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Ex docente alle superiori a Roma, attualmente pensionato

ATTENZIONE A PENSARE TROPPO…

Oggi mi vengono in mente questi accostamenti…

a proposito del troppo pensare, del troppo supporre:

 

“Per un pipistrello il paradiso è pieno di pipistrelli”

“Il modo con cui scegliamo di vedere il mondo crea il mondo che vediamo”

 

Quindi… Il modo in cui pensiamo di Dio crea il Dio che pensiamo… ricordando che “Dio delude sempre chi se lo immagina a modo suo”.

 

 

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CHE BELLA!

I CALDI E MORBIDI 

   C’era una volta, al di là dei monti, in una splendida vallata, un villaggio dove vivevano Raggio di Sole e Luna Splendente. In questo villaggio tutti vivevano felici e contenti perché dovete sapere che ogni bambino che veniva alla luce riceveva in dotazione un sacchetto contenente dei  caldi e morbidi.

   I caldi e morbidi erano delle cosine piccole come il pugno di una  bambina, di colore arancione, con due piccole antennine rosse. E quando venivano messi addosso ad una persona la facevano sentire tutta calda e morbida. Il sacchetto dato in dotazione ai bimbi alla nascita non si esauriva mai, cosicché ognuno poteva darne e riceverne quanti ne voleva.    

   In quel villaggio tutti si scambiavano caldi e morbidi e quindi tutti erano contenti. Eccetto la strega, che viveva in cima alla montagna.

   La quale, ovviamente, poiché tutti stavano bene, non poteva fare commercio dei suoi incantesimi e delle sue pozioni magiche. Cosicché, un giorno, la strega si travestì da signora per bene e si recò giù nel villaggio per incontrare Raggio di Sole.

   Lo trovò nel bosco intento a fare legna. Gli si avvicinò, lo riverì e gli chiese: “Come vanno le cose al villaggio?” “Bene”, rispose lui continuando a lavorare di accetta. “Come stanno tua moglie e i tuoi figli” chiese nuovamente la strega. “Ottimamente – soggiunse Raggio di Sole – dal momento che ci scambiamo sempre tanti caldi e morbidi”. “Oh, bene – esclamò la strega alzando la voce – sono contento per te. Ma non hai mai pensato che quel sacchetto di caldi e morbidi potrebbe un giorno esaurirsi”? E così dicendo la strega se ne volò via sulla sua scopa.

   Raggio di Sole rimase un attimo perplesso con l’accetta a mezz’ aria. Poi raccolse la legna e si avviò verso casa. Arrivato davanti alla porta di casa vide i suoi figli che scambiavano i caldi e morbidi con i figli dei vicini e… scosse la testa.

   Alla sera, a letto, mentre scambiava i suoi caldi e morbidi con Luna Splendente, improvvisamente si ricordò delle parole della signora nel bosco e disse a sua moglie: “E se veramente i caldi e morbidi che sono nel sacchetto dovessero finire?”

   E con questo pensiero tutti e due si addormentarono. Il mattino dopo Luna Splendente chiamò i suoi figli e ordinò loro di fare economia di caldi e morbidi: “Non si sa mai, potrebbero finire”. E così la voce si sparse di porta in porta. I figli di Raggio di Sole incominciarono a non darne più ai loro amici, questi non ne diedero ad altri. E così via, piano piano, i caldi e morbidi vennero tenuti nascosti nel sacchetto.  

   Finché un giorno un bambino morì. Un altro ancora. Ed ancora un altro. Tanti bambini morirono perché non ricevevano più i loro caldi e morbidi. Allora tutta la gente del villaggio, allarmata e spaventata, si precipitò dalla strega per chiedere aiuto.

    La strega si fregò le mani, ghignando, e distribuì a tutti le sue pozioni magiche e i suoi incantesimi e poi diede ad ognuno un sacchetto contenente dei freddi e ruvidi.

   I freddi e ruvidi avevano la medesima forma dei caldi e morbidi, ma erano più scuri ed avevano delle antennine verdi. Quando venivano dati ad una persona la facevano sentire tutta fredda e ruvida, ma almeno i bambini non morivano più.

    Così, nel villaggio di Raggio di Sole e di Luna Splendente, ora tutti si scambiavano i freddi e ruvidi per non morire. Raramente qualcuno, qualche ragazzo innamorato, continuava a dare di nascosto il suo caldo e morbido.

    Un giorno passò per quel villaggio un imprenditore di una multinazionale che fiutò subito aria di affare e sfruttando la situazione produsse dei  caldi e morbidi di plastica che vendette alle persone del villaggio.

