Archivi categoria: Aforismi, poesie

Una serie di scritti, suggestioni, aforismi ed emozioni raccolti nel corso del tempo

LE COSE VANNO MALE SE SI ACCANTONA DIO

                                L’ARROGANZA DELL’IDEOLOGIA GENDER       

                   (Nazareno Marconi, Vescovo di Macerata, Da GESU’ MAESTRO – n. 3, 2015)                                                               

  Quando ho cominciato a interessarmi alla questione dell’ideologia Gender, la prima sensazione è stata di stupore. C’è un detto attribuito a Cicerone che recita: “Non esiste al mondo una idiozia così grande, che qualche filosofo non abbia già detto”.

    Cioè, le teorie, per quanto stupide, sono già state sostenute nel passato da qualcuno. Ma vi posso assicurare che, per quanto abbia ricercato, nel passato dell’umanità nessuno ha mai sostenuto che, se una donna si comporta da donna e  un  uomo da uomo, non solo nelle preferenze sessuali, ma anche negli atteggiamenti e nel modo di pensare e di vedere il mondo, questo non dipende dal fatto di avere una differenziazione sessuale fisica e cromosomica, ma solo dall’essere stati educati a giocare con le bambole le bambine e i bambini con i soldatini.

   Questa teoria strampalata è proprio in estrema sintesi, ciò che sostiene l’ideologia Gender. Ci sarebbe da riderci al bar, se non avesse conseguenze disastrose sul futuro dei nostri giovani.

   La differenziazione sessuale tra un uomo e una donna è così profonda che ogni cellula ne porta impresso il segno, nel suo corredo cromosomico, fin dal concepimento.

   Nei miei studi di archeologia, ho visto varie volte i resti di uno scheletro di migliaia di anni fa, che un bravo medico sapeva subito riconoscere come maschile o femminile.

   I segni della nostra differenziazione sessuale compaiono immediatamente con l’inizio della vita e restano molto oltre la nostra morte.

   La Bibbia ci dice che sono una parola che il Creatore ha posto nella carne umana  una vocazione per ogni persone, fin dall’inizio. “maschio e femmina li creò”, invitandoli a vivere da uomo e da donna in una bellissima uguaglianza di dignità, pur nella diversità dei sessi.

   Cos+ l’umanità ha vissuto per millenni, finché pochi attivisti molto agguerriti, del movimento omosessuale americano e poi mondiale, non vi hanno visto la soluzione di un loro problema.

   Per anni si erano impegnati a promuovere studi che mostrassero l’esistenza di un terzo sesso, si cercava un’origine genetica dell’omosessualità per rivendicare la loro condizione come “naturale”, pari a quella dei maschi e delle femmine.

   Tutto questo studio non trovò nulla, anzi diede forza a chi sosteneva che almeno la stragrande maggioranza degli omosessuali fossero persone condizionate da esperienze traumatiche o da pesantissimi condizionamenti ambientali.

   Allora si decise di cambiare strategia sposando l’ideologia Gender: non cercare più una base fisica e naturale dell’omosessualità, ma distruggere la base fisica e naturale della differenziazione sessuale.

   Avrebbero così potuto sostenere che, se tutti sono ciò che sono per l’influsso dell’ambiente, siamo tutti sullo stesso piano e la natura non ha nulla da dire né sull’omosessualità né sulla eterosessualità.

   La molla di tutta questa passione, secondo alcuni esperti, sarebbe da ricercare nel fatto che chi vive l’omosessualità vive un disagio profondo. Si sente scisso tra sesso biologico e predisposizione affettiva e la risposta del movimento gay è che non deve cercare in sé le risposte per trovare equilibrio e pace, ma incolpare il mondo intero del fatto che ancora distingue tra uomini e donne.

   Secondo loro sarebbe questa distinzione a far soffrire le persone e andrebbe perciò eliminata. Non so se tutto questo sia esatto al cento per cento, ma la ricostruzione mi convince e spiega molte cose.

   Soprattutto mi permette di pensare che, chi si impegna a sostenere la teoria del Gender, cercando e trovando appoggi politici, con l’arroganza di chi sa manipolare i mass media, anche barando e dicendo grandi falsità pericolose, non è un malvagio incallito, ma solo una persona ferita che cerca in modo sbagliato di fare meglio.

   Credo perciò sia giusto ricercare la verità e smascherare la menzogna. Non si tratta perciò, in questo campo, di fare una crociata contro qualcuno, ma di credere alla frase di Gesù: “Solo la verità vi farà liberi” (Gv. 8, 32).

   E’ nella ricerca della verità che libera tutti e permette di camminare sulla via del bene, che ho incoraggiato un cammino di conoscenza del problema da parte di tutti, con la collaborazione di tante associazioni e movimenti che hanno a cuore il bene dei nostri giovani e dei bambini.

   Pensate soltanto che a partire da questa idea derivano conseguenze del tipo: “Non ha nessuna importanza per un bambino se ha un padre o una madre, o due padri, o due madri, o tre o diciotto”.

   Questa dichiarazione è della presidente del movimento pro – adozioni gay “Famiglie arcobaleno”.

   Basterebbe controbattere che negli studi sui bambini accolti in orfanatrofi tutti tendono naturalmente a individuare tra chi li assiste, una figura maschile e una figura femminile, a cui si affezionano istintivamente, evidentemente ricercando un padre e una madre.

