una grande compassione per il suo avversario e non desiderò più vincere. (Ecco come nasce l’empatia).

Compì una serie di errori deliberatamente, finché fu vicino alla sconfitta definitiva, allo scacco matto.

A quel punto l’abate si alzò, sollevò in alto la spada e l’abbatté…non sul colle del giovane, ma sulla scacchiera, che andò in frantumi.

“Non c’è né vincitore né vinto” dichiarò. “E quindi non taglierò la testa di nessuno”. Poi aggiunse rivolto al giovane: “Due sole cose sono necessarie: la concentrazione e la compassione. Tu oggi le hai sperimentate entrambe. (Ecco la risorsa interiore intercettata dall’ascolto da parte dell’abate)).

Eri completamente concentrato nel gioco e, in quella concentrazione, hai potuto sentire compassione per il tuo avversario. Questa è la via che cerchi”.

   In questa storiella che illustra in modo inequivocabile il comportamento funzionale di un ascoltare adulto (che si attiene pertanto alla richiesta, che non alimenta illusioni magiche…) va sottolineato il comportamento  dell’abate, che oltre a non lasciarsi irritare dalla domanda iniziale del giovane…e dalle sue prime risposte quasi irritanti, vuole accedere all’intimo della persona utilizzando la tecnica del “domandare” proprio in riposta ad una “domanda”.

   Questa tecnica fa parte della cultura ebraica e permette di andare all’anima del domandare, non lasciandosi ingannare dalla primitiva richiesta esteriore.

   Narra un aneddoto che una volta fu chiesto ad un ebreo come mai fosse consuetudine, presso gli ebrei, di rispondere ad una domanda ponendo un’altra domanda; e l’ebreo rispose “E perché no?”.

   Questa storiella permette di evidenziare a quali “tentazioni” può cedere un consulente (o un ascoltatore quale che esso sia).

   Affermava G. B. Shaw: “A tutto posso resistere, tranne che alle tentazioni”. Ma non era un consulente familiare. Aveva però il senso del paradosso che ogni buon ascoltatore-consulente farebbe bene a fare proprio come strumento da usare per rintuzzare gli attacchi delle tentazioni consulenziali. (fretta, reazioni istintive, cadere nel controtransfert…)

   E’ risaputo quanto siano numerose le “tentazioni” del consulente, cadendo nella trappola delle quali ne uscirebbe fortemente compromesso il delicato e paziente lavoro di aiuto messo in atto.

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CHIEDO

“L’occidente vuole cancellarci” tuonano da Mosca. Ma non è che qualcuno, da quelle parti, non abbia bisogno di uno psicologo, anche di primo pelo, anche se non proprio bravo? Non è che oltre alla “generalizzazione” (tipico meccanismo di difesa infantile) questa affermazione possa considerarsi anche come “proiezione” (altro meccanismo di difesa infantile) del brutto e nefando che uno ha in se stesso? Chiedo.

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SENZA RADICI NON SI VOLA

                 PER LA GIORNATA NAZIONALE DELLA CONSULENZA FAMILIARE

                                                            (28 maggio 2022)

Alchimia

Rumori silenziosi

Movimenti invisibili

Profumi, essenza fiorita

che corre nel verde

Mano protesa lucente di stelle

Oro brillante dove nulla esisteva

Sapienza o illusione?

Fortunata Accolla

Quando c’è empatia con l’altro

tutto cambia e mi meraviglia

come possa nascere armonia

nell’unione di tante diversità.

Dipingere la vita con il pennello

dell’amore è meraviglioso.

Spazio Famiglia è anche questo!

Angela Fortunati

Se potessi, ringrazierei

tutti i clienti e le clienti che ho

incontrato anche solo una volta,

per la generosità, il coraggio

 e la vita che mi insegnano.

Titta Vinti

L’assioma della Consulenza familiare

racchiude il senso profondo del

percorso di conoscenza di sé “niente

cambia, io cambio, tutto cambia”.

Il passato non si può cambiare, ma il

processo di consapevolezza nel

restituire la verità della propria

storia, aiuta ad attivare le risorse

necessarie per affrontare il qui e ora,

cambiando il modo di affrontare i

problemi che fanno parte del percorso

della vita, superato uno ce ne sarà un

altro che si presenterà, ciò che conta è

il modo di affrontarlo …

E’ questo il cambiamento.

Essere Consulenti ha questa valenza:

aiutare l’altro ad attivare le sue

risorse per incontrarsi ed accettarsi …

per cambiare.

Rita Chiaramonte

Nella consulenza nasce la relazione,

nella relazione nasce la fiducia,

nella fiducia nasce l’ascolto,

nell’ ascolto nasce la consapevolezza,

nella consapevolezza nasce la libertà.

La consulenza è un viaggio

verso la liberazione da …

Marta Zecca

Un primo contatto …

non sempre piace parlare dei propri

problemi, delle difficoltà che s’incontrano;

a volte, c’è bisogno di un aiuto sincero, di

un autentico ascolto,

di accoglienza e di informazioni.

Ci siamo, non siamo indifferenti

Anna Fiorani

La consulenza familiare è la capacità unica

di professionisti altamente qualificati di

entrare in contatto con le persone e

incoraggiarle a vivere una vita sodisfacente.

È importante che le persone capiscano che il

Consulente della Coppia e della Famiglia

(Consulente familiare®) può aiutare in tutti

i diversi tipi di problemi della vita quali quelli

relazionali, di coppia, familiari, di passaggio

generazionale, di cambiamento, di decisioni

importanti nella vita e molto altro che rientri

nella norma e non nella patologia.

Il Consulente familiare® è appositamente

formato per aiutare le persone a imparare a

comprendere le loro circostanze uniche e

come muoversi verso obiettivi di vita in

soddisfacenti modi individuali e relazionali.

Federico Sandrucci

Queste perle provengono da

SPAZIO FAMIGLIA (Centro di Consulenza Familiare)

c/o Parrocchia Santa Maria della Speranza

Via Cocco Ortu, 19 ROMA

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“Il tuo cuore è un gabbiano che

vola libero nei cieli della vita.

Lascialo andare senza paura,

ti saprà condurre alla felicità”

       (Sergio Bambaren)

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