   I caldi e morbidi di plastica non facevano nulla, non facevano stare né bene né male, ma tanto valeva adattarsi. Caldi e morbidi autentici non si potevano dare per paura che finissero. Freddi e ruvidi non facevano morire più i bambini, ma facevano star male (eccettuata la strega che stava benissimo).

   Allora ecco, diamoci  tanti caldi e morbidi di plastica… finché venne il giorno in cui l’imprenditore se ne andò via perché la gente del villaggio imparò ben presto a produrseli da sé.

   Un giorno, un bellissimo giorno, arrivò nel villaggio una donna portata dal vento, una splendida donna, dai lunghi capelli e dagli occhi splendenti. Questa meravigliosa donna giunse nella piazza del villaggio dove stavano giocando dei bambini. Si fermò in mezzo a loro e disse: “Bambini, non è vero che i caldi e morbidi che sono nel sacchetto finiscono. Essi durano sempre.” Immaginatevi la gioia dei bambini i quali non aspettavano altra occasione.          Incominciarono a distribuirsi i loro caldi e morbidi con gioia,  tra lo stupore e l’indignazione dei grandi.

   Ben presto fu lanciata una campagna di denigrazione, di calunnie e di insinuazioni contro quella donna portata dal vento. Anzi, gli anziani del villaggio si riunirono e decretarono che i caldi e morbidi, quelli autentici, non si potevano dare prima di una certa età e stabilirono delle leggi con cui si limitava ulteriormente l’uso dei caldi e morbidi autentici.

   Frattanto i bambini, noncuranti di tutto e di tutti, continuarono a distribuirsi i loro caldi e morbidi.  Non si sa come andarono a finire le cose nel villaggio di Raggio di Sole di Luna splendente.

Sarà riuscita la spontaneità dei bambini ad averla vinta sulla legge dei grandi?  La risposta sta nel “bambino” che ognuno ha dentro di sé.     

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AFORISMI…

“BISOGNA CREDERE IN DIO, MA BISOGNA ANCHE FARGLIELO SAPERE”. (Roberto Gervaso)

“L’AMARO,  ALL’ ULTIMA CENA, LO OFFRI’ GIUDA”. (Roberto Gervaso)

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CIAO CHIARA… ti ascolto.

NON TI AVVICINARE ALLA MIA TOMBA PIANGENDO.

NON CI SONO.  NON DORMO LI’. IO SONO COME MILLE

VENTI CHE SOFFIANO. IO SONO COME UN DIAMANTE

NELLA NEVE, SPLENDENTE. IO SONO LA LUCE DEL SOLE

SUL GRANO DORATO. IO SONO LA PIOGGIA GENTILE

ATTESA D’AUTUNNO. QUANDO TI SVEGLI LA MATTINA,

TRANQUILLA, SONO IL CANTO D’UNO STORMO D’UCCELLI.

IO SONO ANCHE LE STELLE CHE BRILLANO, MENTRE LA

NOTTE CADE SULLA TUA FINESTRA. PERCIÒ’ NON

AVVICINARTI ALLA MIA TOMBA PIANGENDO.

NON CI SONO. IO NON SONO MORTO. (Canto Navajo)

 

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UN PO’ DI BUON UMORE…

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UNA BOCCATA D’ARIA FRESCA

  1. “Se ami, perdona. Non perché essi meritino
  2. Il perdono, ma perché tu meriti la pace”. (Proverbio buddista)
  3.  
  4. “Occhio per occhio, dente
  5. e il mondo sarebbe cieco”. (Gibran)
  6. “L’invidioso vuole sempre salire,
  7. il santo vuole sempre abbassarsi.
  8. Così l’invidioso scende sempre
  9.  e il santo sale sempre”. (Curato d’Ars)
  10.  

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E POI… COSA CI ASPETTA?

 

POTREBBE ESSERE LA SOLUZIONE AI GUAI DELLA VITA…POTREBBE!

La vita dovrebbe essere vissuta al contrario. Tanto per cominciare si potrebbe cominciare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato Quindi ti svegli in un letto d’ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno. Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio- Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono. Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro. Lavori quarant’anni finchè non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa. Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finché non sei bebè. Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato, con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti  rompa i coglioni. E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo.(Woody Allen)

 

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FARE A MENO DI DIO?

CRESCENDO… SI IMPARA A FARE A MENO DI QUALCOSA….

      (purché si abbia il dono del discernimento, se no sono guai seri)

 

E’ proprio vero ed è la vita stessa ad insegnarcelo piano piano…

   Soltanto che questa dinamica non sembra valere per l’umanità nel suo insieme, almeno sembra non valere per quella porzione di umanità della cosiddetta Vecchia Europa.