————————————————————————————————————————————————

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, poesie

Bellissimi libri di Suor Angela Maria Lupo

CHI CERCA TROVA, recita un proverbio, ma anche chi non cerca talvolta trova, che è ancora meglio, perché ciò attiene a quella categoria di eventi che si potrebbe denominare come categoria dei misteri curiosi della vita.

   Misteri curiosi fatti prevalentemente di incontri non cercati ma trovati, casuali pertanto nel senso profondo della parola.

   Profondo perché con sapore di mistero, se è vero quanto afferma Einstein che “Il caso è Dio che gira in incognito”.

   Allora c’è da lasciarsi andare a godere di questi eventi casuali, curiosi e misteriosi che la vita ci mette tra i piedi ogni giorno. Lasciarsi andare a godere e a ringraziare.

   Uno di questi eventi è stato l’incontro con Suor Angela Maria Lupo in occasione della presentazione del libro LA MISTICA DELLA SOFFERENZA (scritto con Suor Caterina Ciriello che sempre “casualmente” incontrai il 9 febbraio scorso, in occasione della partecipazione alla trasmissione di TV 2000 nella rubrica SIAMO NOI dedicata alla preghiera e condotta magistralmente da Gabriella Facondo).

   Partecipazione a questa trasmissione a sua volta nata da un incontro “casuale” con Gabriella Facondo in occasione della presentazione del libro SPORCATI LE MANI scritto insieme ad Antonino Serra.

   Come dire un incontro tira l’altro! La conclusione di tutto questo avvicendarsi di “incontri” casuali, curiosi e misteriosi è la presentazione di alcuni testi avuti in dono da Angela Maria Lupo che ringrazio di vero cuore.

ANGELA MARIA LUPO, passionista di San Paolo della Croce, è professoressa ordinaria di Sacra Scrittura nell’Istituto Superiore di Catechesi e Spiritualità Missionaria della Pontificia Università Urbaniana e membro ordinario del Comitato scientifico della Cattedra “Gloria Crucis” alla Pontificia Università Lateranense. E’ autrice di contributi nel campo della teologia biblica e della spiritualità veterotestamentaria. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo: “Sia Luce!”, itinerario biblico-teologico dalle tenebre alla luce (2023); La donna e il femminile di Dio nell’Antico Testamento (2022); Le piaghe d’Egitto, Dalla schiavitù del faraone al servizio di Dio (2021).———————————————————————————————————————————–

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, poesie

Questa riflessione richiede lettura attenta e serena

CATTOLICI E DIRITTI CIVILI

(ovvero il problema serio della deriva culturale e della incompatibilità logico – psicologico – spirituale di certe scelte)

   A proposito di “cristiani per il socialismo” (ma i cristiani non dovrebbero essere per il Regno di Dio?) o di “cattolici del dissenso” (anni 60) e di cattolici odierni finiti nelle file di formazioni politico – partitiche che sventolano chiassosamente la bandiera dei “diritti civili”, mi vien voglia di condividere, con chi avrà la bontà e la pazienza di leggere, alcune considerazioni in chiave psicologico-spirituale senza voler entrare assolutamente nel sacrario della coscienza delle singole persone.

   E lo faccio chiedendomi (e chiedendo sommessamente a chi legge) a quale logica psicologica e spirituale (e culturale) ubbidisca una scelta di militanza insieme a persone che reclamano l’aborto come diritto, addirittura civile.

   A chi blatera di diritto di abortire voglio ribadire molto semplicemente che non può essere un diritto quello che non è un bisogno!

   Si è vivi e si cresce in ragione della soddisfazione dei bisogni (mangiare bere, respirare, verità, amore…). È un non senso logico e ontologico asserire che abortire sia un bisogno! Sarebbe come dire che si ha diritto di volere una cosa di cui non si ha bisogno.

   Aggiungo però che tale scelta potrebbe avere la sua scaturigine da quel magma composto di idee ed emozioni incistate alla rinfusa in quel contenitore chiamato inconscio.

   Tutta la letteratura scientifica ha già chiarito che fino a quando non si riesce a portare allo scoperto tale magma dell’inconscio, a farlo accedere al livello della coscienza, esso agisce indisturbato, non di rado orientando comportamenti o scelte magari discutibili.

   Come potrebbe essere il caso della deriva culturale (ravvisata anche da pensatori laici e non solo) che sta alla base di certe scelte di cattolici per aree culturali dichiaratamente in antitesi con il dettato della fede, di una fede adulta, in antitesi anche del puro e semplice dettato antropologico.   

   Tale perniciosa deriva culturale (cultura post illuministica) ha gradatamente indotto a pensare e ritenere che quanto non sia dimostrabile “razionalmente” semplicemente non possa esistere o che comunque non sia razionalmente appetibile.

   Ma l’essere umano non è dotato anche di intelligenza spirituale oltre che di intelligenza razionale? (Animus e Anima di Sant’Agostino?).

   È lo stesso Einstein ad affermare che “Chi non accetta il mistero non è degno di vivere” lasciando intendere che l’area del mistero va frequentata e goduta anziché cocciutamente indagata e spiegata. Un curioso e paradossale aforisma dice: “Se si toglie il mistero non si capisce più niente”. (Pronzato)

   “L’ultimo passo della ragione è quella di ammettere che vi sono cose che la superano” e “Ci vuole tutta una vita per capire che non si può capire tutto”.

