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Ex docente alle superiori a Roma, attualmente pensionato

SONO ARRIVATO TERZULTIMO…

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di | 4 ottobre 2017 · 17:18

COLONI O SEMPLICI SERVI nella vigna del Regno di Dio?

      COMMENTO OMILETICO  ( Domenica 8.10.2017)

 

Benedizione iniziale:

 Predisponi, o Signore, le nostre anime ad accogliere il messaggio nascosto nelle tue parabole così da essere solleciti servitori della causa del Tuo Regno.

 

Meditazione:

Coloni, colonialismo, colonie e termini del genere sono in uso ancora oggi, così come al tempo di Gesù. Egli però  utilizza questi termini  spostandosi dal puro e semplice livello politico ad un livello squisitamente spirituale, nell’intento di chiarire come stanno le cose riguardanti la causa del Suo Regno.

E li utilizza con tale chiarezza (e come potrebbe non farlo) da lasciare senza fiato e senza scappatoie chi lo ascolta.

Infatti ad ascoltare e capire immediatamente (e magari a farsi un esame di coscienza) sono le folle, è la gente comune.

Lo ascoltano e lo capiscono anche i “capi” del popolo (farisei, sacerdoti, intellettuali dell’epoca) che si guardano bene però dal fare un esame di coscienza e magari convertirsi.

La parabola dei vignaiuoli malvagi (che agiscono il male) è fin troppo chiara: il padrone è Dio, la vigna (Is. 5,1) è  il popolo d’Israele, i coloni sono i capi del popolo a diverso titolo, coloro che hanno quel briciolo di potere sufficiente a farli inorgoglire e andare fuori di testa, i servi sono i profeti che si danno da fare per la causa del Regno, il Figlio è Gesù, venuto al mondo per salvarci e ucciso fuori le mura (Gv. 19,20; Eb. 13,12).

E’ la gente comune a rispondere alla domanda di Gesù: “Quando verrà il padrone della vigna cosa farà a quei coloni?”. E la risposta è di una logica popolare genuina: “Farà morire senza pietà quei malvagi…”. I “capi” non rispondono, ma vanno in puzza… risentiti.

Da notare una finezza di Gesù: egli usa il termine di “coloni” (senza quindi dare giudizi sulle persone) mentre le gente li apostrofa come “malvagi”… giustamente (giudicando, quindi,  il comportamento di chi “fa del male”, di chi “agisce male” e non la persona in toto).

 E già qui si potrebbe ricavare un insegnamento: non si possono giudicare le persone, ma si possono giudicare i comportamenti. Se un albero da dei frutti “marci”, non lo si può giudicare “marcio” in toto, ma si possono giudicare “marci” certi suoi frutti. I frutti sono il comportamento ultimo, visibile dell’albero. Facile ricordare il monito di Gesù: “Non giudicate…”.

Applicare la parabola alla  realtà della Chiesa oggi è di una facilità tale non richiedere troppe parole o commenti.

Ognuno si interroghi (meglio se in meditazione davanti al tabernacolo) sulla sua identità di appartenenza o di funzione: sono un colono o sono un servo? Come mi comporto nella Sua Vigna?

O c’è forse qualche virus di colono anche in chi si crede servo? Una buona analisi dell’anima (esame di coscienza) ce lo farebbe scoprire subito.

Tanto più che, anche riconoscendoci servi, dovremmo sentire risuonare nelle orecchie anche l’aggettivo con il quale Gesù qualifica i servi e cioè “inutili”.

Un aggettivo indelicato, se si vuole e che non mi è mai tanto è piaciuto (a meno che non si tratti di una traduzione approssimativa dell’epiteto usato da Gesù). Magari sarebbe stata più congrua la traduzione: “Siete dei semplici servi”.

In un modo o nell’altro da Gesù si accetta tutto senza andare in puzza e fare gli offesi come fecero appunto i coloni.

Inutili o semplici servi, quel che conta e da la carica è la consapevolezza di fede di essere al servizio dell’unica causa che vale, quella del Regno di Dio e di sentirsi sanamente orgogliosi per essere stati scelti da Dio (bontà sua) a lavorare a testa bassa per Lui.

 

Preghiera dei Fedeli:

 

Ti preghiamo, o Signore, per tutti coloro ai quali hai affidato, come ai coloni del tuo tempo, la Tua Vigna affinchè non si comportino mai come quelli. Ascoltaci, o Signore.

Ti preghiamo, o Signore, per tutti coloro che lavorano come servi nella tua vigna a diverso titolo perché non cedano mai alla stanchezza e allo scoraggiamento. Ascoltaci, o Signore.

Ti preghiamo, o Signore, per quei servi il cui lavoro nascosto e invisibile sia invece gradito a Te che tutto conosci e apprezzi. Ascoltaci, o Signore.