   Sembra non valere perché, paradossalmente parlando,  la Vecchia Europa, “crescendo”, ha voluto fare a meno di qualcosa, soltanto che questo “qualcosa”  non è quel guazzabuglio di superfluità (materiali o di costume…) che l’ha accompagnata fin qui…

   Quel “qualcosa” era ed è qualcosa di importante, anzi di fondamentale e questa è la ragione per la quale, avendone voluto farne a meno, siamo arrivati a questo punto di  degrado delle relazione umane, di inquietudine, di aggressività, di “mal di relazione”…

   Scriveva San Giovanni Paolo II: “Il nostro tempo, così carico di tensioni ed avaro di tenerezza” ed anche : “C’è poca vita umana nelle famiglie dei nostri giorni”.

   Lo stesso psicologo Carl Gustav Jung osservava: “Tante nevrosi dell’uomo moderno sono riconducibili ad un non risolto problema religioso”.

   E la ragione di questo dilagare del “malessere esistenziale” sta proprio, per quanto riguarda la Vecchia Europa, nel fatto che crescendo ha voluto fare a meno delle cose “fondamentali” e non delle “superfluità”, ragion per cui siamo ridotti così. Ha rinunciato al “bene” ed è stato fatale essersi ridotta così “male”.

   Lo spunto per questa riflessione, che dedico a tutti  i miei amici non ancora ridotti così male, mi è stato dato da una omelia del mio precedente parroco, Don Roberto De Odorico (attualmente Segretario Generale della Pontificia Università Lateranense)…

 

   Lui sosteneva che a partire dal ‘500 (1517) la Vecchia Europa ha incominciato a voler fare a meno della Chiesa (il Protestantesimo è, in sostanza, questo).

 

   Due secoli dopo, nel ‘700, (1717) ha continuato su questa strada volendo fare a meno di Dio (la Massoneria, in buona sostanza, è questo).

 

   Agli albori del ‘900 (1917) ha perseverato diabolicamente su questa tortuosa strada scegliendo di poter fare a meno di Gesù Cristo  (il marxismo  – leninismo autodichiaratosi ateo è proprio questo… con la sequela di tutti i “comunismi artigianali locali”), nel senso che se non c’è un Padre (massoneria) non ci può essere neppure un Figlio… (materialismo marxista).

 

   Per inciso, il 13 maggio 1917, la Madonna appare per la prima volta ai tre pastorelli  di Fatima…

   Solo coincidenze, oppure, come scrive lo scienziato Einstein: “Il caso è Dio che gira in incognito?”.

   Comunque sia, questo è ciò che è accaduto: si è finiti così “male” perché, “crescendo”, la Vecchia Europa ha scelto di poter fare a meno di “qualcosa”!

   Soltanto che questo “qualcosa” era  il “bene”, era il vero patrimonio dell’umanità…

C’è però una via d’uscita…

   E siccome è stato proprio Gesù a dire di essere la “Via, la Verità e la Vita”, forse è il caso di suggerire alla vecchia Europa dalla coscienza sonnacchiosa, di fare almeno memoria storica (se non proprio spirituale) di talune sue espressioni .

    Si tratta di cinque espressioni da leggere in sequenza logico – spirituale:

 “CERCATE PRIMA DI TUTTO IL REGNO DI DIO E IL RESTO VI VERRÀ’ DATO IN   AGGIUNTA”.

 “SENZA DI ME NON POTETE FARE NULLA”.

 “IMPARATE DA ME CHE SONO MITE E UMILE DI CUORE”.

 “NESSUNO PUO’ VENIRE A ME SE IL  PADRE MIO CHE E’ NEI CIELI NON LO ATTIRA”.

 “OGNI COSA CHE CHIEDERETE AL PADRE MIO IN MIO NOME EGLI VE LA DARÀ.

   Queste cinque espressioni diventano allora la Via Vera per una Vita piena ed appagante. Queste cinque soavi esortazioni indicano la direzione esatta da intraprendere, quale che sia la vocazione personale ascoltata ed accolta nell’ intimo della propria anima.

   Per crescere, si diceva, è necessario fare a meno di qualcosa … e questo costa sempre caro, ma è una legge della vita.

   Parimenti, per crescere nella fede adulta, paradossalmente parlando, non è necessario, né conveniente, né da persone intelligenti fare di testa propria, ma fare a meno di fare di testa propria.

   E’ semplicemente conveniente, necessario, e da persone umilmente intelligenti, non fare a meno di Gesù… e questo non costa niente, proprio niente… è soltanto grazia.