   Un altro passaggio di tale deriva culturale è rappresentato dal “sento quindi sono” (che va a sostituire pericolosamente il Cartesiano “penso quindi esisto”) aprendo la strada a comportamenti o a scelte sulla base del sentimento del momento, salvo poi a sconfessarla un minuto o anno dopo.

   Non è detto che sentirsi bene significhi si stare bene. Così come sentirsi bravi, geniali, cretini, omosessuali, non è detto che lo si sia!

    Un altro passaggio, più sottile, di tale deriva culturale, è quella osannata dai propugnatori dei diritti.

   Sembra di essere passati dal “tutto è grazia” (così conclude un romanzo di George Bernanos) al “tutto è diritto”.

   Peggio ancora, si sostiene che si ha diritto di avere tutto quello che piace (che è poi la dinamica del bambino già stigmatizzata da Freud in tempi non sospetti).

   A quando il diritto di esistere, mi vien da dire con una sfacciatissima battuta paradossale?

   Aggiungo: e se il desiderio di avere nascondesse il bisogno di essere? Se Eva non avesse ceduto frettolosamente (e senza chiedere nulla ad Adamo) al desiderio di cogliere il frutto perché bello, e piacevole alla vista si fosse impegnata ad essere lei piacevole e gradevole nella relazione?  Desiderio di avere nasconde e rivela bisogno di essere.

   Ricorda un aforisma: “Amare è avere fame insieme e non mangiarsi l’un l’altro”.

   Scriveva Gandhi: “Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo (nell’altro)”.

   Scriveva Simone Weil: “Se per aver mangiato un frutto entrò la rovina nel mondo, la salvezza consisterà nell’atteggiamento contrario, quello di guardare un frutto senza mangiarlo”

   Cosa avrebbe potuto dire (o fare) il Creatore se si fosse sentito dire dalla sua fresca creatura coniugale: “Abbiamo il diritto di assaggiare il frutto dell’albero che tu ci hai proibito di toccare?”.

   La dinamica perversa che è alla base della consacrazione del primato dei diritti è la dinamica dell’autoreferenzialità, la dinamica della puzza sotto il naso, dell’intellettualità senza umiltà.

   “Dio esiste, rilàssati, non sei tu”, ammonisce un simpatico aforisma che ha fatto irritare molti atei scientifici (Gli atei “nobilmente pensosi” come disse papa San Paolo VI hanno invece sorriso di questo aforisma).

   In sintesi, la dinamica perversa (inconscia) di questa deriva culturale è quella di non voler ammettere, umilmente, che c’è una linea netta di demarcazione tra l’area del bene e quella del male.

   Non posso avere il diritto di agire un comportamento e il suo esatto contrario. È curioso pensare che la libertà consista anche nel poter avere (a piacimento) il mal di denti oltre che essere libero dal mal di denti.

   È curiosissimo, e pericolosissimo e patetico, voler provare a fare esperienza del male in ribellione contro chi lo aveva proibito oppure per avere la prova che porta male.

   È anche paradossalmente curioso voler fare prova momentanea di esperienze per scoprire se ne valga la pena di sceglierle per sempre. Come il comportamento di chi vuole provare a morire per vedere come va o come il comportamento di chi vuol fare prova di matrimonio (convivenza) senza volervi entrare. “L’amore è come la morte non si può provare” ammonisce un proverbio.

   E se il Creatore, prima di decidersi a creare, avesse voluto tentare con un “provino”, come sarebbe andata a finire.

(Gigi Avanti – http://www.gigiavanti.com)

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, poesie

ASCOLTARE CON MOLTA ATTENZIONE

                    COMMENTO OMILETICO DOMENICA 16 GIUGNO 2024

                                                              (Mc. 4, 26-34)

MEDITAZIONE:

   Il brano di vangelo di oggi narra di Gesù che prima di raccontare le due parabole inizia con una richiesta di “attenzione”, inizia cioè a raccomandarci di metterci in sintonia profonda con quanto andrà a raccontare, pena incomprensioni e confusione mentale di cui ognuno sarà responsabile.         Come dire che a chi ascolta con attenzione verrà dato di capire qualcosa in più, mentre a chi ascolta distrattamente toccherà il curioso destino di capire ancor meno.

    Quindi l’attenzione profonda è quella che consente di capire oltre la superficie delle metafore usate da Gesù nelle sue parabole.

   Curioso notare che la parola parabola e la parola diavolo hanno una comune radice etimologica nel verbo della lingua greca “paraballein” (da cui parabola) che significa andare oltre il racconto per accedere al suo significato profondo, e nell’altro verbo della lingua greca “diaballein” (da cui diavolo) che significa separare, dividere e che, quindi, applicato alla parabola potrebbe significare di separare il racconto parabolico dal suo significato e quindi non capirlo.

   Se ne deduce che “ascoltare distrattamente” potrebbe essere l’anticamera della tentazione, se non una tentazione vera e propria.

   Detto ciò veniamo a cercare di cogliere uno dei possibili significati delle due parabole che hanno in comune di veder paragonato il Regno di Dio ad un seme, un seme di grandezza normale e uno di piccolezza assoluta.