Ti preghiamo, o Signore, per l’uomo d’oggi smarrito e confuso a causa del suo darsi da fare frenetico e senza senso per la dedizione a cause che nulla hanno a che fare con la causa del tuo Regno. Ascoltaci, o Signore.

 

Benedizione finale:

 Grazie o Signore, per aver nutrito la nostra anima con il cibo prelibato della tua parola e dell’eucaristia e ottienici sempre la forza e la saggezza di perseverare  come servi inutili nella Tua Vigna nonostante le immancabili difficoltà che incontreremo lungo il corso della vita.

www.omelie.org

www.gigiavanti.com

 

 

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Poesia di un amico per la scomparsa di Chiara… nostra figlia (3.8.1976 – 8.9.2017)

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di | 16 settembre 2017 · 15:17

I TEMPI SUPPLEMENTARI DELLA PARTITA DEL DOLORE…

I TEMPI SUPPLEMENTARI DELLA PARTITA DEL DOLORE…(omaggio a nostra figlia Chiara, 41 anni, 5 figli, scomparsa l’8 settembre 2017))    

 

   Amatissima Chiara, oggi (giorno della Esaltazione della Croce) compio 74 anni… (dei quali 47 di matrimonio) senza di te e lascia aprire il mio cuore e quello di mamma, gonfi di troppo dolore.

   Ora che la tua partita è terminata (uso termini calcistici, sebbene tu di calcio non ne capivi proprio) , avendo “aperto serenamente gli occhi al Cielo” (p. Alfredo) proprio l’8 settembre (giorno della Natività della Madonna)  a noi rimane di continuare a giocare la nostra.

   A noi rimangono, infatti, da giocare ancora i tempi supplementari del dolore, quei tempi che saranno caratterizzati dagli eventi della crescita dei tuoi e di Massimiliano cinque figli… senza di te, quei tempi supplementari, quasi interminabili, da giocare tra affanni e lacrime e magari qualche fischio di falli da parte dell’Arbitro e  che soltanto le orazioni di familiari e amici riusciranno, forse un poco e comunque misteriosamente, a consolare.

   Non è possibile cancellare un futuro… senza di te, perché sarai sempre presente sotto forma dell’invisibilità, ma ricordare il passato, questo sì, e lasciamelo fare come regalo per il mio compleanno.

   Ti ricordi, cucciolotta, quando a tre anni, di notte, mi chiamavi per pormi domande impossibili, della serie: “Papà, come fanno a sedersi le lumache”? Non ti davo risposta, ma semplicemente rispondevo: “Non lo so”… e tu ti addormentavi… Poi, di questa domanda, ne avresti fatto titolo del tuo primo libro. L’altro, L’ANIMA DEL GRANDE FIUME, lo scegliesti tu.

   Ti ricordi quando mi dicesti, sempre attorno ai cinque anni, e sempre di notte, facendomi svegliare di soprassalto: “Papà, sai come si potrebbe togliere il male dal mondo? Convincendo Dio di far morire il diavolo”.  Ed anche allora rimasi senza risposta…

   Quando, due mesi prima di “aprire gli occhi al Cielo” , all’ospedale mi hai chiesto: “Papà, se il mio destino è questo, che senso ha”?  Anche allora allargai le braccia, attonito… senza dare risposta.

   E, quando, gli ultimi giorni, ormai immobilizzata a letto, a casa, mentre la “bestia” (nonostante l’asportazione del rene del 7 luglio dello scorso anno) ti divorava da dentro, ci hai detto: “Perché proprio a me, che male ho fatto”?,  ti abbiamo soltanto sussurrato: “Nessun male,  Chiara, è tutto così indecifrabile, inspiegabile, addirittura disumano, misterioso”.

   Scoppiò il mio cuore, quando, tre giorni prima di lasciarci, mi chiedesti: “Papà, aiutami”. Anche allora rimasi silenzioso e impotente.

   E poi,  in silenzio,  lentamente, con la presenza costante di familiari ed amici a manifestarti amore con una presenza costante fatta di assistenza,   carezze e sorrisi… che forse non vedevi neppure più, al fischio dell’Arbitro, sei uscita dal campo di gioco…

   Glielo ho già detto a Dio, con garbo,  che tra noi umani non si riprende indietro un regalo fatto…

   Ed anche Lui, con garbo, mi ha risposto con uno di quei silenzi in qualche modo e misura propedeutici all’accoglienza del mistero… del mistero del male. Anche perché si suol dire che “il silenzio è la lingua madre di Dio”.

   Cucciolotta nostra, tu sei stata un regalo immenso per tutti coloro che ti hanno incontrato, conosciuto, amato… a cominciare da mamma e papà, fratelli, zii, cugini, nonni  e parenti tutti e amici di ogni genere.