 

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TUTTA QUESTA VOGLIA DI CAPIRE…

 IN MERITO ALLA CULTURA DELLE BUONE RELAZIONI… (e alla inclinazione pervicace a “voler capire” prima di decidersi ad accettare, ad amare, a credere…)

 

   “Ci vuole tutta una vita per capire che non si può capire tutto” (Confucio).

  “L’ultimo passo della ragione è quello di ammettere che vi sono cose che la superano”.

   “Togliete il mistero e non capirete più nulla” (A. Pronzato)

E se si arrivasse un po’ prima che trascorra tutta la vita…a capirlo?

   “Fammi capire”… “Non ti capisco”…  “Chi le capisce le donne?”… Chi li capisce gli uomini?… “E le suocere?”… “Qui non ci si capisce proprio niente”… “Non riesco proprio a capire come mai…”

   Ma è proprio così fondamentale o importante voler “capire” prima di  decidersi ad “amare”, o a lasciarsi andare a “credere”… appunto perché non si capisce?

   A ben considerare, lo stesso Dio “non capisce noi uomini” (infatti, pur avendoci creati intelligenti ed amanti a sua immagine e somiglianza, allarga le mani sconfortato sussurrando “peccato!” quando vede i nostri comportamenti deficienti sia di intelligenza che di amore…), tuttavia ci ama lo stesso… e addirittura ci perdona!

    Ma è proprio così difficile accettare che: “Il cuore ha delle ragioni che la ragione non capisce?”.

   Già Einstein aveva detto: “Chi non accetta il mistero non è degno di vivere”.

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“Certe cose accadono e basta, vanno accettate con buona rassegnazione, non conviene indagare o resistere più di tanto, non si approderebbe a nulla. Se non si riesce ad esaudire il desiderio (di capire) bisogna sperare che il tempo lo faccia svanire lentamente senza però lasciarsi lacerare l’anima”. (F.L. Poli)

 

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MAGARI FOSSE COSI’ PER TUTTI?

COMPORTARSI BENE….CONVIENE  (che frutti buoni e gustosi!)

   Nella Esortazione Apostolica “Familiaris Consortio”  (n. 19 – 1981) si legge una di quelle così sintetiche e belle affermazioni, da lasciare a bocca aperta: “I DONI DELLO SPIRITO SONO COMANDAMENTO DI VITA”.Se paragoniamo i “doni” offerti dallo Spirito ai “frutti”  offerti dagli alberi, possiamo tranquillamente arrivare a concludere così: “I VOSTRI COMPORTAMENTI SIANO BUONI E GRADEVOLI ALLA PARI DEI FRUTTI MATURI E APPETIBILI”.

   Così come i “frutti” degli alberi maturano grazie al nutrimento effettuato dalle radici nel terreno, allo stesso modo i “doni” dello Spirito maturano grazie al nutrimento dell’anima ben radicata in Dio.I nove “doni – frutti” dello Spirito diventano così indicazioni comportamentali nella quotidianità più spicciola.

   Il che equivale, in concreto, a dire: “COMPORTATEVI CON….

 AMORE: preferisco riceverlo o so anche darlo… senza sospirare o farlo troppo pesare?

 GIOIA: mi impegno a tradurre in sorriso benevolo l’amore che dico a parole di avere?

 PACE: cerco di essere persona pacifica e pacificante evitando le guerriglie civili domestiche?

 PAZIENZA: so attendere i tempi di Dio senza bruciarmi in nervosismo e agitazione?

 BENEVOLENZA: so impegnarmi a volere il bene degli altri senza invadenze e senza esagerazione?

 BONTA’: so vivere relazioni sane e gradevoli evitando giudizi, sospiri, lamentazioni, se, ma, però…?

 FEDELTA’: mi impegno, quotidianamente, a mantenere le promesse fatte… costi quel che costi?

 MITEZZA: come sono messo con gli atteggiamenti di arroganza, prepotenza, presunzione, prevaricazione?

 DOMINIO DI SE’: so tenere in armonia corpo e spirito moderando gli impulsi istintivi di vario genere?

————————————————————————— E’ curioso ricordare che anche i “vizi capitali” erano in origine in numero di nove, ridotti poi a sette non si sa come mai: superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia, accidia a cui aggiungere paura, menzogna.     Così come può essere divertente ricordare che “comportarsi bene conviene… tanto dalla vita non si esce vivi”… anche se ci si intestardisce a tenere il punto, a pretendere di aver sempre ragione, a voler primeggiare, a bramare il potere,  il prestigio, il successo, a credersi padreterni o giù di lì….

 

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