   Quello che ci pare di cogliere immediatamente è la sottolineatura dell’atteggiamento del seminatore. Un atteggiamento di totale fiducia nel seme (che cresce e si sviluppa “senza che egli sappia come”) e di paziente attesa del tempo della raccolta.

   Il primo insegnamento che ne deriva è quindi quello di non affannarsi o dannarsi l’anima nel tentativo di volerla salvare, ma di lasciar fare allo Spirito in totale abbandono, serena fiducia e paziente attesa della maturazione del seme in frutto. Nessuna agitazione, frenesia, ansietà deve quindi caratterizzare la testimonianza del vangelo. “L’agitazione è la maledizione del mondo” scriveva San Pio da Pietrelcina.

   Il secondo insegnamento ce lo offre il dettaglio relativo al seme di senape, il più piccolo fra tutti i semi. Potrebbe suggerire, questo riferimento alla estrema piccolezza del seme di senape, di non scoraggiarsi della piccolezza o addirittura invisibilità (penso ai monaci, agli eremiti, alle claustrali) del proprio testimoniare, ma di tirare avanti e perseverare con il sorriso del cuore e la quiete dell’anima.

—————————

www.omelie.org

www.gigiavanti.com

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, poesie

LA GUERRA NON E’ MAI GIUSTA

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, poesie

SESSO… scisso da amore

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, poesie

A PROPOSITO DEI SEGRETI DI FATIMA

MESSAGGIO DELLA MADONNA APPARSA A FATIMA

(Dato a Lucia il 13 ottobre 1917. Nonostante siano trascorsi 106 anni è attuale)

   Il seguente messaggio fu trasmesso da Lucia il 22 maggio 1958 al reverendo Padre Agostino Fuentes, postulatore della causa di beatificazione di Francesco e Giacinta di Fatima:

    “PADRE, LA MADONNA È MOLTO SCONTENTA PERCHÉ NON SI È FATTO CASO AL SUO MESSAGGIO DEL 1917. Né i buoni, né i cattivi vi hanno fatto caso. I buoni vanno per il loro cammino senza preoccuparsi, non seguono le norme celestiali; ed i cattivi nella via larga della perdizione. NON TENENDO CONTO I CASTIGHI CHE LÌ MINACCIANO.

   Mi creda, Padre, IL SIGNORE CASTIGHERÀ IL MONDO MOLTO PRESTO. Il castigo è molto imminente, verrà presto il castigo materiale; s’immagini, Padre, quante anime andranno all’inferno! E questo succederà perche non si prega e non si fa penitenza.

   Questa è la causa della tristezza della Madonna. Padre, lo dica a tutti che LA MADONNA ME LO HA DETTO MOLTE VOLTE: MOLTE NAZIONI SPARIRANNO DALLA FACCIA DELLA TERRA. NAZIONI SENZA DIO SARANNO IL FLAGELLO SCELTO DA DIO STESSO PER CASTIGARE L’UMANITÀ SE NOI PER MEZZO DELLA ORAZIONE E DEI SACRAMENTI NON OTTERREMO LA GRAZIA DELLO LORO CONVERSIONE.

   Lo dica, Padre, che il demonio sta attaccando la battaglia decisiva contro la Madonna, perché quello che affligge il cuore Immacolato di Maria e di Gesù è la caduta delle anime religiose e sacerdotali.

   Egli sa che i Religiosi e i Sacerdoti, abbandonata la loro eccelsa vocazione, trascinano molte anime nell’inferno. Noi siamo appena in tempo per trattenere il castigo del Cielo. Abbiamo a nostra disposizione due mezzi efficacissimi: l’orazione ed il sacrificio. Il demonio fa tutto per distrarci e toglierci il gusto della preghiera: ci salveremo o ci danneremo insieme.

   Però, Padre, bisogna dire alle persone che non devono stare ad attendere dal Sommo Pontefice un richiamo alla penitenza e alla preghiera, né dai vescovi, né dai parroci, né da superiori generali: È GIÀ TEMPO CHE OGNUNO DI SUA INIZIATIVA COMPIA OPERE SANTE E RIFORMI LA SUA VITA SECONDO I RICHIAMI DELLA MADONNA.

   Il demonio vuole impadronirsi di anima consacrate; tenta di corromperle per indurre gli altri all’impenitenza finale. Usa tutte le astuzie e perfino suggerendo di aggiornare la vita religiosa. Ne perviene sterilità alla vita interiore e freddezza nei secolari, circa la rinuncia ai piaceri e la totale immolazione a Dio.    Lo dica, Padre, che due cose furono a santificare Giacinta e Francesco: L’AFFLIZIONE DELLA MADONNA E LA VISIONE DELL’INFERNO.

   La Madonna si trova come tra due spade: da una parte vede l’umanità ostinata ed indifferente davanti ai castighi minacciati, dall’altra vede noi che calpestiamo i Sacramenti e disprezziamo il castigo che si avvicina, rimanendo increduli, sensuali e materialisti.

  La Madonna ha detto espressamente: “CI AVVICINIAMO AGLI ULTIMI TEMPI” me lo ha detto tre volte:

  • Prima affermò che il demonio ha ingaggiato una lotta decisiva, cioè finale, dalla quale uno dei due uscirà vittorioso o sconfitto: o siamo con Dio o col demonio.
  • La seconda volta mi ha ripetuto che gli ultimi rimedi dati al mondo  sono il ROSARIO  e la DEVOZIONE AL CUORE IMMACOLATO DÌ MARIA ; ultimi significa che non ce ne saranno altri.
  • La terza volta mi disse che, esauriti gli altri mezzi disprezzati dagli uomini, ci dà con tremore l’ultima ancora di salvezza che è la SS. Ma Vergine in persona, segni di lacrime, messaggi di diversi veggenti sparsi da tutte le parti del mondo.