   Ho detto pure a Dio, sempre con garbo, come Padre, in uno di quei momenti nei quali il dolore congelato si scioglieva in orazione, che anche Lui aveva visto morire il Suo Figlio Unico e Preferito… però se lo aveva ripreso dopo poco. Non era un rimprovero, ma un filiale sfogo d’amore…

    Ne aveva diritto e potere. Noi umani non abbiamo né l’uno, né l’altro, ma,  grazie a quella fede mendicante (dono Suo che non rivuole indietro, per fortuna) chiniamo il capo e accettiamo.

   Avevi manifestato desiderio di venire tumulata tra le montagne sulle cui vette il silenzio canta e l’aria è di cristallo… accanto alla tua nonna.

   Quelle vette, a partire dalle quali il percorso dell’orazione verso il Cielo è più breve. Così lontana, ci sarà più difficile portarti materialmente un fiore innaffiato di lacrime, ma molto più facile spiritualmente, perché ormai tu abiti permanentemente nel nostro cuore a suonare la musica di una soave e struggente nostalgia.

  Chiara, aiutaci come puoi (sulla tua astuta intelligenza e bontà ci contiamo) a giocare questi tempi supplementari del dolore senza farci sudare troppo…  

   Un’ultima cosa, cucciolotta. Tutte le preghiere mirate, convogliate su te da tantissime persone sparse in tutta Italia per ottenere grazia o  miracolo,  non andranno perdute, lo sappiamo.

   Si suol dire, infatti, che “la preghiera funziona, ma non si sa come e quando”…  Quando ti capita a tiro Dio, suggeriscigli di riciclarne un pochino anche per noi o per chi ne ha più bisogno di noi.

   E se, aggirandoti tra gli spazi d’infinito del Paradiso incontrerai qualcuno che ci conosce, salutacelo.

    Addio, cucciolotta.                                                                (papà e mamma, 14 settembre 2017))

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ANCHE QUESTO ERA CHIARA…

IPOTESI VINCENTE (omaggio a nostra figlia Chiara, 41 anni e 5 figli, volata in Cielo l’8.9.2017)

 “Tanto si sa, nella lotta tra il bene e il male vince sempre il bene. Io mi schiero dalla parte del bene, ma non combatto con le armi, bensì con l’astuzia delle parole.

   Non faccio come nei cartoni animati dove il bene combattendo contro il male uccide e distrugge anche lui e si chiama bene soltanto perché vi fanno parte i protagonisti della storia che devono salvare il mondo ad ogni costo e devono essere a tutti i costi bravi.

   No, io non faccio così. Al male basta fargli un sorriso e si scioglie perché non sopporta la felicità.

   Quindi per vincere la battaglia basterebbe organizzare una festa, piena di canti e di balli e piena di bambini e il male, soltanto a vederla,  cadrebbe a terra vinto”.

 

 (Da un tema di CHIARA AVANTI a 13 anni)

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URAGANO E FEDE…

L’uragano che ci ha travolto con la scomparsa di nostra figlia Chiara (41 anni, 5 figli) si chiama sconcerto e paura, gemito e dolore immenso. Confidiamo soltanto che la nostra fede mendicante ci protegga.

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Considerazione di taglio psico – spirituale…

L’IDIOZIA INFERNALE…

 

“Allah è grande” urlano i terroristi scaricando tutta la loro violenza disumana sugli umani. Per conoscere della psicologia soltanto che due più due fa sempre quattro, mi vien da “interpretare”  tale comportamento in chiave di “proiezione del delirio di onnipotenza”… E’ come se urlassero, cioè: “Io sono Allah e sono grande”… e lo dimostrano aggredendo, uccidendo, autouccidendosi.

 E’ una vecchia storia iniziata quando Satana (avversario, vuol dire questo il termine “Satàn”  in lingua ebraica) si mise in testa di andar contro a Dio perché invidioso che ad essere Dio fosse soltanto Lui. Si sa poi come è andata… e come sta andando. Prima di tutto va detto che Dio non urla presuntuosamente: “io sono Dio e sono grande” (il silenzio è la sua lingua madre) e quando fa risuonare (esplodere) questo silenzio d’eternità nelle due casse acustiche del tempo e dello spazio, ecco l’armonia soave della vita accarezzare le orecchie dell’anima…

Aggiungo che Dio, in quanto tale, è multirazziale, cioè di tutti. Il Dio di Adamo ed Eva si è autorivelato come Creatore, quello di Mosè come Legislatore, quello di Gesù Cristo come Padre. Allora come la mettiamo che Allah sia il Dio soltanto dei musulmani? E’ quindi un Dio razziale? E dove sta scritto che chi non è musulmano sia “infedele” e vada fatto fuori dal genere umano con metodo disumano?  I conti non tornano. Concludo con una citazione: “Dio delude sempre chi se lo immagina a modo suo”….

 

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CONSIDERAZIONI… tra plurale e singolare!

CONSIDERAZIONI

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MODESTIA A PARTE….(luoghi dei vari incontri…) e sassolini da togliermi dalle scarpe…

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di | 23 agosto 2017 · 17:06

buon incontro…

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di | 18 luglio 2017 · 07:57