   Disse la Madonna che se non ascoltiamo e non ci emendiamo ancora, non saremo più perdonati. Padre (mi diceva Lucia) E’ URGENTE CHE CI RENDIAMO CONTO DELLA TERRIBILE REALTA’. Non vogliamo riempire le anime di paura, è solo un urgente richiamo alla realtà. Da quando la SS. Ma Vergine ha dato grande efficacia al santo Rosario, non c’è problema materiale, né spirituale, nazionale o internazionale che non si possa risolvere con il santo Rosario e con i nostri sacrifici. Recitarlo con amore e devozione sarà consolare Maria e tergere tante lacrime al suo Cuore Immacolato”.

———————————————————————————————————-

Per l’intervista sopra citata Padre Fuentes ottenne il permesso dal

Santo Padre allora regnante.

———————————————————————————————————————-

                       ANGOSCIOSI AVVERTIMENTI

   Il giornale “Neues Europa” (La Nuova Europa) di Stoccarda del 15 ottobre 1963 pubblicò sotto il titolo “L’Avvenire dell’Umanità” a firma di L. Einrich un articolo che ha documentato un “estratto” del Segreto di Fatima del quale si aspettava la divulgazione nel 1960.

   Il documento conosciuto per una indiscrezione diplomatica sarebbe stato inviato a titolo informativo dalle autorità Vaticane a quelle di Washington, di Londra e di Mosca, ritenendolo necessario, anzi indispensabile alla convenzione riguardante la cessazione degli esperimenti nucleari.

   L’autenticità di tale documento non è mai stata smentita dal Vaticano. Il 13 ottobre 1917, dopo una serie di sei apparizioni, la Vergine SS. ma appare per l’ultima volta ai bambini di Fatima, Lucia, Giacinta e Francesco. Dopo l’avvenimento del “Miracolo del Sole”, la Madre di Dio rivelò a Lucia un  messaggio speciale che “fra l’altro” diceva:

   “Non aver timore, cara piccola. Sono la Madre di Dio, che ti parla e ti domanda di rendere pubblico il presente Messaggio per il mondo intero. Ciò facendo incontrerai forti resistenze.

   Ascolta bene e fa attenzione a quello che ti dico: gli uomini devono correggersi. Con umili suppliche devono chiedere perdono dei peccati commessi e che potrebbero commettere. Tu desideri che io ti dia un segno, affinchè ognuno accetti le Mie Parole che dico per mezzo tuo, al genere umano.

   Hai visto il prodigio del Sole, e tutti, credenti , miscredenti, contadini, cittadini, sapienti, giornalisti, laici, sacerdoti, tutti lo hanno veduto. Ed ora proclama a mio nome: “UN GRANDE CASTIGO CADRA’ SULL’INTERO GENERE UMANO, NON OGGI, NE’ DOMANI, MA NELLA SECONDA META’ DEL SECOLO XX”.

    Lo avevo già rivelato ai bambini Melania e Massimino a “La Salette”, ed oggi lo ripeto a te, perché il genere umano ha peccato e calpestato il Dono che avevo fatto. In nessuna parte del mondo vi è ordine, e Satana regna sui più alti posti, determinando l’andamento delle cose.

   Egli effettivamente riuscirà a introdursi fino alla sommità della Chiesa; egli riuscirà a sedurre gli spiriti dei gradi scienziati che inventano le armi, con le quali sarà possibile distruggere in pochi minuti gran parte dell’umanità.

   Avrà  in potere i potenti che governano i popoli, e li aizzerà a fabbricare enormi quantità di quelle armi. E se l’umanità non dovesse opporvisi, sarò obbligata a lasciar libero il braccio di Mio Figlio. Allora vedrai che Iddio castigherà gli uomini con maggiore severità che non abbia fatto con il diluvio.

   Verrà il tempo dei tempi  e la fine di tutte le fini, se l’umanità non si convertirà; e se tutto dovesse restare come ora, o peggio, dovesse maggiormente aggravare, i grandi e i potenti periranno insieme ai piccoli e ai deboli. Anche per la Chiesa verrà il tempo delle sue grandi prove. Cardinali si opporranno a Cardinali; Vescovi a Vescovi.

   Satana marcerà in mezzo alle loro file e a Roma vi saranno grandi cambiamenti. Ciò che è putrido cadrà, e ciò che cadrà, più non si alzerà.    La Chiesa sarà offuscata, e il mondo sconvolto dal terrore.

   Tempo verrà che nessun Re, Imperatore, Cardinale o Vescovo, aspetterà Colui che tuttavia verrà, ma per punire secondo i disegni del Padre mio.

   Una grande guerra si scatenerà nella seconda metà del secolo XX. Fuoco e fumo cadranno dal Cielo, le acque degli oceani diverranno vapori, e la schiuma si innalzerà sconvolgendo, e tutto affondando. Milioni e milioni di uomini periranno di ora in ora e coloro che resteranno in vita, invidieranno i morti.

   Da qualunque parte si volgerà lo sguardo, sarà angoscia, miseria, rovine in tutti i paesi. Vedi? Il tempo si avvicina sempre più, e l’abisso si allarga senza speranza.

   I buoni periranno insieme ai cattivi, e i grandi con i piccoli, i Principi della Chiesa con i loro fedeli, e i regnanti con i loro popoli. Vi sarà morte ovunque a causa degli errori commessi dagli insensati e dai partigiani di Satana il quale allora, e solamente allora, regnerà sul mondo; in ultimo, allorquando quelli che sopravvivranno ad ogni evento, saranno ancora in vita, proclameranno nuovamente Iddio e la sua Gloria, e Lo  serviranno come un tempo, quando il mondo non era così pervertito. Va’, piccola mia, e proclamalo. Io a tal fine, sarò sempre al tuo fianco per aiutarti”.

(Pro manuscripto)

   In base al documento di S.S. Paolo VI pubblicato il 14.10.66 e al decreto della Congregazione per la propagazione della fede A.A.S. n. 58/16 del 29.12.66 non è più proibito pubblicare – senza imprimatur –  scritti riguardanti nuove apparizioni, rivelazioni, profezie, miracoli.

   Né Giovanni XXIII, né Paolo VI hanno ritenuto opportuno svelare la terza parte del Segreto di Fatima al mondo e quanto pubblicato sul giornale di Stoccarda “Neues Europa” (La Nuova Europa) il 15 ottobre 1963 non è stato confermato né direttamente smentito   Quindi non possiamo solo con filiale obbedienza che rimetterci alla paterna prudenza e saggezza del Santo Padre.

   Comunque vi è la certezza che la terza parte del Segreto racchiude una particolare gravità, confermata dalla tragica realtà che il mondo intero oggi sta vivendo. E’ giunta la pienezza dei tempi?. Stiamo vivendo il prologo dell’Apocalisse profetizzata da Giovanni?

   Se i cristiani testimoniano con l’amore la speranza nella Misericordia di Dio devono anche gridare con coraggio la verità della giustizia di Dio.

   Non ci illudiamo di essere salvi, comunque, è giunto il tempo in ci le parole non bastano, occorre agire, e, subito se vogliamo che l’umanità, che ciascuno di noi possa vedere… oltre il fuoco…. la luce.

————————————————————————————————–

(Registrato dalla Radio Vaticana il 13.5.1977, ore 21-ore 23)

————————————————————————————————–

   Quando Papa Giovanni Paolo II, si trovava a Fula, durante il suo viaggio in Germania (15-19 novembre 1980) in un gruppo ristretto di persone gli furono poste delle domande fra le quali una sul Segreto di Fatima. Uno dei presenti ne ha fatto una “documentazione” protocollata.

   Nome e testimonianze giacciono alla Redazione della rivista “Vox Fidei”. Noi citiamo il testo quale è riportato da quella rivista al n. 10 dell’anno 1981:

   “Cos’è il Segreto di Fatima? Esso doveva venire pubblicato già nel 1960”.

Risposta del Santo Padre: “Per il suo contenuto impressionante e per non animare la forza mondiale del comunismo a certe ingerenze, i miei predecessori preferirono una “relazione diplomatica” (del “Segreto”).

   Inoltre dovrebbe bastare ad ogni cristiano di sapere quanto segue: quando si legge (nel Segreto) che oceani inonderanno interi continenti, che gli uomini verranno tolti dalla vita repentinamente, da un minuto all’altro, e ciò a milioni… se si sa questo, non occorre davvero di pretendere la pubblicazione di questo segreto…

   Molti vogliono sapere solo per curiosità e sensazione; ma essi dimenticano che il “sapere” porta con sé anche la responsabilità…; ma essi vogliono solo accontentare la loro curiosità. Questo è pericoloso quando, in pari tempo non si vuole fare nulla, dicendo che “non giova a nulla!”.

Il Papa, a questo punto, afferrò il Rosario dicendo: “Pregate, pregate e non interrogate ulteriormente. Tutto il resto raccomandatelo alla Madonna”.

————

(1982)

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, poesie

CIAO MAMMA…

QUNADO E’ MORTA LA MIA MAMMA

                   (15 novembre 2007)

   “Caro Gigi, ho saputo da Maria Giovanna della partenza per il Cielo (15 novembre 2007) della tua mamma. Vorrei testimoniarti la mia vicinanza, farti arrivare il calore della mia amicizia.  Proprio oggi pensavo che più ci si fa adulti, più è necessario vivere una nuova beatitudine: “Beati quando vi separeranno…”.

   Ci si separa, nelle piccole cose, quando sentiamo la differenza speciale dell’altro, ci si separa quando dobbiamo terminare un momento d’incontro profondo e felice; ci si separa quando dobbiamo accettare una frattura, una lontananza non voluta, ma agita dall’altro.

   Più forte, ma  non ultima e definitiva, la separazione tra chi è ancora in cammino sulla terra e chi  sta già in Cielo.

   Certo, con l’esercizio nelle “piccole separazioni”, e con l’aiuto di Dio per le grandi, possiamo trasformare questa esperienza in  beatitudine”.

   Questa è una delle più belle lettere di partecipazione al dolore del mio cuore per la “partenza al Cielo!” della mia mamma.

   Quando è morta la mia mamma, dopo 93 anni di “una vita lunga e piena di sofferenze”, come era ogni tanto solita ricordare lei, per averglielo profetizzato un prete nel periodo della sua giovinezza, io ero lontano.

   Era da tempo che le ero lontano, pertanto l’evento della sua scomparsa mi ha in  un certo senso preparato alla separazione.

   Le ero lontano fisicamente, ma vicino,  così come mi sono stati vicini tanti amici pur essendo lontani.

   Lontano, vicino… sono, come tante altre, parole precarie, povere e che prendono senso, gusto e sostanza dal contenuto che gli si vuole attribuire di volta in volta.

   Giocando di paradosso, però, ci togliamo una volta per tutte il peso di dover ricorrere a spiegazioni capaci di dar contorni di senso, di gusto e di sostanza a questo contenuto.

   Basterebbe infatti chiedersi: “lontano relativamente a cosa, in che senso”, ed anche “vicino in che senso”, per spiazzare la mente, desiderosa, come sempre, di capire.

   Giocando di paradosso, ci lasciamo beneficamente stordire da espressioni che sembrano fare a botto tra loro, quali ad esempio “Talvolta il miglior modo di stare vicino a una persona  è proprio quello di starle lontano”, e dal versante opposto “Lontano dagli occhi lontano dal cuore”.

  Giocando di paradosso, ci è anche data la possibilità di uscire dallo stato di stordimento susseguente ad una morte e così accade al dolor di diventar finanche soave.

   Quando è morta la mia mamma, quindi, ero lontano da lei, ma mi sentivo vicino… al contrario, paradossalmente parlando, di quando sono nato dove, pur essendo vicino, non mi sentivo certamente vicino.

   Questo è il mistero, forse gaudioso, doloroso, luminoso e glorioso nell’insieme, del soffrire e del gioire umani.

   Essere vicini o sentirsi vicini… essere lontani o sentirsi lontani. Ed anche… essere vicino e sentirsi lontano, essere lontano e sentirsi vicino, essere libero o sentirsi libero.

   Essere o sentirsi, quindi. E’ forse questo, allora, uno dei misteri del soffrire e gioire umani? Essere incompresi o sentirsi incompresi… essere amati o sentirsi amati… o non sentirsi amati.

   Fin dentro a  questi interstizi dell’anima si è potuto infilare il seme del male. Fin dentro questi anfratti dello spirito il cacciator di frodo  dell’anima ha potuto sparare i semi del dubbio e del tentennamento, capaci di ferire a morte la gioia di sentirsi nel cuore di Dio appunto perché veramente dentro.

   Quella gioia di vivere che la mia mamma ha sovente esperimentata turbata da un soffrire strisciante e persistente, fatto di delusione delle sue aspettative sul mio destino di figlio lontano, o forse anche turbata, tale gioia, da chissà quali reconditi e ossessivi pensieri. Forse… forse, chissà.

   Ma quanto lacerante può diventare questo esercizio del ragionare sul forse, sul chissà  così simile al buttar amo ed esca nell’oceano dell’infinito, senza mai pescare alcunché.

   Quanto invece è pacificante e riposante sbarazzarsi di amo ed esca e tuffarsi nell’oceano infinito del cuore di Dio!

   La mia amica Suor Maria Simona, benedettina claustrale sull’isola di San Giulio, mi fa pervenire questo brano di Don Giuseppe De Luca sul vero riposo dell’anima stanca e addolorata:

 “Avere una persona morta ed amarla, dà al nostro vivere segreto uno spazio, una luce, una certezza! I nostri morti sono più vivi di noi  nella nostra vita. Se noi li amiamo, ci rendono sacra la terra che li ha ricevuti e ricoperti, e li custodisce per la risurrezione. Ci rendono più vivo e tiepido il sangue nostro, che continua il loro sangue. Ci rendono l’anima meno solitaria e chiusa: amici delle ore più segrete e, fuori ,ormai, dello spazio, del tempo, di tutte le nostre limitazioni. Con loro si può sempre parlare. Sono la parte di noi già nell’eterno”

   Gesù, a chi lo seguiva da vicino, una volta disse: “Venire in disparte e riposatevi  un po’”. E lo dice anche oggi a tutti, vicini e lontani, di cui conosce stanchezza e angoscia, lamento e dubbio, scoramento e rabbia, dolore e pianto.

   Buon riposo, mamma, adesso che sei vicina a Gesù e alla sua Mamma… ed anche a me… e salutami papà.

—————————————————————————————————

Questo pezzo è stato pubblicato dalla rivista LA SACRA FAMIGLIA, n. 1 2008

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, poesie

ECCO UNA SINTESI DEL LIBRO DI ANTONIO RASPANTI

Antonio Raspanti

GENITORI  E ADOLESCENTI

(Verso l’autonomia e la libertà)

(Edizioni Creativamente 2023)

   Di questi tempi sembra che l’adolescenza,  più che una “realtà” da vivere in sana e realistica complicità tra genitori e figli,  sia diventata un “problema” da risolvere.

   Problema o realtà, sta di fatto che da tempo questa età della vita è stata osservata, studiata e analizzata con scrupolosa serietà da tanti addetti ai lavori.

   Tra questi Antonio Raspanti, psicoterapeuta prematuramente scomparso nel 1992 e lasciando nello sconforto la moglie Lia e i due figli piccoli Daniele e Marco e quanti gli volevano bene.

   Questo suo libro (pubblicato postumo proprio allora) viene riproposto alla attenzione e alla lettura di quanti hanno a cuore la vita di tutti quegli adolescenti che a diverso titolo la vita medesima ha affidato loro da accompagnare in questa fase delicatissima dell’esistenza.

   Il protagonista di questa serata è quindi un libro e trovo bello che, mio tramite, sia lui a presentarsi da sé. E’ un libro che nasce da una intuizione che ha del geniale. Tratta infatti del problema – realtà dell’adolescenza con l’approccio della metafora leggendo  la fase della’adolescenza in cammino  verso l’età adulta in parallelo con l’Esodo del popolo ebraico dall’Egitto in cammino verso la Terra promessa.

   Che la moglie di Antonio, Lia, abbia affidato a me questo incarico ha una ragione precisa e particolare. L’ultimo capitolo è stato infatti redatto dal sottoscritto proprio a causa della scomparsa prematura di Antonio. Come viene detto in questa premessa.

   “Lui, Antonio, autore di questo libro, è già arrivato nella Terra promessa. Ha già attraversato il deserto nel quale sono ancora peregrinanti la moglie Lia e i figli Daniele, di 6 anni e Marco, di 3. Non mi è dato di conoscere che cosa mai là egli stia costruendo, né per chi, né come, né se altri esodi si affacceranno agli orizzonti dell’eternità. Mi è dato invece di constatare che egli si affacci di tanto in tanto ala finestra del tempo per lasciare segnali.

   Sì, perché Antonio, dal giorno della sua improvvisa scomparsa, avvenuta a soli 38 anni mentre era sulle strade del servizio per la causa del Regno di Dio, non ha mai cessato di farsi sentire presente. Di farsi sentire tramite il linguaggio cifrato delle coincidenze, linguaggio conosciuto e decifrato solamente da pochi intimi.

   Una di queste combinazioni  è la realtà di questo libro. Concepito per un altro utero (doveva essere il capitolo seppur più breve del libro Adolescenza, uscito nel 1992) è stato dirottato in qualche modo”provvidenziale” a una nascita solitaria. Senza più lui, l’autore, a fare da ostetrico.

   In gergo letterario si direbbe quindi un libro postumo. In gergo spirituale invece sarebbe più appropriato definirli un libro al di là del tempo. E’ stata infatti questa usuale sintonia tra abitanti dell’al di qua e viventi dell’al di là ad averne reso possibile la pubblicazione.

   E a me è toccato in sorte di porvi mano e di redigere l’ultimo capitolo utilizzando le discrete e trepidanti confidenze di Antonio. Con quali emozioni , lo lascio intendere.

   Sono sicuro che, vissuto l’esodo lieto di questa esistenza, me lo troverò davanti con il suo solito sorriso, per farmi come sempre, i complimenti.

   Complimenti che vorremmo sentirci fare direttamente da Dio in persona, allorquando saremo arrivati sulle ali dell’amicizia e condotti dal vento dolce dell’amore, nella Terra Promessa”. (Gigi Avanti).

———————————————————————————————————————————

ISRAELE IN EGITTO UN DISAGIO RECIPROCO

ovvero

Quando a casa tira una brutta aria

“Gli egiziani cominciarono a sentire come un incubo la presenza dei figli di Israele”. (Es. 1,12)

———-

LASCIARE L’EGITTO

ovvero

Disinnamorarsi dei genitori, distaccarsi, differenziarsi

“Esci tu e tutto il popolo che ti segue… Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi”. (Es. 18,8)

———-

IL CAMMINO NEL DESERTO

ovvero

Affrontare le difficoltà dell’adolescenza

“Mosè fece levare l’accampamento ed essi avanzarono verso il deserto di Sur”. (Es. 15,22)

———-

VERSO LA TERRA PROMESSA

ovvero

Il processo di ricerca e di individuazione della propria identità

“Vi farò entrare nel paese che ho giurato a mano alzata di dare ad Abramo”. (Es. 6,8)

———-

DIVENTARE INDIVIDUO

ovvero

Nascere definitivamente

“Il bambino nasce quando non è più unito alla madre” (E. Fromm)

———-

L’UTOPIA DÌ UN ESODO LIETO

ovvero

Le difficoltà del ruolo genitoriale con i figli adolescenti

“Mosè invocò l’aiuto del Signore dicendo:”Che farò io  per questo popolo. Ancora un poco e mi lapideranno” (Es.17,4)

———-

IL FARAONE, MOSE’, JAHVE’

ovvero

Tre modi di essere genitori

“Lascia partire il mio figlio” (Es. 4,23)

———-

ALLEANZA E DECALOGO

ovvero

Quali regole per lì adolescente

“Il Signore chiamò Mosè dal deserto e , dicendo: “Se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli, perché mia è tutta le terra” (Es.19,3-5)

———-

STRADE DA PERCORRERE

ovvero

Una mappa per raggiungere la gioia

———-

LA COSTRUZIONE DEL TEMPIO DELLA PROPRIA IDENTITA’

ovvero

La maturità come modo d’essere più che traguardo da raggiungere

————————————————————————————————————————————

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, poesie

QUESTO E’ UN LIBRO GENIALE!

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, poesie